domenica 30 giugno 2013


VIVA L'ITALIA (I,2009)
DI MASSIMILIANO BRUNO
Con RAOUL BOVA,ALESSANDRO GASSMAN,AMBRA ANGIOLINI,MICHELE PLACIDO.
COMMEDIA
Uscito sull'onda del buon successo di "Nessuno mi può giudicare",che fu tra i titoli baciati dal favore con cui il pubblico italiano premiò molte commedie di casa due stagioni or sono,"Viva l'Italia" è uscito prima delle elezioni dello scorso Febbraio,andando a nozze con lo scontento che ha caratterizzato appunto questa tornata elettorale:e lo fa fin dall'apertura,con il regista Massimiliano Bruno che,nelle vesti di un conduttore televisivo,annuncia che la Costituzione italiana è un testo comico,e che la realtà si fa beffe della carta su cui è fondata la nostra Repubblica.E,visto che il regista,al secondo film diretto,la butta in commedia puntando il dito su diversi malcostumi di questo Paese,parlando di corruzione,nepotismo,clientele,mala politica,cose che non funzionano in ogni dove,diciamo che ha peccato un bel pò di presunzione,probabilmente in buona fede,e già dall'inizio,con lo spernacchiamento di uno dei testi più importanti d'Italia,la sua opera seconda si presenta in maniera poco bella.Per poi finire a tarallucci e vino,con il politico corrottissimo,che dopo una malattia che l'ha reso senza i filtri delle bugie che si scopre con un fondo onesto,rimette a posto la famiglia e i figli che erano più che fratelli coltelli,e si autodenuncia pubblicamente.Ma che ci viene a raccontare,Bruno?Situazioni sempre quasi a un passo dalle fictions domenicali della prima serata Rai,battute telefonate,e quando i giovani si rimboccano le maniche fieramente,suonando l'ora della riscossa,che fanno?Prendono e ricattano i rappresentanti,infami,delle vecchie generazioni che abusano il potere che hanno e bloccano loro ogni possibilità.E chi ci dice che un domani,vista la disponibilità a usare certi metodi,non siano loro dall'altra parte e siamo al punto di prima?Facilone,abbastanza superficiale,"Viva l'Italia",rispetto al film precedente di Bruno,che aveva i suoi difettucci (la prostituzione per recuperare da un punto di vista economico era vista come un espediente accettabile),però perlomeno suscitava qualche risata:nel cast,costretto quasi tutto in personaggi non scritti benissimo,spicca il mestiere di Michele Placido,che si cala con disinvolta sfacciataggine nel suo politico balordo e sboccato.


venerdì 28 giugno 2013

L'UOMO DEL TRENO ( L'homme du train, F 2002)
DI PATRICE LECONTE
Con JEAN ROCHEFORT, JOHNNY HALLIDAY, Jean-Francois Stevenin, Edith Scob.
DRAMMATICO

Film insolito, piacevole e che ti porta alla riflessione sulla Vita che hai, che hai fatto o che vorresti fare o aver fatto: due splendidi interpreti, Rochefort e Halliday, per tutto il racconto partono da opposti l'uno dell'altro, che però possono dialogare,a mescolarsi le esistenze, giungendo a un doppio finale di morte e immaginazione molto bello. Leconte ha girato un'operina raffinata e molto tenera in diversi momenti, che esplora certi lati dell'amicizia virile e indaga i propri personaggi con acutezza.Grande Rochefort come sempre, uno dei piu'grandi attori europei, sorprendente Johnny Haliday faccia da vecchio gatto e battute lapidarie, in un film che in poco più di novanta minuti ti porta lontano, forse dove non ti aspettavi.
CHOCOLAT ( Chocolat, USA/GB 2001)
DI LASSE HALSTROM
Con JULIETTE BINOCHE, JOHNNY DEPP, Judy Dench, Alfred Molina.
COMMEDIA/SENTIMENTALE
La cioccolata come metafora, con tutte le varianti possibilmente speziabili, del gusto di vivere:siamo in piena versione hollywoodiana del concetto, ma questa fortunata commedia rosa di Lasse Halstrom, che a volte contiene tratti fiabeschi, come la mamma e la bambina con cappucci rossi, non risulta sgradevole.Certo, non va neanche preso troppo sul serio il suo sposare la causa degli "alternativi" con il bel ribelle Johnny Depp dal codino e con la chitarra in mano ( si vede molto meno di quanto i manifesti promettano, forse per attirare maggiormente l'attenzione della parte femminile del pubblico), e l'ambientazione, per essere durante i primi anni Sessanta in una Francia di provincia, sembra trasposta ai primi del Novecento addirittura.Per cui, la Binoche è bella e tanto, il film si segue senza annoiarsi, ma quanto a estetizzazione stiamo bene...
LA MASCHERA DI FRANKENSTEIN ( Curse of Frankenstein, GB 1957)
DI TERENCE FISHER
Con PETER CUSHING, CHRISTOPHER LEE, Hazel Court, Robert Urquhart.
HORROR

La casa inglese Hammer, ormai divenuta leggendaria per la sua proposta di horror dai colori sanguigni e (per l'epoca), le notevoli spinte in avanti di erotismo e ricorso al grand-guignol, riuscì a rielaborare tutti i classici dell'orrore, con Dracula in primis: qui uno degli storici interpreti del conte dalle zanne aguzze ,Christopher Lee , interpreta invece la creatura di Frankenstein, mentre lo scienziato è invece il compare Peter Cushing.Non uno dei film migliori in assoluto sulla leggenda degli esperimenti maledetti del barone più famoso del mondo dell'horror, ma un discreto lungometraggio diretto in maniera abile da Terence Fisher.L'apparizione di Lee , con un trucco volutamente dissimile alla classica "testa quadrata" di Boris Karloff, è ben studiata e centellinata.Cushing , uomo religiosissimo e rigido, era solito pregare a lungo prima di interpretare le scene più ad alta tensione.
VIVA ZAPATA! ( Viva Zapata!, USA 1952)
DI ELIA KAZAN
Con MARLON BRANDO, Jean Peters, Anthony Quinn, Henry Silva.
DRAMMATICO
Dopo l'esordio in "Uomini-Il mio corpo ti appartiene" , si può dire che le radici del mito di Marlon Brando nascano con questo film che vide l'incontro con uno dei registi più importanti con cui il divo di "Queimada" abbia lavorato, Elia Kazan: la storia dell'eroe leggendario della rivoluzione messicana , Emiliano Zapata, diviene un apologo sul senso di una rivolta e del successivo cambio di potere.I nfatti,anni prima di come capiterà ad altri due personaggi-simbolo di un'altra rèvolucion, Ernesto e Fidel, il combattente indomito e il più atto alla politica si dividono, essendo incapace il primo di svestire i panni del guerrillero e di rischiare di trovarsi nel ruolo di quelli contro i quali si è battuto. Cast di ottimo livello, con un Brando sanguigno e carismatico, in un Messico nel suo periodo storico più importante degli ultimi duecento anni; bellissima la sequenza finale, con la trappola mortale tesa all'eroe di cui il sottoscritto si onora di portare il nome, e i peones , di fronte al cadavere straziato si rifiutano di credere alla sua morte, un momento splendido , frutto di talenti come l'autore di "Fronte del porto"( sì, a parte le mancanze sul piano etico, è stato un gran regista) e Steinbeck alla sceneggiatura.
LA PISCINA ( La piscine, F 1968)
DI JACQUES DERAY
Con ROMY SCHNEIDER, ALAIN DELON, Maurice Ronet, Jane Birkin.
THRILLERPersonaggi alla deriva, anche se fissi in un' unità di luogo, in un thriller a discreta gradazione erotica, con una tensione sorda che cresce impercettibilmente ai bordi della piscina del titolo.Film molto francese, con i tempi appunto tipici della cinematografia transalpina dell'epoca, ma emanante un suo fascino un pò perverso:del resto, i bellissimi Alain Delon e Romy Schneider che dopo l'amore si fustigano lievemente con un ramoscello sono sadomaso soft, ma molto audaci per un film "normale". Inoltre, uno dei delitti più lenti e verosimili del cinema giallo.


GANGSTER SQUAD (Gangster Squad,USA 2013)
DI RUBEN FLEISCHER
Con  JOSH BROLIN,RYAN GOSLING,SEAN PENN,Emma Stone.
AZIONE
Il cinema,si sa,rilegge in un senso o nel suo contrario i fatti storici,se ne vuol parlare,e fanno da sfondo o soggetto per le storie che racconta:e,appunto,vicende realmente accadute rivivono sullo schermo come sceneggiatori e registi le interpretano o vogliono raccontare al pubblico.Mickey Cohen,per esempio,che essendo stato un gangster di una certa fama,una brava persona non deve esserlo stato,ma in "Bugsy",che rischiò di vincere l'Oscar,nella versione interpretata da Harvey Keitel era rozzo e brusco,ma anche molto meglio del resto della paranza dei "big mobsters",mentre in "Gangster squad",nella chiave scelta da Sean Penn per impersonarlo,è un efferatissimo e truce despota,cui l'attore,in un accesso di overacting solitamente non così suo tipico,presta ghigno e furore.Il film diretto da Ruben Fleischer,che era annunciato tra i kolossal della stagione ora al termine,non ha riscosso il successo preventivato,e sì che puntava su un cast di stelle in ascesa (Josh Brolin,Ryan Gosling,Emma Stone) e appunto una star vincitrice di due Oscar come cattivo de luxe:in una cornice stilizzatissima,che fa apparire il film una mistura costosa de "Gli intoccabili","L.A.Confidential" e "Dick Tracy",per la connotazione quasi cartoonesca di caratteri e ambientazione,sbirri e malavitosi perpetrano la medesima violenza,anche se "a fin di bene" i primi e per continuare il proprio regno criminale gli altri.Ma se i metodi dei "buoni" sono in tutto e per tutto uguali a quelli dei villains,è lecito pensare che la sceneggiatura,in nome del ripristino della legge e dell'Ordine costituito,indulga a uno squadrismo senza se e senza ma,che non può non suscitare qualche brivido alla schiena di chi pensa che uno stato democratico sia la miglior forma possibile di società.Se Penn viaggia sull'onda di un istrionismo fin troppo marcato,Brolin,Gosling e gli altri non escono dalla bidimensionalità di personaggi che sembrano scritti per le strisce a fumetti.E,sebbene si apprezzi la discreta confezione del lungometraggio,lasciano perplessi falle enormi di sceneggiatura,come la ritorsione di Cohen verso la squadra di giustizieri,che è segreta e,visto che non ci sono spie nella storia,non si capisce come il gangster sappia chi colpire e dove.

lunedì 24 giugno 2013



A ROYAL WEEKEND (Hyde Park on Hudson,GB 2012)
DI ROGER MICHELL
Con BILL MURRAY,LAURA LINNEY,Olivia Williams,Samuel West.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Presentato sui flani pubblicitari in maniera abbastanza forzata come "il vero sequel de "Il discorso del re" ","Hyde Park on Hudson" presenta la veramente avvenuta visita dei reali d'Inghilterra Giorgio VI (sì,il monarca interpretato da Colin Firth) e Elisabetta I al presidente USA Franklin Delano Roosevelt,appena prima dell'entrata in guerra contro la Germania di Hitler,anche per chiedere aiuto ai potenti Alleati contro la macchina conquistatrice nazista.Su un registro sospeso tra dramma e commedia,il regista Roger Michell racconta la corte balzana di FDR,tra tradimenti coniugali,bizzarrie dell'impostazione del rapporto con la First Lady,la relazione con una cugina zitella,narratrice della vicenda,e lo spaesamento iniziale dei regnanti britannici,il sarcasmo dei "cugini" d'America verso il re,e l'hot dog come motivo d'imbarazzo prima e escamotage per celebrare una rinnovata simpatia tra i due popoli.Si nota che la pellicola è di produzione britannica,anche se gran parte del cast è statunitense,perchè nel confronto tra figure storiche,uno dei presidenti USA più amati viene ritratto con meno lati positivi di quanti gliene vengano attribuiti abitualmente,mentre al contrario,al sovrano che lottò con la balbuzie,come raccontato nel film vincitore dell'Oscar di Tom Hooper,viene riconosciuta una dignità e un'umanità maggiore,che emerge sempre di più,man mano che il film scorre.Nel cast,impegnati in ruoli contorti e mai del tutto in piena luce,bravo Murray a rendere accattivante un carattere abile con qualche meschinità celata,ma non gli sono da meno Laura Linney,attrice di vaglia già da una ventina d'anni mai troppo riconosciuta tale,e Samuel West nei panni regali di Giorgio VI,considerando anche che aveva come paragone l'interpretazione,premiatissima,di Firth di solo due anni or sono.Nel complesso "A royal weekend" è un film che presenta motivi di interesse non da poco,ma ha un'impostazione troppo formale,e una regia troppo blanda per sfruttare a dovere ogni sua potenzialità.

mercoledì 19 giugno 2013

RICATTO D'AMORE ( The proposal,USA 2009)
DI ANNE FLETCHER
Con SANDRA BULLOCK,RYAN REYNOLDS, Mary Steenburgen,Craig T.Nelson.
COMMEDIA/SENTIMENTALE
La commedia sentimentale ha le sue regole,e una prevede che ci siano due sessi in competizione in un gioco di ripicche e conflitti,che scatti qualcosa tra i due personaggi principali,salga una tensione drammatica che rischi di mandare tutto a carte quarantotto,e il finale si risolva con qualcuno dei due che cede terreno per riconquistare l'altro.Si sa,si inventa poco,in questo genere specialmente,che a volte basta guardare il trailer ed abbiamo sia capito già tutto che visto i momenti più divertenti dell'intera pellicola:perchè guardarne altre allora?Prima di tutto perchè se gli sceneggiatori sono bravi,comunque resta il gusto di battute e caratterizzazioni da ricordare;e poi solitamente gli interpreti possono avere un bel peso nel rendere il meno banale possibile l'intreccio e intrattenere lo spettatore sulla relativa "suspence" del gioco-battaglia tra sessi. "Ricatto d'amore" è stata una delle commedie di maggior successo del 2009,uscita tra l'altro ai primi di Settembre qui da noi con una certa fortuna,e va detto che seppure tra molta prevedibilità sulla trama,lo spunto non è tra i più peregrini (una manager che escogita un macchinoso piano per non farsi cacciare dagli Stati Uniti,essendo canadese,sposando un cittadino statunitense,tra l'altro suo diretto sottoposto), e sia il coro dei caratteristi che l'accoppiata Bullock-Ryan non dispiace.Certo,si sa tutto prima dall'inizio alla fine,ma almeno è un prodotto decoroso.
IL MAI NATO ( The unborn,USA 2009)
DI DAVID S.GOYER
Con ODETTE YUSTMAN,Cam Gigandet,Gary OIdman, Jane Alexander.
HORROR
Su uno spunto che richiama "La metà oscura",romanzo di Stephen King e film di Romero,un horror diretto dallo sceneggiatore e regista David S.Goyer,responsabile del terzo "Blade" e cosceneggiatore del nuovo Batman a firma Christopher Nolan. La graziosa Odette Yustman studia e fa la babysitter,ma strani ed oscuri segnali le inquietano la vita,compresi sogni e ricordi che non la lasciano tranquilla:la spiegazione,che è abbastanza prevedibile,è che il suo gemello è morto durante la gravidanza,sua madre è impazzita e qualcosa di soprannaturale comincia a causare la morte di persone vicine alla protagonista.Tra i produttori figura anche Michael Bay,e così si spiega anche la forte impronta patinata data alla pellicola,che si sforza blandamente di mettere paura allo spettatore ma presenta troppi riferimenti ad altri film paurosi già visti per non risultare ampiamente risaputo.Se Gary Oldman fa una partecipazione decisiva nel racconto ma proprio di quelle che fanno le ex-star a fine carriera,la bella Odette Yustman strilla e si agita,ma non è niente di più,almeno qui,di tutte le altre eroine da horror in cui nessuno crede a loro e sembrano diventate folli in una spirale di situazioni assurde e pericolose:ovviamente il film si chiude su una nota che vorrebbe essere raggelante,come i canoni del cinema d'orrore pretenderebbe,ma sono troppe le cose scontate,le trovate di sceneggiatura fiacche e gli snodi narrativi previsti per fornire al pubblico almeno quel brivido.
VOGLIAMO I COLONNELLI (I,1973)
DI MARIO MONICELLI
Con UGO TOGNAZZI, Carla Tatò,Giuseppe Maffioli,Duilio Del Prete.
COMMEDIA
Gran cosa la satira,permette di dar mazzate sorridendo e denigrare divertendo,quando funziona ad hoc:in "Vogliamo i colonnelli" c'è un avvio strepitoso,una prima parte di buon livello,e qualche passaggio grottesco che non gira come dovrebbe,fino all'azzeccato finale che ripiana le cose. Monicelli,dopo il fallito golpe Borghese ,elabora una storia di nostalgici del Fascio che mettono su un colpo di Stato di mirabile cialtroneria,come in effetti tutte le reminiscenze littorie sono:dal deputato sudaticcio di Ugo Tognazzi al sacerdote nero di Del Prete,ed in mezzo un gruppo di ridicoli esaltati,tutti abilissimi a mandare alla malora il piano per destabilizzare lo Stato,anche se un ministro sedicente democratico in realtà condanna il gesto,ma in pratica lo compie lui stesso con abilità da maneggione indefesso.Il regista de "La grande guerra" imbrocca i dettagli,molte battute sparse qua e là per il film,la conduzione di uno stuolo agguerrito di caratteristi in vena,capitanati da un Ugo Tognazzi a tratti sublime nel disegnare la sfatta,abborracciata verve del suo fascistaccio grintoso e meschino:solo che per funzionare del tutto non dovrebbe incappare in qualche caduta di tono e di ritmo come gli capita nella parte centrale,e spingere meno sul pedale del paradosso per mantenersi entro i canoni di una satira politica dai denti aguzzi.Comunque,una commedia maligna,con degli acuti ilari e recitata ottimamente da tutto il parco attori.
PANE,AMORE E FANTASIA (I,1954)
DI LUIGI COMENCINI
Con VITTORIO DE SICA,GINA LOLLOBRIGIDA, Marisa Merlini,Memmo Carotenuto.
COMMEDIA

Capostipite della commedia all'italiana,figlio del "neorealismo rosa",nato con "Due soldi di speranza" di Renato Castellani, "Pane,amore e fantasia" generò tre seguiti,un grande successo di pubblico,e rilanciò De Sica come attore brillante,mentre la stella di Gina Lollobrigida conobbe con questa pellicola un'affermazione straordinaria.Sentimenti contrastati,veracità popolana,ambientazione felice in una provincia a doppio taglio,da un lato serena e a misura d'uomo,da un altro rischiosa perchè piccola di mentalità e veloce di mala lingua:Luigi Comencini azzecca la tonalità ideale e mette in scena le schermaglie,gli equivoci e i guizzi di gioia della contadina Bersagliera,del maresciallo Carotenuto e del resto della combriccola con sapida capacità.Se visto oggi non suscita le risate a scena aperta che probabilmente scatenava negli anni della sua uscita,ha un'atmosfera spensierata che rilassa e diverte lo spettatore nel seguire la bravura dei commedianti e la simpatia di molti dei personaggi. Inoltre,come non simpatizzare,appena usciti dall'immediato dopoguerra,con una ragazza povera e bellissima dal carattere vulcanico,dignitosa nella miseria e agguerrita nella passionalità,ed un signore attempato ma dalla mentalità aperta al punto di innamorarsi di una ex ragazza madre,che giunge al finale ben lieto di annunciare il fidanzamento con la medesima dalla terrazza sulla piazza principale?
IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI (El secreto de sus ojos,ES/ARG,2009)
DI JUAN JOSE' CAMPANELLA
Con RICARDO DARIN,Soledad Villamil,Pablo Rago,Javier Godino.
DRAMMATICO/THRILLER


Ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero,è tratto da un romanzo che ha il titolo leggermente (e forse no) diverso (non "Il segreto",ma la "domanda"),ed è il primo titolo conosciuto davvero a livello internazionale di un autore a casa sua molto amato,Juan Josè Campanella.In un flusso temporale continuo,fatto di slanci in avanti e proiezioni all'indietro,è di scena l'Argentina durante e dopo il regime dei colonnelli,nella quale viene commesso un atroce stupro e delitto.Il protagonista è un uomo d'ufficio che non si toglie dalla mente il caso dapprima non risolto,poi ostruzionato,perchè un colpevole si è smascherato,da uomini corrotti e servi del Potere ,per i quali l'assassino è un alleato che può permettersi di minacciare chi lo ha individuato. Nella prima parte si avverte qualche passaggio farraginoso,e non tutto procede come dovrebbe:ma nella seconda metà,dalla splendida scena nello stadio,iniziata con un planare della macchina da presa e proseguita con un piano sequenza da applausi a scena aperta,alla rivelazione finale che illustra una vendetta infine giustissima,e molto più civile di certa Giustizia mal amministrata,si può ammirare il lavoro di un regista di spessore,coadiuvato da interpreti molto validi (Darin è una sintesi di dolore e rimpianti straordinaria). In mezzo,anche un amore mai dichiarato del tutto, e la solitudine come approdo inevitabile dopo ogni sogno rotto e macellato dalla crudeltà del vivere in tempi sbagliati.
BENVENUTI AL SUD ( I, 2010)
DI LUCA MINIERO
Con CLAUDIO BISIO, Alessandro Siani,Valentina Lodovini, Nando Paone.
COMMEDIA

Veloce remake italiano di un successo transalpino di poche stagioni fa, "Giù al Nord",che qui da noi non ha avuto gran riscontro,probabilmente anche per via della forza dei giochi di parole contenuti in lingua originale e non semplici da tradurre in altri linguaggi,ha incontrato un'ottima accoglienza da parte del pubblico,totalizzando oltre tre milioni di euro nel primo weekend di programmazione. Diretto da Luca Miniero,che aveva incuriosito qualche anno fa con "Incantesimo napoletano",per poi lasciare indifferente la critica con i due lavori successivi,presenta l'avventura di un settentrionale DOC che si ritrova in Campania per punizione,e se dapprima è spaventato e diffidente verso la popolazione che lo ospita, ne è via via conquistato. E'vero che nel Sud di questo film non c'è camorra,nè rifiuti,e qualche luogo comune di troppo, e probabilmente la storia si fa un pò scontata,con la facile conversione del protagonista ai piaceri della vita semplice di paese dei meridionali:tuttavia,il film è spiritoso,agile,ben montato e recitato. Si ride e si sorride con garbo, in una commedia briosa,con un Claudio Bisio in gran spolvero che conduce un cast simpatico e ben assortito:da ricordare almeno la scena della presunta "caccia" da parte dei neocolleghi al protagonista per i vicoli del paesino. Cinema leggero leggero,che comunque fa uno sberleffo alle troppe baggianate sparate dai tanti in camicia verde che inneggiano a qualcosa di mai esistito come la Padania:già questo gli conquista simpatia...

giovedì 13 giugno 2013



UNA NOTTE DA LEONI 2 (The hangover part II,USA 2011)
DI TODD PHILLIPS
Con BRADLEY COOPER,ED HELMS,ZACH GALIFIANAKIS,Ken Jeong.
COMMEDIA
E' noto che quando un film incassa certe cifre,si provvede quasi subito a mettere in cantiere almeno un sequel,che bissi i risultati commerciali,o perlomeno ne ripetono parzialmente gli introiti:quindi,dopo il successo internazionale di "Una notte da leoni" era abbastanza prevedibile che ne uscisse un seguito.E,anzi,ora gli episodi sono diventati tre,con la recentissima uscita di questi giorni.Piuttosto ben trattato dalla critica,il primo film era piaciuto per come mescolava maschia ironia a spirito goliardico,con un condimento in salsa vagamente parente del cinema di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez,violenza non scansata a priori e qualche irruzione di particolari schifosi o un pò sanguinosi.Il trio Cooper/Helms/Galifianakis si ritrova con un altro addio al celibato,e questa volta l'azione si sposta in Thailandia,ma i guai arrivano lo stesso,e belli maiuscoli:dita tagliate,orge in locali con spogliarelliste transessuali,spari da mafiosi russi,incidenti d'auto e un suocero astioso per il promesso sposo.C'è da dire che Phillips gira piuttosto bene e sa montare i film,perchè se c'è una cosa che non manca a questo sequel,è il ritmo:che siano scene d'azione o nelle quali i personaggi si interfacciano con altri o situazioni nuove,il film fila via abbastanza spedito.Il problema è che non fa ridere quasi per niente.E in una commedia è un bell'handicap:il film ripete senza troppa fantasia due o tre scene quasi ricalcandole dal primo episodio,eccede ancora di più nella ricerca di gags provocatorie o volgarotte,e gli interpreti,pur affiatati,non ripetono la simpatia che avevano nel film precedente.Alti gli incassi,da generare appunto un ulteriore segmento,ma qui si gioca sulla ripetizione fin troppo,si pensa che provocare lo spettatore basti a divertirlo e il tutto si risolve in una chiassata poco allegra,vagamente omoerotica in sottofondo,basta poi arrivare all'altare quando è il momento e magari rimettere il suocero asiatico a cuccia,se rompe troppo.Con volgarità varie e pesantucce in surplus.

martedì 11 giugno 2013

TOY STORY ( Toy Story,USA 1996)
DI JOHN LASSETER
ANIMAZIONE
COMMEDIA/AVVENTURA



La Pixar partì da qui,ed è storia. Accolto da subito con incassi entusiasti,è il primo di una trilogia di cui è appena uscita nelle sale l'ultima parte :è una delle non troppe serie in cui,a detta di molti recensori,la qualità si va a migliorare ed il pubblico segue con interesse crescente. Basandosi su una fantasia infantile molto comune (cosa succede ai giocattoli quando è notte,ad esempio?E se avessero una vita loro?),Lasseter ed i suoi uomini imbastiscono un'avventura estesa su un perimetro largo due giardini e due abitazioni,con una comunità di balocchi che hanno nel cowboy Woody il punto di riferimento maggiore,finchè non arriva l'astronauta Buzz,modernissimo e tecnologico,che rischia di soppiantare il dinoccolato pistolero nei giochi preferiti del loro padroncino. Naturalmente,come da buona tradizione del cinema virile hollywoodiano,dallo scontro iniziale tra i due caratteri più forti,si passa ad un'amicizia straordinaria,che aiuta a superare gli scogli delle avversità le quali gli eroi devono apprestarsi a superare. Contaminazioni burtoniane,con un gruppo di freaks spaventosi che si rivelano alleati preziosi, e qui va sottolineata la bravura di abbozzare un discorso al pubblico giovanissimo sull'andare oltre le apparenze,riferimenti al grande cinema spettacolare alla John Sturges,Robert Aldrich e J.Lee Thompson,"Toy story" è forse ancor meglio rivisto oggi che all'uscita,sia per l'ottima qualità della storia,sia per l'avanguardia dell'animazione che per l'intelligenza dei temi proposti nello schema narrativo. Si capisce come da qui sia partito il circo di meraviglie denominato Pixar,e quanto meriti il consenso che riscontra puntualmente ad ogni nuova uscita.
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI(I/F/D,2010)
DI SAVERIO COSTANZO
Con ALBA ROHRWACHER,LUCA MARINELLI,Isabella Rossellini,Maurizio Donadoni.
DRAMMATICO
Best-seller recentissimo,"La solitudine dei numeri primi" si è tradotto molto presto in film per la forte risposta commerciale avuta presso il pubblico di un paese in cui si continua a dire che si legge troppo poco (eppure ci sono segnali di miglioramento,a mio giudizio):terza prova registica di Saverio Costanzo,che aveva impressionato molto la critica con "Private",nel 2004,per poi lasciare qualche perplessità con il successivo "In memoria di me",due anni dopo, il film tratto dal romanzo di Paolo Giordano si annuncia,a detta dello stesso regista,come un "horror dell'anima".Introdotto dalle note ricorrenti della colonna sonora de "L'uccello dalle piume di cristallo" di Ennio Morricone,e non dei Goblin,come riportato erroneamente invece su quasi tutti i giornali (ma che livello basso di conoscenza,care penne autorevoli...),il racconto di due sensibilità pronunciate e ferite in modo atroce da avversità improvvise,in parte da loro stessi causate,in parte avvenute quasi per una coercizione del Caso,si sviluppa lungo venticinque anni,portando i due ragazzi protagonisti ad avvicinarsi,allontanarsi ed infine cercare una forma di pacificazione nella salvifica forza di un Amore caritatevole e forse disposto a lenire il loro dolore. Diretto con buona mano da Costanzo,che dà un tono cupo ma non oppressivo alla storia,con ottime intuizioni musicali e visive, "La solitudine dei numeri primi" parla dei ruoli male interpretati di genitori esigenti oltre misura,di figli capaci intellettualmente e fisicamente ma talmente vessati fin dalla nascita da rigettare ogni possibilità loro data e non trovare pace nè empatia in quasi alcuno,e dello sbandamento tipico delle fasi delicate dell'adolescenza con livida schiettezza e una lucidità d'analisi rara.Qualche passaggio temporale di sceneggiatura è leggermente forzato,ma sia le belle interpretazioni di un cast assai dedito e in parte,che le atmosfere spinose e mai in cerca dell'alibi della lacrima facile valorizzano un film denso,composto della fragilità e della forza delle sensazioni,che non rinuncia,anche in un'alba spettrale,in un silenzio di ricordi sconvolgenti e ricerca di una pacificazione interiore difficile,a cercare,anche in un naso che cola lacrime di pena e ricerca d'amore,una scintilla di vita.
LA PASSIONE ( I,2010)
DI CARLO MAZZACURATI
Con SILVIO ORLANDO, Giuseppe Battiston, Kasia Smutniak, Corrado Guzzanti.
COMMEDIA
Nato da un'esperienza personale del regista Carlo Mazzacurati, "La passione" è una commedia a cui non manca il veleno,seppure lasci di sè,infine, la sensazione di una ricerca di solidarietà tra poveri cristi,di cui la realtà è piena. Incastrato da un ricatto messo in atto dal municipio di un paese ove ha una casa ereditata,il regista ex-promessa eterna del cinema italiano Silvio Orlando si ritrova costretto a coordinare la processione pasquale da anni poco entusiasmante dopo periodi fastosi:inguaiato per quanto riguarda la sua vita professionale,il protagonista non ha convinzione nè smalto nemmeno nell'affrontare una situazione teoricamente semplice,e pur ad un passo dal fallimento,avrà invece modo di mostrare a se stesso un pò di cose importanti. Il regista de "Il toro" realizza qui uno dei suoi lavori migliori,spesso divertente,corollato da diversi personaggi ben disegnati,tra cui l'arrogante divetta delle fiction,l'attore che si atteggia a divo di Guzzanti ironico omaggio a Carmelo Bene,l'assessore infame di Messeri:storia di personaggi scalcagnati,senza prospettive nè fortuna, il film risulta anche toccante nel descrivere il rapporto tra due perdenti che però sfoggiano una dichiarata onestà solidale e umana,anche se uno dei due è ricercato perchè ha rubato. E se è troppo facile per i mediocri veri farsi massa e sbeffeggiare chi anche goffamente cerca di fare sul serio, l'abbraccio tra due sconfitti è almeno un atto di umanità che non lascia indifferenti:tra un Silvio Orlando di buffonesca mobilità ed un Giuseppe Battiston che ha momenti di intensità immensa,è una gara di bravura dove talvolta il secondo la spunta. E se appunto esiste una massa fastidiosa che bercia in modo qualunquistico, è un atto di coraggio e resistenza umana uscire dal coro e zittirla con sentita indignazione.
INCEPTION ( Inception, USA/GB 2010)
DI CHRISTOPHER NOLAN
Con LEONARDO DICAPRIO, Ken Watanabe,Joseph-Gordon- Levitt,Marion Cotillard.
FANTASTICO-THRILLER


Elaborato per dieci anni ed oltre dall'autore Christopher Nolan,che ha potuto realizzarlo dopo lo stratosferico risultato de "Il cavaliere oscuro",suo secondo contributo alla saga cinematografica di Batman, "Inception" è un thriller a carattere fantascientifico di gran complessità narrativa,il quale ha tuttavia fatto sfracelli forse un pò inaspettati al box-office USA.Mentre da noi il cinema nolaniano non sembra far accoliti a questi livelli,vedi i risultati relativamente contenuti di un pò tutti i suoi film:cosa veramente bizzarra,perchè il regista inglese realizza lungometraggi molto spettacolari,ma con un lavoro unico sui personaggi,i loro caratteri e le loro motivazioni,e le storie raccontate difficilmente si possono definire lineari o tradizionali. Quindi,ad occhio,una lettura del cinema d'azione o thriller con concettualità più europea che americana,tutto sommato. Qui si parla di personaggi che riescono ad entrare nei sogni degli altri,riuscendo a mutare l'inconsistente materia sulla quale da secoli l'Uomo si scervella solo per interpretarne significati e provenienza:ed uno dei motivi della complessità narrativa della pellicola è proprio la capacità di imbastire l'avventura a più livelli di racconto,creando una forma di scatole cinesi mai fini a se stesse. Non semplice,ma molto affascinante da seguire e da rielaborare mentalmente, "Inception" è sia una spy-story su una squadra di ladri che non sono però criminali,giacchè operano in una dimensione pressochè onirica,quindi fuori dai canoni umani,che una romantica storia di amore perduto e inquietante,oltre che un film da zone alte al botteghino che si porta dentro contaminazioni colte,da Borges a Dalì. In un ottimo lavoro collettivo d'attori,Leonardo Di Caprio si conferma interprete valido ed adattissimo a personaggi tormentati, e ci aspettiamo cose interessanti dal prossimo,inevitabile capitolo della serie di Batman,sempre per mano di Christopher Nolan:il finale di questo film lascia spazio a dubbi e spiegazioni differenziate.
INNOCENTI BUGIE ( Knight and day,USA 2010)
DI JAMES MANGOLD
Con TOM CRUISE,CAMERON DIAZ, Paul Dano, Peter Sarsgaard.
AZIONE/COMMEDIA
Le previsioni degli esperti di settore non lasciavano molto sperare,ed infatti si sono avverate:"Innocenti bugie",che rappresenta il ritorno di Tom Cruise ad un film concepito per le grandi platee, non è stato il rilancio di una carriera comunque straordinaria,ma che da qualche anno segna commercialmente il passo,o perlomeno non garantisce le grandi cifre assicurate degli anni passati. E'vero che difficilmente una star hollywoodiana faccia solo grandi incassi, è capitato un pò a tutti di avere fasi calanti e rinascite, o lenti declini:però è vero che Cruise difficilmente ha fatto mosse sbagliate,o non ha saputo incontrare i gusti del pubblico,e questo nuovo progetto,che doveva sposare forsennate scene action a un tono da commedia,un pò sulla falsariga di "True lies",non ha funzionato come doveva, e perfino "The expendables" ha raggiunto consensi maggiori. A mio giudizio,per essere una comedy DOC,ci sono troppi morti e Mangold non ha saputo imprimere al film quel giusto equilibrio tra i generi che ad altri è riuscito meglio,e dire che non è un regista peregrino,ma è di quelli rimasti a mezza strada tra l'autorialità e l'ecletticità da slegato dai generi. Cruise e Cameron Diaz,già insieme in "Vanilla sky" hanno un discreto grado di affiatamento,ma è lei quella più in palla,mentre lui ripete il numero di uomo d'azione coriaceo alla "Mission:impossible",ma senza quell'ironia profusa che ad esempio un Roger Moore conferiva al suo James Bond.In una storia che vede schegge impazzite della CIA farsi pericolosi killers e la coppia dover sopravvivere e contrattaccare ad esse,cercando di proteggere un giovane inventore che ha escogitato una forma d'energia più o meno infinita:scioglimento prevedibile, buon allestimento delle sequenze di azione,pur buttate molto sulla tradizionale spacconeria hollywoodiana, professionalità evidente nella confezione.Ma il pubblico ha risposto tiepido.

lunedì 10 giugno 2013



UNA FAMIGLIA PERFETTA (I,2012)
DI PAOLO GENOVESE
Con SERGIO CASTELLITTO,Claudia Gerini,Marco Giallini,Ilaria Occhini.
COMMEDIA
Dopo aver realizzato incassi importanti con il dittico di "Immaturi" e "La banda dei Babbi Natale",Paolo Genovese ha voluto portare sullo schermo una sceneggiatura non semplice,mettendo in scena,una volta ancora,la festa del Natale,ma con una particolarità,che la famiglia riunita per celebrare il 25 Dicembre non è che una compagnia di attori ingaggiata dal padrone di casa,un uomo misterioso,bizzoso e dai cambiamenti d'umore imprevedibili,che è solo,e forse vuol provare cosa si sente in quei momenti in cui tradizione vorrebbe che se c'è un giorno in cui le famiglie si ritrovano,è quello del Presepe e dell'Albero.O forse ha tutt'altre intenzioni,ma il film scopre le carte solo verso la conclusione,com'è giusto che sia:perchè ad un certo punto l'intera combriccola sembra prigioniera,quasi,dei cambi di copione inconsulti del balzano anfitrione e datore di lavoro,e il film pare scivolare lentamente dalle parti del thriller psicologico,seppure in maniera molto soft,sullo stile de "Gli insospettabili".L'idea di fondo,dell'attore che deve mettere una maschera adattabile anche alla paradossalità del quotidiano,era di un certo interesse:peccato che Genovese tenga il lungometraggio costantemente in bilico tra buonismi da fiction della Rai e piccole cattiverie da dramma da camera.E che per essere una commedia,le occasioni per ridere vere e proprie siano assai rade,e per essere un film drammatico viaggi con anche troppa leggerezza,smorzando ogni principio di tensione ogni volta che si forma.Nel cast variopinto,i migliori in campo appaiono Claudia Gerini,sempre più bella e molto cresciuta come interprete,che ha imparato anche a gestire le mezze tonalità,Marco Giallini,che dà molta umanità ad un personaggio che teoricamente parte come cinico del gruppo,e Ilaria Occhini,sempre in parte e abile a sfoderare incrinazioni della voce e dello sguardo.Meno convincente,questa volta,Sergio Castellitto,attore magnifico riconosciuto,che qua tende a strafare,comincia a gigioneggiare e si perde nel personaggio,passando in maniera troppo netta dall'affabilità alla prepotenza.

HANNAH (Hannah,USA/GB/D 2011)
DI JOE WRIGHT
Con SAOIRSE RONAN,Cate Blanchett,Eric Bana,Olivia Williams.
AZIONE/THRILLER
Che sia ghiaccio,sabbia del deserto,pietra di un molo e asfalto di strada,per Hannah è tutta una fuga per sopravvivere:suo padre Eric l'ha tenuta nascosta tra le nevi per preservarla da una caccia spietata,condotta dalla dirigente dei Servizi Segreti  Marissa,che,con alcuni bizzarri scherani,intraprende una missione di "cerca e distruggi" che va dal Marocco alla Germania,tramite la Spagna,per abbattere l'ultimo "esemplare" di un'avanguardistica progettazione di supersoldato,la ragazzina Hannah,appunto.Action lontano dalla filmografia consueta del suo autore Joe Wright,il film ha un piglio lucidamente incalzante,che alterna violenze non da poco a squarci di tenera ingenuità e sospensione della realtà:come nelle fiabe,appunto,c'è una Regina crudele e senza cuore che ha deciso che l'eroina deve morire perchè il proprio Potere non decada o subisca incrinazioni,ci sono luoghi appena fuori dal mondo reale,in cui un balzano dropout dall'aria svagata può fornire un aiuto decisivo per puro e disinteressato favore,e c'è un cavaliere potente ma non invulnerabile che lotta per difendere la protagonista dalla furia dei malvagi.La differenza tra i canoni delle favole è che l'eroina non è affatto una spaurita creatura soggetta a paure e panico,ma è una macchina di morte che se,minacciata,può appunto essere letale molto più di killer professionisti.Girato senza strafare a livello di budget (scenograficamente,se si esclude la tana-bunker dei Servizi da cui Hanna fugge,è quasi tutto in luoghi reali,o,al limite,come il Parco semiabbandonato,non del tutto ricreato appositamente per girare la pellicola),"Hannah" è un ottimo film,che potrebbe aspirare a titolo di culto nel genere azione:più di una convenzionale spy-story,c'è anche una sfida femminile tra due omicide naturali,le quali operano una per coprire i propri interessi,l'altra per sopravvivere.Di valore le prove di Saoirse Ronan,una delle giovanissime più brave e coinvolgenti del panorama cinematografico d'oggi,e di Cate Blanchett,abile come poche a tratteggiare un personaggio che alterna melliflua e sottile malignità (l'interrogatorio del piccolo compagno di viaggio di Hannah) e furore distruttivo.

domenica 9 giugno 2013

SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI 
( Seven brides for seven brothers, USA 1954)
DI STANLEY DONEN
Con HOWARD KEEL, JANE POWELL, Russ Tamblyn, Tommy Rall.
MUSICALE

Certo che il musical, quando ci si mette, è davvero entusiasmante, e riesce nell'impresa, lodevole davvero, di fare entrare lo spettatore in una sorta di isolamento provvisorio dalla realtà, quella in cui la musicalità è ottenibile solo su induzione , con strumenti offerti dalla tecnologia. I migliori film musicali degli anni Cinquanta, quel modello di musical, come questo e tanti altri classici, sono dei prodigi: si perdona loro la tendenziale ingenuità del copione, le facilonerie, il concetto che in un vorticar di passi e uno sfavillio di piroette le cose si risolvano. Stanley Donen pone tutta la sua arcinota bravura di impaginatore di momenti coreografici in questa commedia sentimentale ispirata all'episodio storico del ratto delle Sabine. Howard Keel capeggia un cast indovinato e leggero in una storia che ha molto della rapsodia, della fantasia musicale e della gioiosità che un altro grande del genere, Gene Kelly, immetteva nel suo lavoro e nelle sue opere. Per un'ora e mezza ci si immerge volentieri in questa pellicola in cui anche una rissa è motivo di passi di danza, e , se si può azzardare un paragone, vederlo in una sera non calda è rilassante come stare al caldo del letto mentre fuori piove tanto.
IL RAGAZZO DEL PONY-EXPRESS ( I, 1986)
DI FRANCO AMURRI
Con JERRY CALA', Isabella Ferrari, Alessandro Benvenuti, Gabriella Saitta.
COMMEDIA
"Uè ragazzi: libidineeee!" strillava Jerry Calà nello spot che pubblicizzava l'uscita dei suoi film in dvd nelle edicole, però al buon Jerry, che tutto sommato considero simpatico , andrebbe fatto notare che son passati vent'anni da quando passava per un comico di successo (ribadisco: funzionava meglio nei film corali, preso a piccole dosi, però stupì nel delicato "Colpo di fulmine"). Ne "Il ragazzo del Pony Express" il siculo-veronese Calà si ritrova come sempre squattrinato, alle prese con troppe donne che prese da abbastanza incomprensibili afrori gli si spogliano davanti, fino a risolvere il tutto con un bel lieto fine, qui con tutti i colleghi delle consegne a inneggiare al protagonista a cavallo con la donna del cuore verso un lavoro ben più redditizio.Fatto malissimo, questo film vede sprecato anche Alessandro Benvenuti in un ruolo di spalla del tutto fuori centro, non si ride praticamente mai, e dà un vantaggio allo spettatore che lo guarda sulla poltrona di casa: prendere il telecomando e spegnere il televisore,magari poi uscendo a prendere una boccata d'aria, che perlomeno fa bene alla circolazione...


SCOOP (Scoop,USA 2006)
DI WOODY ALLEN
Con SCARLETT JOHANSSON,Woody Allen,Hugh Jackman,Ian McShane.
COMMEDIA/GIALLO
Il film 2006 di Woody Allen è "Scoop",ritorno alla commedia nevrotico-raffinata,dopo la svolta recente con l'interessante (ma un pò sopravvalutato) "Match Point";come nel film precedente,Allen torna a lavorare con quella che ,abbastanza pomposamente,è stata ribattezzata dai giornali come "l'ultima vera diva",Scarlett Johansson.C'è qualche sparuto riferimento a Hitchcock,è vero,soprattutto nel finale volto a sciogliere il mistero sulla cui pista la giornalista semiprofessionista protagonista indaga,per scoprire se il miliardario belloccio sia o meno il "killer dei tarocchi" che ha ucciso diverse donne(ma non tutto verrà chiarito...),Allen interpreta il ruolo da comprimario di lusso della guida imbranata ,speculare a quello di "Anything else",provvisto di battute fulminanti .In più,su uno Stige parallelo,veleggiano i neo-defunti,che si spendono in chiacchiere e appaiono ai vivi per aiutarli a dissipare i dubbi.Filosofia,humour e bel gioco d'attori si mescolano come sempre nell'opera dell'annotatore principe dell'evoluzione della nevrosi universale,anche quando ci troviamo di fronte a un suo lavoro minore,ma piacevole,come questo.

LA GRANDE BELLEZZA (I/F,2013)
DI PAOLO SORRENTINO
Con TONI SERVILLO,Carlo Verdone,Sabrina Ferilli,Carlo Buccirosso.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Percepito come una versione moderna de "La dolce vita",anche per lo sguardo "ospite" su Roma,centro naturale di alti e bassi non solo italiano,cultura e pacchianeria,finezza e volgarità,unicità e pochezza vestita da mondanità,"La grande bellezza" è stato presentato a Cannes,senza vincere premi,ma è un film che nasce per suscitare favore o dissenso,non c'è via di mezzo:commedia grottesca o dramma in chiave leggera,il nuovo film di Paolo Sorrentino scandaglia,tramite un Virgilio che ha l'indolente e sapida maschera di Toni Servillo,ambienti salottieri,irride a artistoidi di poca sostanza,si destreggia in un marasma di chiacchiere e riflessioni,schiamazzi e silenzi fragorosi.La macchina da presa del regista de "Il Divo" perlustra,amplifica,si concentra,come nello stile di un autore ancor giovane ma già capace di un'idea di cinema personale e fortissima;nel carnevale perenne di un milieu sospeso tra intellettuale e superfluo,la commiserazione legata all'aspirazione a comprendere il senso dell'esistenza o,perlomeno,a darne uno alla propria.Il pubblico ha risposto bene,sia pure in Maggio,ad un'opera interessante,ambiziosa,a tratti geniale,altre volte appesantita,soprattutto nell'imporsi fin troppi finali,anche se probabilmente è un'ulteriore sottolineatura che la ricerca di una morale esplicativa è appunto vana.E il Jep Gambardella narratore e figura all'interno di un mosaico di sperpero,sensazioni e sogni,arriva a commuoversi,quando qualcuno viene a mancare,per reale partecipazione emotiva,o per panico segreto per sostanziali cambiamenti della stasi sua e dell'ambiente di cui fa parte?Cast variegato,quasi tutti gli interpreti al meglio,capeggiati da un Servillo sarcastico,intenso,tonico e blando a un tempo,ambizioni forse troppo alte per questo lungometraggio atteso e discusso,ma con,almeno,la forza dell'insinuare nello spettatore punti interrogativi destinati a suscitare riflessioni ampie e stimolanti.Merce di non poco conto,in un'era regressiva.