
L'IMPIEGATO (I,1959)
DI GIANNI PUCCINI
Con NINO MANFREDI,Eleonora Rossi Drago,Anna Maria Ferrero,Andrea Checchi.
COMMEDIA
Prime occasioni da protagonista per uno che diventerà uno dei personaggi chiave della commedia italiana,dopo aver riscosso buoni successi televisivi:Nino Manfredi,nei panni di un modesto travet,figura importante tra letteratura e certo cinema del dopoguerra (oggi minimo devi essere un creativo o un imprenditore di livello per esser degno di un soggetto cinematografico....),si divide tra i sogni d'agiatezza,in cui conquista femmine sensuali,e la vita ordinaria che lo vede spesso pavido,incerto e sciolto solo se beve un goccio di troppo.Diretto da Gianni Puccini,nome non ricordatissimo dai cinefili,ma di fatto capace di un cinema medio di cui in questi anni si lamenta spesso,e giustamente,l'assenza,"L'impiegato" ha sì influenze "gogoliane",ma ancor più ricorda "Sogni proibiti",che era stato un recente titolo popolare con Danny Kaye (rifatto proprio questa stagione da Ben Stiller) in cui al grigiore dei giorni spersi nel tran-tran,si rifuggiva in una dimensione avventurosa solo immaginaria.E,infatti,pur avendo l'occasione della vita sentimentale con una capoufficio rigida ma affascinante,la sciupa per insicurezza,o forse anche per viltà:i due si sono osteggiati,ma probabilmente si piacciono anche,e per star dietro ognuno al proprio carattere,fanno una scelta conservatrice e si rispediscono dentro una sostanziale,noiosa ma "senza pericoli" infelicità di base.Un pò piatto nel racconto,il filmettino è tuttavia un ritratto di un'Italia appena prima del "boom" pulito e non sgradevole,in cui la verve di Manfredi è tenuta fin troppo a bada da regia e sceneggiatura.

300-L'ALBA DI UN IMPERO (300:Rise of an empire,USA 2014)
DI NOAM MURRO
Con SULLIVAN STAPLETON,EVA GREEN ,Lena Headey,Rodrigo Santoro.
GUERRA
Se "300" nacque dalla graphic novel omonima di Frank Miller,l'operazione "300-L'alba di un impero" addirittura giunge sugli schermi internazionali prima dell'opera milleriana "Xerxex",ispiratrice nel plot del racconto:che non è,esattamente,nè un sequel,nè un prequel dello scontro tra gli spartani condotti da Leonida e le truppe persiane di Serse alle Termopili,ma, semmai accade quasi a lato,per ambientazione geografica e collocazione storica,e trova il suo epilogo nella battaglia navale di Salamina.Zack Snyder non ha ripreso la regia di questo progetto,ma figura come produttore,e certo questo lavoro,diretto dall'israeliano Noam Murro,risente della mano del regista de "L'uomo d'acciaio".Chiariamolo:Snyder è un autore di cinema in cui il superomismo è radicato,ha una visione certo non "liberal" e quando è al suo peggio,può irritare con una retorica "teocon" piuttosto marcata,ma è anche vero che è uno dei non molti registi che sanno imprimere un lirismo forte alle immagini e alle storie che narra.Qua,però,appunto,la regia la firma un altro,e se il kolossal con Gerard Butler era sostanzialmente una chiamata alle armi contro le forze del "Male" venute da Oriente,"L'alba di un impero" è,sorprendentemente,meno becero ideologicamente,e meglio definito nello studio dei personaggi in campo.Si parte da un falso storico clamoroso (l'uccisione del re di Persia Dario da parte di Temistocle con una freccia scagliata da terra verso una nave beccheggiante su un mare tempestoso:al di là della scarsa probabilità di successo di un colpo da arciere del genere,non andò proprio così),e spesso le scene si tingono del rosso imperioso di sangue,con generosi spruzzi,teste spaccate dalle lame,arti mozzati e corpi trafitti,in un eccesso di belluina veemenza stordente.Però i complessi rapporti tra personaggi,come,ad esempio quello tra l'ispido Temistocle,interpretato da Sullivan Stapleton,e l'Artemisia,una greca divenuta potente tra gli uomini di Persia,della quale viene spiegata anche l'origine della ferocia che la contraddistingue,la dignità tumultuosa della vedova di Leonida Gorgo,sono raccontati bene,ed è sottolineato che la democrazia è un bene da proteggere talvolta con dolore dalle forze assolutiste.Per cui,rispetto a quel che si paventasse,la pellicola è ben girata, e rendono bene gli attori pur in caratteri portati all'estremo,e Eva Green si conferma una bellezza inquietante e un'attrice non adatta ai mezzi toni,ma a suo agio con i personaggi ad alto voltaggio.

THE CHRONICLES OF RIDDICK
(The chronicles of Riddick,USA 2004)
DI DAVID TWOHY
Con VIN DIESEL,Thandie Newton,Colm Feore,Alexa Davalos,Karl Urban.
FANTASCIENZA
Costato relativamente poco,"Pitch Black" era saltato all'occhio di molti appassionati di cinema come uno dei non troppi titoli di fantascienza di cui tenere a mente,all'inizio degli anni Zero.Nella scia del primo "Alien" e di altri classici e meno della science-fiction,il resoconto di un'astronave in panne su un pianeta che si rivelava pericolosissimo per via di creature vampiresche,e un passeggero-prigioniero,che diventava indispensabile per cercare di salvarsi,con occhi celati da lenti,e poteri straordinari.Un sequel era aspettato da diversi fans che erano riusciti a vedere il film di David Twohy anche,e soprattutto,non nei cinema,perchè lì ebbe vita breve,ma con il videonoleggio,all'epoca molto attivo:se "Pitch Black" era un lungometraggio a basso budget,ma funzionale e che giocava molto sul buio e su quel che poteva annidarvisi,la seconda avventura con protagonista Riddick ha costi molto più elevati,e non gli giova.Più magniloquente nella messa in scena,con una trama più "canonica",che vede l'antieroe alieno trovarsi a fare da ago della bilancia in una congiura di palazzo di una razza potentissima e dominata da un tiranno apparentemente adorato,in realtà solo temuto:in più,il personaggio principale è venuto a cercare la donna amata,che però sembra ormai un'altra persona,lontana da quella che conosceva."The cronichles of Riddick" è certo un film spettacolare,scenograficamente più ricco,ma se l'idea del regista e sceneggiatore era di ampliare la saga (anche perchè c'è stato un terzo capitolo,fortemente voluto dal protagonista Vin Diesel) e dargli una connotazione più epica,il gioco riesce fino a metà;Diesel indossa il personaggio con fisica aderenza,rimane semmai un pò superflua una signora attrice come Judi Dench nell'apparizione oracolare che annuncia certi sviluppi,ed emergono le bellezze di attrici come Thandie Newton e Alexa Davalos.Si vede bene,ma non dice molto di nuovo,come invece si sarebbe sperato.

MURDEROCK-Uccide a passo di danza (I,1984)
DI LUCIO FULCI
Con OLGA KARLATOS,Ray Lovelock,Claudio Cassinelli,Cosimo Cinieri.
THRILLER
In una scuola di ballo in cui si predica l'aggressività e la coltivazione di una sfrenata ambizione come modo di conquistare il famoso "passo in più",vengono uccise delle allieve,prima stordendole con del cloroformio,successivamente bucando loro il cuore e provocando un'emorragia letale con un lungo spillone acuminato.Indaga un commissario chiamato Borges,che non sembra avere eccessiva fretta di risolvere la faccenda,ed enuncia i propri ragionamenti un pò sarcastici spesso sgranocchiando noccioline,e sono diverse le persone sospettate di essere il killer.In più,la proprietaria della scuola,ex-ballerina dalla carriera interrotta presto,ha un sogno ricorrente in cui un uomo la segue per ucciderla,e a un certo punto incontra colui che sogna,e intraprende anche una relazione con lui.... Dopo gli orrori macroscopici dei film dei primi anni Ottanta,come "L'aldilà","Paura nella città dei morti viventi",e "Lo squartatore di New York" (per tacere di "Zombi 2",uscito appena prima) Lucio Fulci compì un'operazione che sconcertò molti suoi fans:girò un thriller parente di quelli di Dario Argento,sfruttando l'onda lunga delle ballerine procaci con gli scaldamuscoli e un body addosso,appena divenute alla moda con il successone di "Flashdance",però molto meno violento dei titoli sopra citati.Magari disposto a mostrare i bei corpi delle ragazze in scena,ma decisamente più soft sul lato orrorifico:protagonista la bellissima Olga Karlatos,che Fulci aveva già diretto,musiche affidate a Keith Emerson (non al suo meglio,diciamolo),ma gli incassi delusero e il regista tornò a realizzare pellicole più impressionanti.Se si chiude un occhio sulla relativa pochezza dei dialoghi,il film qua e là offre qualche goccia di suspence vagamente interessante,si lascia vedere senza allarmare nè tenere sulle spine lo spettatore sull'identità dell'assassino,fino a un certo punto della storia non facile da individuare.Però la derivazione argentiana è fin troppo esplicita,in molti recitano per modo di dire,e quanto a brividi,non se ne provano proprio.Però c'è da dire una cosa:chissà se Joe Eszterhas,nel buttare giù il copione di "Basic instinct" non abbia tenuto a mente un paio di cose viste qua,vedi l'arma dei delitti e una scena con un cassetto aperto....

PANE,AMORE E.... (I,1955)
DI DINO RISI
Con VITTORIO DE SICA,SOPHIA LOREN,Antonio Cifariello,Tina Pica.
COMMEDIA
Terzo capitolo della fortunatissima serie inaugurata da "Pane,amore e ...fantasia",vede il cambio in cabina di regia,da Luigi Comencini,più a suo agio con il "neorealismo rosa" del successore,a Dino Risi,non ancora affermatosi come regista graffiante quale è risultato nei suoi lavori più riusciti.Il maresciallo Carotenuto si trasferisce in quel di Ischia,con il proposito di non invischiarsi,al suo solito,in sbandate sentimentali con bellezze locali,ma naturalmente,ciò rimane solo una buona intenzione.L'affittuaria di una casa di proprietà di Carotenuto e del fratello parroco è la splendida pescivendola del paese,che si tiene buono il distinto proprietario dell'immobile coinvolgendolo in una sua querelle sentimentale.Il film è piacevole,rasserenante,ben recitato dal duo di protagonisti,che si lascia andare ad una scena rimasta poi nella memoria collettiva come il ballo tra loro due,con De Sica spassoso nel tentativo di tenere il passo della conturbante Sophia di rosso vestita.Peccato che sia dato uno spazio assai relativo ai comprimari,altrove preziosi,come Mario Carotenuto nel ruolo del prete consanguineo del protagonista,della Pica qui tenuta più in disparte,e che la storiella abbia il fiato abbastanza corto,e si risolva sostanzialmente in un'operazione che rischia spesso l'effetto dejà-vu.Seguirà l'ultima pellicola della serie "Pane,amore e Andalusia",che rimarcò il declinante successo delle avventure sentimentali del maresciallo.

SNOWPIERCER (Snowpiercer,USA/SK/CZR/F,2013)
DI JOON-HO-BONG
Con CHRIS EVANS,Kang-Ho Song,Tilda Swinton,Jamie Bell.
FANTASCIENZA
Da una graphic novel francese,un film di fantascienza senza voli nello spazio,del sottogenere,un tempo in voga,detto "fanta-apocalittico":il pianeta Terra è stato curato male,il ritrovato per debellare il surriscaldamento globale ha causato l'effetto opposto,e nel 2031,il mondo è un'unica distesa di ghiaccio.Solo un treno velocissimo rimane a testimoniare la presenza dell'umanità:progettato da un magnate della tecnologia che risiede nella locomotiva,il mezzo ospita varie fasce sociali,lasciando in fondo i reietti,costretti a una vita bestiale ma pronti a tentare la rivolta.La quale sarà guidata dal duro Curtis,che ha un piano ben elaborato per sconfiggere il braccio armato dei privilegiati dei primi vagoni:la lotta sarà cruenta e in molti cadranno,in uno scontro sempre più crudo.Prima regia internazionale per il coreano Joon Ho-Bong,"Snowpiercer" è stato un titolo molto atteso da appasionati della science fiction e dei fumetti,e si noti che in USA il film non uscirà che in Giugno:oltre a rivelarsi un film d'azione molto riuscito,sempre attento a non perdere ritmo e a calibrare i non pochi colpi di scena,il lungometraggio diventa un'allegoria gestita con acume della natura "sbagliata" delle forme di società portate avanti dall'Uomo, non inciampa in forzature ma viaggia con forza e determinazione come i suoi ribelli.Un cast eterogeneo,con misto di razze e buona elaborazione dei caratteri,capeggiato da un Chris Evans maturato come attore,con vari volti celebri intorno,come John Hurt e Ed Harris poli opposti (fino a un certo punto...) della condizione degli ospiti del treno,si fa seguire dallo spettatore appassionandolo e tenendolo sulle spine per fare alimentare la curiosità di cosa succederà alla resa dei conti.Parallelamente a "Cosmopolis" di David Cronenberg,altra metafora "mobile",meno atta a ricercare il "genere" e più canonicamente autoriale,"Snowpiercer" si candida a diventare uno dei film di fantascienza cult di questa decade,con una sequenza da horror come la lezione pedagogica della maestrina invasata,veramente da antologia.

DALLAS BUYERS CLUB (Dallas Buyers Club,USA 2013)
DI JEAN MARC VALLEE
Con MATTHEW MCCONAUGHEY,Jared Leto,Jennifer Garner,Steve Zahn.
DRAMMATICO
La storia del texano Ron Woodroof,buscadero (coloro che cavalcano i tori nei rodei) dedito a spassarsela a suon di festini erotici,scommesse,sbronze e tirate di coca,che si scoprì colpito da Aids proprio nell'Estate dell'85,quella in cui esplose all'attenzione dell'opinione pubblica la malattia che ha portato via milioni di persone,e per la quale non esiste una vera e propria cura,tuttora,è autentica.Una storia americana,in cui si può essere feccia e redimersi,e in cui la forza di volontà,uno dei leit motiv di sempre del cinema USA,è un elemento fondamentale.Woodroof,scacciato dalle amicizie di sempre,perchè collegato,per via del male contratto,agli ambienti omosessuali (in realtà ha preso l'Aids con un rapporto non protetto con una semisconosciuta),si sente pronunciare una condanna a soccombere all'immunodeficienza in poco tempo,ma,ostinatamente,per istinto di sopravvivenza e rabbia di voler stare ancora al mondo,si mette a contrabbandare farmaci altrimenti vietati a cittadini statunitensi che hanno il suo stesso grave problema.Ha fatto vincere l'Oscar come miglior protagonista a Matthew McConaughey questo dramma non troppo enfatico,diretto dal canadese Jean Marc Vallèe:se l'avessero detto anche quattro anni fa,che uno degli attori solitamente meno amati dalla critica,sarebbe giunto a conquistare la statuetta,sarebbe sembrato surreale.Invece,l'attore,anch'egli texano,come il personaggio che interpreta,si è guadagnato la stima di molti antichi detrattori con i ruoli di "Killer Joe" e "Magic Mike",per giungere a questa scommessa,per la quale ha perso tra i 20 e i 30 kilogrammi,presentandosi in versione ferocemente smagrita,per risultare credibile nel ruolo.E alla sua prova McConaughey aggiunge un'espressività robusta,che il suo Woodroof,pur nel progredire devastante della malattia,acquista una maggiore dignità umana,e arriva al finale quasi con serenità.Premiato anche Jared Leto per la sua prova del compagno di sventura di Woodroof,dopo qualche anno di assenza dagli schermi,a riprova che un discreto film,di suo,è stato impreziosito dalle prove degli interpreti,qui vero valore aggiunto,che dà spessore imprescindibile ad una denuncia onesta dell'assurdità del sistema sanitario americano.