giovedì 30 agosto 2012


IN NOME DELLA LEGGE (I,1948)
DI PIETRO GERMI
Con  MASSIMO GIROTTI, Jone Salinas,Charles Vanel,Saro Urzì.
DRAMMATICO

Titolo "storico" per quanto anomalo nella cinematografia italiana:ovvero,un film di impegno civile,drammatico,che parla di gravi problemi d'Italia,ma girato come se fosse un western,e per di più senza rendersi ridicolo.Quasi a livelli fantascientifici,ma Germi era avanti,e riusciva anche a fare queste cose. Un giudice tutto d'un pezzo,che si scontra con un mondo ostile,muri di bocche serrate,i poteri del luogo che si scontrano e pretendono strada libera per mettere in pratica i loro voleri:anni prima di molti,il futuro regista di "Signore e signori" e "Alfredo Alfredo" aveva capito molto della mafia,e di come agisce a vari strati e livelli.Il taglio "americano" snellisce e rende fluida l'argomentazione,giungendo ad un passo dal neorealismo,ma,con la doppia presa di posizione finale,prima in un senso,poi in quello contrario,ancora più "fordiano".Un pò rigido Girotti nel ruolo dell'eroe positivo,facce che non si dimenticano tutt'intorno,nomi di peso quali Charles Vanel e Saro Urzì in parti importanti:"In nome della legge",stringato e avvincente,rimane una pellicola fuori dagli schemi,in anticipo sui tempi e preziosa.L'omertà,la connivenza,il saltare regole e legge,il rifiuto dello Stato sentito come invasore,sono tutte cose ben descritte da sceneggiatura e regia,contrappuntando il tutto con un uso delle musiche efficace e tonico.

mercoledì 29 agosto 2012


PROSPETTIVE DI UN DELITTO
(Vantage point,USA 2008)DI PETE TRAVIS
Con DENNIS QUAID,WILLIAM HURT,FORREST WHITAKER,Matthew Fox.
AZIONE/THRILLER
 Il thriller a sfondo politico ha avuto il suo apice nel ventennio '60/'80,anni di gran fervore,cambiamenti storici decisivi,trame e complotti orditi su larga scala,e purtroppo,a volte,la realtà che supera la fantasia,vedi i delitti dei due Kennedy,Moro,King."Prospettive di un delitto" si riallaccia alla tradizione che ha visto John Frankenheimer e Sidney Lumet tra i migliori registi specializzati nell'unire suspence e teoria politica e sociale:un attentato al presidente degli USA in terra europea,la Spagna nel caso,rivisto e ripensato da otto punti di vista diversi,tra agenti della sicurezza,attentatori,e pure la vittima designata.Il film innesca il ri-montaggio con nuovi dati e particolari diversi per dare allo spettatore la possibilità di leggere gli eventi e riassettarli tra memoria e ragionamento:in effetti,un paio di escamotages sono percepibili dallo spettatore esperto,e tuttavia "Prospettive di un delitto",preso come giallo d'azione,tiene desto il pubblico e azzecca la dose di pathos immessa nel racconto.Certo,a guastare la festa arriva il sempiterno,inespugnabile atto di fiducia nell'America unica angelo salvatore di se stessa e del mondo:in un'ora chi ha compiuto l'attentato,tra l'altro con un piano assai intricato e non semplicissimo,conosce la riscossa della Giustizia,e se gli europei traccheggiano,i super-agenti statunitensi ricompongono il puzzle e,anche con l'aiuto di un pò di buona sorte,sciolgono i misteri e riescono a cogliere i colpevoli.Strategicamente,non credo sia una buona idea,in una città in cui è visibile una forte ondata anti-Stati Uniti,far sì che il presidente tenga un comizio in una piazza "chiusa",ma naturalmente grazie a intelligence e disponibilità all'azione immediata,molto del thriller si risolve in una sostanziale lode all'efficienza tutta patriottica,che sciupa un pò diverse buone cose viste fino ad allora.Diretto dal futuro regista del nuovo "Dredd",è montato agilmente,ben fatto,tutto sommato,ma tradisce un pò di aspettative nate durante la visione in una catarsi finale anche troppo ottimistica.Tra gli interpreti,si distinguono un freddo William Hurt,un teso Forrest Whitaker,ed un grintoso Dennis Quaid. 

IL CITTADINO SI RIBELLA (I,1974)
DI ENZO G.CASTELLARI
Con FRANCO NERO,Giancarlo Prete,Barbara Bach,Renzo Palmer.
AZIONE/DRAMMATICO
Tra "Polizie impotenti",e "gente che vuole Giustizia" (un pò taglionesca,c'è da dire...),c'è posto anche per "Il cittadino si ribella" nel B-Movie anni 70 che oggi ha fior di rivalutatori:il genere alla fine ha colpito nel segno,ci sono generazioni cresciute a suon di iniezioni televisive di azioni spericolate di Fabio Testi,Maurizio Merli,Luc Merenda e Giuliano Gemma e dei loro scontri con criminali spietati e particolarmente sanguinari e depravati. Anche Franco Nero è da considerarsi tra i portabandiera del genere,pure se,va detto,che spesso ha cercato di fare film migliori,non sempre riuscendoci.Nel film in questione,alle direttive dello scafato Enzo G.Castellari,comunque uno dei più abili a dare ai propri lavori un respiro che abbia un minimo di internazionalità,è un borghese che rimane coinvolto in una rapina a Genova,preso in ostaggio da una banda di delinquenti e malmenato,per essere rilasciato poco dopo:diventa una personale ossessione vendicarsi del maltrattamento subito,e vuole naturalmente rendere pane per focaccia ai farabutti che imperversano per la città,e congegna un piano non semplice,che lo rivedrà,per un errore di valutazione,nuovamente nelle grinfie dei malviventi.Fino all'inevitabile bagno di sangue finale.A livello di verosimiglianza,siamo un passo avanti rispetto a numerose produzioni similari,il protagonista subisce più danni del solito,anche se senza arrivare alle uccisioni o stupri di familiari spesso praticate dai "cattivi" di questi film:però è chiaro,il messaggio è quello di una sfiducia nello Stato totale,di una Pubblica Sicurezza che non agisce o è lenta,e tanto vale armarsi e togliere dal mondo certa gentaglia,facendo così un inaspettato favore alla collettività.Nero ci mette una passività che rende abbastanza credibile il suo personaggio,una rabbia frustrata che valorizza il suo ritratto di cittadino furioso,e gli è buona spalla Giancarlo Prete,altro caratterista non disdicevole.Però siamo ad un livello abbastanza inaccettabile di anarchia destrorsa,e comunque socialmente pericolosa,da Far West all'amatriciana,anzi,al pesto,data l'ambientazione,e c'è pure qualche punto morto nel racconto che rallenta il film non poco.

martedì 28 agosto 2012


SHREK:E VISSERO FELICI E CONTENTI
(Shrek forever after,USA 2010)
DI MIKE MITCHELL
ANIMAZIONE
FIABA/AVVENTURA
L'impatto di "Shrek",con la sua comicità senza riguardi e la trasgressiva parodia falsamente volgare del mondo delle favole animate di scuola disneyana,ha cambiato,di fatto,il cartoon.I primi due capitoli,con un citazionismo sfrenato di cinema anche con attori,una verve agguerrita che galoppava indomita,azzeccando spesso nuovi innesti e rovesciando i clichès degli standard,per altro splendidi,dettati dalla casa dello zio Walt,sono delle perle:cominciò a cedere con il numero tre,abbastanza gratuito,bolso e senza gran nerbo narrativo,la saga dell'Orco Verde con fido Ciuchino al fianco.La tetralogia si conclude con una sorta de "La vita è meravigliosa" al contrario,con Shrek che,afflitto dalle troppe responsabilità come padre di famiglia e sposo placido,rimpiange i giorni selvatici come babau della palude,e si ritrova intrappolato da un maleficio ad opera del nano Tremotino.Il film è un pò meglio del predecessore,accumula meno personaggi di scarsa utilità alla storia,e tutto sommato,da un punto di vista di spettacolo,l'impalcatura regge.Ma si è persa la carica spiritosa delle origini,il mostro si è messo le ciabatte e tutto si risolve in una celebrazione della Famiglia come insuperabile punto d'approdo.Il problema non è questo,ma è nello scarso sugo che sceneggiatori e realizzatori riescono ormai ad ottenere dallo spunto,e nonostante i buoni incassi totalizzati,c'è davvero da sperare che la serie sia arrivata al capolinea definitivamente.Per non sciupare ulteriormente un'idea che fu davvero geniale.

lunedì 27 agosto 2012


UNO CONTRO L'ALTRO,praticamente amici
(I,1981)
DI BRUNO CORBUCCI
Con RENATO POZZETTO,TOMAS MILIAN,Annamaria Rizzoli,Bombolo.
COMMEDIA
L'idea di mettere insieme due beniamini del pubblico che ama i film brillanti viene da lontano,e sono numerosi i tentativi di combinare due nomi di peso al botteghino per tentare la carta del raddoppio di introiti.Ma non sempre la cosa riesce:è questo il caso di "Uno contro l'altro,praticamente amici",che mette insieme Renato Pozzetto e Tomas Milian,il bambascione lombardo ingenuo,timido con le donne e il fijo de na... romano,parolacciaro e sfacciato.Diretto dal solitamente abile Bruno Corbucci,il film non infila una gag riuscita che sia una,aleggia per tutta la durata un senso di stanchezza,di pressapochismo che alla fine ha la sua forte incidenza,e tra Pozzetto e Milian non sembra ci sia un gran feeling.E non perchè sono attori diametralmente opposti,ma proprio perchè non scatta quell'affiatamento,quel darsi la battuta che conta molto in operazioni del genere,ed ognuno fa il suo numero con mestiere e nulla più,ma dona poco alla collaborazione con regista e partner.Una commedia tirata via,senza divertimento nè un minimo di occhio e cura alla confezione.

L'ULTIMA SPIAGGIA (On the beach,USA 1959)
DI STANLEY KRAMER
Con GREGORY PECK,AVA GARDNER,Anthony Perkins,Fred Astaire.
DRAMMATICO
Il pericolo atomico è divenuto inesorabile realtà ne "L'ultima spiaggia" di Stanley Kramer.La Terza Guerra Mondiale,tra americani e sovietici è già avvenuta,non si ha notizie di chi abbia vinto,ma la sostanza è che l'umanità intera ha perso,e sia condannata all'estinzione.Il corso del fallout radioattivo sta lentamente compiendosi,e per chi è sopravvissuto alle bombe è solo questione di tempo,perchè tutto si spenga.Un film ritenuto importante all'epoca della sua uscita,che fa a meno di ogni spettacolarità,di ogni scena che contenga costosi effetti speciali,per narrare l'umanità all'ultimo stadio,quel che ne resta e che tuttavia,testardo,vuole vivere ancora.Perchè c'è chi,rassegnato alla fine,dispensa macabra logica,c'è chi,forse folle,forse inevitabilmente speranzoso,addirittura mette alla luce un bimbo,chi si ostina a non lasciar soffocare un sentimento,e si concede un abbraccio che può essere l'ultimo.Un buon gruppo di attori ,diretti da un regista che ha sempre privilegiato l'impegno civile allo spettacolo,ma che tuttavia ha anche saputo gestire nomi di spicco di Hollywood,dando,tra l'altro,spesso occasione per belle performances.E' scontato che,visto oggi,"L'ultima spiaggia" abbia perso parte della sua potenzialità,perchè siamo consapevoli che la guerra atomica tra USA e URSS non c'è stata,ma ebbe un impatto robusto sull'opinione pubblica internazionale per il coraggio di mostrare un'Apocalisse silenziosa.Con strade deserte,edifici abbandonati,luci spente,come ultime desolate spoglie di tutto.

sabato 25 agosto 2012


I MERCENARI 2 (The Expendables 2,USA 2012)
DI SIMON WEST
Con  SYLVESTER STALLONE,JASON STATHAM, Dolph Lundgren,Jean-Claude Van Damme.
AZIONE
L'operazione "The expendables" era riuscita:riportare il pubblico in sala ad assistere a nuove spacconate di antichi spaccatutto di celluloide,anni dopo i loro periodi migliori fu un azzardo premiato dal successo.E comunque i produttori erano fiduciosi,visto che non era ancora uscito,e già erano stati firmati contratti per due eventuali sequels.Quindi,due anni dopo,perchè qui più che mai va battuto il ferro finchè è caldo,data l'età non più adattissima a combattimenti e capriole varie di molte delle vecchie glorie protagoniste,ecco "I mercenari 2":la regia dal protagonista Stallone passa a Simon West,non proprio l'autore degli action-movie più belli della nostra vita,e,tipico nella produzione ad alto budget,con il seguito aumenta l'offerta.Più nomi,più azione,più spacconate.Ecco quindi la banda armata di Barney Ross arrivare in Nepal,sorvolare la Cina,giungere in Albania sempre a sgominare e fare letteralmente a pezzi orde di nemici crudeli ma diligenti nel farsi maciullare con qualsiasi espediente sia possibile,dai coltelli ai mezzi blindati.Se preso senza filtri,si può convenire che ci si trovi di mezzo ad una rimpatriata di vecchi giostrai che rasenta il patetico nel non volersi arrendere al cambiamento dei gusti del pubblico,agli schemi del film d'azione che mutano via via,e un'inquietante confidenza con la violenza da esercitare per non subirne:quello che salva il film,e la serie,è una netta scorpacciata di autoironia,che fa sì che le smargiassate sullo schermo,improbabili e esageratissime,compresi un paio di snodi di sceneggiatura risolti in maniera allucinante (l'ingresso di Chuck Norris non ha alcuna logica narrativa,fateci caso,per come si verifica),si lascino sorbire dallo spettatore senza far sì che si alzi dalla poltrona e si allontani senza salutare. E'vero che l'eccesso di crudezza circa il nemico vinto nel finale fa alzare un sopracciglio in maniera marcata:però è pur sempre la filosofia del vecchio West che muove il cinema americano d'azione da sempre.Spara per primo,spara più forte e svuota il tamburo addosso al nemico,tanto per essere sicuro.Arriverà anche un terzo film della serie,c'è da scommetterci,o lo si evita bellamente o,se ci si sottopone alla visione,è bene tenere in mente le considerazioni di cui sopra.Se come regia quella di Stallone aveva dei dettagli non scontati,e comunque dava maggior nerbo ai caratteri,quella di West predilige l'impalcatura e sottolinea l'azione a tutti i costi.Se bravata dev'essere,è sua natura essere a tutta birra.

mercoledì 22 agosto 2012


LA BATTAGLIA DI ALAMO (The Alamo,USA 1960)
DI JOHN WAYNE
Con  JOHN WAYNE,RICHARD WIDMARK,LAURENCE HARVEY,Richard Boone.
WESTERN
Tra i primi divi a passare dall'altra parte della macchina da presa,John Wayne girò due soli film come regista,questo e "I berretti verdi",che gli attirò forti antipatie in anni peraltro zeppi di dibattiti e discussioni accese,con una presa di posizione tendente al reazionario,che lo rese sia icona a stelle e strisce sempre maggiormente riconoscibile,sia personaggio criticabile e talmente pregnante di retorica,per i detrattori,da stimolarli a smontarne il mito. Wayne,benchè repubblicano falco,è stato una leggenda per il cinema americano,questo è assodato:si può discutere della parte finale della sua carriera,con film spesso non eccelsi(ma il guizzo finale de "Il pistolero" ripaga di tante scelte sbagliate),ma da americano al 105 per cento,per quanto avverso al pericolo rosso,a bersi come accettabili le campagne elettorali di Goldwater,e altri filoreazionari dell'establishment politico USA,aveva anche una fiducia per certi versi ingenua,ma anche robusta,nell'America come terra di nuove occasioni per l'umanità.Ne è prova il dialogo sulla repubblica in quest'opera,ad esempio,ed il fatto che abbia scelto di realizzare il "suo" film da regista su una sconfitta storica degli Stati Uniti che divenne poi un simbolo della libertà e della forza di volontà.Kolossal imbastito sull'onda dell'entusiasmo,ripagato con un insuccesso parziale nelle sale,ma che tuttavia si è guadagnato uno status di cult-movie o comunque di film "da vedere","La battaglia di Alamo" ha respiro epico,una durata abbondante ma non pesantemente elefantiaca,squarci d'orizzonte di chi è stato allevato come attore da John Ford,e certe virili impennate di cordialità virile che viene da Howard Hawks.Retorica il film ne possiede,e siamo d'accordo,ma è difficile non essere toccati dalla scena in cui Richard Widmarn,nei panni del colonnello Jim Bowie sceglie di restare al fianco dell'alto ufficiale con cui dall'inizio dell'assedio di Fort Alamo ha avuto screzi e diffidenze,in nome di una solidarietà che va oltre la simpatia personale,e tutto il battaglione scende da cavallo per schierarsi con i due uomini.La commozione maschia,senza lacrime,ma profonda,che permea questa sequenza è difficile da dimenticare,e impreziosisce un filmone spettacolare ,ben fotografato,con qualche prolissità qua e là,ma che dimostra,una volta di più,sia le doti da uomo di spettacolo di Wayne,che un senso della cinematografia tutta americana che sa conquistare cuore e sguardo dello spettatore.

ANCHE SE E'AMORE NON SI VEDE
(I,2011)
DI SALVO FICARRA e VALENTINO PICONE
Con SALVO FICARRA,VALENTINO PICONE,Ambra Angiolini,Diane Fleri.
COMMEDIA
Dopo una stagione che ha fatto esultare,dopo decenni di musi lunghi,gli esercenti per i risultati sostanziosi di molto cinema brillante targato Italia,quella conclusa da un mese circa ha fatto sbollire discretamente gli entusiasmi.E'vero che il campionissimo di incassi del 2011/12 è l'immediato sequel del titolo che arrivò appena dietro il vincitore dell'anno precedente,"Benvenuti al Nord",ma non si sono ripetuti i risultati che avevano fatto inneggiare alla rinascita della commedia all'italiana.Azzardo:forse in troppi hanno ritenuto che il ferro andava battuto finchè fosse caldo,e sono uscite troppe commedie,spesso senza prendersi la briga di iniettarvi un ingrediente fondamentale,un qualsiasi tipo di humour.In altre parole,bene il ritmo spedito,le musiche concilianti e ammiccanti,le facce che vanno di moda in un'era in cui "Zelig" è stato considerato un punto d'arrivo della comicità di casa nostra:ma le battute,le situazioni,perchè sempre le solite,e perchè si percepisce fin troppo la mancanza di estro nel buttare giù una sceneggiatura che riservi perlomeno due o tre scene che provino a far echeggiare risate sonore in sala?Ficarra e Picone,che avevano riscosso buon successo,anche a livello di recensione con "Il 7 e l'8",perdendo un pò di ritmo e di originalità avevano bissato con "La matassa",che tuttavia presentava ancora qualche scena divertente.Ma in "Anche se è amore non si vede",siamo sullo stanco andante,con equivoci sentimentali abbastanza loffi,girotondi di infatuazioni banali o mal risolti,e una fatuità di fondo ingombrante.Il garbo al duo siculo non manca,nè la simpatia,ma forse sarebbe bene che aspettassero un pò prima di tornare dietro la macchina da presa,se non hanno un copione sufficientemente curato o abbondante di trovate che sanno far ridere lo spettatore.



MENAGE ALL'ITALIANA (I, 1966)
DI FRANCO INDOVINA
Con UGO TOGNAZZI,Maria Grazia Buccella,Dalida,Romina Power.
COMMEDIA
Più incline degli altri campioni della commedia all'italiana a mettersi addosso ruoli sgradevoli o contorti,Ugo Tognazzi trovò a metà anni Sessanta una giusta chiave espressiva,affidandosi via via a registi che tentavano d'analizzare certa fenomenologia nostrana,come il gallismo,il mito del maschio cacciatore,e l'amarezza che fa da controcanto ad una vita passata a far conquiste fini a se stesse.Indovina non è stato un autore vero e proprio,e ad esempio,a "Menage all'italiana",per essere un film grottesco alla Ferreri manca un gusto mordace per la provocazione,ma anche la poetica tipica del cinema del regista milanese,e per essere una commedia alla Risi o Monicelli,il tono è sostanzialmente lugubre,asfittico.Le situazioni del poligamo che racconta a tutte le donne che incontra una vita diversa e adotta nomi,falsi ricordi differenti,per compensare la propria nullità di fondo,si accavallano senza costruire davvero una storia compiuta,e benchè Tognazzi sia duttile,esprima bene i chiaroscuri di un personaggio insofferente circa la realtà e anche la Donna,nonostante ne conosca molti tipi e provi con ognuna un mènage,appunto,si rimane bellamente in superficie.Senza approfondire,nè colpire lo spettatore,pur con una vicenda che (pare)sia stata estrapolata dalla cronaca,e sia già assurda di per sè.

lunedì 13 agosto 2012


SUA ECCELLENZA SI FERMO' A MANGIARE
(I,1961)
DI MARIO MATTOLI
Con TOTO',UGO TOGNAZZI,Virna Lisi,Raimondo Vianello.
COMMEDIA

Da un copione di Metz e Gianviti,ambientato in Veneto,una commedia degli equivoci che si svolge durante il Ventennio fascista,parallela a "Anni ruggenti",con la quale,analogamente,il personaggio principale è erroneamente considerato un pezzo grosso del regime e incensato oltremodo,"Sua eccellenza si fermò a mangiare" vide collaborare per l'ultima volta Mario Mattoli e Totò.Colui che venne considerato il "vero" regista del comico napoletano,sotto la cui direzione molti critici ritengono che abbia dato il meglio.Qui,in effetti,la regia fila a puntino,coordinando un bel cast capeggiato da Totò e Ugo Tognazzi,che prevede anche Virna Lisi,Lia Zoppelli,Raimondo Vianello,Lauretta Masiero,e altri ancora,in un'accelerata pochade piuttosto allusiva,garbata e infarcita di battute satiriche che illustrano assai bene la pochezza della borghesia fascista.Intrallazzi,ipocrisia e ambizione ridicola i motori degli eventi di un angolo d'Italietta,l'arguzia di un ladro "con le ghette",che riesce a fare un bel colpo in barba a tutti,commissario anelante una promozione compreso,ed una girandola di cambiamenti di ruoli degli stessi personaggi in poco tempo,che non sballa mai.Peccato che non è ricordato tra i migliori lavori di Totò,perchè il comico fornisce qui una prova tra le sue più convincenti e misurate,nella quale si presta duttilmente alla sceneggiatura senza soverchiare nè la trama,nè i colleghi.Un piccolo classico che spesso scuote al sorriso,che meriterebbe rivalutazione convinta.


I GUAPPI ( I,1974)
DI PASQUALE SQUITIERI
Con FRANCO NERO,FABIO TESTI,CLAUDIA CARDINALE,Raymond Pellegrin.
DRAMMATICO

Regista controcorrente che tuttavia per una quindicina d'anni ha realizzato film di buon successo di cassetta e spesso al centro di dibattiti,autoproclamatosi intellettuale di destra e spesso tendente ad analisi grossolane delle questioni meridionali,per quanto a volte abbia spiegato non male l'incidenza della mafia et simili nella società italiana del Sud,Pasquale Squitieri mise insieme tre nomi di peso al botteghino in questo racconto di cavalleria rusticana che,a conti fatti,è forse il suo miglior lavoro da regista. "I guappi",ambientato nel 1891,presenta la rivalità poi divenuta amicizia di due giovani leoni nella Napoli umbertina,coronata dalla presenza di una bella donna assai chiacchierata che comunque dimostrerà,a modo suo,l'amore per uno dei due subendo un'umiliazione dolorosa da parte di un funzionario della legge corrotto,e con pessimismo inesorabile,le vicende si chiuderanno nel sangue di imboscate vili per ripristinare l'ordine della società camorrista che detta tempi e regole in giro.Il film,drammone d'ambientazione appunto fineottocentesca,ha nerbo robusto,fa risultare gli interpreti maschili,opportunamente doppiati da Rinaldi (Testi) e Colizzi(Nero) convincenti,mentre la Cardinale,che su questo conobbe quello che fu,dopo Franco Cristaldi,compagno di una vita,pone ruvida sensualità mediterranea nel suo ritratto di donna disposta a gravi sacrifici per amore.Lungo ma non noioso,sebbene alla prima parte che la mette più sull'avventuroso,segua una seconda ambientata perlopiù tra carceri e tribunali,"I guappi" è un discreto film che narra un frammento di Storia d'Italia,nel finale suggerendo che alcune delle cose brutte,e la guapparia, non siano affatto cambiate in quasi cent'anni.

domenica 12 agosto 2012


CILIEGINE (La chèrise sur le gateau,F 2012)
DI LAURA MORANTE
Con LAURA MORANTE, Pascal Elbè,Isabelle Carrè,Samir Guesmi.
COMMEDIA
A differenza dei colleghi maschi,non sono molte le attrici di casa nostra che abbiano scelto di piazzarsi anche dietro la macchina da presa:Laura Morante,così come Valeria Bruni Tedeschi,ha optato per tale decisione andando in Francia,dove ha lavorato più di una volta,per farsi produrre l'esordio come regista,una commedia sentimental-nevrotica con un innamoramento contrastato e incompreso per la maggior parte del racconto. Se il riferimento sono le commedie brillanti francofone,con gioco d'attori a farla da padrone,non è andata come probabilmente auspicato dall'attrice toscana.Il film è spezzettato,la narrazione procede per siparietti che vorrebbero intonare un andamento rapsodico,ma invece frammentano e troncano ogni volta che il film assume un certo ritmo:ambientazione intellettualoide,marcatamente misantropa,in cui gli uomini sono inetti o inopportuni,le nevrastenìe della protagonista un male necessario (e chi l'ha stabilito?),l'uomo che affascina un tenebroso che non concede neanche un mezzo sorriso,e la sua introversione scambiata abbastanza balzanamente per omosessualità,come a dire che se non ci provi entro mezz'ora dalla conoscenza con una bella donna,forse non ti interessa il genere femminile.Qua e là qualche spunto può anche far sorridere,ma "Ciliegine" vorrebbe essere commedia sofisticata,con il forte limite di dialoghi artefatti,ritmo che appunto va a farsi benedire ad ogni occasione di recupero,la Morante,pur sempre una bella donna,esagera con mossette e autocompiacimento attoriale,e invece della leggerezza,più spesso si dispensa una vaga insulsaggine.



LA LEGGENDA DEL CACCIATORE DI VAMPIRI
(Abraham Lincoln:Vampire hunter,USA 2012)
DI TIMUR BEKMAMBETOV
Con BENJAMIN WALKER, Mary Elizabeth Winstead,Dominic Cooper,Rufus Sewell.
FANTASTICO/AZIONE

Visto che è appena uscito un curioso libro intitolato "Orgoglio e pregiudizio e zombie",perchè non immaginare addirittura che un famoso personaggio storico non abbia un lato horror della propria storia rimasto segreto?E,essendo i vampiri tornati di gran moda,ecco che viene fuori che Abraham Lincoln (sul quale sta realizzando una biopic con Daniel Day Lewis Steven Spielberg) sia stato un cacciatore di creature notturne sanguinarie,e che alla fine la guerra di Secessione sia scattata per contrastare un disegno demoniaco.Diretto dal russo Timur Bekmambetov,che già si era distinto poco positivamente con uno dei peggiori action della decade,"Wanted",il film procede con dialoghi abbastanza balordi,narrativamente va avanti a balzi,ovviando con la voce off ai passaggi troppo complicati e puntando più che altro sulle scene d'azione.Il protagonista è una sorta di Liam Neeson meno bravo a recitare,e si rivede Rufus Sewell nei panni del capo dei mostri dai denti aguzzi.Pensato per grossi incassi,"La leggenda del cacciatore di vampiri" non risponde nè alle esigenze dello spettatore del B-movie duro e puro,perchè manifesta confuse ambizioni più alte,e senza un gran senso del ridicolo,nemmeno a quelle di chi si approccia pensando di gustarsi un pastiche di Storia,Fantasy e Horror,perchè i generi non si amalgamano,e si rimane a contemplare le ormai logore riproposte del "Bullet-time",con un'ascia d'argento che all'occasione diviene pure fucile,e una strategia conclusiva per debellare i parenti di Dracula abbastanza balzana,dato che il film suggerisce che ne fossero invasi gli Stati Uniti. Poco convincente,anche proposto come uno dei pochi film ad alto budget usciti d'estate qua da noi.

martedì 7 agosto 2012


DIABOLIK (I,1968)
DI MARIO BAVA
Con JOHN PHILLIP LAW,Marisa Mell,Michel Piccoli,Adolfo Celi.
AZIONE

Uno dei fumetti più longevi e di maggior impatto sul mercato tra i nostrani,nato da un'idea delle sorelle Giussani,"Diabolik" trovò l'unica traduzione sul grande schermo per iniziativa di Dino De Laurentiis,che scelse dapprima Tonino Cervi,ma lo fece fuori dopo una settimana ed ingaggiò Mario Bava,che si ritrovò il film a più alto budget della sua carriera,con 200 milioni di lire,ma che seppe far risultare il lungometraggio molto più costoso di quanto non sia stato.Sfrenatamente pop nei colori,nelle scenografie e nei costumi,il film,che non ottenne il successo economico sperato,e sul set ci furono molti diverbi sia tra il produttore ed il regista,e tra quest'ultimo e l'attore scelto per impersonare l'antieroe dei comics,John Phillip Law,prestante ma tendente all'inespressività cronica:"Diabolik"-film conta su un cast ricco di bei nomi,da Piccoli nei panni dell'acerrimo nemico del protagonista Ginko,alla splendida Marisa Mell nelle poche vesti di Eva Kant,completando con Adolfo Celi,Claudio Gora,Terry Thomas.Sganciato dalla logica nella costruzione della storia,che si limita a mettere in scena Diabolik che attua piani estrosi per compiere colpi azzardati e la legge che lo combatte con mezzi leciti e non,il film procede un pò folle e dichiaratamente nonsense,con dialoghi improbabili e caratterizzazioni su di giri,per rimandare al mondo dei fumetti. Riconosciuto come uno dei film più pop dell'epoca che si tuffava nel beat,"Diabolik" è divertente,artigianale a livello di effetti speciali (c'è un trenino che esplode e piomba in acqua che deve essere della Lima...),ha due protagonisti belli e senz'anima attoriale,e per certi versi può ambire allo status di cult-movie proprio per la sostanza quasi eterea che lo compone.Veloce nel montaggio,musicato con grintosa spensieratezza,presenta una volta di più l'abile,umile mano di Bava,bravo con poco a girare prototipi di kolossal.

lunedì 6 agosto 2012


TAVOLE SEPARATE (Separate tables,USA 1959)
DI DELBERT MANN
Con DAVID NIVEN,RITA HAYWORTH,DEBORAH KERR,BURT LANCASTER.
DRAMMATICO

Evidentemente preso da una pièce teatrale,di Terence Rattigan,per la quasi totale ambientazione nella pensione in cui sono raccolte varie esistenze malinconicamente solitarie,"Tavole separate" guadagnò due Oscar,e svariate nominations:si aggiudicarono le statuette David Niven,nel ruolo di un ospite che millanta un passato di guerra,ma solo per mascherare la sua patologica timidezza,e Wendy Hiller,nel complesso ruolo della proprietaria della pensione,che vive turbe d'amore ma con discrezione e dignità inappuntabili. Compongono il resto del cast un'addolorata Rita Hayworth,un virilmente ferito e alcoolico Burt Lancaster,una complessatissima Deborah Kerr vessata da una madre ottusa,possessiva e sottilmente maligna.Il film è un dramma con qualche sfumatura brillante,portata dal personaggio perennemente atteggiato a spensierato e cordiale di Niven,su due storie d'amore difficili, tra una coppia che rischia di non formarsi per la troppa paura di vivere,e un'altra che ha vissuto fin troppe cose dolorose insieme:il tema di fondo è la potenziale inadeguatezza delle persone alla felicità,o al saper riconoscere la caratura dei sentimenti,e la regia di Delbert Mann forse non possiederà ali per soffiare respiro cinematografico alla pellicola,ma ha un garbo raro da trovare mentre indaga su motivazioni e mondo emotivo dei personaggi,e rinuncia a scene madri per giungere ad un finale in cui,forse,ma si resta in una sostanziale incertezza,sono state compiute scelte importanti.Splendidi,gli interpreti:se Niven presta aplomb ed impacciata ironia al proprio personaggio,la Hayworth mostra la fragilità che si annida nel fascino e nella oggettiva bellezza che possiede,la Kerr sa passare dal calor bianco che contraddistingueva la sua moglie del capitano in "Da qui all'eternità" alla tensione soffocata della sua schiava di una madre di odiosa ottusità,e Lancaster alterna con bravura momenti in cui è al perso,ad altri di lucidissimo coraggio.Ed il finale in cui una ribellione ad un moralismo prepotente ed infame si manifesta con una rinnovata apertura al prossimo è un piccolo grande atto di speranza nel futuro.

domenica 5 agosto 2012

LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO( I,1971)
DI FERNANDO DI LEO
Con KLAUS KINSKI, Rosalba Neri,Margaret Lee,Jane Garret.
THRILLER

Titolo divenuto negli anni materiale di culto,nonostante sia uno dei film meno celebrati di quelli del "riscoperto" Fernando Di Leo,"La bestia uccide a sangue freddo" si svolge in una sola giornata,in una clinica psichiatrica femminile piuttosto fuori dagli schemi,ove le ricoverate sono quasi tutte sventole che vestono pure sexy,in cui un dottore dall'aria ambigua,con le fattezze di Klaus Kinsky intrattiene rapporti non propriamente professionali con una delle assistite,e nella quale un misterioso assassino cala spesso lame di vario tipo e grandezza su alcune degenti.Girato in maniera approssimativa,con dialoghi spesso sull'orlo del ridicolo,quando non proprio comici,il thriller non sa esprimere alcun grado di suspence:la spiegazione delle gesta nefaste del killer è balzana,la polizia ordisce una trappola che per salvare una persona ne manda a morte una decina,e il finale,che da qualcuno è stato definito "una vera e propria svolta narrativa",è un'altra impennata tragicomica che rende questo giallaccio cosa di poco conto.Kinski figura per procura,spara qualche battuta con aria torvamente disinteressata,le cose migliori sono le grazie spesso in mostra di Rosalba Neri e della splendida bellezza nera Jane Garret.Ma per i brividi,meglio cercare altrove....

sabato 4 agosto 2012


L'ULTIMO TRENO DELLA NOTTE ( I,1975)
DI ALDO LADO
Con ENRICO MARIA SALERNO,MACHA MERIL,FLAVIO BUCCI,IRENE MIRACLE.
DRAMMATICO
Divenuti nei decenni seguenti all'uscita titoli di culto,molti titoli passati nelle sale frettolosamente o trattati con noncuranza,quando non con sdegno,dalla critica ufficiale,oggi sono considerati molto di più dai cinefili:western,poliziotteschi,horror,ma anche drammi violenti come questo "L'ultimo treno della notte" sono oggi pellicole su cui si dibatte,e si tende a trovare lettura del tempo in cui erano state realizzate,valutarne positivamente gli aspetti tecnici e subire il fascino incontrastato di un "dirty pleasure" ottenendo consensi presso coloro che non lo avevano mai ammesso,ma non disdegnavano è cosa ormai facile. Una storia empia,che si ricollega sia a "La fontana della vergine" che "L'ultima casa a sinistra",vede due povere ragazze finire nelle mani di due balordi che,su suggerimento di una bella signora che si rivelerà sadica e morbosa,le sequestrano e violentano dentro lo scompartimento di un treno,uccidendone una e causando il suicidio dell'altra.Quando parrebbe che il trio di anime lerce l'abbia fatta franca,ci si mette la sorte a far loro incontrare il padre di una delle loro vittime.Lado mette su un gioco al massacro particolarmente crudele,in cui la malvagità vera e propria della signora-bene Macha Meril si mescola alla violenza indomabile del duo di perdigiorno e alla laidissima compartecipazione del "signore per bene" Franco Fabrizi (in un ruolo che finalmente porta alla luce la sinistra componente del suo porsi),spandendo sesso imposto,violenza feroce,e vigliaccheria di vario livello e tipo.A livello di tensione,il film funziona,non accenna a nessun ribaltamento della storia in positivo,sottolineando le brutture di ognuno,tranne delle due disgraziate che vanno incontro ad una fine orrenda.Semmai,a sceneggiatori e regista,preme specificare che la "buona borghesia" è un covo di violenza,sia che mellifluamente approfitti di momenti lontani dall'occhio altrui per perpetrare depravazioni varie,sia che per scavalcare la legge e agire oltre lo Stato,fa presto a riscoprire l'istinto omicida.e ricorrere ad una brutalità che sente legittimata dalle proprie motivazioni.Il film mette anche troppa carne al fuoco,se volesse parlare per metafore,va abbondantemente sul grandguignolesco,e meritano una menzione gli interpreti,più che dignitosi (quattro dei quali,utilizzati nei ruoli maggiori,hanno lavorato con Argento):la vendetta fiera e terribile si svolge negli ultimi dieci minuti,quando il chirurgo interpretato da Salerno ha la consapevolezza di chi siano quelle tre strane persone che ha ospitato. Crudele,un pò troppo compiaciuto,ma girato con abilità.

 

venerdì 3 agosto 2012


TARGET-Scuola omicidi
(Target,USA 1985)
DI ARTHUR PENN
Con GENE HACKMAN,MATT DILLON, Gayle Hunnicutt,Victoria Fiodorova.
THRILLER

Dopo qualche anno di inattività,Arthur Penn,che aveva svolto brillanti lavori nelle decadi precedenti,tornò a dirigere un film con questa spy-story che dovrebbe includere anche uno scontro generazional-familiare tra un padre ed un figlio che non se la sono mai detta un granchè:Gene Hackman,veterano dello schermo,già a suo agio per due volte col regista di "Piccolo grande uomo",si confronta con il divo allora rampante ma già in fase di discesa Matt Dillon,però tra i due attori il feeling non sembra svilupparsi moltissimo.D'altra parte lo script non è superlativo,da parte della regia si nota mestiere e piglio sicuro,ma relativa ispirazione,con una soluzione finale che smorza la suspence e spinge ad una ricomposizione familiare assolutoria che convince fino ad un certo punto,anche perchè gli attriti tra i due personaggi principali si risolvono frettolosamente,e il gioco di trappole tra vecchi spioni è fin troppo arzigogolato per essere credibile davvero.Tutto sommato film non spiacevole,ma considerati i nomi presenti,è lecito un minimo senso di delusione.

giovedì 2 agosto 2012


...CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA'
(I,1972)
DI E.B.CLUCHER
Con TERENCE HILL,BUD SPENCER, Yanti Somer,Enzo Tarascio.
WESTERN/COMMEDIA

L'incredibile successo arriso a "Lo chiamavano Trinità..." impose la coppia Bud Spencer/Terence Hill come nuovi re del botteghino,tra l'altro vendendo benissimo anche in territorio estero,rendendo all'istante il film di E.B.Clucher un neoclassico del cinema popolare:ne fu quindi,in fretta e furia,imbastito un seguito,forse fin troppo repentino,in cui si proponevano nuove avventure dei fratelli Trinità e Bambino,bandidos dal cuor d'oro,in versione più morbida del primo titolo (qui i due sono ancor più bonaccioni,e non uccidono nessuno),che alla fine divengono eroi,anche se le loro intenzioni non sono esattamente quelle. L'umorismo è abbastanza rozzo,benchè spesso efficace,le trovate di sceneggiatura scarse,ed il finale,con la comunità religiosa ad ospitare la megascazzottata dei due eroi contro i cattivi potenti di turno,che qua diviene una sorta di match di rugby,assomiglia un pò troppo a quello del precedente,per divertire appieno. Spencer e Hill,già insieme in altri western meno "ruffiani" si danno battuta,occhiatacce e spintoni con confidenza e affiatamento,e risultano un plusvalore dell'operazione.Puntualmente premiato al box-office,da anni un sempreverde della programmazione televisiva,compone la seconda metà di un dittico tra i più redditizi del cinema italiano di sempre.


BIANCANEVE E IL CACCIATORE ( Snow White and the Huntsman,USA 2012)
DI RUPERT SANDERS
Con KRISTEN STEWART,CHRIS HEMSWORTH,CHARLIZE THERON,Bob Hoskins.
FANTASTICO/AVVENTURA

Secondo appuntamento con la principessa dai capelli d'ebano e dalle guance come il sangue rosse in una sola stagione:si sa,la Biancaneve canonica è e resterà quella del cartoon disneyano,indistruttibile mito dello schermo,che dal 1937 occupa sogni ed incubi di chi vi si è approcciato in tenera età.Però il doppio tentativo hollywoodiano di riportare al cinema la fiaba dei fratelli Grimm,assai crudele su pagina,poi edulcorata per le platee è da apprezzare almeno per la volontà di svecchiare la leggenda:se Tarsem Singh ha dato brio e ironia ad un confronto tra primedonne in cui età e vitalità hanno il loro peso,questo film diretto dall'esordiente Rupert Sanders vede tre nomi di una certa attrattiva circa le giovani platee quali l'eroina di "Twilight",Kristen Stewart ,il muscoloso eroe di "Thor",Chris Hemsworth,e la sempre splendida Charlize Theron come regina malvagia e strega vampirizzatrice. La chiave di lettura,stavolta,passa dal fantasy e giunge a fare di Biancaneve una combattiva ragazza avanti sui tempi,disposta anche ad indossare la corazza e impugnare la spada per battere la nemesi che l'ha condannata a morte perchè insidia il suo Potere.Più interessante nella prima parte,che illustra i sostanziali cambiamenti alla storia che sappiamo molto bene,che nella conclusione,in cui c'è troppo già visto, e si cita fin troppo "Il signore degli anelli" per poter risultare uno spettacolo che colpisce a fondo:valido il "dietro le quinte" della cattiveria della regina Ravenna,di cui vengono rapidamente esplorate le origini per raccontare il percorso giunto a simile spietatezza,dando qualche tratto umano al volto,bellissimo,del Male impersonato dalla Theron,e pure il non scontato finale con complicazioni di cuore per la protagonista,visto che il posto del Principe Azzurro viene insidiato dal macho cacciatore.Quello che manca è soprattutto un contributo di salvifica ironia,che non mancava certo nella trilogia di Jackson,nè nel classicissimo Disney,e alla lunga danneggia il risultato finale di un'opera sospesa tra il fantastico e l'avventuroso,con qualche scena di suggestione visiva non indifferente,vedi le trasformazioni e quelle tra i boschi,ma che soffre,stranamente,la presenza dei nani,presentandone addirittura uno in più,inizialmente,ma goffamente giustificandone l'utilità in seguito.