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mercoledì 19 marzo 2014


THE CHRONICLES OF RIDDICK 
(The chronicles of Riddick,USA 2004)
DI DAVID TWOHY
Con VIN DIESEL,Thandie Newton,Colm Feore,Alexa Davalos,Karl Urban.
FANTASCIENZA
Costato relativamente poco,"Pitch Black" era saltato all'occhio di molti appassionati di cinema come uno dei non troppi titoli di fantascienza di cui tenere a mente,all'inizio degli anni Zero.Nella scia del primo "Alien" e di altri classici e meno della science-fiction,il resoconto di un'astronave in panne su un pianeta che si rivelava pericolosissimo per via di creature vampiresche,e un passeggero-prigioniero,che diventava indispensabile per cercare di salvarsi,con occhi celati da lenti,e poteri straordinari.Un sequel era aspettato da diversi fans che erano riusciti a vedere il film di David Twohy anche,e soprattutto,non nei cinema,perchè lì ebbe vita breve,ma con il videonoleggio,all'epoca molto attivo:se "Pitch Black" era un lungometraggio a basso budget,ma funzionale e che giocava molto sul buio e su quel che poteva annidarvisi,la seconda avventura con protagonista Riddick ha costi molto più elevati,e non gli giova.Più magniloquente nella messa in scena,con una trama più "canonica",che vede l'antieroe alieno trovarsi a fare da ago della bilancia in una congiura di palazzo di una razza potentissima e dominata da un tiranno apparentemente adorato,in realtà solo temuto:in più,il personaggio principale è venuto a cercare la donna amata,che però sembra ormai un'altra persona,lontana da quella che conosceva."The cronichles of Riddick" è certo un film spettacolare,scenograficamente più ricco,ma se l'idea del regista e sceneggiatore era di ampliare la saga (anche perchè c'è stato un terzo capitolo,fortemente voluto dal protagonista Vin Diesel) e dargli una connotazione più epica,il gioco riesce fino a metà;Diesel indossa il personaggio con fisica aderenza,rimane semmai un pò superflua una signora attrice come Judi Dench nell'apparizione oracolare che annuncia certi sviluppi,ed emergono le bellezze di attrici come Thandie Newton e Alexa Davalos.Si vede bene,ma non dice molto di nuovo,come invece si sarebbe sperato.

mercoledì 5 marzo 2014

THE GRUDGE (The grudge,USA 2004)
DI TAKASHI SHIMIZU
Con SARAH MICHELLE GELLAR, Jason Behr, Clea Duvall, Bill Pullman.
HORROR
C'è stata una fase, subito dopo il 2000, e sull'onda degli alti incassi mondiali di "The ring" versione americana, in cui si sono presi horror di produzione asiatica, in cui spesso sono i fantasmi ad imperversare, e si sono rifatti pari pari con più soldi,nomi conosciuti, e la professionalità USA: "The grudge"( il rancore) è il remake di "Ju-on", da molti fans definito uno dei migliori film d'orrore di produzione nipponica. Sarah Michelle Gellar e Bill Pullman, che sono i nomi più celeberrimi del cast sono nel film quasi a invogliare i produttori a mettere i soldi: nell'economia del racconto, visto che sono multipli i piani narrativi per definire la maledizione della casa a Tokyo che cela presenze vendicative e fa morire di paura oppure induce al suicidio chi ha la disgrazia di capitarvi, non c'è un vero e proprio personaggio-protagonista. In molti hanno stroncato senza dubbi questo horror, che tutto sommato è decoroso, può rientrare nella fascia media per qualche buona idea visiva, anche se è vero che rubacchia molto (anche da "The ring", ma chi ha visto un pò dei film di questo filone, sa bene che ci sono temi ricorrenti quali l'acqua,le vasche da bagno,le scale...) e c'è perlomeno una scena ridicola, quella in cui la moglie di Pullman, visitata dalla Gellar per chiarirsi le idee, sta in casa di mattina in abito da sera rosso....

lunedì 3 marzo 2014

IL CAIMANO ( I 2006 )
DI NANNI MORETTI
Con SILVIO ORLANDO , Margherita Buy, Jasmine Trinca, Nanni Moretti.
GROTTESCO/ DRAMMATICO















Atteso come il titolo italiano più importante del 2006, al punto che qualcuno si è addirittura chiesto se fosse pertinente farlo uscire prima delle passate elezioni politiche, "Il caimano" segna il ritorno alla regia per Nanni Moretti dopo la straordinaria affermazione, inclusi successo internazionale e palma d'Oro per il bellissimo "La stanza del figlio". E' risaputo, fulcro del decimo lavoro morettiano è la figura di Silvio Berlusconi, di cui lo stesso autore, che tra l'altro appare per poco nella pellicola,afferma , nei panni di un attore famoso che nicchia per interpretarlo in un film nel film, che comunque il patron di Mediaset ha inciso sull'Italia perchè ne ha stravolto mentalità e profilo, che lo si avversi o appoggi ; nell'inquietante finale, Nanni Moretti, impersonando un Caimano che si allontana dal tribunale che lo ha condannato, con alle spalle fuochi di rivolta reazionaria, lancia un proclama-summa di vent'anni di berlusconismo, politico e non. Costruendo in parallelo la storia di un produttore di film di serie B in crisi esistenzial-professionale, con la vita a pezzi, interpretato in modo coinvolgente da un Silvio Orlando all'apice della maturità d'attore, Moretti tesse un racconto metaforico di effetti di potere e conseguenze di una conformizzazione italica, una berlusconizzazione intesa come adeguamento a standard, a "come si deve essere", che qua e là concede qualche risata amareggiante, più spesso lascia il tempo di pensieri aspri. Politicamente, "Il caimano", dice cose che ,come viene affermato nel film, chi voleva capire sa già, e chi non ha voluto si è adeguato e ha fatto il resto: nella scena della gelateria, in cui il personaggio di Orlando viene fatto sentire ancor più escluso, perchè non ce la fa a rispondere alle regole di questo conformismo a zanne sorridenti, e per questo "non degno" neanche di poter acquistare una vaschetta di gelato, emerge un elogio dei perdenti, o semplicemente di chi non riesce a farcela, lancinante e acuto.
LE VERITA' NASCOSTE What lies beneath, USA 2000)
DI ROBERT ZEMECKIS
Con MICHELLE PFEIFFER, HARRISON FORD, James Remar, Diana Scarwid.
FANTASTICO/THRILLER
Certo che due star come Michelle Pfeiffer e Harrison Ford dirette da un regista di talento come Robert Zemeckis attraggono chi ama il cinema, e un film che riunisce questi tre nomi invoglia alla visione.Però che fare se ci si basa su una sceneggiatura macchinosa, a tratti irrisolta e in gran parte prevedibile?? L' idea di mettere un Eroe per tradizione come Ford in un ruolo di malvagio, subdolo e crudele è senz'altro ammirevole: ed è brava la Pfeiffer ad addossarsi in gran parte il tempo della proiezione. Solo che viene da chiedersi : perchè montare quella sottotrama del possibile delitto della porta accanto che si porta via un terza di pellicola e si risolve in una nuvola di fumo, e perchè non arricchire il personaggio del protagonista maschile di ulteriori sfumature che lascino ancor più lo spettatore titubante sulla sua vera natura?Peccato, perchè in alcuni momenti si ha l' impressione di assistere a un thriller di alta scuola,e invece niente più di una lussuosa confezione per un diligente intrattenimento ben impacchettato, ma condito poco.
L'AMICO DI FAMIGLIA ( I, 2006)
DI PAOLO SORRENTINO
Con GIACOMO RIZZO, Laura Chiatti, Fabrizio Bentivoglio, Clara Bindi.
GROTTESCO

Prima del trionfo internazionale de "Il divo" e dopo i David di Donatello di "Le conseguenze dell'amore", Paolo Sorrentino girò questo film non così premiato, e dai più considerato un titolo di passaggio, come capita a volte nella carriera di un regista. Non so quanto questa collocazione sia vera, perchè "L'amico di famiglia" è invece un lavoro vistosamente elaborato, in cui è stato profuso impegno, e si è voluto fare un discorso su quanto è brutta parecchia Italia di oggi, e di come siamo peggiorati, tutto sommato, noi abitanti: la grettezza ci ha invaso l'immaginario, la gente parla quasi esclusivamente di soldi e costi, un usuraio squallido e repellente come il Geremia de Geremei protagonista della pellicola è una figura consueta, e se lui umanamente fa senso, non è che intorno abbia questa bella fauna . Lo stile di Sorrentino è elegantissimo, le riprese ingegnose, però il meglio del suo cinema è quando può spingere a tutta forza il pedale del grottesco a tutti i costi, bucando più a fondo di quando imposta la parte drammatica del racconto. Se Laura Chiatti, dalla bellezza glaciale ma rovente, ricorda una giovanissima Virna Lisi, Bentivoglio presta una maschera sorniona a un personaggio più raffinato di quanto non voglia far sembrare, la rivelazione è il caratterista Giacomo Rizzo, ogni tanto piccola apparizione in cinema di serie A, più spesso sfruttato in commediacce di Pierino & C., in una interpretazione straordinaria , curatissima nei dettagli ( le ossessioni del patetico Geremia, quel sacchetto penzolante, il gesso fisso al braccio, i cioccolatini sempre in bocca) e stordente per come coniuga enunciata laidezza e fuggevoli barlumi di tristezza che fanno provare compassione per il personaggio, nonostante tutto.

giovedì 6 febbraio 2014


MEAN MACHINE (Mean Machine,GB 2001)
DI BARRY SKOLNICK
Con VINNIE JONES ,Danny Dyer,David Hemmings,Jason Statham.
COMMEDIA
Il soggetto di "Quella sporca ultima meta" deve essere piaciuto molto,se del film di Robert Aldrich,peraltro solitamente non considerato uno dei suoi lavori migliori (eppure è cult eccome),sono stati fatti negli ultimi quindici anni ben due remakes:questo,che ambienta nel calcio la storia che vedeva l'ex-campione detenuto Mean Machine ribellarsi alla vendita di una partita tra galeotti e secondini,e "L'altra sporca ultima meta",versione ancor più brillante,con Burt Reynolds in un ruolo di fianco,e Adam Sandler star.Qua siamo in Inghilterra,ma il canovaccio è più o meno quella,con tanto di direttore carogna,impersonato da David Hemmings in una delle sue ultime interpretazioni,e c'è da dire che però per quanto lo seppe rendere odioso,l'originale di Eddie Albert era molto più incisivo.Il film,che vede anche Jason Statham nei panni di una sorta di "Arma X" della squadra dei prigionieri,scorre abbastanza bene,è abbastanza cosciente della sua natura di rifacimento di un piccolo classico,ma di categoria inferiore,e qua e là può divertire.Non che Reynolds sia stato uno degli attori più straordinari di Hollywood,ma l'ex-calciatore Jones va bene come caratterista, e un film intero sul groppone è fin troppa cosa.Certo,l'effetto copia-carbone è percepibile per tutta la durata della pellicola,e alla lunga stempera un bel pò l'effetto-simpatia.

mercoledì 6 novembre 2013


LA CURA DEL GORILLA (I,2006)
DI CARLO ARTURO SIGON
Con CLAUDIO BISIO,Stefania Rocca,Ernest Borgnine,Bebo Storti.
GIALLO/COMMEDIA
Il "Gorilla" è un personaggio creato dal giallista Sandrone Dazieri e divenuto protagonista di una vera e propria serie che ha conosciuto una discreta fortuna:è un alter ego dell'investigatore privato protagonista,che è in realtà un'estensione schizofrenica dell'uomo,il quale si addormenta e si sveglia la seconda personalità,più violenta e "pratica".Da uno dei romanzi di Dazieri è stato tratto questo film,che vede Claudio Bisio impersonare il bizzarro doppio carattere:incipit molto "pulp",con uno scontro sanguinario tra il "Gorilla" e uno psicopatico con una maschera da cane cartoonesco,poi il ritmo si rilassa,e comincia una sorta di indagine sul delitto di un giovane albanese conosciuto da poco da Sandrone/Gorilla,abbinata alla tutela di un vecchio divo di serie B venuto dagli USA,interpretato dal venerando ma assai arzillo Ernest Borgnine,con corollario di personaggini astrusi o macchiettistici."La cura del Gorilla" assomiglia troppo ad un prodotto televisivo per convincere,si lascia vedere senza far inorridire lo spettatore,ma tutto viaggia in superficie,come giallo non funziona,perchè non c'è nè tensione,nè struttura in tal senso,e come commedia si inzuppa troppo nell'immaginario in stile Gabriele Salvatores,con tanto di attori del giro del regista di "Nirvana".Bisio come duro hard boiled risulta pochissimo credibile,e spesso la regia di Sigon inciampa in un tentativo di far qualcosa di originale,ma con goffaggine che non gli fa gioco.Non esecrabile,ma decisamente poco riuscito.

martedì 6 agosto 2013

LA COMUNIDAD ( La comunidad, ES 2000)
DI ALEX DE LA IGLESIA
Con CARMEN MAURA, Jesus Bonilla, Paca Gabaldòn, Eduardo Antuna.
GROTTESCO

Come capita spesso ai film di Alex De La Iglesia, l'umorismo va a braccetto del macabro, e in talune sequenze si ha una sensazione di incertezza su come reagire a ciò che si vede , se sogghignare o storcere la bocca disgustati:piccolo saggio acido sulla Grettezza Umana,"La comunidad" ha brio e gode della circostanzialtà della sua ambientazione, quasi tutta in un grande palazzo che potrà sembrare quasi maledetto, e la sempre bravissima(e tuttora affascinante, aggiungerei) Carmen Maura preda-macchinatrice a cercare di assicurarsi un bel malloppo nascosto e a salvare contemporaneamente la pelle dagli avidi e spietati coinquilini del fabbricato.Finale sui tetti , quasi in stile classico hitchcockiano, ma in maniera più folle e irregolare, conclusione amabilmente sarcastica, anche se forse il film sarebbe stato migliore se più corto.

domenica 4 agosto 2013

WHAT WOMEN WANT-Quello che le donne vogliono
( What women want, USA 2000)
DI NANCY MEYERS
Con MEL GIBSON, Helen Hunt, Marisa Tomei, Lauren Holly.
COMMEDIA


Difficilissimo per l'uomo, in generale, inerpicarsi per i complessi tornanti della mente femminile: e se fosse possibile per un macho , figlio di buona donna, sufficientemente cinico e senza scrupoli sentimentali percepire ogni pensiero delle donne che incontra? L'idea, di per sè simpatica e stuzzicante, avrebbe forse avuto bisogno di sceneggiatura e regia più sottili, mentre questo film di grande successo commerciale la banalizza presto: nonostante la buona prova attoriale di un Mel Gibson qui autoironico , la regista Nancy Meyers scivola, dopo una prima parte abbastanza divertente, verso un finale da affogamento nel brodo di giuggiole puro. Va bene che siamo nel genere commediola rassicurante , ma , a rigor di logica, è mai possibile che un soggetto come il protagonista, dopo i tiri mancini giocati alle amanti, diventi un cuor gentile da mettere a rischio la propria immagine di maschio Alfa dicendo a una delle conquiste di essere gay per non ferirla? Oppure, il pentimento sostanziale circa la propria attività di conquistador per tramutarsi in eroe sanvalentiniano è accettabile? Visto il risultato, c'è da esser propensi per il no....

giovedì 11 luglio 2013

SCREAM ( Scream 3, USA 2000)
DI WES CRAVEN
Con NEVE CAMPBELL, DAVID ARQUETTE, COURTENEY COX, Parker Posey.
THRILLER
Atto ultimo di una trilogia che è servita molto a riportare in auge il genere slasher dopo anni di oblio e scarsa fiducia delle case produttrici nel filone, "Scream 3" non ha più la firma dello sceneggiatore dei primi due Kevin Williamson ma chiude la saga degli omicidi perpetrati da figure con la maschera del teschio deformato con una certa logica di narrazione. Certo che Craven ha fatto bene a chiudere con tono definitivo la serie con una rivelazione a sorpresa che smorza ogni attesa di una possibile prosecuzione, anche se non sono pochi i fans che hanno sperato in un numero 4. Il trio sopravvissuto alle precedenti mattanze Campbell-Arquette-Cox si ritrova anche qui alle prese con una follia delittuosa non minore dei primi due episodi, però il gioco comincia a mostrare la corda e qualche situazione ha del dejà vu,inevitabilmente. Certo non manca qualche brivido ben distribuito, il regista sa il fatto suo nelle sequenze di tensione, e il terzetto di cui prima è ormai collaudatissimo, però forse l'episodio migliore della tetralogia di "Scream" è il secondo.

domenica 7 luglio 2013

11 SETTEMBRE 2001

11 SETTEMBRE 2001 ( 11'09''01, F 2002)
DI AUTORI VARI
Con ERNEST BORGNINE, EMMANUELLE LABORIT, JEROME HORRY.
DRAMMATICO

L'idea e'apprezzabile, undici autori esponenti di diverse cinematografie hanno voluto assemblare undici piccoli film da loro diretti per esprimere il disagio umano emerso dopo l'11 settembre 2001, in cui avvennero i noti e tristi fatti di New York.Però, in tutta onestà, del gruppo di corti molti mi sembrano fuori mira, o comunque non convincenti.il migliore quello di Ken Loach, toccante ricordo di un altro 11 settembre in Cile, il segmento di Sean Penn con uno straordinario Ernest Borgnine interprete di un anziano malato di solitudine sullo sfondo del crollo delle torri, e ottimo anche , tenero e commovente quello ambientato in Burkina Faso, con i bimbi che si improvvisano cacciatori di Bin Laden.Ma il "filmino"messicano è veramente pretenzioso , quello giapponese francamente ridicolo nonostante le buone intenzioni, e nel complesso il film lascia un senso di spaesamento che rende il tutto vagamente scostante.

venerdì 28 giugno 2013

L'UOMO DEL TRENO ( L'homme du train, F 2002)
DI PATRICE LECONTE
Con JEAN ROCHEFORT, JOHNNY HALLIDAY, Jean-Francois Stevenin, Edith Scob.
DRAMMATICO

Film insolito, piacevole e che ti porta alla riflessione sulla Vita che hai, che hai fatto o che vorresti fare o aver fatto: due splendidi interpreti, Rochefort e Halliday, per tutto il racconto partono da opposti l'uno dell'altro, che però possono dialogare,a mescolarsi le esistenze, giungendo a un doppio finale di morte e immaginazione molto bello. Leconte ha girato un'operina raffinata e molto tenera in diversi momenti, che esplora certi lati dell'amicizia virile e indaga i propri personaggi con acutezza.Grande Rochefort come sempre, uno dei piu'grandi attori europei, sorprendente Johnny Haliday faccia da vecchio gatto e battute lapidarie, in un film che in poco più di novanta minuti ti porta lontano, forse dove non ti aspettavi.
CHOCOLAT ( Chocolat, USA/GB 2001)
DI LASSE HALSTROM
Con JULIETTE BINOCHE, JOHNNY DEPP, Judy Dench, Alfred Molina.
COMMEDIA/SENTIMENTALE
La cioccolata come metafora, con tutte le varianti possibilmente speziabili, del gusto di vivere:siamo in piena versione hollywoodiana del concetto, ma questa fortunata commedia rosa di Lasse Halstrom, che a volte contiene tratti fiabeschi, come la mamma e la bambina con cappucci rossi, non risulta sgradevole.Certo, non va neanche preso troppo sul serio il suo sposare la causa degli "alternativi" con il bel ribelle Johnny Depp dal codino e con la chitarra in mano ( si vede molto meno di quanto i manifesti promettano, forse per attirare maggiormente l'attenzione della parte femminile del pubblico), e l'ambientazione, per essere durante i primi anni Sessanta in una Francia di provincia, sembra trasposta ai primi del Novecento addirittura.Per cui, la Binoche è bella e tanto, il film si segue senza annoiarsi, ma quanto a estetizzazione stiamo bene...

domenica 9 giugno 2013



SCOOP (Scoop,USA 2006)
DI WOODY ALLEN
Con SCARLETT JOHANSSON,Woody Allen,Hugh Jackman,Ian McShane.
COMMEDIA/GIALLO
Il film 2006 di Woody Allen è "Scoop",ritorno alla commedia nevrotico-raffinata,dopo la svolta recente con l'interessante (ma un pò sopravvalutato) "Match Point";come nel film precedente,Allen torna a lavorare con quella che ,abbastanza pomposamente,è stata ribattezzata dai giornali come "l'ultima vera diva",Scarlett Johansson.C'è qualche sparuto riferimento a Hitchcock,è vero,soprattutto nel finale volto a sciogliere il mistero sulla cui pista la giornalista semiprofessionista protagonista indaga,per scoprire se il miliardario belloccio sia o meno il "killer dei tarocchi" che ha ucciso diverse donne(ma non tutto verrà chiarito...),Allen interpreta il ruolo da comprimario di lusso della guida imbranata ,speculare a quello di "Anything else",provvisto di battute fulminanti .In più,su uno Stige parallelo,veleggiano i neo-defunti,che si spendono in chiacchiere e appaiono ai vivi per aiutarli a dissipare i dubbi.Filosofia,humour e bel gioco d'attori si mescolano come sempre nell'opera dell'annotatore principe dell'evoluzione della nevrosi universale,anche quando ci troviamo di fronte a un suo lavoro minore,ma piacevole,come questo.

venerdì 17 maggio 2013

THE CAVE-Il nascondiglio del diavolo ( The cave, USA/D 2005)
DI BRUCE HUNT
Con COLE HAUSER,EDDIE CIBRIAN , Lena Headey, Piper Perabo.
HORROR/AVVENTURA
Emettono un suono tra qualcosa che striscia e il tintinnio sordo dei serpenti a sonagli, si destreggiano tra ciò che è prensile come scimmie, sono sensibilissimi al suono dato che sono quasi ciechi,volano, e hanno il viziarello poco simpatico di mangiare gli esseri umani a morsi, oltre che di parassitarli per far nascere nuovi esemplari della loro specie: sono le creature che imperversano nelle grotte profonde kilometri sotto i Carpazi, in Romania, che ospitano tra l'altro anche altri animali di dimensioni considerevoli in "The cave", coproduzione americana-tedesca nel solco di "Alien" e derivati vari. Se da un lato si assiste alla consueta falcidia del gruppo di avventurosi che incautamente si ritrova a dover fronteggiare l'inaspettato pericolo, con le cose che si fanno più macabre via via che ci si avvicina al climax finale della pellicola, c'è da dire che tecnicamente il film è fatto bene, sia negli effetti speciali e nell'elaborazione dei mostri, che nella rara qualità e nitidezza della fotografia delle scene subacquee. Inoltre, il finale,che curiosamente lascia vivo più di uno della missione originaria, apre nell'ultimissima scena ad un nuovo inquietante sviluppo, che è forse la cosa migliore del lungometraggio. Medio,per carità, ma dà ciò che aveva promesso.

mercoledì 15 maggio 2013

NICKNAME:ENIGMISTA (Cry wolf, USA 2005)
DI JEFF WADLOW
Con JULIAN MORRIS, Lindy Booth, Jared Padalecki, Jon Bon Jovi.
THRILLER
L'assassino che invia messaggi agli investigatori per caso o ai professionisti dell'indagine è un vecchio motivo del thriller. L'espediente narrativo è il motore anche di "Nickname:Enigmista", in cui un ragazzo con un passato su cui è meglio non aprir bocca con le nuove conoscenze arriva in un college e si ritrova invischiato in un gioco che ben presto si fa assai pericoloso. Prima dei titoli abbiamo assistito ad un delitto in un bosco,di notte: e i messaggi tra il misterioso autore ed il protagonista si fanno sempre più serrati e minacciosi,via cybercontatto: ma è tutto vero? O qualcuno sta mettendo in atto una sorta di vizioso trucco per tormentare il giovane? Accolto bene alla sua uscita dalla maggior parte dei recensori, "Cry wolf" delude. Spesso pretenzioso nel voler elevarsi rispetto ai consueti slasher, si perde spesso in panegirici verbali molte volte ingombranti o semplicemente uggiosi, per poi rivelare in un doppio finale piuttosto scontato una soluzione che si può prevedere con larghissimo anticipo. E pure l'ultima sequenza che evita il lieto fine, non migliora il giudizio su un thriller di ambientazione scolastica che propone molte cose già viste, con poco mordente e recitato mediocremente.
HOLLYWOODLAND (Hollywoodland, USA 2006)
DI ALLEN COUTLER
Con ADRIEN BRODY, Ben Affleck, Diane Lane, Robin Tunney.
DRAMMATICO

Hollywood,specialmente negli anni Cinquanta,come accenna anche "L.A. Confidential", dietro la facciata del grande Sogno di fare cinema, nascondeva mille storiacce di persone che hanno sbattuto violentemente contro il muro dell'insuccesso, oppure ,forse peggio,c'è chi ha assaporato la fama ma ne è uscito quasi subito o è rimasto prigioniero di cose in cui non credeva. Il film d'esordio di Allen Coulter si accaparrò la coppa Volpi a Venezia per l'interpretazione di Ben Affleck,star quasi fuori uso, che si è saputo riciclare come regista e probabilmente si scoprirà che forse non era una schiappa vera e propria a recitare (l'ho detto anche io, ma dire il contrario in alcuni film era davvero quasi impossibile).Storia noir dell'investigazione sulla morte misteriosa,forse un suicidio, e forse no, di George Reeves, Superman della tv, a modo suo un divo del piccolo schermo che non seppe centrare la medesima dimensione su quello grande, e ne fu rovinato, il film mostra qua e là qualche freddezza di troppo, e se i flashbacks sono leggermente troppo patinati ,la parte "attuale", con un febbricitante Adrien Brody detective da parcella gonfiata che forse arriva a capire quel che è davvero successo,rischiando egli stesso di rimetterci il collo,non ha il pathos necessario per coinvolgere davvero lo spettatore. Tra gli interpreti, buona la prova di Affleck, e soprattutto emerge una Diane Lane al solito bellissima, ma con le tracce di uno splendore sfiorito del suo personaggio, l'amante di Reeves, moglie di un boss di Hollywood che forse è la vera chiave della misteriosa vicenda. Ma forse no,come allude la pellicola prima di chiudersi, su un'ambigua nota che tutto conferma e tutto smentisce.

lunedì 13 maggio 2013

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

(The Hitchhiker's guide for galaxy,GB 2005)
DI GARTH JENNINGS
Con MARTIN FREEMAN, Mos Def, Anna Chancelor, Sam Rockwell.
FANTASCIENZA/COMMEDIA

In Inghilterra è considerato un classico il libro "Guida galattica per gli autostoppisti",divenuto film nel 2005 dopo una quarantina d'anni dalla sua prima edizione, e da noi passato molto alla chetichella durante l'estate, riscuotendo nessun interesse. Per la regia dell'esordiente Garth Jennings, il risultato su schermo non è indimenticabile,benchè sia stato indicato da più recensori come una piacevole sorpresa. Il film parte come una commedia di buon ritmo, con forti connotazioni surreali,ma ben presto la tenuta narrativa si sfalda e le numerose battute e battutine, i mostri e creature presenti divengono un catalogo senza troppa anima nè reale verve, su un tono comico molto flemmatico. Nonostante un cast di ottima composizione (ci sono anche John Malkovich e Bill Nighy in ruoli minori) i personaggi rimangono bidimensionali, con un Sam Rockwell sempre sopra le righe ed un protagonista  qui inadatto come Martin Freeman,già visto in "Love actually":per cui il divertimento,che dopo dieci minuti di proiezione sembra annunciarsi cospicuo,si smorza via via che il film scorre e giunge ad un finale lieto che se da un lato è prevedibile,da un altro sembra quasi forzato.

sabato 11 maggio 2013





LITTLE MISS SUNSHINE(LITTLE MISS SUNSHINE,USA 2006)
DI VALERIE FARIS,JONATHAN DAYTON
Con TONI COLLETTE,GREG KINNEAR,STEVE CARELL,Abigail Breslin.
COMMEDIA
Ve lo ricordate "Piccoli fans" trasmissione tv degli anni Ottanta,con Sandra Milo che presentava povere creaturine vestite come i personaggi famosi che li imitavano?Ecco,il sogno della bambina di "Little Miss Sunshine" è quello di vincere una gara per piccoli fans,quei concorsi allucinanti e baracconeschi che piacciono tanto a una certa America.Benvenuti a bordo del pullmino scassone che porta la scombiccherata famiglia della piccola(nonno tossico,padre alla ricerca disperata di imporre un metodo di autostima formato bestseller,zio intellettuale gay depresso,mamma nevrotica e fratello chiuso in un volontario mutismo) verso l'obbiettivo tanto agognato dalla ragazzina,attraverso i cui occhialoni vediamo filtrata la vicenda.Non esente da pecche,ma aggraziato,questo film piccolo ma con un buon cast ben assemblato,punta a un messaggio ambivalente:da un lato prende a (giuste)pernacchie un modello di America familista,parruccona e sottilmente razzista,dall'altro esalta il rilancio dei legami affettivi all'interno del nucleo familiare come forza cui aggrapparsi dinanzi alle asperità della vita.Inoltre,è l'occasione per mettersi in mostra per alcuni buoni attori troppo spesso confinati in ruoli di fianco,come Kinnear,la Collette,Arkin e Carell:la pellicola ha qualche caduta di ritmo,ma questa commedia che difende ilpregio di non scoprirsi "super",è spassosa e la scorribanda sul pullmino più malridotto degli States non dispiace affatto.




WORLD TRADE CENTER(World Trade Center,USA 2006)
DI OLIVER STONE
Con NICOLAS CAGE,Jay Hernandez,Maria Bello,Jon Bernthal.
DRAMMATICO
Era inevitabile che un regista da vent'anni dedito a esplorare le pagine più controverse o funeste d'America si occupasse dell'evento tragico di maggior peso della recente storia statunitense:sorprendentemente,però,Oliver Stone ha scelto un approccio,per quanto possibile, "in piccolo",narrando l'episodio,vero,di due poliziotti entrati in una delle Torri Gemelle per prestare soccorso e rimasti vivi sotto il crollo di tonnellate di cemento e acciaio,sospesi tra vita e morte.Sospeso tra psicodramma con deliri dolorifici annessi,e la cronaca della tensione appena fuori dalle macerie,"World Trade Center" non è tra i lavori più riusciti dell'autore di "Nato il quattro luglio":ne è apprezzabile,e quanto,il messaggio sull'Amore,per la vita e per gli altri esseri umani,come risposta all'odio e alla follia di ogni strategia,fanatica,politica e militare che possa essere.Però,oltre a una relativamente non buona gestione della sceneggiatura(ma perchè un regista che nasce come sceneggiatore non ci ha messo assolutamente penna?),che non rende fluido il racconto,pur alternando parallelamente l'agonia dei due uomini in trappola,e delle famiglie pronte al peggio,lascia a dir poco perplessi la figura dell'ex-marine che dà un apporto fondamentale per salvare i due,ma nel finale si avvia verso un'imprecisata missione,lasciando prevalere una cera retorica filomilitaresca che non è propria dell'autore.E con quel che è successo da allora,vedi due guerre imposte di prepotenza al mondo intero con motivazioni forzate,ci si alza dalla poltrona del cinema molto poco convinti.