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giovedì 22 maggio 2014

JOHNNY GUITAR (Johnny Guitar,USA 1953)
DI NICHOLAS RAY
Con JOAN CRAWFORD,STERLING HAYDEN, Ward Bond,Mercedes McCambridge.
WESTERN
Western considerato a parte,e forse giustamente,dagli appassionati del genere,"Johnny Guitar" vede un conflitto di femmine forti ,con gli uomini che seguono il corso delle cose,ma, contrariamente alle norme tipiche del mondo del West,non incidono in fondo nella vicenda narrata. Vienna, una donna matura con un passato burrascoso,riuscita ad aprire un saloon in una zona nella quale sorgerà una stazione e quindi un centro abitato,e quindi guadagni, viene assediata dai possidenti locali che non intendono lasciare nemmeno una briciola ad altri,capeggiati da un'Erinne che sorride di livore e freme di odio,che ha puntato come obiettivo da annientare la protagonista. Il cowboy suonatore Johnny Guitar,che nasconde molto,ingaggiato da Vienna rivaleggia con "Ballerino" Kid per le grazie della proprietaria del saloon,ma anche questo scontro verrà risolto senza che i due uomini si affrontino mai.La regia di Ray si divide tra una prima parte ambientata quasi per intero nel saloon,dove si sfidano le fazioni in lotta,più di due,e una seconda più "tradizionale", con cavalli,colpi di pistola,impiccagioni e fucili. Lo sguardo fiammeggiante di Joan Crawford,in una delle sue più interpretazioni più intense, alimenta il lato mèlò della pellicola,mentre Sterling Hayden dà fisicità ad un ruolo in cui non avrebbe sfigurato Robert Mitchum,di antieroe indolente anche se avrebbe le potenzialità per vincere i conflitti:un film fatto anche di colori saturi e in cui neanche la risoluzione finale della sparatoria assomiglia ai canoni del cinema di Ford,Hawks e Leone.
UN EROE DEI NOSTRI TEMPI ( I,1955)
DI MARIO MONICELLI
Con ALBERTO SORDI, Franca Valeri,Giovanna Ralli,Mario Carotenuto.
COMMEDIA

Alberto Sordi già da oltre un decennio era nel mondo dello spettacolo,e da una manciata di anni aveva iniziato ad interpretare film da protagonista,e Mario Monicelli proveniva da una pellicola che gli aveva dato diversi problemi con la censura come "Totò e Carolina":la storia di un impiegato scapolo e molto pavido,che si fa tremila problemi per compiere qualsiasi azione è molto adatta alle corde interpretative del grande attore romano,ed infatti l'attore coglie l'occasione per un campionario folto delle facce stravolte,le facili esuberanze e gli altrettanto forti imbarazzi della propria maschera.Il film invece non si scrolla da un'aria di superficialità che lo attraversa per intero:la storia di un grigissimo giovanotto che non fa niente che lo distingua,e che sia pieno di assurde paure del vivere poteva essere interessante,e nelle mani di un maestro della commedia italiana più sapida poteva rivelarsi una lettura del tempo non indifferente. Non mancano,certo,i momenti in cui si sorride,grazie alla bravura degli interpreti (da menzionare un'agguerrita Tina Pica ed un quasi esordiente Bud Spencer,ancora Carlo Pedersoli,robusto fidanzato della Ralli che aspetta il protagonista sotto al portone di notte),l'abilità della regia,ma sa di occasione mancata.

lunedì 21 aprile 2014


I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA
(Knights of the Round Table,USA 1953)
DI RICHARD THORPE
Con ROBERT TAYLOR,AVA GARDNER,Mel Ferrer,Stanley Baker.
AVVENTURA
Ispiratrice da sempre di spettacoloni epici e fantastici per il cinema,la saga di re Artù e dei suoi cavalieri della Tavola Rotonda è stata portata da svariati registi e sceneggiatori sugli schermi,con interpretazioni multiple dei rapporti tra il re,Ginevra,Lancillotto,Parsifal,Morgana,Mordred,Tristano e altri ancora.Per il primo film in Cinemascope della Metro Goldwyn Mayer,venne appunto allestito questo kolossal che fin da subito,con l'estrazione dalla roccia di Excalibur,la spada che portò al trono Artù,la butta sul romantico,con la nobiltà del sentimento tra la regina e il più fido dei cavalieri,che non diventa tradimento vero e proprio,con scontri all'arma bianca,ma senza la cruenza,ad esempio,del più avanti nel tempo "Excalibur" di Boorman:nomi celebri come Robert Taylor,Ava Gardner e Mel Ferrer sono impegnati a vestire gli sfarzosi costumi a colori forti e sgargianti approntati dai costumisti.Sia detto che qua,per esempio,Morgana e Mordred sono marito e moglie,invece che madre e figlio nato da un incesto,come invece appunto il titolo dell'autore di "Un tranquillo weekend di paura" sottolinea.Più riuscito nella seconda parte,in cui emerge la parte oscura della leggenda,con le trame di coloro che vogliono rovesciare Artù e distruggere il patto degli uomini della Tavola Rotonda,che nella prima,in cui,con qualche lentezza,viene descritto come i personaggi si incontrano,il film soffre una sceneggiatura sommaria,che si limita ad unire gli episodi salienti della saga,edulcorandone i tratti più forti,facendo tutto sommato del re una sorta di inetto,senza particolare nerbo,rispetto al valoroso Lancillotto del Lago.Magnetica,come quasi sempre,Ava Gardner,emerge rispetto ad un cast non insuperabile,e i dialoghi stentorei e un pò tronfi,sentiti oggi,possono riscuotere talvolta qualche sorriso.C'è da dire che il film di Thorpe ha una confezione magniloquente,ma non è il miglior titolo sull'argomento.

giovedì 17 aprile 2014


UN  GIORNO IN PRETURA (I,1953)
DI STENO
Con PEPPINO DE FILIPPO,Alberto Sordi,Silvana Pampanini,Walter Chiari.
COMMEDIA
Pellicola storica della commedia italiana,"Un giorno in pretura" è stato anche rifatto dallo stesso Steno con "Mi faccia causa",oltre trent'anni dopo:la giornata del pretore Salomone,conservatore e polemico,alle prese con vari personaggi che si presentano al suo giudizio con storie balzane.Dal prete coinvolto in una rissa (Walter Chiari),alla moglie sospettata d'adulterio,con filmino amatoriale a sorpresa,alla donna imputata di adescamento che in gioventù aveva fatto battere il cuore proprio al protagonista (Silvana Campanini),al celeberrimo Nando Mericoni,che qui si presentò per la prima volta sul grande schermo,e che nel finale ha l'occasione di ribeccare allo stadio il pretore stesso. Certo,Peppino De Filippo era già una garanzia,e sfoggia la riottosità tipica della sua comicità con personalità e vigorosa,amabile maschera da burbero,ma la sceneggiatura ha momenti più ispirati,altri meno.Tutto sommato garbato,il film trova il suo meglio nel lungo episodio con Alberto Sordi,che si impossessa per un quarto d'ora abbondante dell'attenzione dello spettatore,con un carattere che rimarrà nelle simpatie degli italiani,tanto da dedicargli un film intero e un altro episodio anni dopo,in "Di che segno sei?".Buone le prove dei caratteristi intorno,moderato il divertimento negli altri episodi.

lunedì 31 marzo 2014


L'IMPIEGATO (I,1959)
DI GIANNI PUCCINI
Con NINO MANFREDI,Eleonora Rossi Drago,Anna Maria Ferrero,Andrea Checchi.
COMMEDIA
Prime occasioni da protagonista per uno che diventerà uno dei personaggi chiave della commedia italiana,dopo aver riscosso buoni successi televisivi:Nino Manfredi,nei panni di un modesto travet,figura importante tra letteratura e certo cinema del dopoguerra (oggi minimo devi essere un creativo o un imprenditore di livello per esser degno di un soggetto cinematografico....),si divide tra i sogni d'agiatezza,in cui conquista femmine sensuali,e la vita ordinaria che lo vede spesso pavido,incerto e sciolto solo se beve un goccio di troppo.Diretto da Gianni Puccini,nome non ricordatissimo dai cinefili,ma di fatto capace di un cinema medio di cui in questi anni si lamenta spesso,e giustamente,l'assenza,"L'impiegato" ha sì  influenze "gogoliane",ma ancor più ricorda "Sogni proibiti",che era stato un recente titolo popolare con Danny Kaye (rifatto proprio questa stagione da Ben Stiller) in cui al grigiore dei giorni spersi nel tran-tran,si rifuggiva in una dimensione avventurosa solo immaginaria.E,infatti,pur avendo l'occasione della vita sentimentale con una capoufficio rigida ma affascinante,la sciupa per insicurezza,o forse anche per viltà:i due si sono osteggiati,ma probabilmente si piacciono anche,e per star dietro ognuno al proprio carattere,fanno una scelta conservatrice e si rispediscono dentro una sostanziale,noiosa ma "senza pericoli" infelicità di base.Un pò piatto nel racconto,il filmettino è tuttavia un ritratto di un'Italia appena prima del "boom" pulito e non sgradevole,in cui la verve di Manfredi è tenuta fin troppo a bada da regia e sceneggiatura.

lunedì 17 marzo 2014


PANE,AMORE E.... (I,1955)
DI DINO RISI
Con VITTORIO DE SICA,SOPHIA LOREN,Antonio Cifariello,Tina Pica.
COMMEDIA
Terzo capitolo della fortunatissima serie inaugurata da "Pane,amore e ...fantasia",vede il cambio in cabina di regia,da Luigi Comencini,più a suo agio con il "neorealismo rosa" del successore,a Dino Risi,non ancora affermatosi come regista graffiante quale è risultato nei suoi lavori più riusciti.Il maresciallo Carotenuto si trasferisce in quel di Ischia,con il proposito di non invischiarsi,al suo solito,in sbandate sentimentali con bellezze locali,ma naturalmente,ciò rimane solo una buona intenzione.L'affittuaria di una casa di proprietà di Carotenuto e del fratello parroco è la splendida pescivendola del paese,che si tiene buono il distinto proprietario dell'immobile coinvolgendolo in una sua querelle sentimentale.Il film è piacevole,rasserenante,ben recitato dal duo di protagonisti,che si lascia andare ad una scena rimasta poi nella memoria collettiva come il ballo tra loro due,con De Sica spassoso nel tentativo di tenere il passo della conturbante Sophia di rosso vestita.Peccato che sia dato uno spazio assai relativo ai comprimari,altrove preziosi,come Mario Carotenuto nel ruolo del prete consanguineo del protagonista,della Pica qui tenuta più in disparte,e che la storiella abbia il fiato abbastanza corto,e si risolva sostanzialmente in un'operazione che rischia spesso l'effetto dejà-vu.Seguirà l'ultima pellicola della serie "Pane,amore e Andalusia",che rimarcò il declinante successo delle avventure sentimentali del maresciallo.

mercoledì 5 marzo 2014

IL MEDICO DEI PAZZI ( I,1954)
DI MARIO MATTOLI
Con TOTO', Aldo Giuffrè,Franca Marzi,Maria Pia Casillo.
COMMEDIA
Uno dei titoli più celebri della carriera di Totò,puntualmente rieditato nelle sale di seconda e terza visione anni fa,e altrettanto riproposto dai canali televisivi per molto tempo,tratto,come "Un turco napoletano" da una commedia di Scarpetta,in cui il comico napoletano subentra in seconda battuta nella storia.Un giovanotto napoletano a Napoli fa la bella vita,sfrutta l'aiuto economico degli zii e non studia come dovrebbe per diventare dottore,ma quando i parenti benestanti decidono di fargli visita scoppia il problema,ed egli,per non far scoprire le proprie marachelle ai suoi congiunti,si inventa che la pensione in cui vive è invece riadibita a clinica per matti.Infatti il film,diretto da un collaboratore esperto di Totò come Mario Mattoli,innesca la quarta quando ha la possibilità di lasciar campo al mattatore,nella seconda parte,nella quale il comico si trova a scambiare i pensionanti per pazzi e ossessionati,scambiando comportamenti normali per disturbati.Nella prima invece la pellicola ha qualche incertezza narrativa,non scorre fluida e non diverte come altri lungometraggi con il "principe della risata":acclamata da molta critica come una delle migliori collaborazioni tra il regista e l'attore,accusa un pò il forte impianto teatrale,divenendo solo da un certo punto in poi ineffabile meccanismo da divertimento.

lunedì 3 marzo 2014

ORIZZONTI DI GLORIA ( Paths of glory, USA 1957)
DI STANLEY KUBRICK
Con KIRK DOUGLAS , Adolphe Menjou, Ralph Meeker, George Macready.
DRAMMATICO
Il buonsenso in un contesto militare è spesso visto con diffidenza, e un idealista è votato a una probabile sconfitta.Uno dei piu'bei film in assoluto sulla guerra, vietato tra l'altro in Francia fino al 1975, è anche uno dei maggiori titoli di Stanley Kubrick, cineasta "capolavorista" per eccellenza. Il colonnello Dax, è un alto ufficiale che conserva ancora un'umanità in grado di consentirgli indignazione e rabbia contro i papaveri dell'esercito che conducono al massacro i soldati con la facilita'con cui si infilano i pantaloni, il processo, inutile e con sentenza praticamente gia'espressa, ha la bellezza visiva di una partita a scacchi : e il carrello,splendido, dei condannati verso la fucilazione, è una sfida all'occhio dello spettatore a non bagnarsi di lacrime. Si è discusso molto del pessimismo, e della mancanza di fiducia del grande Stanley nell'Uomo :"Orizzonti di gloria" è un lavoro che ribalta in un certo senso questa opinione comune. Infatti, a fronte del crudele pragmatismo dei generali, delle vigliaccherie tra commilitoni, e della disumanizzazione dei soldati, che culminano con la sdegnata protesta di Dax verso il superiore che ha ordito la fucilazione di tre soldati presi a caso (uno praticamente in coma) , spicca la scena in cui la ragazza tedesca intona una canzone popolare di fronte a un locale pieno di fanti francesi che la insultano e la deridono. In questa sequenza di grande coraggio morale, Kubrick pare voler dire che qualcosa lega tutti gli uomini, e che ci deve essere qualcosa di buono in loro, a creare un senso profondo alla nostra umanità, e al nostro vivere, che stemperi l'amarezza soffocante che talvolta , davanti a certe cose, ci opprime il cuore.

lunedì 17 febbraio 2014


QUEL TRENO PER YUMA (3:10 to Yuma,USA 1957)
DI DELMER DAVES
Con GLENN FORD,VAN HEFLIN,Felicia Farr,Leora Dana.
WESTERN 
Da sempre uno degli western classici più amati dagli appassionati del genere,ma anche di cinema in generale,"3:10 to Yuma" ha conosciuto un remake pochi anni or sono,con due star del calibro di Russell Crowe e Christian Bale ad interpretare i personaggi portati qua sullo schermo da Glenn Ford e Van Heflin,con finale cambiato,non di poco,nella nuova versione.Il fuorilegge Ben Wade a confronto con l'onestissimo e coraggioso Dan Evans,che per sfamare la propria famiglia si accolla il rischio di portare il bandito,catturato da poco,in carcere a Yuma,ma c'è un treno che deve essere aspettato,e chiaramente i complici di Wade non lasceranno alcuna mossa intentata.Apparentato a ragione con "Mezzogiorno di fuoco",ha in comune con il capolavoro di Zinnemann un'indicazione di tempo e spazio ristretti,l'eroe che si prende una responsabilità per il bene della comunità,aiutato poco o niente dagli altri componenti della medesima,gli umani dubbi che attraversano il personaggio positivo,e la paura sconfitta con il senso del dovere,e una  canzone di Frankie Laine.Delmer Daves sfrutta bene gli interni,senza dimenticare di imprimere la necessaria ariosità alle scene in spazio aperto,con i cieli sovrastanti i destini dei personaggi:consapevolmente,la regia dona a Glenn Ford l'occasione,colta,di rendere affascinante un villain,che tuttavia mostra fibra da uomo vero,arrivando a sviluppare simpatia per il proprio obbligato carceriere,e fare una mossa impensabile nel finale,e a Van Heflin di dare lo spessore adatto al proprio povero cristo chiamato a un'azione proditoria.La pellicola scorre con incalzante vigore,dando modo di aumentare la tensione protendendosi verso la chiusa,liberatoria e edificante.Western quasi minimale,anche per l'ambientazione della lunga parte centrale in una stanza d'albergo,ma realizzato con passo e sguardo epici.

lunedì 7 ottobre 2013


IL DIAVOLO (I,1963)
DI GIAN LUIGI POLIDORO
Con ALBERTO SORDI,Gunila Elf-Tornqvist,Ulf Palme,Anne Charlotte Sjoberg.
COMMEDIA
Nell'abbondante sequela di film con protagonista Alberto Sordi,in giro per il mondo,dagli USA all'Australia,si passò anche per la Svezia:nel rappresentare un maschio italico che sfrutta l'occasione di passare un periodo nel paese scandinavo per lavoro,per verificare se davvero le donne locali hanno costumi sessuali e sentimentali molto più corrivi,come si vocifera,delle italiane.Naturalmente le sue convinzioni e tentativi andranno deluse.La commedia,diretta da Gian Luigi Polidoro,come altri film interpretati da Sordi,ha fin troppi scorci "turistici",e difficilmente centra l'obiettivo divertimento,anche se è vero che Albertone girava pellicole una dietro l'altra,e come si sa,è difficile che qualità e quantità vadano a braccetto:addirittura premiato con l'Orso d'Oro,è un film senza guizzi,prolisso e nonostante abbia un campione di recitazione e inventiva attoriale come protagonista assoluto,sfila via poco convincente e con un pò di noia.Spesso trasmesso in tv,soprattutto in passato,non figura tra i titoli con Sordi tra i più rappresentativi,o degni di nota:nè l'apporto di Sonego in sceneggiatura,questa volta dà garanzie,e soprattutto Polidoro fa capire come mai oggi sia un regista quasi dimenticato.

domenica 1 settembre 2013


MIO FIGLIO NERONE (I,1956)
DI STENO
Con ALBERTO SORDI,Gloria Swanson,Vittorio De Sica,Brigitte Bardot.
COMMEDIA
Già dai titoli di testa è evidente che,pur giocando in leggerezza,siamo di fronte a un film realizzato da professionisti di nome e chiara fama,leggendo che Mario Bava e Lucio Fulci sono presenti nelle competenze:un cast che snocciola un quartetto formato da Alberto Sordi,Gloria Swanson,Vittorio De Sica e Brigitte Bardot,poi,è qualcosa che non a tutti i registi è toccato di poter dirigere.E Steno,quando era in forma,era regista di cinema commerciale quanto si voglia,ma che distava molte lunghezze da quello sia degli eredi,che di molti colleghi attivi a far pellicole che garantissero introiti belli solidi ai produttori e alle case distributive.Parodia delle trasposizioni di grandi personaggi storici sullo schermo cinematografico,all'epoca molto gettonate,"Mio figlio Nerone" è una commedia nè intellettuale,un pò di grana grossa,ma che solletica spesso lo spettatore e lo indirizza al sorriso,con un Nerone che vorrebbe eliminare gli eserciti di Roma e con schiere di ballerine imperversare sull'Impero,cantando a squarciagola ad libitum,la madre Agrippina che intesse tresche e stratagemmi per esautorare l'immaturo e inadeguato figlio,un Seneca affezionato a lussi e concessioni,che cerca la miglior soluzione per continuare a vivere com'è abituato,e una Poppea irrequieta e scalpitante,stufa di essere concubina del regnante;Sordi ,in pieno istrionismo,fa un ritratto dell'imperatore folle farsesco e comunque divertente,la Swanson sta al gioco con professionalità da commediante di lungo corso,e la Bardot offre il proprio splendore alla macchina da presa,ma il migliore in scena è De Sica,che sfoggia un animo malandrinamente meschino,mancando di rispetto alla figura di un grande filosofo,forse,ma con grazia e classe uniche.

sabato 31 agosto 2013


RAPINA A MANO ARMATA (The killing,Usa 1956)
DI STANLEY KUBRICK
Con STERLING HAYDEN,Coleen Gray,Vince Edwards,Elisha Cook jr..
NOIR
E' risaputo che quando Stanley Kubrick "toccava" un genere cinematografico in qualche modo ne fissava punti di riferimento imprescindibili,o arrivava quasi ad esaurire l'argomento:primo lungometraggio considerato tale del regista di "Barry Lyndon","Rapina a mano armata" è un noir criminoso,in cui una banda scalcagnata di personaggi "dropout" (quasi quarant'anni prima de "I soliti sospetti"...) mette insieme la pianificazione di un colpo che dovrebbe dare loro la svolta che aspettano da una vita vissuta poco bene quando non addirittura sprecata,ma che alla fine,per scherzi del destino o incapacità sostanziale degli uomini del clan,manda in fumo l'occasione irripetibile giunta per i protagonisti.Kubrick evidenzia fin da subito che è nato fotografo,con chiaroscuri netti e taglienti,sfondi non ancora così personalizzati come ci avrebbe abituato in seguito,e riesce a dare ritmo alla vicenda con la scansione di un fallimento beffardo,che come i più cocenti insuccessi,ad un certo punto sembra aver preso la direttiva giusta per finire al meglio per chi l'ha ordito e messo in pratica.Tra signore inaffidabili o impreviste,come insegna la miglior tradizione di questo genere,Sterling Hayden & co, viaggiano inconsapevoli,o incuranti,verso lo sfacelo.Dialogato a raffica,ed anche questo per il cinema di Stanley è abbastanza anomalo,"Rapina a mano armata" è un gigante nel genere,ma ha qualche lieve approssimazione,qualche incertezza che lo rendono appena appena "minore" rispetto a tutti gli altri gioielli creati dall'autore.Ma è cinema di alto livello,per come è girato,recitato e scritto,non ci sono dubbi alcuni.

giovedì 15 agosto 2013


POVERI MA BELLI (I,1956)
DI DINO RISI
Con RENATO SALVATORI,MAURIZIO ARENA,MARISA ALLASIO, Lorella De Luca.
COMMEDIA
Un titolo divenuto proverbiale,incassi alti e un seguito prodotto quasi a ruota,"Poveri ma belli",nel solco del "neorealismo rosa",fu uno dei primi grandi successi di Dino Risi,lanciò giovani stelle come Marisa Allasio,Renato Salvatori e Maurizio Arena,e si impose come un punto di riferimento della commedia all'italiana sentimentale e che non perdeva d'occhio la vita quotidiana delle masse  che accorrevano nelle sale a ritrovare momenti e ambienti a loro assai comuni.Il duo di amici per la pelle Salvatore e Romolo,che tirano a far giorni lavoricchiando,uno dallo zio che usa il negozio di dischi come vero e proprio scannatoio,l'altro come bagnino più intento a fare il filo alle nuotatrici che a salvare i bagnanti in una piscina,si ritrova,nonostante il legame ferreo che li unisce,ad azzuffarsi,farsi i dispetti e le marachelle per i favori di una bella bionda,figlia di un sarto,la quale dà un colpo al cerchio e una alla botte,addirittura fissando in contemporanea con i due giovanotti,chiaramente all'insaputa uno dell'altro,per farsi portare fuori.Risi azzecca il passo,le battute e il gioco di squadra di un cast fresco,energico e che non perde occasione di ammiccare al grande pubblico(più simpatico,tuttavia,Salvatori che Arena),pur,come si è detto,non trascurando l'occhiata sociologica,apparentemente superficiale,ma più reale di tanto altro cinema,e i momenti in cui "Poveri ma belli" invita con successo al sorriso,sono diversi.Quel che non convince è come si risolve la commedia,con la bellissima Marisa Allasio (all'epoca quel che si può definire un vero e proprio "schianto di ragazza") che,dopo aver fatto ammattire i due playboy "de borgata" china la testa e ritorna entusiasticamente assoggettata al per nulla simpatico vecchio fidanzato,infido e falso,che ha il viziarello,per niente piacevole,di alzare le mani e vantarsene pure (addirittura rinfaccia alla signorina che non stava buona a prenderle...),lasciando piuttosto di stucco,e in un'ottica in cui in quanto donna,puoi anche buscarle,e il maschio deve essere pure padrone,scema la piega della bocca dall'allegro al perplesso forte.Per non parlare dell'adattabilità dei due protagonisti,che tutto sommato si accontentano delle rispettive sorelle,tanto le altre sono più che altro civette.Va bene la morale d'antan,ma peccato che ci sia questo finale retrogrado....

martedì 6 agosto 2013

IL MORALISTA ( I, 1959)
DI GIORGIO BIANCHI
Con ALBERTO SORDI, Vittorio De Sica, Franca Valeri, Maria Percy.
COMMEDIA
Un esempio perfetto della tesi che vuole un mattatore come Alberto Sordi talmente bravo e in un ruolo memorabile da rendere migliore di quel che è un film."Il moralista", satirico ma non velenoso abbastanza, è una commedia in cui Sordi può costruire uno dei suoi caratteri migliori, più personali e "terribili", con uno sfoggio di espressioni odiose e da vero meschino, che fa il paio con l'impeccabilità fanfarona del suo partner Vittorio DeSica.Arricchisce il tutto la "rompi" Franca Valeri, interprete straordinaria anche quando, come in questa occasione, sottoutilizzata.

venerdì 2 agosto 2013


OTHELLO (Othello,USA 1952)
DI ORSON WELLES
Con ORSON WELLES,Michael MacLiammoir,Suzanne Cloutier,Robert Cloote.
DRAMMATICO
L'ira ingelosita del Moro,raccontata con indimenticabile forza dal Bardo,visto che da secoli è divenuta proverbiale e citatissima,fu portata sullo schermo anche da Orson Welles,con una pellicola,come spesso capitava al genio di "Quarto potere",portata avanti con difficoltà somme,a partire dalle complicazioni economiche,e agli scontri con produttori e case cinematografiche.Welles dirige e interpreta una versione visivamente forte,a tratti barocca,della crudele tortura psicologica dell'infame Iago,qui forse più che in altre occasioni screziata dell'attrazione del servitore per il condottiero:tra luci ed ombre,più facilmente nelle seconde,è svolta la tragedia che vedrà soccombere una donna  colpevole solo di esser bella,l'esser ricacciato via dallo status conquistato  per Otello,nero e anomalia nelle stanze del Potere,i conflitti interni anche tra vincitori e conquistatori,dopo aver raggiunto un obiettivo.Il grande Orson ha frequentato Shakespeare in altri frangenti,e,truccato da Moro di Venezia,aggiunge enfasi al pathos di un dramma senza tempo,gira tra Italia e Marocco il "suo" Otello,una lavorazione accidentata lunga tre anni e vincitrice,poi,proprio a Venezia del massimo premio,pur se condiviso.La scena vibra,alcune accelerazioni sono avanguardia pura,e la regia procede a tratti maestosa,altre tenendo conto del passo necessario per raccontare una storia conosciutissima,dalla quale non si può evadere più di tanto:i dialoghi tra un Otello afflitto ed uno Iago indisponente e altezzoso fanno il paio con quelli tra lo stesso Otello dispotico e una Desdemona smarrita.Un'opera ancora giovane,sebbene siano passati sessant'anni dalla sua realizzazione,una lettura moderna ma ancorata al classico,senza tempo in mezzo.

mercoledì 31 luglio 2013


VACANZE D'INVERNO (I,1959)
DI CAMILLO MASTROCINQUE
Con ALBERTO SORDI,VITTORIO DE SICA,MICHELE MORGAN,ELEONORA ROSSI DRAGO.
COMMEDIA
Antesignano,se si vuole,dei vari "Natale..."qua e là,"Vacanze d'inverno" è in effetti il prototipo dei grandi successi vanziniani e parentiani:impiegati in vacanza-premio che perdono la testa per nobildonne,un receptionist scafato che presta un appartamento a danarosi signori che vogliono cornificare le moglie,maestri di sci timidi che corteggiano belle signore sole,e via enumerando.La regia del collaudato Camillo Mastrocinque ha garbo,ma il film intreccia le varie storielle senza verve effettiva,incanalando attori di qualità e belle donne,senza dire granchè di nuovo,nè graffiare a livello di costume.Buon incasso al tempo della sua uscita,ha il suo meglio nel dialogo tra Sordi e De Sica quando quest'ultimo presenta il conto al borghesuccio in libera uscita,e,come prevedibile,viene fuori che il cliente ha speso troppo e non riesce a pagare il conto,ammiccando alla comprensione dell'altro.Ma se mancano le volgarità degli "eredi",c'è da dire che all'epoca si vedeva molto di meglio,con interpreti così,e naturalmente i finali delle varie situazioni sono sempre all'italiana,abbozzano,strizzano l'occhio e in fondo,basta che ci sia il sole,basta che ci sia il mare..(o la neve....),ci si perdona e si torna a casa dalla moglie o da mammà.

domenica 7 luglio 2013

L'ASSO NELLA MANICA

DI BILLY WYLDER
Con KIRK DOUGLAS, Jan Sterling, Bob Arthur, Richard Benedict.
DRAMMATICO

Classico impietoso e senza incrinature sentimentali, "L'asso nella manica" è , quasi sessant'anni dopo la sua realizzazione, un film duro e velenoso sul pericolo della morbosità dei mass media, da parte di un'intelligenza acutissima , di quelle che avvertono le cose brutte troppo tempo prima del resto della gente. La tardiva presa di coscienza del protagonista Kirk Douglas, cronista in cerca di riscossa professionale che monta un tragico luna park cinetelevisivo su un minatore intrappolato in una miniera, non inficia assolutamente la condanna dell'autore di "Sabrina". Il film è un dramma acuminato, senza sconti, interpretato magnificamente da uno dei più grandi duri dello schermo, Kirk Douglas, che era credibile anche come eroe positivo, ma è stato spesso un'indovinatissima carogna tutta d'un pezzo. Asciutto nel racconto, incisivo nella denuncia, "L'asso nella manica" rappresenta uno di quei casi in cui il cinema fa scuola, opera d'arte da rivisitare per decenni.

sabato 6 luglio 2013

ROMANTICO AVVENTURIERO

ROMANTICO AVVENTURIERO ( The gunfighter, USA 1950)
DI HENRY KING
Con GREGORY PECK, Helen Westcott, Karl Malden, Jean Parker.
WESTERN
Nel West la fama di pistolero infallibile poteva essere anche un fardello e una condanna gravi da portarsi dietro: il protagonista di questo piccolo classico uscito nel 1950 , girato dall'Henry King de "L'amore è una cosa meravigliosa", è una leggenda vivente, che , giunto alla mezza età, è perseguitato da sbruffoni che lo costringono a mettere mano alla pistola, e non servirà a niente la sua voglia di pace, perchè la fama che lo precede e segue lo riporta sempre a confronti violenti. Scarno nell'ambientazione, "The gunfighter" è interpretato benissimo da un Gregory Peck problematico e convincente, che lascia emergere la non semplice personalità del suo pistolero, di cui da spettatori avremo modo di vagliarne la generosità, prima dell'inevitabile conclusione tragica delle sue avventure, per un vile attacco alle spalle da parte dell'ennesimo fesso con un'arma in mano. Poco spettacolare e più concentrato sui dialoghi, è oggi poco rammentato, ma merita una riscoperta .

venerdì 28 giugno 2013

LA MASCHERA DI FRANKENSTEIN ( Curse of Frankenstein, GB 1957)
DI TERENCE FISHER
Con PETER CUSHING, CHRISTOPHER LEE, Hazel Court, Robert Urquhart.
HORROR

La casa inglese Hammer, ormai divenuta leggendaria per la sua proposta di horror dai colori sanguigni e (per l'epoca), le notevoli spinte in avanti di erotismo e ricorso al grand-guignol, riuscì a rielaborare tutti i classici dell'orrore, con Dracula in primis: qui uno degli storici interpreti del conte dalle zanne aguzze ,Christopher Lee , interpreta invece la creatura di Frankenstein, mentre lo scienziato è invece il compare Peter Cushing.Non uno dei film migliori in assoluto sulla leggenda degli esperimenti maledetti del barone più famoso del mondo dell'horror, ma un discreto lungometraggio diretto in maniera abile da Terence Fisher.L'apparizione di Lee , con un trucco volutamente dissimile alla classica "testa quadrata" di Boris Karloff, è ben studiata e centellinata.Cushing , uomo religiosissimo e rigido, era solito pregare a lungo prima di interpretare le scene più ad alta tensione.
VIVA ZAPATA! ( Viva Zapata!, USA 1952)
DI ELIA KAZAN
Con MARLON BRANDO, Jean Peters, Anthony Quinn, Henry Silva.
DRAMMATICO
Dopo l'esordio in "Uomini-Il mio corpo ti appartiene" , si può dire che le radici del mito di Marlon Brando nascano con questo film che vide l'incontro con uno dei registi più importanti con cui il divo di "Queimada" abbia lavorato, Elia Kazan: la storia dell'eroe leggendario della rivoluzione messicana , Emiliano Zapata, diviene un apologo sul senso di una rivolta e del successivo cambio di potere.I nfatti,anni prima di come capiterà ad altri due personaggi-simbolo di un'altra rèvolucion, Ernesto e Fidel, il combattente indomito e il più atto alla politica si dividono, essendo incapace il primo di svestire i panni del guerrillero e di rischiare di trovarsi nel ruolo di quelli contro i quali si è battuto. Cast di ottimo livello, con un Brando sanguigno e carismatico, in un Messico nel suo periodo storico più importante degli ultimi duecento anni; bellissima la sequenza finale, con la trappola mortale tesa all'eroe di cui il sottoscritto si onora di portare il nome, e i peones , di fronte al cadavere straziato si rifiutano di credere alla sua morte, un momento splendido , frutto di talenti come l'autore di "Fronte del porto"( sì, a parte le mancanze sul piano etico, è stato un gran regista) e Steinbeck alla sceneggiatura.