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giovedì 22 maggio 2014

LA DAMA ROSSA UCCIDE SETTE VOLTE ( I,1972)
DI EMILIO P.MIRAGLIA
Con BARBARA BOUCHET,UGO PAGLIAI,Marina Malfatti,Sybil Danning.
THRILLER
Mario Bava in Italia era un regista acclamato all'estero,ma da noi continuava ad essere considerato un talento che si intestardiva a girare film di serie B,e Dario Argento era appena esploso con tre grandi successi inanellati in due stagioni:fioccavano così imitazioni e gialli dietro uno l'altro a spaventare il pubblico.Ci fu anche "La dama rossa uccide sette volte",che trasmettevano spesso d'estate negli anni Ottanta,girato interamente in Germania,con cast quasi per intero italiano.Il prologo spiega che una leggenda vuole che due sorelle abitanti un castello erano in conflitto tra loro,ed una delle due uccise l'altra,e pare che il quadro che le ritrae abbia un influsso maledetto,che fa sì che ogni cento anni la storia si ripeta.Le due sorelline che vediamo all'inizio azzuffarsi,un quindicennio dopo,si ritroveranno in una vicenda sanguinosa in cui una donna di rosso vestita uccide con un pugnale (e non solo):il film,dei coevi prodotti del genere,non è dei peggiori,decoroso nell'impianto,non recitato male e neanche scritto pedestremente,come altri invece risultavano. Ha una prima parte che intriga abbastanza,però scivola nel finale verso una soluzione dell'enigma un pò banale,che smorza l'effetto sullo spettatore,il quale viene deluso dallo scoprire che chi si cela sotto la cappa dell'assassina è la più scontata delle ipotesi che poteva aver fatto.La sensualità di Sybil Danning,femme fatale della storia,è abbondante,ed al regista piace mostrarla senza veli,mentre la Bouchet ha un solo nudo e ha un'espressione atterrita per quasi tutto il film:meno efferato di altri titoli analoghi,ha un omicidio particolarmente cruento che riguarda un personaggio che viene fatto cadere sulle punte di un'inferriata,però se di paura ne suscita poca,è altrettanto vero che non affonda nel ridicolo.
IL DELITTO MATTEOTTI ( I,1973)
DI FLORESTANO VANCINI
Con MARIO ADORF,RICCARDO CUCCIOLLA,GASTONE MOSCHIN,FRANCO NERO.
DRAMMATICO/STORICO
L'agguato infame che praticamente dette il "la" alla dittatura fascista in Italia,e tolse di mezzo il deputato socialista Giacomo Matteotti è raccontato con dovizia di particolari da Florestano Vancini,regista impegnato oggi poco ricordato:i fatti,dall'arringa nel parlamento già inquinato dall'omertà di molti verso il regime crescente di Benito Mussolini,all'espandersi dello squadrismo come regola vigente per mantenere il potere. Molti nomi noti nel cast,dal Franco Nero di Matteotti,al Mario Adorf-Mussolini,ricordando anche il Gramsci di Riccardo Cucciolla ed il Turati di Gastone Moschin:Vancini e la sceneggiatura imputano all'errata linea politica dei socialisti molte responsabilità circa il trionfo del Fascio Littorio,e da un punto di vista storico è ben sottolineata la circostanza del Duce ricattato dalle Camicie Nere,dato che la storia d'Italia è zeppa di situazioni analoghe,con scherani che mettono con le spalle al muro gli apparenti uomini di potere.Il film spiega bene le cose,anche se il rischio-didascalismo non sempre è evitato,e Vancini in alcuni momenti pare concentrarsi molto su alcune cose,magari più del dovuto.Come documento per riflettere ed analizzare una fase terribile della nostra Storia "Il delitto Matteotti" è un film da far vedere ai ragazzi che vanno alle scuole dell'obbligo,ove difficilmente si va oltre la Prima guerra mondiale ,come film drammatico è valido,anche se qualche sforbiciata qua e là avrebbe giovato.

martedì 8 aprile 2014


IL GIUDICE E L'ASSASSINO (Le juge et l'assassin,F 1976)
DI BERTRAND TAVERNIER
Con MICHEL GALABRU,PHILIPPE NOIRET,Isabelle Huppert,Jean-Claude Brialy.
DRAMMATICO
Dalla vicenda vera dell'ex-militare,anarchico e simpatizzante socialista Joseph Vacher,qui chiamato Bouvier,nella Francia di fine XIX secolo,vagò per le campagne transalpine scannando giovani pastorelli e pastorelle,la terza regia di Bertrand Tavernier,che ricostruisce la faccenda,basando i due terzi del racconto sul rapporto tra l'omicida,che descrive oscillante tra crisi mistiche e furori contestatori,e il magistrato Rousseau,che instaura con lui un dialogo robusto.Se il detenuto,stimolato anche dalle maniere bonarie e dall'apparente condiscendenza del magistrato,spera in una clemenza finale,l'uomo di legge in realtà lascia sfogare l'altro per individuare la falla nell'infermità mentale,aspettando il momento giusto per mandarlo alla ghigliottina.Entrambi gli uomini hanno un rapporto contrastato e turbolento con l'altro sesso,e se uno appunto è aggredisce,stupra e uccide,l'altro,mammone e incapace di corteggiare come si deve una signora,compirà un gesto non meno ignobile con la stessa.Fotografato con eleganza,allestito con cura,"Il giudice e l'assassino" è un dramma storico-giudiziario interessante,con due attori d'alta categoria quali Galabru e Noiret a darsi la battuta,sferzante quando ci vuole,con comprimari non meno importanti come la Huppert e Brialy:su un dilemma etico (se è condannabile un assassino,reo di aver distrutto giovani vite,eticamente come va reputato un uomo chiamato a giudicare,che abusa della fiducia di un imputato per blindarne la colpevolezza?),in un quadro di cambiamenti storici e idealistici ,visto che sono in dirittura d'arrivo le scalpitanti idee socialiste,un testo complesso e ben gestito,sia a livello di sceneggiatura,che di regia.

mercoledì 5 marzo 2014

IL PISTOLERO (The shootist, USA 1976)
DI DON SIEGEL
Con JOHN WAYNE, Lauren Bacall, James Stewart, Bill McKinney.
WESTERN
Don Siegel concede a John Wayne una bella uscita di scena,in un western crepuscolare e girato "a la maniére de" certi classici anni Cinquanta, seppure con la consapevolezza del crepuscolo delle leggende .E dire che di grandi leggende viventi, in questo film ce ne sono,segnati dagli anni, almeno tre:oltre a Wayne, anche Lauren Bacall e James Stewart.L'interprete che rappresenta il western più archetipico,l'eroe duro e risolutore di Hawks, Ford e altri ancora ha l'occasione, che non perde, per una prova molto elegante e sincera, dato che il suo personaggio è avviato alla fine, come lui nella fase delle riprese, ammalato proprio come nella vita vera.E la "secca" sparatoria nel saloon chiuso, di giorno, è una bell'idea cinematografica, che risolve la trama con efficacia e in maniera asciutta.Una delle più belle prove d'attore per John Wayne, diretto da un regista che troppo tardi hanno cominciato a chiamare autore.

lunedì 17 febbraio 2014



CITTA' VIOLENTA (I,1970)
DI SERGIO SOLLIMA
Con CHARLES BRONSON,Jill Ireland,Telly Savalas,Umberto Orsini.
NOIR
Il duro Jeff ha una bella donna accanto,una barca sulla quale solca un mare azzurro,e un fisico prestante.Però è anche un killer che ha preferito fare altro,ritirarsi per godersi la vita,ma i giochi di pezzi grossi che lo incastrano,gli fanno perdere tutto.Come ogni buon noir comanda,il protagonista affronta un calvario per tornare libero,anche se a quel punto non è che a metà delle proprie peripezie,e ogni scoperta sarà amara:diretto da Sergio Sollima,di cui qualche anno dopo si sarebbe apprezzato il "Sandokan" televisivo,"Città violenta" è un thriller non eccelso nella trama,ben girato nelle scene d'azione,con uno schema di tradimenti come fossero matrioske.Ogni atto infame ne maschera un altro,a sua volta ancora più opportunista e vile.Logico che il baffuto sicario abbia una morale personale,e che,pur soffrendo sul proprio lato vulnerabile,la bionda dal fisico scolpito Jill Ireland (signora Bronson anche nella realtà),arriverà al finale scegliendo,coerentemente, di non imboccare la via della salvezza,e pur trovando la propria vendetta,farà in modo di compiere il proprio arco tragico.Bronson è,a modo suo,un interprete che adottava il metodo dell'understatement per tratteggiare i propri uomini dall'espressione di roccia,e mantiene l'appeal da scafato hard guy che i suoi fans amavano nonostante qualche lentezza della trama,ed è piuttosto efficace il resto del cast,dal ridente Telly Savalas al mellifluo Umberto Orsini.Notevoli gli inseguimenti in auto,ed un finale con spari non udibili ma ugualmente inesorabili.

domenica 22 dicembre 2013


CHE C'ENTRIAMO NOI CON LA RIVOLUZIONE?
(I,1972)
DI SERGIO CORBUCCI
Con VITTORIO GASSMAN,PAOLO VILLAGGIO,Riccardo Garrone.
COMMEDIA
In anni in cui la parola "rivoluzione" era di gran moda,e in cui i miti si chiamavano Ernesto,Emiliano,e si pensava di ribaltare ogni potere costituito per un mondo migliore,e si aveva il pregio di crederci,a volte ingenuamente,ma spesso con sincerità,fioccavano film e opere in cui l'argomento era appunto un moto rivoltoso.Sullo sfondo della rivoluzione messicana,una commedia italiana con due personaggi antitetici costretti dagli eventi a farsi compagnia,attraversando varie vicende,rischiando sempre di andare al Creatore per una fucilata o altro:un guitto di terza categoria,e un prete rigido,che alla fine diverranno amici,pur in conflitto per quasi tutto il racconto.Bruno Corbucci,eclettico e come sempre pratico,allestisce una sorta di avventura picaresca che occhieggia a "La grande guerra",soprattutto in un finale in cui,un soprassalto di dignità riabilita un cialtrone e chiude la storia su un risvolto drammatico.Il film,pur portando in scena un momento storico raramente trattato dal cinema europeo,procede abbastanza spedito,anche se spesso si basa su schemi ripetitivi,e abbonda fin troppo in cascatoni e inciampi atti a sottolineare la goffaggine dei due personaggi principali.I quali non convincono fino in fondo:Gassman nel ruolo dell'attore fessacchione e vigoroso,è vistosamente fin troppo sopra le righe,e Villaggio gioca di rimessa,ma smorzando e non di poco la sua vis comica.Leggerino,ben girato,ma qua e là smorto.I due simpatizzarono molto al di fuori dallo schermo,al punto di aver girato più film insieme,ma l'affiatamento tra i due attori non emerge così vistosamente.

venerdì 13 dicembre 2013



ARAGOSTA A COLAZIONE (I/F,1979)
DI GIORGIO CAPITANI
Con ENRICO MONTESANO,Claude Brasseur,Janet Agren,Claudine Auger.
COMMEDIA
Coproduzione italofrancese,di buoni incassi all'epoca della sua uscita,"Aragosta a colazione" vede Enrico Montesano,qui nel periodo di maggior appeal sul pubblico cinematografico,protagonista nei panni di un tipo volenteroso ma imbranato e inseguito dalla sfortuna,per cui la moglie Silvia Dionisio lo maltratta e lo spinge quasi fuor di casa,ma il personaggio scopre che l'ex-compagno di classe Claude Brasseur,una volta calciatore poi divenuto sposo di una signora bella e assai abbiente,si ritrova a Roma di passaggio,e pensa di andare a chiedere un aiuto,di qualsiasi tipo, a lui.Ma l'altro,che è fedifrago e vuole organizzare una golosa scappatella con una bella hostess svedese,Janet Agren,accetta di avere a che fare con lui solo purchè gli giustifichi la presenza della bionda nella sua bella abitazione verso la moglie.Nella stessa sera,si tiene un ricevimento nella villa,e il protagonista avrà modo di complicare le cose a molti,oltre che a sè stesso.Capitani allestisce una pochade chiara e netta,con equivoci,scambi di ruoli,gaffes e intrallazzi vari,che ha una discreta prima parte,ammicca a "Hollywood Party",ma lascia perdere fin troppo presto questa china,non lesina scorci dei bei nudi delle attrici principali,si basa molto sulla verve di Enrico Montesano,non coadiuvato benissimo dalla spiritosaggine un pò forzata di Brasseur,ma non basta affinchè "Aragosta a colazione" possa risultare una commedia memorabile.

domenica 8 dicembre 2013


CATTIVI PENSIERI (I,1976)
DI UGO TOGNAZZI
Con UGO TOGNAZZI,EDWIGE FENECH,Luc Merenda,Paolo Bonacelli.
COMMEDIA
Terza regia dell'Ugo nazionale,che,come nelle altre tre opere dirette,interpreta anche il protagonista:più votato ad un'analisi malinconica di un Sordi moralista dietro la macchina da presa,di un Gassman più sperimentatore e legato all'esaltazione della recitazione,e di un Manfredi più accorto nella costruzione delle storie,e della valutazione dei rapporti tra Uomo e Donna (e,diciamolo,il migliore come regista dei "colonnelli" degli anni gloriosi della commedia all'italiana),"Cattivi pensieri" racconta un'ossessione da galletto sviluppata da un rampante,benchè oltre la mezz'età,avvocato lombardo,con moglie bella e ambita al fianco,che la signora si conceda a tutto spiano e venga regolarmente concupita da maschi più giovani o prestanti di lui.Nonostante la sceneggiatura sia stata stesa sia da Tognazzi che dal sapido Beppe Viola,il film,che vorrebbe forse essere anche una satira di una borghesia più rozza di quanto voglia apparire,non scandaglia molto bene l'ambiente che vorrebbe forse deridere,e non pone abbastanza sotto accusa il gallismo indefesso del maschio latino,che si giustifica sempre,e vede tutte le donne come bagasce,eccetto la propria.Per cui,giusto vederci le tematiche già affrontate da "Il magnifico cornuto" sempre con Tognazzi,ma diretto da Pietrangeli,però qui il grande attore sembra affaticato da un personaggio di scarsa simpatia,meschino e ossessivo:splendida,Edwige Fenech è messa al centro della vicenda,vero oggetto di desiderio perenne da parte di tutta la parte maschile del cast,con Luc Merenda visto come nemesi virile,simbolo di una tonicità muscolare e spavalda sentita come ostile e inevitabilmente di poco succo."Cattivi pensieri" si risolve,alla fine,in un film più noioso che azzannante,dal ritmo moscio e con una impostazione presentabile,ma nulla più di questo.

martedì 12 novembre 2013


L'UOMO DALLE DUE OMBRE (De la part des copains,F 1970)
DI TERENCE YOUNG
Con CHARLES BRONSON,LIV ULLMAN,James Mason,Jill Ireland.
THRILLER/AZIONE
Emerso tra i tanti caratteristi del cinema americano negli anni Sessanta,Charles Bronson tenne in forma il roccioso fisico che aveva,e si specializzò in western,thriller e polizieschi negli anni a cavallo tra quel decennio,e quello successivo,e come altri colleghi,divenne star lavorando in diverse produzioni europee,tornando con il nome prima dei titoli in patria:sia in Italia che in Francia,l'attore dai baffi alla tartara,ha girato anche titoli di buona fattura,magari non eccelsi ma capaci comunque di intrattenere piacevolmente lo spettatore."L'uomo dalle due ombre" è un thriller d'azione che vede Bronson godersi uno yacht e una villetta in Costa Azzurra,con una bella moglie,e la figlia di lei in collegio:a guastare l'atmosfera idilliaca ci pensano delle vecchie conoscenze del protagonista,che si era associato con persone sbagliate quando era un soldato,e,minacciato e ricattato dalla squadra di bravacci,capitanata dall'antico ufficiale James Mason,deve assecondarli nello svolgersi di un piano che farà loro guadagnare molti soldi.Ovviamente il muscoloso Charles non ci sta,e,vestendo per tutto il film con una t-shirt blu che non si sciupa minimante,nonostante sparatorie,lotte all'ultimo sangue,cadute e salti,trova il modo di sgominare la gang,facendo fuori o neutralizzando uno ad uno i nemici.Nel film,diretto dal bondiano Terence Young,che con Bronson girerà anche "Joe Valachi",ci sono attori di livello come Liv Ullman e James Mason,che infatti hanno l'occasione di far valere i loro talenti recitativi in un paio di scene di suspence in cui si nota la caratura di questi interpreti,mentre a Bronson tocca più la parte d'azione,che gli calza infatti bene.Sbrigativo nella soluzione,sebbene nella seconda parte a volte dia l'impressione di tirarla un pò per le lunghe,"L'uomo dalle due ombre" è infine passabile.

mercoledì 30 ottobre 2013


CINQUE BAMBOLE PER LA LUNA D'AGOSTO
(I,1970)
DI MARIO BAVA
Con IRA FURSTENBERG,WILLIAM BERGER,EDWIGE FENECH,HOWARD ROSS.
THRILLER
Sulla falsariga,un pò consunta,di "E poi non ne rimase nessuno",o "Dieci piccoli indiani",che dir si voglia,un gruppo di annoiati benestanti,alla moda e ben vestiti o fisicamente assai piacenti,le donne soprattutto,si sollazzano tra giochetti perversi (una finta uccisione,con tanto di coltelli veri in mano a tutti) e intrallazzi carnali vari,finchè non si comincia a morire sul serio,e i cadaveri da mettere in ghiacciaia fino al ritorno della barca di uno dei partecipanti alla vacanza non fa ritorno:titolo oggi considerato sicuramente più importante di quando è uscito,per il riflusso delle rivalutazioni,spesso anche eccessive,di molta serie B e C del cinema del passato,"5 bambole per la luna d'agosto" è uno dei peggiori lavori,meno ispirati,del cinema di un artigiano che aveva trovato una sua umile dimensione autoriale:la mano del regista de "La maschera del demonio" si riscontra solo nei controcampi del prefinale,in cui viene chiarito chi è l'assassino,anche se la spiegazione non è completa,e si prolunga nel finale che vorrebbe essere beffardo,e invece è solo un ulteriore,fiacco,inciampo.La Fenech viene indicata come protagonista,perchè è l'unico nome che sia stato riconoscibile a posteriori dal grande pubblico,ma è una comprimaria,qui:le grazie femminili,tra fugaci apparizioni di seni e accenni lesbo,servivano ad attirare spettatori,ma la storia non gira manco a spingerla.Recitazione non pervenuta,dialoghi che fanno quasi pensare a un nonsense non voluto,delitti scoperti senza provocare alcuna suspence,e una sensazione di noia che cresce con lo scorrere dei minuti.

lunedì 21 ottobre 2013


SQUADRA ANTISCIPPO (I,1976)
DI BRUNO CORBUCCI,Maria 
Con TOMAS MILIAN,Jack Palance,Maria Rosaria Omaggio,Guido Mannari.
AZIONE/COMMEDIA
E',praticamente,il vero esordio di Nico Giraldi,detto poi "Er Monnezza",anche se tale appellativo era già toccato in sorte ad un altro personaggio interpretato da Tomas Milian:sbirro sui generis,avvezzo a infiltrarsi nella mala romana,vestendo come la manovalanza della criminalità,e parlando sboccato,ma mostrando un intuito di prima categoria,ed una disinvoltura nell'applicare la legge che spesso imbarazza i superiori.Un pò come capitava a molti "colleghi" di quegli anni,vedi per tutti l'Harry Callahan (da noi con la G) di Clint Eastwood,ma il punto di riferimento di Giraldi è l'agente Frank Serpico,sul quale era uscito da poco il film di Sidney Lumet,con un Al Pacino in gran spolvero.Qua Giraldi combatte contro una gang abile a portar via borse,valige e altro alle proprie vittime,ma la connessione è con un giro grosso con traffici molto più pericolosi e redditizi,oltretutto manovrati da un insospettabile con la faccia poco edificante di Jack Palance.Al solito,Corbucci pilota bene le sequenze d'azione,con buon uso di controfigure,montaggio e ritmo narrativo,e il film,della serie interpretata da Milian,è uno dei risultati più decorosi,non ancora spinto più di tanto sul versante commedia di grana grossa,con Bombolo-Venticello a spalleggiare il piedipiatti,prendendo la sua bella dose di ceffoni rumorosi.Milian è vivace,Palance sembra che giri le proprie scene negli intervalli tra una ripresa ed un'altra di un film parallelo,e Maria Rosaria Omaggio era un bel vedere:certo,per beccare la refurtiva di uno degli scippatori,in una scena,Nico Giraldi sfascia mezzo mercato ortofrutticolo,ma son dettagli,al cinema....

lunedì 19 agosto 2013


ULTIMO DOMICILIO CONOSCIUTO 
(Dernier domicile connu,1969)
DI JOSE' GIOVANNI
Con LINO VENTURA,MARLENE JOBERT,Michel Constantin,
NOIR
Il "pòlar" e il "noir" sono generi che con il giallo classico sono più che imparentati,ma i francesi hanno impresso le differenziazioni che tali sono rimaste,tra il racconto thriller in cui si deve venire a capo di un indagine,e quello in cui la scena riguarda criminali e investigatori,ma in un contesto in cui le motivazioni umane e i caratteri scolpiscono l'evoluzione del racconto,dando naturalmente tinte fosche alle vicende:José Giovanni,che aveva una storia personale ingombrante sulle spalle,di collaborazionismo e di idee,almeno in gioventù,affini agli invasori nazisti,fu comunque tra i registi che,individuati come "di genere",lentamente diventarono autori riconosciuti,dalla critica e dal pubblico."Ultimo domicilio conosciuto" è un noir,appunto,che giunge alla fine degli anni Sessanta,che vede l'esperto mastino della Sureté Lino Ventura messo in un angolo per aver calpestato i piedi sbagliati,e che deve farsi carico della ricerca di un supertestimone utile per incastrare degli importanti malavitosi,e gli fa da spalla la fresca Marlène Jobert,anche per togliersi dalla penosa routine di un commissariato di seconda importanza,ove i due hanno la missione di beccare dei molestatori di signore sole.La conclusione della vicenda,però,non potrà essere che amara e lucidamente spietata:lo Stato usa e getta le persone,e se ne sbatte delle conseguenze delle loro "buone azioni",in un accesso di anarchismo a muso duro che dà l'avvitata conclusiva alla storia.Senza spicciarsi,"Ultimo domicilio conosciuto" conta sulla verosimiglianza di dialoghi e situazioni,su una buona coppia d'attori,con Ventura che intarsia di pacatezza e durezza il proprio poliziotto laconico,e la Jobert che arricchisce con la propria femminilità il film.Finale sconsolato,che valorizza ancor più il film.

martedì 6 agosto 2013

CHE? ( What?, I 1972)
DI ROMAN POLANSKI
Con SYDNE ROME, Marcello Mastroianni, Hugh Griffith, Romolo Valli.
GROTTESCO

A riprova che una firma non sempre garantisce cose ben riuscite, "Che?" segnò , dopo il funesto "Macbeth" e la tragedia personale di Bel Air, per Roman Polanski, la possibilità di un nuovo film brillante, da ricollegare alla parodia vampiresca di "Per favore,non mordermi sul collo": ma l'avventura grottesca dell'americanina Sydne Rome( peraltro di notevole avvenenza, qui) finita in una villa che pullula di porconi tirati a lucido per sfuggire a dei bruti che hanno tentato di violentarla , non appena giunta sulla costiera amalfitana, non rappresenta il miglior cinema dell'autore di "Chinatown". Opera buffa che non possiede nè verve indiavolata, nè umorismo particolarmente graffiante, deride un'insulsa aristocrazia squinternata, con un finale "smontacinema" , con la protagonista, novella Candida in fuga, che grida all'amante toccato Mastroianni che il film così deve finire. Al di là dei facili applausi a un autore di gran valore, non vedo niente di particolarmente riuscito in questo film, a parte la fotogr

domenica 4 agosto 2013

METEOR ( Meteor, USA 1979)
DI RONALD NEAME
Con SEAN CONNERY , NATALIE WOOD, Karl Malden, Brian Keith.
FANTASCIENZA

Lo schema è quello, c'è poco da fare:un cast fatto di nomi e facce note, una catastrofe che accade a inizio film o verso la conclusione,un intreccio di conflitti e collaborazioni, un protagonista spesso fuori dal gruppo verso il quale molti provano iniziale diffidenza, ed effetti speciali costosi."Meteor", diretto da Ronald Neame, non uno dei nomi che hanno reinventato il cinema americano, è un onesto prodotto spettacolare che va ad inserirsi nel filone catastrofico di "Airport","Terremoto" e "L'inferno di cristallo":sebbene un pò in ritardo rispetto all'ondata favorevole che accolse questo genere di film, è stato uno dei primi titoli hollywoodiani che auspicavano la fine della Guerra Fredda in nome dell'Umanità.Anche se la collaborazione missilistica di USA e URSS vede le armi di questi ultimi fare perlo più cilecca...

mercoledì 24 luglio 2013



40 GRADI ALL'OMBRA DEL LENZUOLO (I,1975)
DI LUCIANO MARTINO 
Con EDWIGE FENECH,MARTY FELDMAN,ENRICO MONTESANO,BARBARA BOUCHET.
COMMEDIA/EROTICO
Troppe grazie,Luciano Martino.Mettere insieme sei bellezze del momento per altrettanti episodi a sfondo erotico-brillante non era semplice,il film a episodi comunque era un'altra cosa in voga,e comunque "40 gradi all'ombra del lenzuolo" contava anche su un cast maschile di prim'ordine,con Marty Feldman,che all'epoca era una delle personalità comiche più sugli allori,grazie all'indimenticabile Igor di "Frankenstein Junior",Alberto Lionello,Enrico Montesano,Tomas Milian,Aldo Maccione:da un represso apparentemente integerrimo che sogna happening calienti con la sventola del paese (Milian-Fenech),a un tipetto che offre venti milioni di lire a una bella bionda con marito all'estero per un'ora con lei (Montesano-Bouchet),da una coppia che recita i ruoli dell'autista sovreccitato alla signora concessiva (Lionello-Ralli),al duo di nevrotici che si ritrovano su un cornicione (Maccione-Rome),fino alla bella ereditiera che assolda una guardia del corpo zelante ma alla fine efficiente (Feldman-Haddon).Dei sei episodi,vagamente divertente quello appunto del bodyguard,con Feldman stralunato e quasi robotico,che azzecca un paio di uscite,ma per il resto,la pellicola ha ben poco di cui vantarsi,tranne ovviamente le doti naturali delle varie belle signore.Episodi stanchi,con un immaginario erotico da scuola media,situazioni straviste,e attori sprecati in ruoli senza sugo.

martedì 16 luglio 2013

L'ETRUSCO UCCIDE ANCORA ( I, 1972)
DI ARMANDO CRISPINO
Con ALEX CORD, Samantha Eggar, John Marley, Enzo Tarascio.
THRILLER

Nella fiumana di imitatori dei thriller di dirompente successo di Dario Argento, ecco pure questo giallo comprensivo di morti violente, perpetrate nella fattispecie da un assassino che usa una sonda atta a scopi archeologici per infierire sulle vittime scelte, che ha un'ambientazione curiosa, Spoleto, che, credo, non sia stata più un set fino a quindici anni dopo, per "Io e mia sorella". Crispino, regista poi non molto prolifico, non dà abbastanza nerbo alla regia, il protagonista Alex Cord, dal fisico tonico e l'espressione perennemente ingrugnata, è un eroe legnoso e pochissimo simpatico, l'identità di chi compie i delitti è discretamente facile da sospettare, e a suo merito, il film, qua e là noioso, ha l'accortezza di un movente credibile e qualche scena riuscita , soprattutto nelle soggettive dell'omicida. Banalissimo lo scioglimento finale, con una soluzione a quel punto piuttosto improbabile, ma si dubita che lo spettatore, non colpito granchè dalla pellicola, si aspettasse qualcosa di più.

domenica 7 luglio 2013

IL BOSS

IL BOSS ( I, 1972)
DI FERNANDO DI LEO
Con HENRY SILVA, RICHARD CONTE, Gianni Garko, Vittorio Caprioli.
NOIR
Violentissimo e "tirato" nel ritmo ,"Il boss" è uno dei titoli più noti del riscoperto Fernando Di Leo,un racconto nerissimo,"all'americana", con nessun personaggio da salvare, una carica di truculenza che irrompe sullo schermo ogni quando può, e tuttavia la pellicola,vista a più di trent'anni dalla sua realizzazione, mantiene smalto e cattura l'attenzione dello spettatore.Di rara cattiveria il capomafia calabrese Cocchi, interpretato da Pier Paolo Capponi, e nella sua marmorea impenetrabilità, perfetta la prova del killer Henry Silva:con una trama che è composta da continui doppi giochi e tradimenti, con individui pronti ad ogni maramalderia per giungere ai propri obbiettivi, questo film senza fronzoli lascia l'impronta di un piccolo classico di genere.

sabato 6 luglio 2013

LA PIU' BELLA SERATA DELLA MIA VITA

LA PIU' BELLA SERATA DELLA MIA VITA ( I, 1972)
DI ETTORE SCOLA
Con ALBERTO SORDI, Michel Simon, Pierre Brasseur, Janet Agren.
GROTTESCO

Uno dei film di Sordi meno trasmessi in televisione, e una delle collaborazioni del grande attore con Ettore Scola:falsa commedia che si tramuta in una parabola morale,"La piu'bella serata..." ha il suo clou nel falso processo intentato da alcuni vecchietti all'industriale trafficone Guido Rossi, giunto alla pensione dove gli anziani vivono per inseguire una bella motociclista, e nell'altrettanto fasulla confessione dell'uomo ai "giudici" improvvisati.Soggetto intelligente, film un pò statico, bravi gli interpreti.Scola si riserva un finale non consolatorio, anzi, come ogni racconto morale che si rispetti, il film si chiude su un tragico scherzo del destino per il protagonista:la cosa migliore della pellicola.

mercoledì 19 giugno 2013

VOGLIAMO I COLONNELLI (I,1973)
DI MARIO MONICELLI
Con UGO TOGNAZZI, Carla Tatò,Giuseppe Maffioli,Duilio Del Prete.
COMMEDIA
Gran cosa la satira,permette di dar mazzate sorridendo e denigrare divertendo,quando funziona ad hoc:in "Vogliamo i colonnelli" c'è un avvio strepitoso,una prima parte di buon livello,e qualche passaggio grottesco che non gira come dovrebbe,fino all'azzeccato finale che ripiana le cose. Monicelli,dopo il fallito golpe Borghese ,elabora una storia di nostalgici del Fascio che mettono su un colpo di Stato di mirabile cialtroneria,come in effetti tutte le reminiscenze littorie sono:dal deputato sudaticcio di Ugo Tognazzi al sacerdote nero di Del Prete,ed in mezzo un gruppo di ridicoli esaltati,tutti abilissimi a mandare alla malora il piano per destabilizzare lo Stato,anche se un ministro sedicente democratico in realtà condanna il gesto,ma in pratica lo compie lui stesso con abilità da maneggione indefesso.Il regista de "La grande guerra" imbrocca i dettagli,molte battute sparse qua e là per il film,la conduzione di uno stuolo agguerrito di caratteristi in vena,capitanati da un Ugo Tognazzi a tratti sublime nel disegnare la sfatta,abborracciata verve del suo fascistaccio grintoso e meschino:solo che per funzionare del tutto non dovrebbe incappare in qualche caduta di tono e di ritmo come gli capita nella parte centrale,e spingere meno sul pedale del paradosso per mantenersi entro i canoni di una satira politica dai denti aguzzi.Comunque,una commedia maligna,con degli acuti ilari e recitata ottimamente da tutto il parco attori.

lunedì 3 giugno 2013

OMICIDIO AL NEON PER L'ISPETTORE TIBBS
(They call me Mister Tibbs!, USA 1970)
DI GORDON DOUGLAS
Con SIDNEY POITIER, Martin Landau, Anthony Zerbe,Barbara McNair.
POLIZIESCO
Se "La calda notte dell'ispettore Tibbs", oltre che un buon giallo, fu un'occasione importante per parlare di razzismo e rispetto da acquisire tra persone di colore diverso, fruttò cinque premi Oscar e un buon successo di cassetta;tre anni dopo Virgil Tibbs fu protagonista un'altra volta in questo sequel, che sfiora tematiche presentate nella prima avventura con l'ispettore di polizia coloured. Però, se il carisma interpretativo di Poitier rimane invariato, il passaggio di consegne tra Norman Jewison e il più modesto Gordon Douglas si fa sentire, sia a livello di stile che di impostazione del racconto, rendendo il tema civilista sullo sfondo e rendendo il film niente più che un onesto poliziesco tipico della sua epoca, che l'anno seguente, ad esempio, "Il braccio violento della legge" contribuì a rendere desueto per concezione dell'azione e della descrizione sia del mondo criminale che dell'atmosfera tra piedipiatti. Venuto da una trilogia sul detective privato Tony Rome, con Frank Sinatra, Douglas non coglie l'occasione di fornire al personaggio di Tibbs molto spessore più di quanto mostrato nel primo episodio, e pur avendo comprimari di un certo livello quali Martin Landau, Ed Asner ed Anthony Zerbe, confeziona un lungometraggio di respiro piuttosto corto.