martedì 7 agosto 2012


DIABOLIK (I,1968)
DI MARIO BAVA
Con JOHN PHILLIP LAW,Marisa Mell,Michel Piccoli,Adolfo Celi.
AZIONE

Uno dei fumetti più longevi e di maggior impatto sul mercato tra i nostrani,nato da un'idea delle sorelle Giussani,"Diabolik" trovò l'unica traduzione sul grande schermo per iniziativa di Dino De Laurentiis,che scelse dapprima Tonino Cervi,ma lo fece fuori dopo una settimana ed ingaggiò Mario Bava,che si ritrovò il film a più alto budget della sua carriera,con 200 milioni di lire,ma che seppe far risultare il lungometraggio molto più costoso di quanto non sia stato.Sfrenatamente pop nei colori,nelle scenografie e nei costumi,il film,che non ottenne il successo economico sperato,e sul set ci furono molti diverbi sia tra il produttore ed il regista,e tra quest'ultimo e l'attore scelto per impersonare l'antieroe dei comics,John Phillip Law,prestante ma tendente all'inespressività cronica:"Diabolik"-film conta su un cast ricco di bei nomi,da Piccoli nei panni dell'acerrimo nemico del protagonista Ginko,alla splendida Marisa Mell nelle poche vesti di Eva Kant,completando con Adolfo Celi,Claudio Gora,Terry Thomas.Sganciato dalla logica nella costruzione della storia,che si limita a mettere in scena Diabolik che attua piani estrosi per compiere colpi azzardati e la legge che lo combatte con mezzi leciti e non,il film procede un pò folle e dichiaratamente nonsense,con dialoghi improbabili e caratterizzazioni su di giri,per rimandare al mondo dei fumetti. Riconosciuto come uno dei film più pop dell'epoca che si tuffava nel beat,"Diabolik" è divertente,artigianale a livello di effetti speciali (c'è un trenino che esplode e piomba in acqua che deve essere della Lima...),ha due protagonisti belli e senz'anima attoriale,e per certi versi può ambire allo status di cult-movie proprio per la sostanza quasi eterea che lo compone.Veloce nel montaggio,musicato con grintosa spensieratezza,presenta una volta di più l'abile,umile mano di Bava,bravo con poco a girare prototipi di kolossal.

lunedì 6 agosto 2012


TAVOLE SEPARATE (Separate tables,USA 1959)
DI DELBERT MANN
Con DAVID NIVEN,RITA HAYWORTH,DEBORAH KERR,BURT LANCASTER.
DRAMMATICO

Evidentemente preso da una pièce teatrale,di Terence Rattigan,per la quasi totale ambientazione nella pensione in cui sono raccolte varie esistenze malinconicamente solitarie,"Tavole separate" guadagnò due Oscar,e svariate nominations:si aggiudicarono le statuette David Niven,nel ruolo di un ospite che millanta un passato di guerra,ma solo per mascherare la sua patologica timidezza,e Wendy Hiller,nel complesso ruolo della proprietaria della pensione,che vive turbe d'amore ma con discrezione e dignità inappuntabili. Compongono il resto del cast un'addolorata Rita Hayworth,un virilmente ferito e alcoolico Burt Lancaster,una complessatissima Deborah Kerr vessata da una madre ottusa,possessiva e sottilmente maligna.Il film è un dramma con qualche sfumatura brillante,portata dal personaggio perennemente atteggiato a spensierato e cordiale di Niven,su due storie d'amore difficili, tra una coppia che rischia di non formarsi per la troppa paura di vivere,e un'altra che ha vissuto fin troppe cose dolorose insieme:il tema di fondo è la potenziale inadeguatezza delle persone alla felicità,o al saper riconoscere la caratura dei sentimenti,e la regia di Delbert Mann forse non possiederà ali per soffiare respiro cinematografico alla pellicola,ma ha un garbo raro da trovare mentre indaga su motivazioni e mondo emotivo dei personaggi,e rinuncia a scene madri per giungere ad un finale in cui,forse,ma si resta in una sostanziale incertezza,sono state compiute scelte importanti.Splendidi,gli interpreti:se Niven presta aplomb ed impacciata ironia al proprio personaggio,la Hayworth mostra la fragilità che si annida nel fascino e nella oggettiva bellezza che possiede,la Kerr sa passare dal calor bianco che contraddistingueva la sua moglie del capitano in "Da qui all'eternità" alla tensione soffocata della sua schiava di una madre di odiosa ottusità,e Lancaster alterna con bravura momenti in cui è al perso,ad altri di lucidissimo coraggio.Ed il finale in cui una ribellione ad un moralismo prepotente ed infame si manifesta con una rinnovata apertura al prossimo è un piccolo grande atto di speranza nel futuro.

domenica 5 agosto 2012

LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO( I,1971)
DI FERNANDO DI LEO
Con KLAUS KINSKI, Rosalba Neri,Margaret Lee,Jane Garret.
THRILLER

Titolo divenuto negli anni materiale di culto,nonostante sia uno dei film meno celebrati di quelli del "riscoperto" Fernando Di Leo,"La bestia uccide a sangue freddo" si svolge in una sola giornata,in una clinica psichiatrica femminile piuttosto fuori dagli schemi,ove le ricoverate sono quasi tutte sventole che vestono pure sexy,in cui un dottore dall'aria ambigua,con le fattezze di Klaus Kinsky intrattiene rapporti non propriamente professionali con una delle assistite,e nella quale un misterioso assassino cala spesso lame di vario tipo e grandezza su alcune degenti.Girato in maniera approssimativa,con dialoghi spesso sull'orlo del ridicolo,quando non proprio comici,il thriller non sa esprimere alcun grado di suspence:la spiegazione delle gesta nefaste del killer è balzana,la polizia ordisce una trappola che per salvare una persona ne manda a morte una decina,e il finale,che da qualcuno è stato definito "una vera e propria svolta narrativa",è un'altra impennata tragicomica che rende questo giallaccio cosa di poco conto.Kinski figura per procura,spara qualche battuta con aria torvamente disinteressata,le cose migliori sono le grazie spesso in mostra di Rosalba Neri e della splendida bellezza nera Jane Garret.Ma per i brividi,meglio cercare altrove....

sabato 4 agosto 2012


L'ULTIMO TRENO DELLA NOTTE ( I,1975)
DI ALDO LADO
Con ENRICO MARIA SALERNO,MACHA MERIL,FLAVIO BUCCI,IRENE MIRACLE.
DRAMMATICO
Divenuti nei decenni seguenti all'uscita titoli di culto,molti titoli passati nelle sale frettolosamente o trattati con noncuranza,quando non con sdegno,dalla critica ufficiale,oggi sono considerati molto di più dai cinefili:western,poliziotteschi,horror,ma anche drammi violenti come questo "L'ultimo treno della notte" sono oggi pellicole su cui si dibatte,e si tende a trovare lettura del tempo in cui erano state realizzate,valutarne positivamente gli aspetti tecnici e subire il fascino incontrastato di un "dirty pleasure" ottenendo consensi presso coloro che non lo avevano mai ammesso,ma non disdegnavano è cosa ormai facile. Una storia empia,che si ricollega sia a "La fontana della vergine" che "L'ultima casa a sinistra",vede due povere ragazze finire nelle mani di due balordi che,su suggerimento di una bella signora che si rivelerà sadica e morbosa,le sequestrano e violentano dentro lo scompartimento di un treno,uccidendone una e causando il suicidio dell'altra.Quando parrebbe che il trio di anime lerce l'abbia fatta franca,ci si mette la sorte a far loro incontrare il padre di una delle loro vittime.Lado mette su un gioco al massacro particolarmente crudele,in cui la malvagità vera e propria della signora-bene Macha Meril si mescola alla violenza indomabile del duo di perdigiorno e alla laidissima compartecipazione del "signore per bene" Franco Fabrizi (in un ruolo che finalmente porta alla luce la sinistra componente del suo porsi),spandendo sesso imposto,violenza feroce,e vigliaccheria di vario livello e tipo.A livello di tensione,il film funziona,non accenna a nessun ribaltamento della storia in positivo,sottolineando le brutture di ognuno,tranne delle due disgraziate che vanno incontro ad una fine orrenda.Semmai,a sceneggiatori e regista,preme specificare che la "buona borghesia" è un covo di violenza,sia che mellifluamente approfitti di momenti lontani dall'occhio altrui per perpetrare depravazioni varie,sia che per scavalcare la legge e agire oltre lo Stato,fa presto a riscoprire l'istinto omicida.e ricorrere ad una brutalità che sente legittimata dalle proprie motivazioni.Il film mette anche troppa carne al fuoco,se volesse parlare per metafore,va abbondantemente sul grandguignolesco,e meritano una menzione gli interpreti,più che dignitosi (quattro dei quali,utilizzati nei ruoli maggiori,hanno lavorato con Argento):la vendetta fiera e terribile si svolge negli ultimi dieci minuti,quando il chirurgo interpretato da Salerno ha la consapevolezza di chi siano quelle tre strane persone che ha ospitato. Crudele,un pò troppo compiaciuto,ma girato con abilità.

 

venerdì 3 agosto 2012


TARGET-Scuola omicidi
(Target,USA 1985)
DI ARTHUR PENN
Con GENE HACKMAN,MATT DILLON, Gayle Hunnicutt,Victoria Fiodorova.
THRILLER

Dopo qualche anno di inattività,Arthur Penn,che aveva svolto brillanti lavori nelle decadi precedenti,tornò a dirigere un film con questa spy-story che dovrebbe includere anche uno scontro generazional-familiare tra un padre ed un figlio che non se la sono mai detta un granchè:Gene Hackman,veterano dello schermo,già a suo agio per due volte col regista di "Piccolo grande uomo",si confronta con il divo allora rampante ma già in fase di discesa Matt Dillon,però tra i due attori il feeling non sembra svilupparsi moltissimo.D'altra parte lo script non è superlativo,da parte della regia si nota mestiere e piglio sicuro,ma relativa ispirazione,con una soluzione finale che smorza la suspence e spinge ad una ricomposizione familiare assolutoria che convince fino ad un certo punto,anche perchè gli attriti tra i due personaggi principali si risolvono frettolosamente,e il gioco di trappole tra vecchi spioni è fin troppo arzigogolato per essere credibile davvero.Tutto sommato film non spiacevole,ma considerati i nomi presenti,è lecito un minimo senso di delusione.

giovedì 2 agosto 2012


...CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA'
(I,1972)
DI E.B.CLUCHER
Con TERENCE HILL,BUD SPENCER, Yanti Somer,Enzo Tarascio.
WESTERN/COMMEDIA

L'incredibile successo arriso a "Lo chiamavano Trinità..." impose la coppia Bud Spencer/Terence Hill come nuovi re del botteghino,tra l'altro vendendo benissimo anche in territorio estero,rendendo all'istante il film di E.B.Clucher un neoclassico del cinema popolare:ne fu quindi,in fretta e furia,imbastito un seguito,forse fin troppo repentino,in cui si proponevano nuove avventure dei fratelli Trinità e Bambino,bandidos dal cuor d'oro,in versione più morbida del primo titolo (qui i due sono ancor più bonaccioni,e non uccidono nessuno),che alla fine divengono eroi,anche se le loro intenzioni non sono esattamente quelle. L'umorismo è abbastanza rozzo,benchè spesso efficace,le trovate di sceneggiatura scarse,ed il finale,con la comunità religiosa ad ospitare la megascazzottata dei due eroi contro i cattivi potenti di turno,che qua diviene una sorta di match di rugby,assomiglia un pò troppo a quello del precedente,per divertire appieno. Spencer e Hill,già insieme in altri western meno "ruffiani" si danno battuta,occhiatacce e spintoni con confidenza e affiatamento,e risultano un plusvalore dell'operazione.Puntualmente premiato al box-office,da anni un sempreverde della programmazione televisiva,compone la seconda metà di un dittico tra i più redditizi del cinema italiano di sempre.


BIANCANEVE E IL CACCIATORE ( Snow White and the Huntsman,USA 2012)
DI RUPERT SANDERS
Con KRISTEN STEWART,CHRIS HEMSWORTH,CHARLIZE THERON,Bob Hoskins.
FANTASTICO/AVVENTURA

Secondo appuntamento con la principessa dai capelli d'ebano e dalle guance come il sangue rosse in una sola stagione:si sa,la Biancaneve canonica è e resterà quella del cartoon disneyano,indistruttibile mito dello schermo,che dal 1937 occupa sogni ed incubi di chi vi si è approcciato in tenera età.Però il doppio tentativo hollywoodiano di riportare al cinema la fiaba dei fratelli Grimm,assai crudele su pagina,poi edulcorata per le platee è da apprezzare almeno per la volontà di svecchiare la leggenda:se Tarsem Singh ha dato brio e ironia ad un confronto tra primedonne in cui età e vitalità hanno il loro peso,questo film diretto dall'esordiente Rupert Sanders vede tre nomi di una certa attrattiva circa le giovani platee quali l'eroina di "Twilight",Kristen Stewart ,il muscoloso eroe di "Thor",Chris Hemsworth,e la sempre splendida Charlize Theron come regina malvagia e strega vampirizzatrice. La chiave di lettura,stavolta,passa dal fantasy e giunge a fare di Biancaneve una combattiva ragazza avanti sui tempi,disposta anche ad indossare la corazza e impugnare la spada per battere la nemesi che l'ha condannata a morte perchè insidia il suo Potere.Più interessante nella prima parte,che illustra i sostanziali cambiamenti alla storia che sappiamo molto bene,che nella conclusione,in cui c'è troppo già visto, e si cita fin troppo "Il signore degli anelli" per poter risultare uno spettacolo che colpisce a fondo:valido il "dietro le quinte" della cattiveria della regina Ravenna,di cui vengono rapidamente esplorate le origini per raccontare il percorso giunto a simile spietatezza,dando qualche tratto umano al volto,bellissimo,del Male impersonato dalla Theron,e pure il non scontato finale con complicazioni di cuore per la protagonista,visto che il posto del Principe Azzurro viene insidiato dal macho cacciatore.Quello che manca è soprattutto un contributo di salvifica ironia,che non mancava certo nella trilogia di Jackson,nè nel classicissimo Disney,e alla lunga danneggia il risultato finale di un'opera sospesa tra il fantastico e l'avventuroso,con qualche scena di suggestione visiva non indifferente,vedi le trasformazioni e quelle tra i boschi,ma che soffre,stranamente,la presenza dei nani,presentandone addirittura uno in più,inizialmente,ma goffamente giustificandone l'utilità in seguito.