venerdì 17 maggio 2013

 TRE COLONNE IN CRONACA
(I,1990)
DI CARLO VANZINA
Con GIAN MARIA VOLONTE',SERGIO CASTELLITTO,Massimo Dapporto,Joss Ackland.
DRAMMATICO
Il romanzo "Tre colonne in cronaca",di Corrado Augias e Daniela Pasti,fa ampiamente riferimento alla battaglia tra Eugenio Scalfari e Silvio Berlusconi,non ancora entrato in politica ufficialmente,che avvenne nella seconda metà degli anni Ottanta,che è stata una delle non molte sconfitte dell'ex-premier,ovviamente con altri nomi e buttandola sul thriller politicizzato.Ne trassero un film abbastanza fulmineo,per tempi di realizzazione,i fratelli Vanzina,nel periodo in cui tentavano di perseguire l'idea di un cinema medio che esulava dai loro successi con le commedie giovanili o di costume:il cast è di tutto rispetto,visto che schiera un Gian Maria Volontè in discreta forma,gli allora piuttosto giovani Sergio Castellitto e Massimo Dapporto,e scafati professionisti come Joss Ackland (che in quel periodo era un attore assai richiesto),Carlo Giuffrè e Senta Berger,con la bella di turno in voga Demetra Hampton in evidenza.Solo che,per quanto volenteroso sia l'allestimento,il film è debole in sceneggiatura,frammentario nell'esposizione dei fatti,e i personaggi,nonostante i nomi sopra citati,rimangono bidimensionali:infatti,lo slancio per affermarsi come uomini di cinema meno corrivi dei Vanzina è servito a poco,e benchè abbiano poi realizzato altri buoni successi commerciali con commedie,soprattutto con il duo Boldi/De Sica,Carlo e Enrico hanno abbandonato il versante di genere o più "serio".

mercoledì 15 maggio 2013

IL MERLO MASCHIO ( I,1970)
DI PASQUALE FESTA CAMPANILE
Con LANDO BUZZANCA,LAURA ANTONELLI, Ferruccio De Ceresa, Lino Toffolo.
COMMEDIA/EROTICO

Uno dei titoli più celebri interpretati da Lando Buzzanca,che contribuì fortemente a crearne il personaggio,da masculo impelagato in voglie,nudità e frustrazioni sessuali alternate a slanci di virilità conclamata,per l'occasione accompagnato da una partner di fulgida presenza come Laura Antonelli.Ecco,uno dei limiti del film,ad esempio,è il più volte sottolineato scarso sex-appeal della moglie del protagonista da vestita,mentre nuda fa impazzire ogni individuo di sesso maschile.Scelta sbagliata allora di regista e direttore del casting,perchè andava presa un'altra attrice,magari con un bel fisico ma non così attraente di faccia come l'inteprete di "Malizia",una delle donne più belle e sensuali che siano comparsi sui nostri schermi,vestita e non. In più,ad una prima parte che tutto sommato può sollevare qualche interesse nel racconto di un uomo assolutamente insignificante,al quale non fa caso nessuno,e vive quasi in una dimensione "altra",da nullità congenita,la seconda,che accentua il lato erotico della vicenda mostrando la venustà della Antonelli in più salse e pose (e fa piacere,per carità,ma la storia si fa uggiosa) stanca e arriva ad un finale appiccicato e un pò insulso. Festa Campanile,al solito,azzarda una satira che porta da poche parti,anche se gli intenti erano validi.E sugli interpreti,sia Buzzanca che la Antonelli sono migliori dei ruoli che sono chiamati a recitare.
LEGEND (Legend, GB 1985)
DI RIDLEY SCOTT
Con TOM CRUISE,MIA SARA, Tim Curry, Alice Playten.
FANTASY
Primo vero e proprio tonfo della carriera di Ridley Scott, incursione netta nel fantasy e colosso prodotto a Pinewood, Inghilterra, dopo che "Blade Runner" era già stato investito dello status di cult-movie:Tom Cruise non aveva ancora sfondato con "Top Gun",di un anno successivo, Mia Sara alla fine non è divenuta una star, e l'ambiguo Tim Curry nella rossa pelle di un diavolone che rappresenta la Tenebra assoluta non dà nè carisma nè mefitica personalità alla creatura maligna che vorrebbe spazzare via la purezza dal mondo descritto inizialmente come un bucolico paradiso in cui una coppia di unicorni bianchi simboleggia il Bene assoluto. Troppo dalla parte paurosa delle fiabe per poter piacere ai bambini, troppo inciampante in lazzi rumorosi e vocine e vociaccie per non stuccare il pubblico adulto, azzarda visivamente tra buio e luci sofisticate eppure non dà epica nè aria al racconto, come se Scott avesse in mente di stupire e reinterpretare un canovaccio classico del fantastico, ma si fosse impelagato in situazioni già viste e avesse corteggiato troppo gli spettatori giovanissimi, con strizzate d'occhio troppo insistite per non stancare. Frenò non poco la carriera del suo autore,che riprese solo dopo un film di transizione come "Chi protegge il testimone" e si rilanciò con il noir a tutte luci "Black rain".
FULL MONTY-Squattrinati organizzati (The Full Monty, GB 1997)
DI PETER CATTANEO
Con ROBERT CARLYLE, Mark Addy, Tom Wilkinson, Paul Barber.
COMMEDIA
E' uno dei film inglesi di maggior successo internazionale di sempre, e, sebbene interpretato da facce perlopiù sconosciute all'epoca, e diretto da un regista esordiente (che comunque non ha mai ripetuto exploit simili), scatenò un caso fatto di articoli giornalistici ed editoriali su un fatto, in un'era in cui si dibatteva moltissimo negli spazi culturali di quotidiani e riviste, la guerra dei sessi, con quello femminile in largo vantaggio su quello maschile. Ed in effetti, in una commedia intinta dell'amarognolo dell'attualità, ciò che maggiormente si evince dal racconto è una crisi del Maschio, che può risolversi solo rimettendosi in gioco, magari con l'ironia, magari smettendo di avere paura dei propri limiti, perchè in fondo le Donne sono più intelligenti, disponibili a accettare e a sostenere gli uomini,nonostante tutto. Imbastito su un buon cast corale, dal quale spiccano lo smilzo Robert Carlyle, il compunto Tom Wilkinson e il robusto Mark Addy, il film fila via spedito,simpatico, con qualche venatura drammatica (si parla anche di disoccupazione e mesi duri da sfangare con pochi soldi in tasca) e citazioni pure da "Flashdance", con la scena più bella, e ricordata, del gruppetto di protagonisti in fila per riscuotere il sussidio di disoccupazione che non riescono a resistere,ognuno a suo modo, ad accennare passi di danza.Se qualcuno diceva balliamo sul mondo, un motivo ci sarà stato....


I GUARDIANI DEL DESTINO ( The adjustement bureau,USA 2011)
di George Nolfi
Con MATT DAMON,EMILY BLUNT, Daniel Dae Kim,Terence Stamp.
FANTASTICO/THRILLER 

Philip K.Dick è fonte di inquietudini e visioni future rivestite di un umanesimo incline a forti riflessi pessimistici,ma infine sempre speranzoso che il fattore umano riesca a sovvertire le leggi di una società tendente a sopprimere sentimenti e sensazioni.Il cinema,negli ultimi trent'anni,ha visitato sovente l'opera di questo scrittore particolare,e lo sceneggiatore della saga di Jason Bourne ha scelto di esordire dietro la macchina da presa adattando un racconto dell'autore di "Total recall",in cui si immagina che esista una forma di controllo sulle vite delle persone tramite agenti clandestini che impongono cambiamenti di percorso,annullamenti di incontri e linee comportamentali prescritte.A farne le spese è il giovane politico Matt Damon,che incontra una bella ragazza aspirante prima ballerina,continuamente sequestrato e contattato da questi misteriosi personaggi che a tutti i costi lo esortano a dimenticare la donna per non modificare un disegno organizzato che sconvolgerebbe non solo le loro vite:a ben guardare,Dick è forse uno dei maggiori credenti nella potenza dell'Amore,che tira fuori le migliori risorse degli umani e li spinge a non accettare cupi indirizzamenti per le loro esistenze,perchè come il Rick Deckard di "Blade runner",anche il protagonista de "I guardiani del destino" escogita ogni maniera di inseguire i propri sentimenti senza rispettare i voleri disincantati e cinici di pragmatici potenti. Peccato che al film manchi nerbo,che la narrazione tenda al prolisso e che scarseggi l'emozione,pur essendo appunto la tematica di base la capacità dell'Uomo a scegliere la ricerca dell'Amore vero come reale aspirazione a far sì che la sua vita sia diversa da come la sorte o lo scorrere del tempo lo costringa ad accettare supino quel che avviene. Damon e Blunt sono professionali e compìti,e si adeguano,senza dar via ad interpretazioni sentite,alla freddezza dell'insieme. 
NICKNAME:ENIGMISTA (Cry wolf, USA 2005)
DI JEFF WADLOW
Con JULIAN MORRIS, Lindy Booth, Jared Padalecki, Jon Bon Jovi.
THRILLER
L'assassino che invia messaggi agli investigatori per caso o ai professionisti dell'indagine è un vecchio motivo del thriller. L'espediente narrativo è il motore anche di "Nickname:Enigmista", in cui un ragazzo con un passato su cui è meglio non aprir bocca con le nuove conoscenze arriva in un college e si ritrova invischiato in un gioco che ben presto si fa assai pericoloso. Prima dei titoli abbiamo assistito ad un delitto in un bosco,di notte: e i messaggi tra il misterioso autore ed il protagonista si fanno sempre più serrati e minacciosi,via cybercontatto: ma è tutto vero? O qualcuno sta mettendo in atto una sorta di vizioso trucco per tormentare il giovane? Accolto bene alla sua uscita dalla maggior parte dei recensori, "Cry wolf" delude. Spesso pretenzioso nel voler elevarsi rispetto ai consueti slasher, si perde spesso in panegirici verbali molte volte ingombranti o semplicemente uggiosi, per poi rivelare in un doppio finale piuttosto scontato una soluzione che si può prevedere con larghissimo anticipo. E pure l'ultima sequenza che evita il lieto fine, non migliora il giudizio su un thriller di ambientazione scolastica che propone molte cose già viste, con poco mordente e recitato mediocremente.
HOLLYWOODLAND (Hollywoodland, USA 2006)
DI ALLEN COUTLER
Con ADRIEN BRODY, Ben Affleck, Diane Lane, Robin Tunney.
DRAMMATICO

Hollywood,specialmente negli anni Cinquanta,come accenna anche "L.A. Confidential", dietro la facciata del grande Sogno di fare cinema, nascondeva mille storiacce di persone che hanno sbattuto violentemente contro il muro dell'insuccesso, oppure ,forse peggio,c'è chi ha assaporato la fama ma ne è uscito quasi subito o è rimasto prigioniero di cose in cui non credeva. Il film d'esordio di Allen Coulter si accaparrò la coppa Volpi a Venezia per l'interpretazione di Ben Affleck,star quasi fuori uso, che si è saputo riciclare come regista e probabilmente si scoprirà che forse non era una schiappa vera e propria a recitare (l'ho detto anche io, ma dire il contrario in alcuni film era davvero quasi impossibile).Storia noir dell'investigazione sulla morte misteriosa,forse un suicidio, e forse no, di George Reeves, Superman della tv, a modo suo un divo del piccolo schermo che non seppe centrare la medesima dimensione su quello grande, e ne fu rovinato, il film mostra qua e là qualche freddezza di troppo, e se i flashbacks sono leggermente troppo patinati ,la parte "attuale", con un febbricitante Adrien Brody detective da parcella gonfiata che forse arriva a capire quel che è davvero successo,rischiando egli stesso di rimetterci il collo,non ha il pathos necessario per coinvolgere davvero lo spettatore. Tra gli interpreti, buona la prova di Affleck, e soprattutto emerge una Diane Lane al solito bellissima, ma con le tracce di uno splendore sfiorito del suo personaggio, l'amante di Reeves, moglie di un boss di Hollywood che forse è la vera chiave della misteriosa vicenda. Ma forse no,come allude la pellicola prima di chiudersi, su un'ambigua nota che tutto conferma e tutto smentisce.