lunedì 23 aprile 2012


LA SCALA A CHIOCCIOLA (The spiral staircase,USA 1945)
DI ROBERT SIODMAK
Con DOROTHY MCGUIRE, George Brent,Ethel Barrymore,Kent Smith.
THRILLER
Un assassino il cui movente è sopprimere chi ha un handicap è particolarmente spietato,ed una protagonista resa muta da uno shock,che soffrirà la propria menomazione maggiormente nel momento in cui il terrore la invade,è uno dei molti colpi di genio di una sceneggiatura notevolissima,che è alla base di un thriller di culto,a pieno merito.Robert Siodmak,nello spazio esclusivo di una grande abitazione,dopo il prologo che inquadra il delitto di una ragazza claudicante sopra uno dei primi locali cinematografici (in cui si proietta "The kiss",citazione-omaggio al cinema muto già di per sè encomiabile) ambienta un giallo ricchissimo di suspence,con intuizioni visive e sonore di gran presa sullo spettatore.L'occhio del killer che si apre nel buio di un armadio (bello l'omaggio argentiano nella famosissima scena analoga di "Profondo rosso"),le mani delle vittime che lentamente si spengono della vita mentre l'esecuzione del delitto è appena fuori inquadratura,la concatenazione degli eventi che fanno il gioco della suspence,ed un crescendo di tensione che rendono il film molto "avanti",e lasciano supporre che nel 1945 potesse veramente fare paura a chi lo vedesse.Bravissima Dorothy McGuire a recitare senza parlare per quasi tutto il film,intensa,fragile e determinata allo stesso tempo,una gran prova di regia di Siodmak,e un'abile manovra a lasciar pensare allo spettatore di aver capito l'identità dell'omicida fino alla rivelazione finale probabilmente spiazzante.Venne rifatto poi,senza gran clamore,nel 1975  con Jacqueline Bisset come protagonista,"Delitto in silenzio":ma,a proposito di remake,dipende tanto da chi c'è dietro la macchina da presa la qualità del rifacimento.


IL CATTIVO TENENTE-Ultima chiamata New Orleans
(Bad Lieutenant:Port of call New Orleans,USA 2009)
DI WERNER HERZOG
Con NICOLAS CAGE,Eva Mendes,Val Kilmer,Brad Dourif.
DRAMMATICO
Quasi vent'anni dopo l'uscita di un film scandaloso,amato da molti critici,che definitivamente sdoganò un ex regista di film porno divenuto autore di cinema impegnato e specializzato in cult-movies come Abel Ferrara,ne esce un remake firmato da un altro director,che a modo suo è stato considerato importante,soprattutto nei primi anni della sua carriera,e la cosa interessante è magari notare come il tragitto autoriale di Ferrara e Werner Herzog sia inversamente proporzionale,riguardo alla considerazione critica del loro lavoro(e comunque negli ultimi anni,con l'apertura al documentario,per il regista tedesco è nato nuovo apprezzamento)."ll cattivo tenente" versione Herzog è un film che dell'originale prende più che altro lo spunto,un ufficiale di polizia corrotto nell'anima ed il suo tran-tran tra tirate di coca,abusi di potere e azzardi rischiosissimi,ma è opposto sia stilisticamente che nello svilupparsi del soggetto:se Harvey Keitel arrivava fino ad un'agnizione finale che elevava la storia come racconto di una sorta di redenzione e martirio,perchè la Bibbia abbonda in storie di anime poco buone che si salvano spendendosi per una giusta causa fino ad immolarsi,e appunto la storia raccontata da Ferrara,tra sangue che lorda personaggi e immagini,diveniva apologo spirituale,questo di Herzog è altra cosa.Ripulisce la confezione,ma ha tutto un altro senso,usa maggiormente il sarcasmo,soprattutto nel finale,la violenza è meno manifesta,e tra i due interpreti,tutti e due sopra le righe,certo,ma se Keitel rappresentava una discesa nel dolore più atroce e la sua laidezza diveniva una condizione di cui aver pietà,Nicolas Cage,meglio del solito,per carità,ma al massimo rappresenta uno schizzato a cui la sorte benignamente perdona troppe cose. Il film,in sè,non è male, ma è un rifacimento riduttivo di una storia che,invece,incideva a fondo anche in chi solitamente non è avvezzo a metafore dello Spirito.

sabato 21 aprile 2012


DIAZ (Diaz:don't clean up this blood,I/F/ROM 2012)
DI DANIELE VICARI
Con CLAUDIO SANTAMARIA,ELIO GERMANO,AYLIN PRANDI,RENATO SCARPA.
DRAMMATICO
E' facile che un film come "Diaz" divida,anzi,è probabile.Si può discettare sulla necessità,o meno,di riprodurre nella finzione cinematografica immagini drammatiche che le riprese amatoriali hanno,fortunatamente,catturato e i mezzi di comunicazione odierni hanno diffuso,se nel film c'è una matrice ideologica più o meno dichiarata,sull'urgenza di realizzare un lungometraggio su una questione che ancora brucia dentro la recente Storia d'Italia.E ben venga,la discussione:se un'opera cinematografica spinge gli spettatori a dibattere su tante cose,meno male.Al di là di queste considerazioni,lo dico:"Diaz" è un film ben fatto,senza protagonisti veri e propri,ma affidato a più personaggi,che monta e rismonta una delle giornate più nere della Storia del nostro paese,quella in cui esplose una violenza terrificante,da regime sudamericano,dopo gli scontri intorno al G8 di Genova,nel luglio 2001.Il film di Vicari apre mostrando i black block,per una parte dell'opinione pubblica infiltrati da parte dei poteri forti che "servono" a giustificare le reazioni più estreme di Stato (e personalmente,come su molti fatti terroristici,sono abbastanza d'accordo) che gratuitamente sfasciano auto,distruggono vetrine,creano caos:c'era,da parte di una Destra appena uscita vincente dalle elezioni,una gran voglia di dimostrazione di forza (e nella pellicola,senza specificare chiaramente,il Potente che giunge in aereo privato e dà l'ok alle operazioni interpretato da Mattia Sbragia,non è un rimando all'ufficiosa presenza di Fini nel Qg della Polizia?),e l'incursione notturna nella scuola "Diaz",che fu un'azione di squadrismo agghiacciante portò poi a Bolzaneto,in una spirale di degenerazione mostruosa,con feriti gravi e abusi di potere indicibili. Non è un film al quale assstere a cuor leggero,non è un film che mette voglia di rivederlo,come il pasoliniano "Salò" provoca disgusto,nausea,annichilimento,rabbia,per l'ondata di offesa verso ogni minimo diritto umano,crudeltà pura lasciata andare libera solo perchè potuta esercitare. Si esce dalla sala con disprezzo verso chi abusa del proprio Potere per godersi i peggiori istinti,a scapito di ogni rispetto per diritti,umanità,senza la più impalpabile sensibilità:è bene ricordare,anche alle generazioni nuove,che una parte (è giusto specificare che non è tutto così,anche se le risibili sentenze emesse contro chi perpetrò quelle vili nefandezze portano ad un ulteriore sconsolazione) dello Stato commise sbagli atroci,punendo in maniera arbitraria,indecente e oltre ogni limite accettabile,persone che non c'entravano nulla con i danni causati alla città di Genova,massacrate di botte mentre erano inermi e si preparavano a dormire in un posto nel corso di una manifestazione intenzionalmente pacifica.I Black Block invece erano andati mascherati con caschi e maglie attorno al volto per creare caos,colpire e fuggire,lasciando il peso della colpa a chi probabilmente aveva cantato,gridato e battuto le mani come massima espressione corporea contro la globalizzazione.O non essere d'accordo costituiva già reato?


IL GIOIELLINO ( I/F 2011)
DI ANDREA MOLAIOLI
Con TONI SERVILLO,SARAH FELBERBAUM,REMO GIRONE, Fausto Maria Sciarappa.
DRAMMATICO
Se l'intero secondo film di Andrea Molaioli fosse come la prima mezz'ora di proiezione,ci saremmo ritrovati con una pellicola degna di figurare tra le produzioni migliori di casa nostra,un'opera elegante,ben costruita,con ogni dettaglio ben calibrato,una rappresentazione di come l'Italia si sia patinata in facciata per marcire all'interno ottimamente descritta,spendendo paroloni per giustificare fregature sproporzionate ed intrallazzi ultramiliardari:ed è un vero peccato che "Il gioiellino",dopo una simile introduzione,non riesca a reggere il peso del racconto,spesso accelerando in passaggi importanti,e procedendo troppo per ellissi narrative atte a sintetizzare,e fin qui possiamo essere anche d'accordo,ma senza definire al meglio gli sviluppi tra personaggi,che sono appunto poi trasposizioni su schermo di fatti e persone reali.Il crack della Parmalat,la madornale castroneria di aver gonfiato in maniera ipertrofica un'azienda di fatto intascandosi i risparmi degli azionisti che ci avevano creduto,è materiale ancora fresco come il latte nelle bottiglie che nel lungometraggio sono migliaia,e non era certo facile stilare un resoconto,pur romanzato,che fosse ad un tempo critico e sapesse tramutarsi anche in un'illustrazione sul decadimento della grande industria nazionale.Però Molaioli qui appare come quegli atleti che spendono tutto dopo l'avvio,e riescono a giungere sì al traguardo,ma dopo che oramai molti dei rivali li hanno doppiati:nel cast,buono il gioco di tensione tra Toni Servillo e Sarah Felberbaum,e non risulta male Remo Girone,fisicamente molto simile a Callisto Tanzi,che appare molto meno. Però è il classico progetto che non mantiene ogni ambizione e si attesta su un livello medio,che ne bagna le polveri e non lo lascia colpire nel segno a dovere.

giovedì 19 aprile 2012


L'ESORCICCIO ( I,1975)
DI CICCIO INGRASSIA
Con CICCIO INGRASSIA,LINO BANFI,Didi Perego,Tano Cimarosa.
COMICO
Nato più che altro in risposta all'abbandono del sodale di una vita Franco Franchi,"L'esorciccio" fu una parodia quasi immediata de "L'esorcista", straripante successo di un anno prima.Ciccio Ingrassia scrisse,diresse ed interpretò questa sagra di humour confesso di serie B,che tuttavia non sterza verso il pecoreccio,come sarebbe stato molto facile (ma d'altra parte,pur venuto dalla miseria,e praticante una comicità assolutamente per sale da terza visione,Ingrassia era un gentleman).Assoldato l'allora rampante Lino Banfi,mette insieme un film comico che comunque,pur considerato di poco conto,non lasciò indifferenti molti spettatori (Kezich,stroncando "Frankenstein junior",lo definì " l' "Esorciccio" rilegato in pelle"),ed oggi è uno stracult celebrato da molti appassionati del trash.Quando gioca sul nonsense,come i dialoghi con Ubaldo Lay,in gentile concessione del tenente Sheridan al grande schermo,il film ha occasione di divertire senza volgarità e suscitando riso con brillante fluidità,naturalmente scadendo a tratti,con qualche passo falso:tuttavia,gli va riconosciuto un passo svelto,e qualche sequenza francamente buffa,come quella del balletto sul tavolo del municipio che coinvolge Ingrassia,Banfi,il collaboratore dell'Esorciccio Satanetto,e il barbiere del paese. A modo suo,divertente,quando sa esserlo.

LA SIGNORA DI SHANGHAI (The lady from Shanghai,USA 1948)
DI ORSON WELLES
Con ORSON WELLES,RITA HAYWORTH,Everett Sloane,Carl Frank.
NOIR
L'istinto cavalleresco può causar guai,talvolta,e ne sa qualcosa il protagonista de "La signora di Shanghai",classico cult di Orson Welles,celebratissimo dagli amanti del noir e anche dai semplici cinefili.Salvata una bionda procace da tre figuri che parevano aver cattive intenzioni in un boschetto durante una passeggiata serale,il marinaio Michael prende la classica cantonata per la bella donna,moglie di un avvocato,e,nella più classica tradizione del nero in cinema,rimane invischiato in una trama pericolosa,e probabilmente mortale.Ma d'altra parte,come resistere ad una tentazione splendida come la donna che squarciò gli schermi e l'immaginario erotico maschile,seppur bionda platino nell'occasione?Welles,in uno dei suoi film più raccontati,imitati e visti,sta davanti e dietro la macchina da presa,muovendosi sempre con carisma e intuizione da entrambi i lati,però,se devo essere onesto,riconosco al film un ottimo livello,ma per esempio,"L'infernale Quinlan" mi è parso superiore,sia nel racconto che nella regia:è un buon film,con due scene superlative,quella dell'incontro nell'acquario,e tutto il quarto d'ora finale,che sposano,tutte e due,una linea onirica di rara potenza,sublimando l'innamoramento a stato sognante,e confondendo lo spettatore con un gioco visivo straordinario.Con questo,certo,siamo a livelli molto alti,cinematograficamente parlando,ma nella lunga galleria dei cult assoluti,questo non lo includo tra i miei preferiti.

domenica 15 aprile 2012


GORGO ( Gorgo,GB 1960)
DI EUGENE LOURIE'
Con BILL TRAVERS,WILLIAM SYLVESTER,Vincent Winter,Bruce Seton.
FANTASCIENZA
"Risposta" britannica a "Godzilla",che seppure non avesse sbancato al botteghino,si era comunque affermato già come oggetto di culto,e comunque i conti alla fine dovevano essere tornati,vista la scarica di sequel e di epigoni,"Gorgo" uscì nel 1960,con qualche riedizione successiva.Lo schema è quello di "King Kong":una casuale scoperta di una creatura mostruosa e colossale,che viene incautamente recuperata a mò di sfruttamento scientifico o commerciale,senza tener conto delle probabili conseguenze se questa riuscisse a liberarsi,con la cronaca della distruzione che metterà in atto.Con un livello di effetti speciali non eccelso,ma neanche tra i peggiori dell'epoca,il dinosauro che esce dal mare (e,nota originale,è un cucciolo,che naturalmente richiamerà l'intervento di una mamma o di un padre molto più giganteschi,che per andare a riprendersi la prole,manderanno in briciole Londra) è in scena per la maggior parte della breve pellicola:semmai,si può lamentare uno dei peggiori doppiaggi della storia,con i nomi inglesi riportati come si leggono in italiano,e una certa monotonia di fondo,che rendono il film qua e là uggioso,anche se dura poco.La cosa migliore è la scena finale,con la dinastia dei Gorghi che se ne ritornano nel freddo mare d'Inghilterra dopo aver convinto gli umani a lasciarli perdere:ma siamo a livelli abbastanza modesti,anche per un "B-movie".