Visualizzazione post con etichetta anni Ottanta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anni Ottanta. Mostra tutti i post

venerdì 23 maggio 2014


PAURA NELLA CITTA' DEI MORTI VIVENTI
(I,1980)
DI LUCIO FULCI
Con CATRIONA MACCOLL,CHRISTOPHER GEORGE,Carlo De Mejo,Janet Agren.
HORROR
All'epoca uscivano in sale praticamente deserte,in una programmazione estiva alle porte o agli sgoccioli di una stagione cinematografica,e nel tempo sono divenuti veri e propri oggetti di culto,gli horror estremi italiani:di Lucio Fulci,Aristide Massaccesi,e altri,però contano sia tra i cinefili "comuni" che tra i recensori delle generazioni dai cinquanta in giù molti fans,e giudizi entusiasti."Paura nella città dei morti viventi" doveva intitolarsi solo "Paura" (ed era meglio,perchè il titolo in sè è già abbastanza grottesco...) prevede che in una cittadina spettrale,sorta sulle ceneri di Salem,ove la stregoneria fu il motivo per cui ancora la si ricorda oggi (più che altro per le leggende,e per l'ignobile sorta di inquisizione neocoloniale che prese campo),un prete si impicchi e dia il via a fenomeni orripilanti,fino a far resuscitare cadaveri feroci,che si rivelano dei veri e propri "strizzacervelli",chi ha visto il film capirà cosa voglio dire.Celeberrimi i dilemmi sulle immagini finali di questa pellicola,con lo schermo che si lacera,dopo un provvisorio rasserenarsi della trama,un bambino che corre verso l'obiettivo della macchina da presa ed un grido di donna si alza,a chiudere il racconto,così come lo aveva iniziato;a parte che potrebbe essere anche un'idea registica,resta il fatto che è uno dei titoli più sopravvalutati di quella corrente orrorifica di cui sopra.Scene shock,pance squarciate,interiora che debordano,teste sfondate,un'invasione di zombie miseranda (saranno sette o otto in tutto,va bene il "low budget",però...),ambulanze che vanno via a sirene spiegate dopo aver raccolto morti fatti a pezzi.E vogliamo parlare dei dialoghi?Di pura circostanza,e il tormentone che quasi tutti i personaggi rivolgono a qualcun altro è "Si calmi ora...":certo,visto l'ambientino è una giusta precauzione.Fulci è stato un artigiano estroso,che nonostante la scarsità di mezzi ha realizzato anche cinema che ha colpito nel segno,ma qui siamo alle prese con una sceneggiatura messa insieme malamente intorno alle sequenze in cui si voleva scavalcare il limite del mostrabile,del ributtante a tutti i costi,siamo onesti.

giovedì 22 maggio 2014

BAGDAD CAFE' ( Out of Rosenheim,D 1987)
DI PERCY ADLON
Con MARIANNE SAGEBRECHT,Cch Pounder,Jack Palance.

COMMEDIA

Percy Adlon realizzò delle piccole commedie d'essai che piacquero non poco alla critica a cavallo tra gli anni Ottanta ed i Novanta,come "Rosalie va a fare la spesa",ma il suo titolo di maggior successo è stato senza dubbio "Bagdad cafè",ambientato in una sperduta località texana,in cui in mezzo al niente del deserto sorge una sgangherata caffetteria-tavola calda condotta da una nera delusa dalla vita,con figli a carico che gestisce a malapena,un bizzarro pittore che vive in una roulotte che rivelerà un animo gentile nonostante l'aspetto di cuoio (è Jack Palance....),dove arriva per uno dei bizzarri casi della vita la tedesca in carne Jasmine che dopo qualche contrasto iniziale,porterà vivacità,allegria ed un pò di magia nel "Bagdad cafè".Poi la legge anti-immigrazione la costringerà a salutare la compagnia,scaduto il visto di soggiorno,ma volendo si può ritornare nei posti amati e chissà... Favola autodenunciata già dai titoli,la commedia spesso mostra un boomerang che si staglia su tramonti di fuoco,quasi a dire che è impossibile fuggire veramente dalla felicità,o da ciò che ci rende più vivi:ben recitato e condotto ad un passo morbido ma costante,è un film brillante che trasuda serenità e si chiude su un ultimo dubbio,di fronte ad una proposta di matrimonio inaspettata. Sulle note di "Calling you",bella canzone divenuta hit di quegli anni,si celebra una ricerca di una casuale voglia di vivere meglio che viene volentieri condivisa dallo spettatore.

mercoledì 14 maggio 2014


POWER (Potere) (Power,USA 1986)
DI SIDNEY LUMET
Con RICHARD GERE,Julie Christie,Kate Capshaw,Gene Hackman.
DRAMMATICO
Molto prima che anche in Italia la politica si "americanizzasse" (ma diciamo anche in Europa,è più giusto),e si consultassero i "guru" dell'immagine,perchè preparassero al meglio i candidati alle presidenze sul come porsi,vestirsi,pettinarsi e muoversi per catturare più voti possibile,uscì questo lavoro di Sidney Lumet,che di fatto irrobustì il declino commerciale di Richard Gere,durato qualche anno,anche se,è naturale,l'essere diretto da un grande direttore di attori indica due cose.La prima è che per l'interprete significa una crescita e un tassello importante sul curriculum personale,e la seconda è che se un attore,in carriera,viene voluto da autori come Terrence Malick,Paul Schrader,Lumet stesso,Francis Ford Coppola,John Schlesinger e altri,non era semplicemente un belloccio amato dalle spettatrici.In "Power",Gere è uno spin doctor che puttaneggia fieramente in soccorso di candidati di varie provenienze e nazionalità,vendendosi cinicamente al miglior offerente in circolazione ogni volta,che però subisce una crisi di coscienza,e per una volta accetta di mettersi al servizio non del favorito,ma del più onesto tra due contendenti,prendendosi il rischio di una sconfitta.Il film è un pò troppo verboso,ma tutto sommato non dispiace,anche se c'è da dire che è migliore nello spunto e nel messaggio che passa,che nella sua realizzazione vera e propria,qua e là troppo freddo per appassionare lo spettatore:nel cast,Gere volenteroso e abile come spesso gli capitava nella prima fase della sua carriera a passare dalla carognaggine al sussulto di dignità,le belle Christie e Capshaw due forme di femminilità diverse tra loro,eppure entrambe affini al protagonista per opposti motivi,buona la parte da caratterista di Gene Hackman,antico mentore del personaggio principale e poi rivale.Non uno dei migliori Lumet di sempre,ma apprezzabile.

giovedì 8 maggio 2014


RISKY BUSINESS-Fuori i vecchi,i figli ballano!
(Risky Business,USA 1983)
DI PAUL BRICKMAN
Con TOM CRUISE,REBECCA DE MORNAY,Joe Pantoliano,Bronson Pinchot.
COMMEDIA
Negli USA fu un buon successo,da noi fu visto più che altro dagli adolescenti che lo recuperarono dopo il boom di "Top Gun",perchè era di fatto il primo risultato consistente della carriera di Tom Cruise,ventenne all'epoca dell'uscita di questa pellicola.Prima ancora di Macaulay Culkin e il suo Kevin in "Mamma,ho perso l'aereo",il teenager Joel ha il villino familiare a disposizione,con i genitori in vacanza per qualche giorno,e,dopo aver sfogato la naturale "botta" ormonale con una prostituta giovane e bellissima (Rebecca De Mornay al suo esordio,praticamente una Barbie in carne e ossa),si mette in vari guai,facendo cadere la Porsche di papà in un laghetto,indebitandosi per diverse migliaia di dollari,e allora attua un'idea imprenditoriale classica ma sempre in voga,in società con la ragazza,ospita le colleghe di lei e i compagni del facoltoso liceo che frequenta,per rimettersi in carreggiata con i soldi,ma nel frattempo si è inimicato il protettore della fanciulla....Diretto da Paul Brickman,che diresse un'altra commediola qualche anno dopo,di poco conto,"Risky Business" è un film di un genere ibrido:per essere un film drammatico è bellamente superficiale,per essere una commedia offre quasi nulle occasioni di divertimento o di umorismo.Cruise esibisce già il sorriso tridimensionale che ha contribuito a farlo adorare alle ragazze,e tuttavia mostra una bella dose di personalità,in un'operina scriteriatamente immorale,in cui la rincorsa del guadagno a tutti i costi diventa il leit-motiv di ogni personaggio in scena.Del resto,con una madre sottilmente odiosa e altezzosa,ed un padre rigido e ottuso come quelli di Joel,che poteva venir fuori?Cinema più "giovanilista" che "giovane" borghesissimo e più che mai inserito nel contesto "ottantoso" dell'America reaganiana,oggi appare piuttosto datato,seppure tutto sommato non sia scritto malissimo.

lunedì 17 marzo 2014


MURDEROCK-Uccide a passo di danza (I,1984)
DI LUCIO FULCI
Con OLGA KARLATOS,Ray Lovelock,Claudio Cassinelli,Cosimo Cinieri.
THRILLER
In una scuola di ballo in cui si predica l'aggressività e la coltivazione di una sfrenata ambizione come modo di conquistare il famoso "passo in più",vengono uccise delle allieve,prima stordendole con del cloroformio,successivamente bucando loro il cuore e provocando un'emorragia letale con un lungo spillone acuminato.Indaga un commissario chiamato Borges,che non sembra avere eccessiva fretta di risolvere la faccenda,ed enuncia i propri ragionamenti un pò sarcastici spesso sgranocchiando noccioline,e sono diverse le persone sospettate di essere il killer.In più,la proprietaria della scuola,ex-ballerina dalla carriera interrotta presto,ha un sogno ricorrente in cui un uomo la segue per ucciderla,e a un certo punto incontra colui che sogna,e intraprende anche una relazione con lui.... Dopo gli orrori macroscopici dei film dei primi anni Ottanta,come "L'aldilà","Paura nella città dei morti viventi",e "Lo squartatore di New York" (per tacere di "Zombi 2",uscito appena prima) Lucio Fulci compì un'operazione che sconcertò molti suoi fans:girò un thriller parente di quelli di Dario Argento,sfruttando l'onda lunga delle ballerine procaci con gli scaldamuscoli e un body addosso,appena divenute alla moda con il successone di "Flashdance",però molto meno violento dei titoli sopra citati.Magari disposto a mostrare i bei corpi delle ragazze in scena,ma decisamente più soft sul lato orrorifico:protagonista la bellissima Olga Karlatos,che Fulci aveva già diretto,musiche affidate a Keith Emerson (non al suo meglio,diciamolo),ma gli incassi delusero e il regista tornò a realizzare pellicole più impressionanti.Se si chiude un occhio sulla relativa pochezza dei dialoghi,il film qua e là offre qualche goccia di suspence vagamente interessante,si lascia vedere senza allarmare nè tenere sulle spine lo spettatore sull'identità dell'assassino,fino a un certo punto della storia non facile da individuare.Però la derivazione argentiana è fin troppo esplicita,in molti recitano per modo di dire,e quanto a brividi,non se ne provano proprio.Però c'è da dire una cosa:chissà se Joe Eszterhas,nel buttare giù il copione di "Basic instinct" non abbia tenuto a mente un paio di cose viste qua,vedi l'arma dei delitti e una scena con un cassetto aperto....

lunedì 3 marzo 2014

MARIA'S LOVERS ( Maria's lovers, USA 1984)
DI ANDREJ KONCHALOVSKIJ
Con NASTASSJA KINSKI, John Savage, Robert Mitchum, Keith Carradine.
DRAMMATICOTransfuga dal cinema russo degli anni Sessanta, di cui fu uno dei nomi più noti e apprezzati, Andrei Konchalovskij, fratello di Nikita Mikhalkov, approdò a Hollywood, e in un pugno di anni realizzò tre lungometraggi, progressivamente sempre più lontani dal tipo di film con cui si era reso famoso, fino addirittura a mettere la firma sull' "insolito" "Tango & Cash" che vedeva l'abbinamento Stallone-Russell. Qui siamo dalle parti del melò duro e puro, ambientato negli anni della II Guerra Mondiale, su una giovane coppia che si ama, ma che non riesce a consumare il matrimonio, soprattutto per via delle turbe che l'uomo si porta dietro dopo gli orrori visti al fronte: il nodo di "Maria's lovers", è capire se la sposina sia di facili costumi o non possa far sfuggire la propria sensualità naturale alle intrusioni di altri , padre del marito compreso ( un Mitchum di consumata abilità attoriale) perchè così vanno le cose. Non riuscitissimo, anche se è apprezzabile la capacità di non far scadere una trama così in un facile moralismo o in un altrettanto semplice sfogo di smania pruriginosa ( Tinto Brass ne avrebbe fatto un film dei suoi con i fiocchi), questo lungometraggio è di quelli che lasciano insoddisfatti, perchè si nota la mano di un regista bravo, la più che dignitosa resa degli interpreti, ma non si coinvolge mai emotivamente lo spettatore, e per una storia che parla di sensi e sentimenti non è esattamente quello che ci vuole.
L'AEREO PIU' PAZZO DEL MONDO ( Airplane!, USA 1980)
DI DAVID e JERRY ZUCKER,JIM ABRAHAMS
Con ROBERT HAYS, JULIE HAGERTY, Lloyd Bridges, Peter Graves.
COMICO
Nelle grandi parodie del cinema che prende in giro se stesso e i suoi titoli più famosi, un posto d'onore spetta senz'altro a "L'aereo piu'pazzo del mondo", sequela ininterrotta di gags divertentissime, ideata dal trio Abrahams, Zucker & Zucker, che sfotte allegramente la serie miliardaria "Airport".Gran successo dappertutto, il film mette in ridicolo le prodezze eroistiche viste nella saga cominciata nel '70 con il kolossal interpretato da Dean Martin e Burt Lancaster: da mito le scene del panico sull'aereoplano, l'umorismo surreal-demenziale di cui è composta la sceneggiatura.A tutt'oggi, uno dei migliori del genere.
THE BLUES BROTHERS( The Blues Brothers, USA 1980)
DI JOHN LANDIS
Con JOHN BELUSHI, DAN AYKROYD, Scatman Crothers, Carrie Fisher.
COMMEDIA

Jake ed Elwood Blues procedono a rotta di collo portando un caos anarchico a suon di rythm and blue's sulle strade di un'America variopinta e un po'conformista,sfasciando il possibile e facendosi beffe di chi si prende troppo sul serio:eppure anche loro non concedono un mezzo sorriso,la loro mise li accomuna a uomini dell'FBI,e li inseguono neonazisti dell'illinois,una sposa infuriata,squadre speciali del governo,polizia,cowboys musicisti e chi piu'ne ha piu'ne metta.La loro missione li chiama,e devono organizzare un concerto storico per mettere insieme i soldi utili a salvare l'orfanatrofio dove sono stati cresciuti.John Landis e 'al suo capolavoro:due ore di divertimento e gags memorabili,una colonna sonora straordinaria,tra i piu'begli assemblamenti di canzoni di tutti i tempi,Belushi e Aykroyd divenuti poi due icone dell'immaginario collettivo, un'irrisione onesta e anarcoide dell'anima piu'retrograda della societa',uno sberleffo continuo all'ordine costituito.Tante le scene da ricordare,una per tutte:il concerto dietro la rete da pollaio col tema di "Rawhide" e le bottiglie che si schiantano davanti ai fratelli Blues,con un pubblico sempre piu'coinvolto.Un film,un mito inossidabile.
TALK RADIO ( Talk Radio, USA 1988)
DI OLIVER STONE
Con ERIC BOGOSIAN, Leslie Hope, Ellen Greene, Alec Baldwin.
DRAMMATICO

Tratto dal dramma teatrale omonimo, dello stesso Eric Bogosian,"Talk radio" lascia che questa sua caratteristica si noti eccome, dando al tempo i presupposti per una splendida prova registica di Stone:girato in economia, interpretato in modo eccezionale in primo luogo da Bogosian, è l'esempio di un cinema critico verso una societa'senza ideali, e l'inedita violenza verbale cui sottopone lo spettatore è una vivida espressione dell'amarezza di fondo di tutto il cinema dell'autore di "Platoon".Il protagonista Barry Champlain dà addosso a tutti,neonazisti, patrioti ossessivi, depressi comuni, razzisti, in un crescendo di angosciosa tensione psicologica, fino a quando non esplode in un risentito sfogo per la nausea verso l'ottusità e l'assurdità dei suoi ascoltatori.E Oliver Stone il suo protagonista lo inquadra da tutte le prospettive, ne registra sconforti ed esaltazioni, furori e disperazione, avvalendosi anche dell'ambientazione, per buona parte claustrofobicamente concentrata nello studio radiofonico.Una testimonianza ferma, un film purtroppo non molto noto, e realizzato con molta passione.

lunedì 20 gennaio 2014


SCUOLA DI LADRI (I,1986)
DI NERI PARENTI
Con MASSIMO BOLDI,PAOLO VILLAGGIO,LINO BANFI,Enrico Maria Salerno.
COMICO
Sull'onda del boom della serie "Scuola di polizia",negli anni Ottanta fioccarono imitazioni varie,con il pretesto di una sorta di "corso" per nuovi adepti di varie specialità,furono diversi i film comici prodotti,imperniati su soggetti similari:in Italia venne realizzato "Scuola di ladri",che nella stagione '86/87 ottenne ottimi incassi,piazzandosi sedicesimo nella classifica finale dei maggiori introiti.Tre fessacchiotti,interpretati da Massimo Boldi (all'epoca appena smessi i panni del caratterista sullo sfondo),Lino Banfi (in fase di "ripulitura" dalle commediole tutte cosce e reggiseni in cui era emerso),e Paolo Villaggio (ancora sugli scudi,tra un Fantozzi,un Fracchia,un turno nei pompieri e dietro a sogni mostruosamente proibiti),vengono radunati da un sedicente zio,interpretato da Enrico Maria Salerno,che li  vuole ladri come egli stesso si proclama,e li istruisce con l'aiuto di un assistente su metodi fantasiosi per fare dei "colpi".Non che uno,quando si mette a vedere pellicole di questo genere,abbia l'ambizione di godersi un'ora e mezza di cinema di livello,per carità,ma almeno qualche motivo per sorridere,anche in maniera canagliesca,qua e là,giustificherebbe il tempo usato per la visione.E invece,i tre danno il loro più abusato peggio,con Boldi che farfuglia "Mavàvàvàvà" e fa le linguacce,Banfi che offre una versione stintissima della sua gamma comica,e Villaggio che stancamente va avanti a suon di "Aaahiaaaa" e gags viste e riviste,come quella del boomerang che lo insegue.L'unico a fornire una prova d'attore vagamente indicabile tale è Salerno,che in vena di marchetta fa perlomeno un'apparizione decorosa,ma nulla più.Ebbe anche un sequel,fortunatamente di alcun successo,l'anno successivo,ma è uno dei punti più bassi di un filone già non propriamente splendente per qualità e forza comica.

domenica 12 gennaio 2014


TRE UOMINI DA ABBATTERE (Trois hommes à abattre,F 1980)
DI JACQUES DERAY
Con ALAIN DELON,Dalila Di Lazzaro,Michel Auclair,Pascale Roberts.
THRILLER
Giocatore di poker semiprofessionista,Michel arriva con l'auto sul luogo di un gravissimo incidente stradale,e accompagna la vittima,in serie condizioni,ma cosciente,al più vicino ospedale,ma questi muore dopo esser stato ricoverato:il protagonista non si è potuto rendere conto che il disastro era doloso,e che l'uomo soccorso è stato ucciso,in una serie di delitti che hanno come sfondo i giochi corrotti dietro un grosso affare tra Stato e industria delle armi.Jacques Deray,che ha lavorato spesso con Alain Delon,girò un thriller in cui la variante imprevista,appunto il personaggio principale,interviene e scombina i meccanismi di una macchinazione ordita dalle alte sfere e eseguita da professionisti del crimine:il ritmo non è mozzafiato,però il giallo regge,anche se la conclusione è un pò semplicistica.Accompagnato da una Dalila Di Lazzaro in splendida forma fisica,Delon si mette al servizio di regia e racconto,ed evita protagonismi assoluti,come invece gli capiterà in altri titoli successivi.Una scena,probabilmente,è stata vista e apprezzata da Dario Argento,che riproporrà un omicidio dall'analoga modalità,quello dello sparo attraverso lo spioncino di una porta.Da un romanzo poco conosciuto,un pòlar di dignitoso livello,che forse non appassiona,ma si fa seguire piacevolmente.

lunedì 9 dicembre 2013


52 GIOCA O MUORI (52 Pick-up,USA 1986)
DI JOHN FRANKENHEIMER
Con ROY SCHEIDER,ANN-MARGRET,John Glover,Clarence Clemons III.
THRILLER
Da un romanzo di Elmore Leonard,un adattamento cinematografico con firma un tempo illustre,come John Frankenheimer,che,perlomeno negli anni Sessanta,si distinse con opere "di genere" che però tastavano il polso con ferma intelligenza alle nevrosi e alle fobie americane di quell'era.Qua un imprenditore agiato,con amante giovane e moglie in corsa per essere eletta nello staff del procuratore distrettuale,subisce un pesante ricatto da tre malviventi:per dimostrare che non scherzano,i delinquenti forzano il protagonista ad assistere a un vero "snuff-movie",nel quale uccidono la ragazza con la quale ama passare il suo tempo libero,e annunciano all'uomo che se non sottostà alle loro richieste,provvederanno ad assassinare la moglie e,forse,anche lui.L'uomo è sotto pressione,ma riesce a ragionare e capire che il trio non è coeso come appare,e che può mettere i suoi aguzzini uno contro l'altro,fino alla resa dei conti conclusiva:ovviamente,non senza aver lasciato a terra qualche cadavere.La pellicola è un giallo abbastanza ben congegnato,lontano dalle bravate ammazzatutti di Chuck Norris & C.,piuttosto in voga all'epoca,con due interpreti di lungo corso come Roy Scheider e Ann-Margret,e un trio di antagonisti tra i quali spicca il musicista legato a Bruce Springsteen,Clarence Clemmons III:certo,un quarto d'ora meno di minutaggio avrebbe giovato al film,qualche tempo morto in meno ci sarebbe stato.Ma la suspence c'è,e il finale,sarcastico e incline al beffardo,funziona.Come al solito,nei film prodotti dalla Cannon,di scarso conto e datatissime le musiche.

domenica 10 novembre 2013


A ME MI PIACE (I,1985)
DI ENRICO MONTESANO
Con ENRICO MONTESANO,Rochelle Redfield,Don Doby,Lara Wendel.
COMMEDIA
C'erano arrivati quasi tutti a esordire dietro la macchina da presa,da Pozzetto a Nuti,da Benigni a Verdone,da Celentano a Troisi,e, a parte qualcuno,Enrico Montesano a un certo punto ha voluto fare il grande passo,senza accontentarsi più di essere soltanto sullo schermo,ma dirigendo l'operazione,pure.Si è confezionato una commediola senza andare mai sopra le righe,con un minimo ricorso all'abituale lessico della commedia all'italiana dell'epoca,le parolacce,talvolta immancabili,e si è ritagliato un ruolo di timido,impaurito dai sentimenti e un pò imbranato sul lavoro,che si ritrova in casa un amico americano piuttosto sguaiato,in crisi perchè la moglie lo ha lasciato un altro,e la vita gli si ingarbuglia,specie quando deve andare a parlare con la signora per dare una mano all'amico (e levarselo di torno,prima che gli devasti l'esistenza),ma capita che lui e lei si piacciano eccome,e allora sì che son guai.Allestimento televisivo,formalmente corretta ma senza un qualsiasi colpo d'ala,una sceneggiatura non volgare,ma neanche divertente,a dir la verità,e una trama esilina esilina:il film d'esordio da director di Montesano,che poi non ha più ripetuto l'esperienza,è una cosina all'acqua di rose,nella quale lo stesso attore e qui regista sembra quasi innaturale per l'eccessiva pulizia di come spara le battute e si pone nel racconto,con americani abbastanza da clichè,che parlano un italiano accentuato yankee eccome,personaggi che rimangono macchiette come il boss del protagonista,e la dirigente disinvolta che gli urla sempre dietro."A me mi piace" è cosa di poco conto,garbata,tutto sommato,ma senza sangue nè verve.

sabato 9 novembre 2013


FOBIA (Phobia,CAN/USA 1980)
DI JOHN HUSTON
Con PAUL MICHAEL GLASER,Susan Hogan,John Colicos,David Bolt.
THRILLER
Deciso a far affermare un suo programma curativo su fobie di vario genere,uno psichiatra attua una terapia d'urto su alcuni pazienti che appunto soffrono tali problematiche:uno è ossessionato dai serpenti,un altro teme il vuoto,una donna è terrorizzata dall'idea che possano stuprarla in gruppo,un'altra va nel panico nei luoghi troppo affollati,e via enumerando.Ma a un certo punto,i pazienti cominciano ad essere uccisi con metodi che richiamano,più o meno,le loro stesse nevrosi assolute,e il medico comincia a ritrovarsi pressato da un ispettore che non apprezza quello che sta portando avanti nella ricerca....Incastrato tra "La saggezza nel sangue" e "Fuga per la vittoria","Fobia" fu un thriller coprodotto con soldi americani e canadesi,diretto da John Huston stranamente senza nerbo nè convinzione:sembra quasi una pellicola che il regista si è ritrovato per le mani,per guadagnare un pò ma senza imprimergli niente che rimandasse a lui.Un giallo abbastanza piatto,a livello narrativo,con un racconto che ha uno spunto anche interessante,ma che viene svolto in modo non brillante,anche per demerito della sceneggiatura,che arriva ad una soluzione sia prevedibile che insulsa (e la co-firma anche lo Shusett che mise mano a "Alien"):attori non all'altezza,un taglio più televisivo che cinematografico,è un'anomalia nella carriera di un regista che ha regalato pagine di cinema di tutt'altro livello.

domenica 3 novembre 2013


FESTA DI LAUREA (I,1985)
DI PUPI AVATI
Con CARLO DELLE PIANE,Aurore Clément,Nik Novecento,Lidia Broccolino.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Le peggiori illusioni sono quelle del cuore,e il pasticcere Vanni Porelli ci ha poggiato un'esistenza:un bacio dato sull'onda di un'esaltazione adolescenziale da ragazza viziata,all'annuncio dell'entrata in guerra dell'Italia,della padroncina di casa,al protagonista,allora figlio della domestica,ha condizionato la sua vita sentimentale,facendolo crogiolare in un sogno.Anni dopo,quando la ragazza,fattasi signora,moglie di un professore indisponente e fedifrago,torna e chiede all'uomo di rimettere la villa avita in sesto per organizzare la festa di laurea della propria figlia,questi si fa in quattro per accontentarla e sperare di poter rinverdire quel momento che non ha più dimenticato.Quando uscì nei cinema,molti recensori salutarono "Festa di laurea" come una sorta di consacrazione di uno stile,di un regista che stava dimostrandosi come uno degli autori italiani più interessanti e quotati:al di là del fatto che il suo titolo migliore è stato,tutto sommato,quello seguente,"Regalo di Natale",nel quale la latente crudeltà della sua opera emergeva finalmente senza filtri,anche qua Pupi Avati propone un elogio della semplicità,ricordando con malinconia la provincia emiliana degli anni '50,proponendosi di dipingere un confronto morale tra gente non abbiente ma sognatrice e "per bene",e benestanti meschini e ingrati.E' vero che non è un brutto film,che alcune immagini,tipo le lampadine che rimangono accese nella notte dopo lo svolgersi dei fatti,come rilevò Kezich,sottolineano certi aspetti più romantici o sentimentali di questo lavoro,che Delle Piane ci mette molta intensità,ma è forse troppo in là con gli anni per il ruolo,e che la simpatia della faccia pulita di Nik Novecento,scomparso poco dopo,si mantiene vivida:ma è irrefrenabile la sensazione di trovarsi davanti un esempio del famigerato "cinema di papà",tendente al conservatore,che guasta non di poco la visione del film,e lascia una sensazione asprigna.

martedì 29 ottobre 2013


MI FACCIA CAUSA ( I,1985)
DI STENO
Con CHRISTIAN DE SICA,Enrico Montesano,Gigi Proietti,Stefania Sandrelli.
COMMEDIA
Con oltre trent'anni di carriera,a volte ricca di soddisfazioni,perlomeno di consenso popolare,Steno,padre di Carlo e Enrico Vanzina,girò una sorta di rifacimento di uno dei suoi titoli più amati,e celeberrimi,"Un giorno in pretura",nel quale,attorno al magistrato Peppino De Filippo ruotavano tipi e personaggi strampalati e comici,e dove esordì,tra l'altro,il leggendario Nando Mericoni,ovverosia l' "americano a Roma".Qua la figura centrale è il pretore Christian De Sica,e in aula gli capitano iettatori,assurdi maestri musicali che spacciano per proprie arie celebri,tifosi romanisti che hanno fatto pipì addosso ad un tifoso rivale,sospetti mafiosi,impiegate che fanno lavori extra non canonici,pugili suonati,e ladri di professione.Per accattivarsi l'interesse del pubblico,nel film sono presenti nomi di risonanza e di peso al botteghino come Montesano e la Sandrelli,ma "Mi faccia causa" non ripetè l'exploit del lungometraggio cui fa riferimento.In una cornice rappresentata da una Corte burlesca,si susseguono storielle fessacchiotte,con sketch di poco sapore,ravvivate fiocamente da qualche strizzata d'occhio di scafati attori e caratteristi,ma niente più.Si tocca l'assurdo in una versione di "O sole mio",ove De Sica si produce in una convintissima performance canora e danzante,e ancor più al momento in cui ogni personaggio proclama la propria fede calcistica (e Jimmy il Fenomeno che grida eccitato "Forza Foggia",con una decina di "A" finali,è un gioiellino di nonsense...):impietoso il confronto con il vecchio lavoro di Steno,ma anche con diverse commedie che furono premiate dal box-office in quella stagione.

lunedì 21 ottobre 2013


DIO LI FA,E POI LI ACCOPPIA (I,1982)
DI STENO
Con JOHNNY DORELLI,Marina Suma,Lino Banfi,Giuliana Calandra.
COMMEDIA
Che succede se la vittima di una violenza carnale è un uomo,e per di più un prete,in un paesino di provincia,in cui imperversano malelingue e ottusità?Il sacerdote Johnny Dorelli viene fermato in una strada di campagna da un gruppetto di ragazze mascherate,ed una consuma,sempre camuffata,un rapporto sessuale.Al di là dello sgomento,per l'uomo,c'è la confusione tra le scelte religiose e la scoperta della donna,e la curiosità di capire chi possa aver realizzato la cosa:sullo sfondo,un negoziante gay querulo e irrefrenabile,una ragazza avvenente che lavora dal meccanico,e diversi personaggini di contorno.Steno diresse questa commedia con uno spunto abbastanza originale,e la tentazione di fare un discorso più serio del solito su religiosi,omosessuali,vita di provincia,gioventù dell'epoca,riportando Johnny Dorelli in abiti talari,che aveva vestito in uno dei più grossi successi della sua carriera,con "Aggiungi un posto a tavola",sia in teatro che in tv,Marina Suma che era al momento una bellezza rampante e scontrosa,veniva da "Le occasioni di Rosa" di Piscicelli,e Lino Banfi che voleva sfilarsi dai soliti ruoli di "arrapeto" delle commediole con Bouchet,Fenech e compagnia nuda.Però,se da un lato si apprezza lo sforzo di concedere il meno possibile all'umorismo becero,e a gestire gli interpreti al meglio,oltretutto abbozzando un discorso sulla libertà di scelte sia di credo che sessuali,la sceneggiatura si inceppa spesso,le occasioni di divertimento sono rade,e il film si risolve in un'entusiastico elogio filocattolico,che manda a monte molti dei buoni propositi precedenti.

venerdì 4 ottobre 2013




FANTASMA D'AMORE (I/F/D,1981)
DI DINO RISI
Con MARCELLO MASTROIANNI,ROMY SCHNEIDER,Eva Marie Meineke,Wolfgang Preiss.
DRAMMATICO/FANTASTICO
Su un autobus un professionista sulla cinquantina,sposato con una donna che non ama,incontra una donna sciupata,dall'aspetto malandato e macilento,che gli ricorda qualcuno,e una telefonata lo inquieterà e insieme lo riporterà in uno stato quasi estatico:la donna vista era il vero grande amore della sua vita,incontrata per sbaglio (o forse no?) che gli chiede di rivedersi,e di lì un tuffo in antiche sensazioni,la possibilità di riprendere le redini dei propri sentimenti e l'occasione di continuare un discorso interrotto anni prima che ha dato una svolta non felice all'esistenza.Ma all'uomo,conversando con alcuni amici,viene riferito che lei sarebbe morta per una grave malattia tre anni prima, e sorgono dubbi forti e inquietanti ipotesi....Coproduzione italo-franco-tedesca girata da Dino Risi,che in età avanzata rivelò un lato sentimentale che nel sarcasmo dei suoi anni migliori,da regista aveva avuto ben cura di tenere celato,sceneggiata dall'autore assieme ad un appassionato di cose macabre e sinistre come Bernardino Zapponi,tratta da un romanzo di uno scrittore oggi pochissimo ricordato come Mino Milani,e ambientata in una città cinematograficamente insolita quale Pavia,è un dramma con divagazioni orrorifiche,fortemente screziato di una malinconia autunnale e non sempre a buona tenuta di ritmo.Però il lavoro dei due protagonisti è di quelli che si ricordano:Marcello,in un ruolo a mezze tinte,si lascia andare a radi scoppi di tenera passione,dipingendo un personaggio di natura mesta ma che sogna ancora le emozioni,Romy,a poco dalla tragica fine cui andò incontro,alterna momenti in cui offre un maturo fascino in cui emette ancora tutta la sua seduttiva femminilità ad altri in cui è fisicamente provata e afflitta dai segni del tempo,parte ancora più complessa da sostenere rispetto al collega.Un film con motivi d'interesse di prima qualità,non sempre ben gestito da sceneggiatura e regia,ma c'è da dire che nella fase avanzata della carriera del regista milanese,è stato tra quelli più riusciti.

martedì 6 agosto 2013

LA STORIA INFINITA ( Die unendliche Geschichte, D 1984)
DI WOLFGANG PETERSEN
Con BARRET OLIVER, NOAH HATAWAYTami Stronach, Tilo Pruckner.
FANTASTICO

Dal romanzo più famoso di Michael Ende,Wolfgang Petersen girò quella che voleva essere la risposta europea ai kolossal spettacolari ricchi di effetti speciali provenienti dagli USA.Il film è ovviamente semplificato, scremando il grosso romanzo a giovamento delle masse di spettatori, che forse avrebbero trovato non troppo spettacolari alcuni passaggi.Però, considerato anche che si tratta di un film di più di vent'anni fa,"La storia infinita" ha una buona tenuta spettacolare, fa un discorso abbastanza elementare, magari, ma apprezzabile sulla necessità della fantasia, e non è quasi mai stucchevole, anche se il rischio che lo diventasse c'era, e non poco.Ha avuto un paio di sequels abbastanza inutili, e fu un grande successo internazionale.

domenica 4 agosto 2013

IL MONDO NUOVO ( La nùit de Varennes, F/I 1981)
DI ETTORE SCOLA
Con JEAN-LOUIS BARRAULT, Hanna Schygulla, Marcello Mastroianni, Harvey Keitel.
DRAMMATICO

Il "periodo francese" di Ettore Scola, che culminò con "Ballando Ballando", nel 1983, generò anche questa coproduzione ambiziosa atta a raccontare la fase antecedente alle ghigliottine, prendendo spunto da un viaggio fortunoso in diligenza compiuto da un manipolo assortito di personaggi pittoreschi, con l'apporto di un Giacomo Casanova in pieno disfacimento , interpretato con ironia notevole da un sapido Mastroianni. Il film ha forse anche troppo peso sulle spalle, e a tratti indugia eccessivamente nel letterario, i dialoghi puntano al surreale, e la comunque ottima vena narrativa di Sergio Amidei fa assumere alla sceneggiatura una difficoltà nel tramutarsi in opera filmata non sempre risolta con successo. Però, "Il mondo nuovo", con i suoi passaggi lenti, e qualche pecca, è da considerarsi un film storico interessante, con punte di cinema alto, e un finale che sfocia in un colpo di genio, "forando" con un semplice movimento della macchina da presa due secoli, per sottolineare l'immobilità parziale dell'Uomo di fronte alla Storia. Per me, Ettore Scola è stato uno degli autori più importanti dell'Italia cinematografica: quanto mi è mancato, negli ultimi anni.