PICNIC (Picnic,USA 1955)
DI JOSHUA LOGAN
Con WILLIAM HOLDEN,KIM NOVAK,Rosalind Russell,Cliff Robertson.
DRAMMATICO
Come spesso raccontato dal cinema,la provincia americana è un pentolone ben decorato,ma che può covare marciume o cose poco edificanti,sotto una cornice meccanicamente gaia,che un elemento sconosciuto può fare imbizzarrire,e lasciar emergere dal magma roseo il suo peggio:un "hobo",vagabondo a cavallo dei vagoni dei treni,ritorna dopo molti anni in un paese in cui è cresciuto,e basta la sua presenza a torso nudo per scompigliare,nei borghesissimi e ovattati Fifties,l'ordine precostituito di unioni matrimoniali programmate,una fasulla collettività che premia egoismi e ripetizioni croniche di un vissuto laccato,ma senza emozione.Esordio alla regia per Joshua Logan,che portò sullo schermo un lavoro teatrale ambito e spigoloso,per l'epoca,che coraggiosamente e vestendosi da melò,in realtà agendo da critica avvelenata a certa impostazione ultraconservatrice,regala l'occasione per grandi performances a William Holden,duro,ribelle ma di fascino rude sulle signore,e più onesto di quanto venga pensato e detto sul suo personaggio,e a Kim Novak,bellissima,fragile e più limpida di quanto il panorama attorno a lei possa essere:numerose le ottime parti secondarie,dalla zitella senza ritegno,prigioniera della propria paura di rimanere sola e additata dai compaesani come caso umano Rosalind Russell,a Susan Strasberg,e Cliff Robertson,un'opera che può contare su attori validi e ruoli ben scritti.Che si permette di negarsi il lieto fine,ma tuttavia non chiude la porta ad una possibilità di cambiamento,di speranza su una seconda possibilità che ne decreta la serietà d'intenti.
OPERAZIONE PAURA (I,1966)
DI MARIO BAVA
Con GIACOMO ROSSI STUART,ERIKA BLANC,Micaela Esdra,Fabienne Dali.
HORROR
Da argentiano di lungo corso,mi stupisce sempre di più scoprire che il cinema dell'autore di "Phenomena" è sì notevole,fino ad un certo periodo,ma è la versione,per certi versi,de luxe e meglio resa di spunti già escogitati da un maestro dell'artigianato cinematografico com'è risultato Mario Bava.E non solo Dario Argento gli deve tanto:qui,la splendida idea del "Toby Dammit" della bambina-fantasma e di un pallone che da soli,in scena,fanno gridare all'inquietudine la circolazione sanguigna dello spettatore,è originale. Horror gotico all'italiana,con qualche ingenuità dichiarata forte e chiara,e un'economia di mezzi forzata,che ha nel protagonista Giacomo Rossi Stuart,valido come comprimario,ma non abbastanza da reggere un film intero sulle spalle,un eroe di poco sugo e tutto sommato influente sulla vicenda solo come testimone,perchè nel Male e nel Bene tutto viene ordito dai personaggi femminili,"Operazione paura" è un titolo da recuperare nella cinematografia nostrana degli anni Sessanta,come un lavoro già avanti per allestimento e utilizzo del mezzo-cinema,forgiando,di fatto,molto dell'immaginario collettivo,settore orrorifico,che sarebbe venuto,comprendendo anche un ambito come il porno a fumetti mescolato all'orrore,con serie quali "Jacula","Oltretomba" e via enumerando,oggi considerate alla stregua di piccoli classici del trash. E,oltretutto,in un racconto che ha in una scansione di ritmo ben tenuta uno dei suoi punti di forza,viene sottilineato come ignoranza e omertà siano intrecciate indissolubilmente,a favorire i giochi sporchi di chi detiene un Potere malato,quasi a voler parlare di altri argomenti,più seri,vestendoli di metafora fantastica.
UNDISPUTED (Undisputed,USA 2002)
DI WALTER HILL
Con WESLEY SNIPES,VING RHAMES,Michael Rooker,Peter Falk.
DRAMMATICO
Un campione del ring in prigione,che sfoggia arroganza e presunzione,che viene portato in un carcere in cui periodicamente si svolge un incontro di pugilato con regole all'antica e che frutta soldi di scommesse come quelli fuori:anche se può sembrare fantascienza,è una cosa che potrebbe anche accadere davvero in USA.Si contrappongono due pesi massimi neri,Ving Rhames,che rifà più o meno la parabola assurda di Mike Tyson,e Wesley Snipes,due modi di essere numeri uno in uno sport che,come ricorda un personaggio,"non è assolutamente un gioco",e che il cinema ha saputo raccontare più di altri,ora in maniera romantica,altre volte in modo più crudo e disincantato.Walter Hill ha girato negli ultimi anni,purtroppo,assai meno che nelle decadi precedenti,e pur essendo discutibile assai a livello civico,dato che i voleri di un boss mafioso decretano lo svolgersi o meno della disputa,alla faccia delle autorità penitenziarie,all'interno del luogo di detenzione,"Undisputed" è realizzato con i canoni del "B-movie",ma ha dalla sua un ritmo incalzante,una concretezza narrativa ed una tensione ben resa,come non è semplicissimo riscontrare in un lungometraggio di genere.Si giunge al confronto conclusivo senza enfatizzazioni,senza retorica,limitandosi a presentare i fatti senza suscitare eccessive simpatie per nessuno dei due contendenti,anche se è chiaro che il più misurato Snipes ha il sostegno del regista e del pubblico.Il film non ebbe una distribuzione ben condotta e finì sul mercato dell'home video repentinamente e senza avere le possibilità che invece avrebbe meritato.
RED LIGHTS (Red lights,ES 2012)
DI RODRIGO CORTES
Con CILLIAN MURPHY,SIGOURNEY WEAVER,ROBERT DE NIRO,Elizabeth Olsen.
THRILLER
Le luci rosse del titolo non hanno niente a che fare con la pornografia,ma sono,secondo gli smascheratori di fenomeni paranornali fasulli,il segnale che gli eventi di cui stanno vagliando la veridicità non siano reali.Nel film di Rodrigo Cortès,salito ad un piano importante dopo il successo della scommessa "Buried",horror ambientato nello spazio angusto di una bara,che si ritrova star conclamate anche se da un pò troppo avvezze a partecipazioni de luxe in film non del tutto imperdibili,come Sigourney Weaver e Robert De Niro,e un buon attore come Cillian Murphy come protagonista,riappare dal passato un medium che ha avuto un periodo di forte notorietà,e dopo anni di sparizione,la televisione si occupa del personaggio con clamore (anche troppo,sia pur in un ambito di esaltazione della mediocrità di molti media odierni,vedi operazioni come "Grande Fratello" e affini).Alla psicologa Weaver e al suo collaboratore Murphy l'incarico di valutare e ispezionare se il misterioso uomo è un truffatore o un vero fenomeno,che annuncia clamorose rivelazioni.Il film gioca tutto sul colpo di scena conclusivo,un pò alla maniera dei titoli più riusciti di M.Night Shyamalan,il guaio è che non trova mai ritmo,e viaggia su una certa piattezza,cui Cortès non sa imprimere nè vigore,ne elaborazione della suspence:nemmeno Shyamalan è un velocista,narrativamente parlando,ma quando è in vena,sa sviluppare,un pò come Clint Eastwood,una scansione accurrata del racconto,che via via forma una tensione concreta.In "Red lights" questo non c'è,e se una delle sorprese viene sprecata risultando come un accadimento forzato,quasi, non ci si appassiona praticamente mai al film,constatando ancora,pur sperando di sbagliarsi,che la carriera di De Niro è ad un impasse duraturo,purtroppo,con una prestazione esangue come questa,e che la Weaver,più in parte del collega,non viene sfruttata a dovere.Come thriller fa affiorare troppa noia,come film fantastico non ha benzina per volare.
LO HOBBIT-Un viaggio inaspettato
(The Hobbit:An unespected journey,USA/NZ 2012)
DI PETER JACKSON
Con MARTIN FREEMAN,IAN MCKELLEN,Richard Armitage,Ken Stott.
FANTASTICO/AVVENTURA
Dopo essere stata inizialmente assegnata a Guillermo Del Toro,per poi passare nelle mani dapprima riluttanti dell'autore della trionfale cavalcata de "Il signore degli anelli",è partita la nuova trilogia legata all'universo tolkieniano di Peter Jackson,che,attingendo dal romanzo scritto precedentemente,benchè più breve del trittico sulla caccia all'anello di Sauron,viene scomposto in tre capitoli.Jackson,mettendo subito le mani avanti,ha specificato che per farne tre film ha immesso nella storia originale elementi tratti da altre opere di J.R.R.Tolkien,e ha conosciuto un pò di freddezza nelle prime recensioni ufficiali.Però,pur all'interno di un primo episodio che deve introdurre la nuova avventura,stavolta non indirizzata ad una guerra totale di forze tra Luce e Tenebra,quindi non metafora della guerra tra Ordine e Caos,ma una rivalsa di un popolo derubato da un mostro,il drago Smaug,"Lo Hobbit-Un viaggio inaspettato" ha il vantaggio di non dover introdurre lo spettatore al mondo fiabesco e fantastico in cui è ambientata l'epopea che comprende,oltre ai piccoli ominidi dai grandi piedi,anche stregoni,elfi,orchi e tante altre creature:e quindi,se nel primo terzo di racconto viene usato un registro brillante per far incontrare Bilbo Baggins,la truppa di nani inferociti e Gandalf,poi il film prende il verso di un'epopea avventurosa,con ritmo ben oliato e squarci di epica di grande respiro,con citazioni volontarie (su tutte la lotta con gli orchi e i goblin che rimanda alla lunga sequenza spielberghiana nei tunnel del secondo "Indiana Jones") e l'intelligente "nascondimento" del drago,di cui sono visibili solo alcuni dettagli,con inevitabile inquadratura che incuriosisce il pubblico nel finale.Jackson è uno dei registi,al momento operativi,che meglio sa imprimere profondità e pittorica aria al proprio cinema,giocando tra primi piani e spazi grandi con perizia e abile senso dello spettacolo.Attore da commedia,Martin Freeman è disinvolto e duetta anche con Gollum,che riappare in una lunga scena,e,oltre a Ian McKellen nelle vesti di un Gandalf meno esperto e qualche volta in preda a un sorpreso imbarazzo,si rivedono Galadriel,Elrond,Frodo,senza badare al decennio trascorso dall'uscita della saga che arrivò a vincere l'Oscar.E forse,in prospettiva,questo primo film è più efficace del corrispettivo dell'altra saga:aspettiamo quindi gli sviluppi di questo nuovo evolversi che,in realtà,racconta fatti precedenti a quelli,com'è noto...
L'UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE
(The man who shot Liberty Valance,USA 1961)
DI JOHN FORD
Con JAMES STEWART,JOHN WAYNE,Lee Marvin,Vera Miles.
WESTERN
Il West al cinema è da sempre terra di sogni,leggende,confronti violenti,cose risolte con la violenza,romanticismo e sangue:una Terra Promessa in cui la pistola spesso chiude i rapporti,o una volta per tutte spazza via vite,e fa saltare gli equilibri,nella quale la mano sul calcio dell'arma è portata con indifferenza da chi ha fatto della legge del più forte la regola sine qua non del vivere,o con rassegnata disperazione dagli altri che non hanno più altro modo di scampare alle angherie,e si preparano ad un duello risolutore."L'uomo che uccise Liberty Valance" è un western anomalo nella filmografia di John Ford,uno dei maggiori autori di questo genere,americano fino al midollo e oltre,che altri hanno saputo fare anche in Europa (è ovvia la citazione di Sergio Leone):l'azione è racchiusa nello spazio di una cittadina,con rare uscite sotto ampi cieli e sconfinate praterie,le armi a canna media e lunga lasciano spazio a quelle verbali della politica,e gli eroi sono condannati ad un'esistenza grama,perchè non c'è spazio nel futuro per loro.L'assassinio di un bravaccio crudele e senza cuore,attribuito ad un mite avvocato,compiuto invece da un ruvido cowboy che accetta di perdere la donna del cuore per amicizia,impazzendo quasi dal dolore,e forse anche perchè sa di non poterle offrire una vita che ritiene consona a lei,il ricordo dovuto e duraturo di un gesto nobile nascosto non per codardia,ma per rispetto di chi lo ha compiuto,sono elementi fondamentali di un grande film western,che limita al massimo l'azione vera e propria,per risultare un dramma vero e proprio,robusto e sentito.Grandi sia Stewart che Wayne,intenti a realizzare personaggi il cui carattere hanno interpretato più volte,l'Uomo sobrio,onesto e contrario alla violenza,e l'Uomo duro e temuto,insofferente alla prepotenza e testardo,e fa la sua figura anche il villain Lee Marvin,che dà a Liberty Valance la pericolosità di un serpente a sonagli.Romantico,in un bianco e nero elegiaco,un film da rivedere almeno due volte per essere compreso appieno.
AMORE,RITORNA! (Lover,come back!,USA 1961)
DI DELBERT MANN
Con ROCK HUDSON,DORIS DAY,Tony Randall,Jack Oakie.
COMMEDIA
Per essere una commedia uscita all'inizio degli anni Sessanta,era abbastanza audace,circa un tema che nel cinema mainstream americano ha causato sempre molti più problemi che la violenza,per esempio:in "Amore,ritorna!",con l'inganno,i due pubblicitari nemici Doris Day e Rock Hudson,per la legge degli opposti (ma siamo sicuri?) che si attraggono,così come può risultare vero che alla fine "chi si somiglia,si piglia",finiscono a letto insieme e addirittura sposati senza ricordarselo dopo aver ceduto all'ebbrezza.Satira sulla pubblicità e sulla faciloneria del pubblico,che si lascia manovrare da chiunque abbia un'intuizione azzeccata,il film di Delbert Mann non è forse indimenticabile,ma ha ritmo,non appare datato e ,oltre a contare sull'affiatamento artistico dei due protagonisti,autentica coppia d'oro del periodo per la commedia brillante,ha la fortuna di aver pescato un comprimario di gran vigore come Tony Randall,la metà della celebre "Strana coppia " televisiva,che offre brio,e un umorismo vivace e puntuale nel riscuotere il sorriso. Cinema come se ne faceva una volta,ma con il pregio di una modernità già implicita,che ne rende gradevole la visione e fa seguire la trama,non imprevedibilissima,sull'onda di un umore positivo.