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giovedì 22 maggio 2014

RISO AMARO ( I, 1948)
DI GIUSEPPE DE SANTIS
Con SILVANA MANGANO,DORIS DOWLING, Raf Vallone, Vittorio Gassman.
DRAMMATICO

Erotismo piuttosto marcato, soprattutto per l'epoca in cui fu realizzato, clima da noir rurale e quadruplo confronto armato tra due donne e due uomini nelle risaie piemontesi del dopoguerra:"Riso amaro", titolo dal senso sia letterale che figurato, arriva appena prima del Neorealismo, influenzato sia dal cinema sovietico sul lavoro che da quello americano con drammi screziati di nero tratto da libri alla McCain. Oltretutto, l'intreccio prevede sia che i personaggi principali risultino comunque ognuno a modo suo calcolatore, in alcuni frangenti, e quindi del tutto positivi, sia una comunità femminile con sfide al proprio interno,ma che quando conta sa tirare fuori una solidarietà uniforme,compatta. De Santis dona al film una mano registica ispirata,moderna, con conduzione forte degli interpreti:i quali intraprendono la loro danza di seduzione e morte tradendosi e incolpandosi, cambiando alleanze e prospettive. Se Doris Dowling incarna una donna non pulita, ma alla fine segnata dall'onestà, Raf Vallone è un potenziale avventuriero che incarna il "buono", ma sentimentalmente gioca ambiguo,mentre il villain è un Vittorio Gassman maligno e strafottente. Sulla presenza della Mangano si è detto di tutto, resta una vera icona dell'eros e della femminilità del cinema italiano, qui giovane e formosa, comunque stupenda e seducente ragazza avvezza ad innamorarsi dei ribaldi.

giovedì 16 gennaio 2014


IL CASO PARADINE (The Paradine case,USA 1947)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con GREGORY PECK,Alida Valli,Charles Laughton,Louis Jourdan.
GIALLO
E' piuttosto conosciuto,ma non è tra i film più amati dai fans di Alfred Hitchcock,e dai cinefili in genere.Giallo che ha la struttura di un noir,con una figura femminile al centro di un intrigo e di un processo per omicidio,"Il caso Paradine" vide esordire nel cinema USA Alida Valli,che nei titoli viene chiamata "Valli",come accadde a Anna Maria Pierangeli,che appunto venne ribattezzata "Pier Angeli",e anche Louis Jourdan:nella vicenda di un avvocato stimato che accetta di difendere una bellissima vedova di un ufficiale non vedente,morto avvelenato,che viene accusata del delitto,e fatalmente si lascia andare a un innamoramento per la donna,venendo meno alle attenzioni per la giovane moglie,c'è,è vero,la trama "gialla",ma è anche un film più sentimentale del solito per le corde di Hitch.Che,pare,avesse scelto di girarlo più per doveri contrattuali che per reale convinzione circa la bontà della storia,e da qui forse la disaffezione dei suoi seguaci verso la pellicola.Però,a parte un finale moralistico un pò posticcio,il racconto è al solito ben svolto,l'ambiguità dei personaggi principali regge fino in fondo,e la passione sofferta del protagonista verso la bella signora sotto accusa è narrata senza sbavature.Se la Valli era un'apparizione sensuale e di un fascino quasi imperioso,Peck impersona il legale colpito nei sentimenti con partecipazione,mostrando più di un lato vulnerabile,nonostante l'appeal del personaggio nella sua facciata ufficiale.E si arriva al colpo di scena chiarificatore,sferrato in maniera sorprendente,seguendo volentieri il passo del regista di "Rebecca".

venerdì 8 novembre 2013


IL MISTERO DEL FALCO (The maltese falcon,USA 1941)
DI JOHN HUSTON
Con HUMPHREY BOGART,Mary Astor,Sidney Greenstreet,Peter Lorre.
GIALLO
Bogart è stato l'interprete di due eroi dell'hard boiled americano più classico,raffigurazione su celluloide e in movimento di detectives privati storici,nati dalla penna di giallisti di categoria straordinaria come Dashiell Hammett e Raymond Chandler:Sam Spade e Phil Marlowe.Protagonista de "Il mistero del falco" e de "Il grande sonno",Bogey ha impersonato con sapienza d'attore calibrato due approcci diversi all'investigatore privato e all'indagatore,che si deve muovere tra ambienti sordidi,ostilità varie e tradimenti a ripetizione,per arrivare alla verità,e cercare di salvare,oltre che la pelle,il proprio senso morale.Spade,rispetto a Marlowe,è più disinvolto,meno amaro,forse più ostentatamente cinico,anche se qui si trova alle prese con una mentitrice compulsiva,che apre e chiude,di fatto,la questione ruotante attorno ad un oggetto prezioso,per il quale si arriva a uccidere più di una persona,perchè forse è più coinvolto di quanto voglia far pensare.John Huston,all'esordio dietro la macchina da presa, diresse con gran ritmo una pellicola ancor oggi godibilissima,che poggia su uno script nel quale gli scambi di battute vanno via a raffica,i personaggi vengono disegnati con matita e rifiniti con china,e,pur girato quasi tutto in interni,non si ha mai la sensazione di asfittico.Un giallo con venature romantiche quasi celate,che si conclude con una battuta memorabile sull'oggetto del desiderio,che ha la forma di un falco,ma può essere qualsiasi cosa,essendo della "materia di cui sono fatti i sogni".

venerdì 16 agosto 2013


LA SIGNORA DEL VENERDI'(His girl's Friday,USA 1940)
DI HOWARD HAWKS
Con ROSALIND RUSSELL,CARY GRANT,Ralph Bellamy,Gene Lockhart.
COMMEDIA
Secondo adattamento della commedia di Ben Hecht e Charles McArthur,che poi avrebbe generato anche "Prima pagina" e "Cambio marito","La signora del venerdì" è una guerra dei sessi scandita tra uno scoop e un trucco meschino,da parte di un ex-marito e ex-direttore a una bella giornalista d'assalto,che ha deciso di svoltare vita e aspirazioni,decidendo di sposare un brav'uomo che le garantirà una vita "ordinariamente" tranquilla,in un angolo di mondo senza sorprese.L'ex-congiunto,cui naturalmente non piace non avere l'ultima parola,nè perdere una delle migliori penne al suo servizio,si giocherà ogni carta,soprattutto quelle false,per non lasciare che la donna sparisca dalla sua vita.Howard Hawks era grande con il western,ma non era di certo meno abile con le commedie,come questa survoltate su un intenso fuoco di fila di battute,sparate senza sosta,tra botta e risposta senza tregua,che rendono piacevole per lo spettatore un canaglione come quello interpretato da Cary Grant,pur comprensivi verso quel bravo tipo del fidanzato impersonato da Ralph Bellamy,e ancor più si rimane affascinati dalla personalità travolgente sfoggiata da Rosalind Russell,vera "donna con gli attributi",capace di tenere testa al marpione,e appassionata verso il proprio lavoro,realizzato con impegno e coscienza civica.Un film di godibilissima resa,una commedia classica e modernissima,che dispensa buonumore a chili,pur tenendo di conto dello sfondo sociale,sulla pena di morte e su ciò che comporta in una società che vuol dirsi "civile",oltretutto dribblando il facile cinismo degli addetti ai lavori;in questo caso,i giornalisti più scafati della cronaca.

venerdì 12 luglio 2013


IO TI SALVERO' (Spellbound,USA 1945)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con INGRID BERGMAN,GREGORY PECK,Michael Checkov,Leo G.Carroll.
DRAMMATICO/THRILLER
Il giovane e aitante nuovo direttore della casa di cura in cui opera la protagonista Ingrid Bergman è un uomo affascinante e piacevole,ma nonostante il profilo deciso di Gregory Peck nutre un disagio marcato,che lo porta a momenti di trance vera e propria,e affiora il dubbio che possa aver commesso un delitto nelle fasi di "assenza":prima collaborazione tra Hitchcock e la diva Ingrid,"Spellbound" è probabilmente il film ostentatamente psicanalitico della cinematografia del cineasta inglese,ma in un'opera omnia in cui la decifrazione di dettagli,schemi,caratteri  a livello di analisi psichica è cruciale,è uno dei lavori meno convincenti e appassionanti che Hitch abbia girato.Un melò screziato di mistero,ma non abbastanza avvincente,perchè della colpevolezza del coprotagonista Peck non si arriva mai a convincersi,e l'eroina è fin troppo determinata nella propria purezza perchè si affacci nello spettatore il dubbio che possa aver preso una madornale cantonata.Celebre la sequenza onirica,per cui nientepopodimeno che Salvador Dalì realizzò una visione destinata a impressionare pubblico e critica,ben recitato,e impaginato (ma ad un autore di queste proporzioni è il minimo che si possa chiedere),però per l'intera pellicola si ha la sensazione che il regista si trattenga,e non curi il racconto come vorrebbe,forse per i limiti dell'epoca,e pensare che è una sceneggiatura cui ha messo mano Ben Hecht,e non ci sia un vero e proprio approfondimento nè del tema,nè dello scavo dei personaggi.Se Ingrid mantiene un fascino e una femminilità a livello molto corposo,Peck mantiene meno chiaroscuri di quanto il ruolo poteva far sviluppare,e forse era un personaggio cui uno come Cary Grant,forse,avrebbe saputo imprimere maggior ambiguità.Un bel film,senza dubbio,ma non memorabile come quasi tutto quel che ha realizzato chi firmò "Gli uccelli" e "La finestra sul cortile".

lunedì 3 giugno 2013

I CAVALIERI DEL NORD-OVEST
(She wore a yellow ribbon, USA 1949)
DI JOHN FORD
Con JOHN WAYNE, Ben Johnson, Joanne Dru, John Agar.
WESTERN
La trilogia militare di John Ford è composta da "Il massacro di Fort Apache", "Soldati a cavallo", e questo "I cavalieri del Nord-Ovest":tutti e tre i film sono interpretati da John Wayne, e pur narrando storie ed avventure di uomini in divisa, l'autore di "Sentieri selvaggi" è esente dai compiacimenti soldateschi e militaristi. Fatto sta, che a fine anni Quaranta, in questo film c'è un ufficiale sull'orlo della pensione che afferma "I vecchi devono impedire le guerre.", si adopera per cercare una pacificazione con i pellerossa, e quando questa risulta impossibile (sulla giustificazione di tali decisioni sono d'accordo, ma è altro contesto), fa in modo di neutralizzare gli avversari giocando il tutto per tutto per evitare uno spargimento di sangue e giovani vite spazzate via. Illuminato da una fotografia straordinaria, che rende al massimo l'azzurro dei cieli e il rosso dei tramonti, "She wore a yellow ribbon" (è l'inizio di una canzone cantata nel film, ed anche un riferimento ad una scelta sentimentale), la pellicola ha un ritmo leggermente più blando nella prima parte, ed un crescendo nella seconda che scioglie i nodi narrativi e giunge al magnifico finale a pieno voltaggio:non mancano scene che sottolineano il tipico umorismo fordiano, come quella divertente della rissa tra il sergente ubriaco e gli uomini mandati a prelevarlo. E se si vuole una spiccia lezione di regia in poche scene, si guardi l'arrivo del protagonista sul punto di commuoversi nella sala, con tutti gli ospiti ad applaudirlo, con un carrello all'indietro che sembra ampliare lo schermo. That's cinema, eccome!

martedì 7 maggio 2013

NOTORIOUS-L'amante perduta ( Notorious, USA 1946)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con INGRID BERGMAN, CARY GRANT, Claude Rains, Louis Calhern.
SPIONAGGIO

Titolo tra i più celebrati di Alfred Hitchcock,"Notorious" contiene anche la sequenza di un bacio tra Cary Grant e Ingrid Bergman considerata la più lunga vista in un film.Storia di spie , passioni segrete e complotti nazisti, il film è abbastanza all'avanguardia, mettendo in pratica la protagonista in condizione di essere l'eroina della vicenda, assai coraggiosa da sposare addirittura il ricco criminale nazista che deve tenere d'occhio, pur di soddisfare l'agente segreto che ama:peccato che , comunque,nel finale, tocchi a lui portare al successo la missione, quasi che la sceneggiatura non credesse fino in fondo nelle possibilità della donna nel compiere l'operazione.A parte questo, tra le finezze del film il rapporto possessivo tra il nazista e l'anziana madre( le madri impietose e malate di gelosia del cinema hitchcockiano, cosa ricorrente e parecchio), la mossa da scacco matto con cui Cary Grant mette nel sacco il criminale, facendo sì che venga eliminato dai suoi stessi compari.Il tutto in una confezione elegante , con protagonisti fascinosi e un'accuratezza nei particolari esemplari.

sabato 4 maggio 2013

MONSIEUR VERDOUX ( Monsieur Verdoux, USA 1947)
DI CHARLES CHAPLIN
Con CHARLES CHAPLIN, Martha Raye,Isobel Elson, Marilyn Nash.
COMMEDIA/DRAMMATICO

A guerra appena finita, un apologo acuto che tratta di una vicenda di cronaca nera, sebbene con forte impronta umoristica, ma anche un deciso attacco ad ogni belligeranza che nella base ha una profonda inumanità. Doveva essere un film di Orson Welles, che compare citato come autore del soggetto, e lo ha invece diretto ed interpretato un Charlie Chaplin già incanutito, che si conferma sia un intelligentissimo autore ed anche un grande constatatore della condizione umana, nonchè un umanista profondo. L'ex bancario Verdoux, per scampare all'indigenza, si propone come pretendente di signore sole e facoltose, per poi, come Landru, eliminarle e destinare gli averi delle defunte alla propria famiglia:seguiamo il suo percorso delittuoso ed insieme, malgrado tutto, non privo di cose divertenti, tramite un incontro rinnovato nel tempo con una ragazza che gli dimostra gentilezza quando egli è ridotto sul lastrico. Il gesto solidale in un momento gravissimo viene ricordato da Verdoux come un appiglio di nobiltà d'animo indimenticabile, da tenere sempre a mente nonostante tutto:e l'arringa finale sotto processo del protagonista, con il confronto tra i suoi delitti e quelli delle potenze, ree di mandare a morte schiere di esseri umani per espandersi o mantenere gli equilibri, è di quelli che restano nella mente dello spettatore. Senza dimenticare la sequenza del ricevimento, esilarante, come tanto cinema di quest'uomo,uno dei massimi poeti della settima arte.

venerdì 3 maggio 2013

IL TESORO DELLA SIERRA MADRE(Treasure of the Sierra Madre,USA 1948)
DI JOHN HUSTON
Con HUMPHREY BOGART, Tim Holt, Walter Huston,Barton McLane.
AVVENTURA
Dura la vita dei cercatori d'oro, giorni e giorni di fatiche,disillusioni,paure e forse solo a qualcuno arriderà la fortuna,enorme e impetuosa, di trovare un ricco filone. Uno dei più celebri titoli di John Huston,peraltro prolifico e assurto abbastanza presto tra i registi importanti,di cui venivano seguite con interesse le carriere, è "Il tesoro della Sierra Madre",che fece guadagnare al padre Walter un Oscar come attore non protagonista e ad Humphrey Bogart donò l'occasione per uno dei suoi ruoli più celebri. Fondamentalmente la dimensione più appropriata per questo film è quella della fiaba nera,con morale densa inclusa:la lotta nel locale tra i tre contendenti, una certa atmosfera che vi si respira,il Destino che irrompe e rende vano ogni sforzo dell'Uomo,i predoni e
i tradimenti tra compari,sono tutte componenti che sottolineano il carattere di lavoro morale della pellicola. Bogey rende benissimo un personaggio che scivola lentamente ed inesorabilmente nel baratro dell'Avidità e lascia che l'ossessione di una paranoia continua se lo mangi vivo,in un timore di perdere la "roba" arduamente conquistata che lo porta a compiere scelleratezze. E la risata finale che chiude la storia è il giusto congedo di un racconto che ha il merito di sottolineare sia la debolezza degli esseri umani nel soccombere ad una delle più comuni pecche del proprio animo,ma anche la capacità di reagire alla sorte avversa con un'arma immensa come il senso dell'umorismo e la forza di ridere.

giovedì 11 aprile 2013

NODO ALLA GOLA (Rope, USA 1948)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con JAMES STEWART, John Dall, Farley Granger, Cedric Hardwicke.
THRILLER
Noto anche con il titolo "Cocktail per un cadavere", con il quale fu rieditato nel 1984, insieme ad altri classici hitchcockiani, che ebbero un buon successo di pubblico, pratica abbastanza comune ai tempi, ma non sempre ripagatrice negli incassi, "Nodo alla gola" è probabilmente il film più filosofico del regista inglese,anche sul cinema: trattasi infatti, com'è risaputo, di un unico piano sequenza lungo ottanta minuti e interamente girato in un attico, con un omicidio commesso in apertura ed una chiusa assai teatrale. A ben guardare, solo un grande autore poteva tradurre in qualcosa di molto cinematografico una sceneggiatura che sa così tanto di palcoscenico, e Hitch imbeve il tutto di un'ironia pungente ed ai limiti del sarcasmo circa certo cinismo intellettuale da salotto e i rischi dell'influenza di una personalità che cita con nonchalance estremismi filosofici su menti non preparate a una ricezione critica o consapevole del divario tra teoria e pratica. Recitato con classe da un cast capeggiato da un James Stewart che compare dopo un quarto di racconto, "Nodo alla gola" è tra i classici di sir Alfred uno dei meno ricordati, ma se può risultare meno accattivante di altre pellicole stracult, rimane un gran studio di regia sia a livello di stile nel dare fluidità alle riprese, che alla bravura nel sottolinare i contenuti.

venerdì 5 aprile 2013

I GANGSTERS( The Killers, USA 1946)
DI ROBERT SIODMAK
Con BURT LANCASTER, Edmund O'Brien, Ava Gardner,Albert Dekker.
NOIR

Considerato un caposaldo del noir americano, prima ancora che si chiamasse tale, "I gangsters" è tratto da un racconto di Ernest Hemingway: imperniato su un racconto a flashbacks,tra l'altro molto fluidi nell'inserimento nella narrazione, il film racconta di un regolamento di conti, di un ex pugile non particolarmente intelligente perduto d'amore per una bellissima del giro sbagliato, dell'ineluttabilità del Fato. Robert Siodmak, che vanta perlomeno una manciata di film da memoria dei cinefili, si destreggia bene descrivendo rapidamente la perdizione del gaglioffo Burt Lancaster per la femme fatalissima Ava Gardner, l'avvio cupo che dà già il senso di quello che seguirà, il lato criminoso della storia. Fotografato splendidamente in un bianco e nero denso, "I gangsters" è una crime story molto elementale, adattissima a divenire un manuale per "come si gira un film noir":le interpretazioni sia di Lancaster che della Gardner sono intense, più di quanto l'apparentemente scarna dose di spazio e battute riservati ad ogni personaggio sembri fornire,e il film scorre via oliatissimo e piacevole.

mercoledì 20 marzo 2013


IL SOSPETTO (The suspicion,USA 1941)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con JOAN FONTAINE,CARY GRANT,Nigel Bruce,Cedric Hardwicke.
THRILLER
Una delle più celebri sequenze del cinema di Alfred Hitchcock,e non solo del suo,è quella in cui Cary Grant porta un bicchiere di latte alla consorte Joan Fontaine,e la protagonista ha il sospetto che sia avvelenato,e noi spettatori con lei:in realtà,per quasi tutto il racconto sviluppato dalla trama de "Il sospetto",pensiamo che il bellimbusto viziato e dissipatore che ha impalmato a sorpresa la benestante signorina in odor di zitellaggio per il temperamento vagamente rustico,sia un potenziale assassino,le bugie che racconta e di cui si scopre la natura sembrano confermarlo,e si arriva al finale con una forte tensione per capire quando la protagonista subirà il tentativo di omicidio da parte del marito.Hitch gestisce bene una storia narrata con eleganza e cura dei dettagli nell'elaborare la teoria del personaggio principale femminile,che il pubblico continua ad avvalorare,in contrasto con il fascino marcato del personaggio del marito,tutto slanci e improvvise zone d'ombra,e la suddetta scena,per la quale il regista trovò l'escamotage di mettere una torcia nel bicchiere per far brillare il liquido e creare la giusta suspence,è il climax del film.Generalmente,non è uno dei titoli più citati del grande regista inglese,eppure dell'Hitchcock prima maniera è uno dei lavori con maggior qualità formale e sceneggiato con bravura notevole,visto che la storia si permette un clamoroso rovescio proprio nelle sequenze finali,dopo averci cercato di convincere in tutti i modi che eravamo nel giusto,fomentando i sospetti sulle intenzioni di un Cary Grant continuamente in odor di malefatta.Perciò,diviene un'accusa al troppo facile saltare alle conclusioni,e,come altri film del regista di "Psyco",è un altro lungometraggio che parla d'amore ,ma in modo psicologicamente complesso,a sottolineare che i sentimenti siano territorio troppo sconnesso per il passo preciso della Ragione,e solo i fatti sanno dare risposte chiare,e non le supposizioni,nè l'analisi ragionata delle sensazioni.Joan Fontaine venne giustamente premiata con l'Oscar,per una protagonista reale,combattuta tra timore e slancio amoroso,un "cavallo selvatico" che si fida segretamente del proprio cuore fin quasi alla fine.

lunedì 18 febbraio 2013


HELLZAPOPPIN'-Il cabaret dell'inferno
(Hellzapoppin',USA 1941)
DI H.C.POTTER
Con OLE OLSEN,CHIC JOHNSON,MARTHA RAYE,HUGH HERBERT.
COMICO/MUSICALE
Un nonsense a perdifiato per un'ora e un quarto,un film che in passato ha colpito e ispirato molti,vedi da noi Renzo Arbore che ha modellato i due film girati da regista su questo lungometraggio che ha una non-storia,procede per accumulo di gags,imbocca la marcia folle e  non cambia registro,salvo qualche intermezzo musicale."Hellzapoppin'" è un classico della comicità davvero troppo avanti per gli anni in cui fu girato,senza riguardo alcuno per la logica narrativa,in cui tutto è un intermezzo,c'è un'ombra di racconto,velocemente quasi ripudiato in nome della gag visiva e delle battute sputate a raffica dalla sceneggiatura.Anche troppo,forse,perchè si fatica a ricordarsi le scene più divertenti,dato che non c'è tempo di prendere fiato,e si viaggia sempre sull'orlo di rimanere stuccati dalla fervida immaginazione del regista H.C.Potter:diavoli canterini,animali in libertà,paradossi che prendono campo,e perfino il mostro di Frankenstein che interviene un attimo in platea per gettare sul palco una commediante caduta in grembo a uno spettatore.Oggi è un titolo più rammentato che davvero visto,può anche irritare,forse,per la copiosa verve che mostra senza freno,però va dato atto a questa pellicola di essere fortemente originale,la madre di tutto il demenziale sorto dagli anni Settanta in poi.

martedì 4 dicembre 2012


ANGOSCIA (Gaslight,USA 1944)
DI GEORGE CUKOR
Con INGRID BERGMAN,CHARLES BOYER,Joseph Cotten,Angela Lansbury.
THRILLER
La Bella nelle mani di una belva presentatasi con fare distinto e con charme,è uno dei molti temi ricorrenti nel thriller ad ambientazione familiare,inquadrando una storia sentimentale in cui la donna è la vittima di un intrigo che ne raggira l'innamoramento e alla lunga può rivelarsi una trappola mortale."Angoscia" di George Cukor è uno degli archetipi del filone,nel quale la soprano Ingrid Bergman si sposa con il gentleman Charles Boyer,completamente rapita dal savoir faire dell'uomo,che in realtà,a poco a poco,rivela un temperamento dispotico e tendente al collerico,se non si fa quel che egli vuole:e le brutte sorprese non sono finite...Cukor allestisce un bel thriller sentimental-gotico,in cui la tensione viene elaborata ad arte,con una protagonista bella e falsamente fragile,che rimane imprigionata in una ragnatela di inganni che vorrebbero farle crollare l'equilibrio mentale,ed un villain che scopre progressivamente l'ignobiltà di cui è capace.In un quadro di luci,ombre e penombre,il film si svolge con una prima parte benissimo congegnata,in cui si avverte una sottile aria di inquietudine e lo spettatore presagisce che la coppia da poco unitasi in matrimonio non è felice come vorrebbe mostrarsi,e forse ha qualche leggerissimo cedimento nello scioglimento del racconto,divenendo un pò prevedibile,ma il "numero" vendicativo con cui la Bergman affronta Boyer appena prima della conclusione merita una considerazione particolare.Tra paranoia montante ed effettiva pressione che le viene esercitata addosso,l'eroina in pericolo si riscatta con l'appoggio di un giovane investigatore,e ogni figura che ha spazio nella casa in cui è ambientata la maggior parte della storia assume connotati ambigui e vagamente sinistri,come le due cameriere. Un ottimo film,ben costruito e recitato.Oscar alla Bergman per questa parte,uno dei tre vinti dalla grande attrice svedese.

lunedì 19 novembre 2012


GIORNI PERDUTI (The lost weekend,USA 1945)
DI BILLY WILDER
Con RAY MILLAND, Jane Wyman,Philip Terry,Howard Da Silva.
DRAMMATICO

L'artista in panne creativa,e la dedizione al vizio per riempire i tempi vuoti,per smaltire la delusione di se stesso,per zittire la propria debolezza e non saper smettere di cercare una sorta di trance mentale,è un tema quasi abusato da letteratura e cinema,e a volte siamo sprofondati proprio nel clichè vero e proprio trattando l'argomento.Non è così per "Giorni perduti",film da Oscar per Billy Wilder e Ray Milland,che nell'arco temporale di un fine settimana racconta la caduta all'inferno e il tornare in carreggiata di uno scrittore che ha avuto successo,ma non sa tornare a certi fasti.In una scansione di tempo ben delineata,il film segue l'odissea buia del protagonista,fino ad un delirio alcoolico per l'epoca shockante,con la scena del pipistrello che sbrana il topo,da considerarsi ancora inquietante.I trucchi per bere,le "furbate" che anticipano i momenti d'angoscia vera e propria,il pessimismo più sfrenato,il sordido ambiente dei derelitti ormai preda delle bevute e ridotti quasi a morti viventi,e la riconquista di un minimo di dignità utile per riprendersi:il tutto in un'ora e quaranta minuti di proiezione davvero lancinanti,se considerato che si parla di un film di metà anni Quaranta.L'inventiva ed il coraggio,oltre che una mano solida nel dirigere gli interpreti non sono mai mancati al grande regista d'origine austriaca,e Milland è in uno dei suoi ruoli migliori.

mercoledì 7 novembre 2012


REBECCA,LA PRIMA MOGLIE (Rebecca,USA 1940)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con JOAN FONTAINE,LAURENCE OLIVIER,Judith Anderson,George Sanders.
DRAMMATICO
L'unico film di un maestro del cinema a vincere l'Oscar (ma non c'è da abbattersi,a Kubrick,per esempio,non è toccato proprio...) è "Rebecca",dramma sentimentale maculato di suspence sottile,che sconfina nell'ultima parte nel thriller,con una regina delle tenebre quale la governante,che cela misteri e un'attitudine crudele di base.Anticipando temi che torneranno,ancor più complessi e ancestrali ne "La donna che visse due volte",Hitchcock,da una novella di Daphne Du Maurier trae un romanzo amoroso in cui i fantasmi del passato pesano più che mai,a rischio della salute mentale della nuova sposa di un uomo misterioso,che non si apre mai davvero,e rimane ambiguo fino alla conclusione del racconto:Manderlay,tenuta di impressionante bellezza,è caduca come quasi ogni cosa costruita dagli uomini,e vulnerabile;Rebecca,di cui ogni personaggio nel film ricorda quanto incidesse,che facesse innamorare o altro,aleggia continuamente,assente fisicamente ma ingombrante confronto per la protagonista,una magia della regia rendere così presente un personaggio che non c'è.Tra l'altezzosità del coprotagonista Laurence Olivier,che cela un vissuto doloroso e difficile da conciliare al presente,e la vulnerabilità tuttavia combattiva di Joan Fontaine,altra bionda fondamentale del cinema del regista de "Gli uccelli",sebbene apparsa meno di Grace Kelly e Tippi Hedren nei suoi fotogrammi,Hitch sceglie un percorso tortuoso verso un finale in cui amor omnia vincit,nonostante ogni previsione:la follia,che deflagra nel finale,dopo essersi mostrata nella sua pericolosità in precedenza,brucia i ricordi e le presenze opprimenti di quel che non ci può più essere.Romantico e sinuoso,"Rebecca" è un film non scontato nella produzione hitchcockiana,complesso come ogni racconto amoroso nelle sue pellicole,in cui la morbosità non è aliena,e si affaccia da qualche parte.

martedì 16 ottobre 2012


DUELLO AL SOLE ( Duel in the sun,USA 1947)
DI KING VIDOR
Con JENNIFER JONES,GREGORY PECK,Joseph Cotten,Lionel Barrymore.
WESTERN
Colori in preda allo scatenamento delle passioni,e più che d'amore,si può parlare appunto di un irrefrenabile impeto di ciò che scarmiglia i pensieri,rende tutto alla più alta tensione e fa compiere spesso gesti fuori da ogni logica,in questo western amalgamato al melò più intenso e sfrenato,che cambiò tre registi prima di giungere sotto la guida di King Vidor.Uno dei finali più ricordati del cinema di sempre,con un ricongiungimento di amanti che si concedono un ultimo bacio dopo essersi sparati addosso,a sottolineare,infatti,la follia che si annida alla base di ogni passione sospinta e lasciata divampare.Si può dire che a tratti,il racconto non si discosta di molto dai canovacci tipici della sceneggiata vera e propria,con minacce di morte,realizzazioni delle stesse,abbandoni,lacrime di disperazione,addii e perdoni:Jennifer Jones impersona,dopo essere stata monaca angelizzata in "Bernadette",una donna di sangue mescolato e ribollente,che tra due fratellastri ovviamente sceglie quello più bello ma assai peggiore nello spirito e nel carattere,e il loro percorso non può portare che ad un finale tragico.Vidor non perde occasione per sottolineare la ridondanza della materia con riprese,tinte e musiche sempre maiuscole,salvo,sorprendentemente,chiudere il film con un silenzio mortale in un carrello all'indietro sul quadro finale.La Jones offre ingenuità,confusione di sentimenti e pensieri,incoscienza al proprio personaggio,e benissimo risulta Gregory Peck,nell'iter che porta il suo da spaccone prestante a carogna vera e propria,che uccide a sangue freddo e per picca.Eccessivo,ad un passo dal fotoromanzo,ma potente.

giovedì 30 agosto 2012


IN NOME DELLA LEGGE (I,1948)
DI PIETRO GERMI
Con  MASSIMO GIROTTI, Jone Salinas,Charles Vanel,Saro Urzì.
DRAMMATICO

Titolo "storico" per quanto anomalo nella cinematografia italiana:ovvero,un film di impegno civile,drammatico,che parla di gravi problemi d'Italia,ma girato come se fosse un western,e per di più senza rendersi ridicolo.Quasi a livelli fantascientifici,ma Germi era avanti,e riusciva anche a fare queste cose. Un giudice tutto d'un pezzo,che si scontra con un mondo ostile,muri di bocche serrate,i poteri del luogo che si scontrano e pretendono strada libera per mettere in pratica i loro voleri:anni prima di molti,il futuro regista di "Signore e signori" e "Alfredo Alfredo" aveva capito molto della mafia,e di come agisce a vari strati e livelli.Il taglio "americano" snellisce e rende fluida l'argomentazione,giungendo ad un passo dal neorealismo,ma,con la doppia presa di posizione finale,prima in un senso,poi in quello contrario,ancora più "fordiano".Un pò rigido Girotti nel ruolo dell'eroe positivo,facce che non si dimenticano tutt'intorno,nomi di peso quali Charles Vanel e Saro Urzì in parti importanti:"In nome della legge",stringato e avvincente,rimane una pellicola fuori dagli schemi,in anticipo sui tempi e preziosa.L'omertà,la connivenza,il saltare regole e legge,il rifiuto dello Stato sentito come invasore,sono tutte cose ben descritte da sceneggiatura e regia,contrappuntando il tutto con un uso delle musiche efficace e tonico.

lunedì 23 aprile 2012


LA SCALA A CHIOCCIOLA (The spiral staircase,USA 1945)
DI ROBERT SIODMAK
Con DOROTHY MCGUIRE, George Brent,Ethel Barrymore,Kent Smith.
THRILLER
Un assassino il cui movente è sopprimere chi ha un handicap è particolarmente spietato,ed una protagonista resa muta da uno shock,che soffrirà la propria menomazione maggiormente nel momento in cui il terrore la invade,è uno dei molti colpi di genio di una sceneggiatura notevolissima,che è alla base di un thriller di culto,a pieno merito.Robert Siodmak,nello spazio esclusivo di una grande abitazione,dopo il prologo che inquadra il delitto di una ragazza claudicante sopra uno dei primi locali cinematografici (in cui si proietta "The kiss",citazione-omaggio al cinema muto già di per sè encomiabile) ambienta un giallo ricchissimo di suspence,con intuizioni visive e sonore di gran presa sullo spettatore.L'occhio del killer che si apre nel buio di un armadio (bello l'omaggio argentiano nella famosissima scena analoga di "Profondo rosso"),le mani delle vittime che lentamente si spengono della vita mentre l'esecuzione del delitto è appena fuori inquadratura,la concatenazione degli eventi che fanno il gioco della suspence,ed un crescendo di tensione che rendono il film molto "avanti",e lasciano supporre che nel 1945 potesse veramente fare paura a chi lo vedesse.Bravissima Dorothy McGuire a recitare senza parlare per quasi tutto il film,intensa,fragile e determinata allo stesso tempo,una gran prova di regia di Siodmak,e un'abile manovra a lasciar pensare allo spettatore di aver capito l'identità dell'omicida fino alla rivelazione finale probabilmente spiazzante.Venne rifatto poi,senza gran clamore,nel 1975  con Jacqueline Bisset come protagonista,"Delitto in silenzio":ma,a proposito di remake,dipende tanto da chi c'è dietro la macchina da presa la qualità del rifacimento.

giovedì 19 aprile 2012


LA SIGNORA DI SHANGHAI (The lady from Shanghai,USA 1948)
DI ORSON WELLES
Con ORSON WELLES,RITA HAYWORTH,Everett Sloane,Carl Frank.
NOIR
L'istinto cavalleresco può causar guai,talvolta,e ne sa qualcosa il protagonista de "La signora di Shanghai",classico cult di Orson Welles,celebratissimo dagli amanti del noir e anche dai semplici cinefili.Salvata una bionda procace da tre figuri che parevano aver cattive intenzioni in un boschetto durante una passeggiata serale,il marinaio Michael prende la classica cantonata per la bella donna,moglie di un avvocato,e,nella più classica tradizione del nero in cinema,rimane invischiato in una trama pericolosa,e probabilmente mortale.Ma d'altra parte,come resistere ad una tentazione splendida come la donna che squarciò gli schermi e l'immaginario erotico maschile,seppur bionda platino nell'occasione?Welles,in uno dei suoi film più raccontati,imitati e visti,sta davanti e dietro la macchina da presa,muovendosi sempre con carisma e intuizione da entrambi i lati,però,se devo essere onesto,riconosco al film un ottimo livello,ma per esempio,"L'infernale Quinlan" mi è parso superiore,sia nel racconto che nella regia:è un buon film,con due scene superlative,quella dell'incontro nell'acquario,e tutto il quarto d'ora finale,che sposano,tutte e due,una linea onirica di rara potenza,sublimando l'innamoramento a stato sognante,e confondendo lo spettatore con un gioco visivo straordinario.Con questo,certo,siamo a livelli molto alti,cinematograficamente parlando,ma nella lunga galleria dei cult assoluti,questo non lo includo tra i miei preferiti.