giovedì 31 ottobre 2013


MAGNIFICA PRESENZA (I,2012)
DI FERZAN OZPETEK
Con ELIO GERMANO,Giuseppe Fiorello,Margherita Buy,Paola Minaccioni.
COMMEDIA/FANTASTICO
Le disgressioni nel fantastico piacciono il giusto al pubblico di casa nostra.Tanto per fare qualche esempio,vedi "Io e Marylin",al di là della scarsa qualità della pellicola,il protagonista che dialoga per tutta la pellicola con una presenza impalpabile ha caratterizzato il peggior risultato pieraccioniano ,e neanche a Ferzan Ozpetek,per i due film che hanno una parte che riguarda apparizioni di fantasmi,è andata bene:"Magnifica presenza",che si basa sulla convivenza,dapprima faticosa,poi più morbida,del protagonista,un ragazzo di Sicilia venuto a tentare la carta della recitazione,e nel frattempo lavora in una pasticceria (ma fa "solo i cornetti",specifica),con una compagnia teatrale che ha un look d'antan,e gli chiede continuamente se qualcosa sia cambiato fuori.Le spiegazioni,ovviamente,giungono nel corso della pellicola,e c'è una colpa all'origine,per quanto concerne gli attori-fantasmi,da attribuire.Il film è piacevole,anche se troppo incerto tra commedia fantastica e altro,come ci ha abituato un pò il regista turco,che cita molto se stesso,tra la pasticceria e le tavole imbandite,le colpe sotterrate malamente nel passato che tornano inevitabilmente a galla,e la sessualità omo del personaggio principale,non del tutto dichiarata,con tanto di cose segrete sotto il tessuto di Roma (qua una specie di laboratorio dove le lavoranti sono tutte trans,presieduto da Platinette in versione senza trucco e parrucco).Ozpetek,come sempre,si dimostra ottimo direttore d'attori e tira fuori interpretazioni apprezzabili da tutto il cast,da un duttilissimo Elio Germano,ad una fragile e buffa Paola Minaccioni:ma il pezzo di bravura,è nella manciata di minuti in prefinale di Anna Proclemer.Un canto del cigno,vista la dipartita della grande attrice,che passa dal malinconico al malvagio nella frazione di pochi fotogrammi,e inquieta.

mercoledì 30 ottobre 2013


COME UN TUONO (The place beyond the pines,USA 2012)
DI DEREK CIANFRANCE
Con RYAN GOSLING,BRADLEY COOPER,Eva Mendes,Rose Byrne.
DRAMMATICO
Di Derek Cianfrance,che diversi critici cominciano a ritenere un potenziale autore interessante,è la prima pellicola che giunge da noi,e difatti a ruota ha avuto distribuzione il titolo precedente,"Blue Valentine",sempre con Ryan Gosling nel cast.Qui si consuma,in tre atti come si conviene alle tragedie classiche,una storia di paternità rifuggite o arrogate,e di figli che continuano i conflitti avviati dai padri,negli anni e nelle stagioni della vita.Il motociclista-saltatore ipertatuato e fisicamente pompatissimo Gosling fa parte di una sorta di circo itinerante,e scopre che la ragazza bazzicata in una tappa del tour ha avuto un figlio da lui,ma ora vive con un uomo,e ha messo su famiglia:per improvviso scrupolo,si mette in testa di rivendicare il difficile esercizio di genitore,e provvedere anche economicamente alla gestione del bambino,ma i soldi corrono via,ed allora si mette a fare rapine,in società con un altro mezzo balordo.Come avviene spesso in questi casi,la violenza si affaccia presto e cambia il corso delle cose:interviene un poliziotto giovane e ambizioso,che ha in mente di far carriera come procuratore,e lo scontro inevitabile tra i due uomini,avrà risonanza anni dopo,tra i loro figli,come un'eredità di sangue ed un retaggio di aggressività ineludibile."Come un tuono" si svolge in un arco di tempo di quasi vent'anni,fa finta per un terzo di film di essere un crime movie,e sfocia senza riguardi nel melò,virato al maschile:un pò troppo lungo per quel che racconta,ma non disdegna ritratti dei personaggi accurati,e sottolinea come la fuga dalle responsabilità possa portare a scelte scellerate che poi si pagano,e quindi in dirittura d'arrivo,si può parlare di racconto morale.Gosling dona la sua noncurante apparente flemma,che prontamente si traduce in scatti d'ira,come gli abbiamo visto fare in altri film,Cooper si addossa la parte più scavata,e sospesa tra egoismo e ideali,ambizione e inquietudine:Cianfrance deve limare qua e là,non lascia che l'emotività sia ridondante,dirige bene gli attori,e lascia spesso presagire,nel corso del racconto,che le cose possono andare a peggiorare.Nota a margine:tempo fa,ai tempi dell'uscita di "John Rambo",notai che alcune recensioni lette sul film non riportassero granchè bene la trama,ed è successo anche per questa pellicola,in cui si parla di un conflitto tra i due personaggi principali (che nell'ultimo segmento di storia lasciano spazio per motivi abbastanza ovvi ai due ragazzi che interpretano i figli),mentre in realtà i due si incontrano per caso,e l'attrito tra loro,benchè decisivo,dura lo spazio di una scena.Domanda:ma li vedono,i film,i recensori,o qualcuno approfitta delle agevolazioni della Rete per saltare il turno e dedicarsi ad altro,tirando le somme su una media di giudizi?

CINQUE BAMBOLE PER LA LUNA D'AGOSTO
(I,1970)
DI MARIO BAVA
Con IRA FURSTENBERG,WILLIAM BERGER,EDWIGE FENECH,HOWARD ROSS.
THRILLER
Sulla falsariga,un pò consunta,di "E poi non ne rimase nessuno",o "Dieci piccoli indiani",che dir si voglia,un gruppo di annoiati benestanti,alla moda e ben vestiti o fisicamente assai piacenti,le donne soprattutto,si sollazzano tra giochetti perversi (una finta uccisione,con tanto di coltelli veri in mano a tutti) e intrallazzi carnali vari,finchè non si comincia a morire sul serio,e i cadaveri da mettere in ghiacciaia fino al ritorno della barca di uno dei partecipanti alla vacanza non fa ritorno:titolo oggi considerato sicuramente più importante di quando è uscito,per il riflusso delle rivalutazioni,spesso anche eccessive,di molta serie B e C del cinema del passato,"5 bambole per la luna d'agosto" è uno dei peggiori lavori,meno ispirati,del cinema di un artigiano che aveva trovato una sua umile dimensione autoriale:la mano del regista de "La maschera del demonio" si riscontra solo nei controcampi del prefinale,in cui viene chiarito chi è l'assassino,anche se la spiegazione non è completa,e si prolunga nel finale che vorrebbe essere beffardo,e invece è solo un ulteriore,fiacco,inciampo.La Fenech viene indicata come protagonista,perchè è l'unico nome che sia stato riconoscibile a posteriori dal grande pubblico,ma è una comprimaria,qui:le grazie femminili,tra fugaci apparizioni di seni e accenni lesbo,servivano ad attirare spettatori,ma la storia non gira manco a spingerla.Recitazione non pervenuta,dialoghi che fanno quasi pensare a un nonsense non voluto,delitti scoperti senza provocare alcuna suspence,e una sensazione di noia che cresce con lo scorrere dei minuti.

martedì 29 ottobre 2013


MI FACCIA CAUSA ( I,1985)
DI STENO
Con CHRISTIAN DE SICA,Enrico Montesano,Gigi Proietti,Stefania Sandrelli.
COMMEDIA
Con oltre trent'anni di carriera,a volte ricca di soddisfazioni,perlomeno di consenso popolare,Steno,padre di Carlo e Enrico Vanzina,girò una sorta di rifacimento di uno dei suoi titoli più amati,e celeberrimi,"Un giorno in pretura",nel quale,attorno al magistrato Peppino De Filippo ruotavano tipi e personaggi strampalati e comici,e dove esordì,tra l'altro,il leggendario Nando Mericoni,ovverosia l' "americano a Roma".Qua la figura centrale è il pretore Christian De Sica,e in aula gli capitano iettatori,assurdi maestri musicali che spacciano per proprie arie celebri,tifosi romanisti che hanno fatto pipì addosso ad un tifoso rivale,sospetti mafiosi,impiegate che fanno lavori extra non canonici,pugili suonati,e ladri di professione.Per accattivarsi l'interesse del pubblico,nel film sono presenti nomi di risonanza e di peso al botteghino come Montesano e la Sandrelli,ma "Mi faccia causa" non ripetè l'exploit del lungometraggio cui fa riferimento.In una cornice rappresentata da una Corte burlesca,si susseguono storielle fessacchiotte,con sketch di poco sapore,ravvivate fiocamente da qualche strizzata d'occhio di scafati attori e caratteristi,ma niente più.Si tocca l'assurdo in una versione di "O sole mio",ove De Sica si produce in una convintissima performance canora e danzante,e ancor più al momento in cui ogni personaggio proclama la propria fede calcistica (e Jimmy il Fenomeno che grida eccitato "Forza Foggia",con una decina di "A" finali,è un gioiellino di nonsense...):impietoso il confronto con il vecchio lavoro di Steno,ma anche con diverse commedie che furono premiate dal box-office in quella stagione.

lunedì 28 ottobre 2013


LA NOTTE DEL GIUDIZIO (The purge,USA 2012)
DI JAMES DEMONACO
Con ETHAN HAWKE,LENA HEADEY, Rhys Wakefield,Edwin Hodge.
THRILLER
"Dio benedica l'America.Una nazione risorta." In un immaginario 2022 (che ci si augura non arrivi così),la società USA ha conosciuto un crack economico ed è rifiorita con più benessere di prima,garantito quasi per tutti,una Costituzione e leggi nuove imposte dai nuovi Padri Fondatori,con la violenza e la delinquenza praticamente estirpata,ad una condizione:in una notte all'anno,ognuno può perpetrare qualsiasi delitto,dal furto all'aggressione,dallo stupro all'omicidio,senza essere incriminato,in un contesto spettacolarizzato anche dai mass media,e sotto l'occhio indifferente delle telecamere dei circuiti di sicurezza.La famiglia di un ingegnere che ha creato un sistema di protezione quasi impenetrabile (ma mezzi e capacità organizzative faranno appunto valere il "quasi") si rinchiude per la notte fatidica,senza partecipare ai preparativi di mattanza che i buoni vicini borghesi invece sembrano allestire con cura:ma il figlio più piccolo non resterà indifferente alla richiesta d'aiuto di un senzatetto braccato da uno stuolo di feroci ragazzi "perbene" mascherati,e lo farà entrare nell'abitazione,con conseguenze tremende.Uscito alla chetichella,"The purge" (da noi l'hanno ribattezzato "Lo sfogo",nei dialoghi) ha guadagnato un'ampia attenzione sulla Rete,e su "Rottentomatoes" è divenuto in breve tempo un lungometraggio quotatissimo,riuscendo a incassare oltre 60 milioni di dollari negli USA:la pellicola di DeMonaco è un film a tesi mascherato,a proposito,da slasher movie.E' vero che ci sono chiarissime reminiscenze di altro cinema classico,da "Rollerball",a "Cane di paglia",per continuare con "Distretto 13" e "Funny Games",e via enumerando,e che non tutti gli sviluppi di sceneggiatura sono ben gestiti:ma la tensione non molla mai,fino alle ultimissime inquadrature,e si vede che il regista cerca di concedere il meno possibile agli effettacci di macelleria ,per non distrarre lo spettatore dal messaggio,aspramente sarcastico e agguerrito contro il culto tutto americano delle armi e della protezione ad ogni costo e senza dubbio alcuno della proprietà privata,di un perbenismo che maschera zanne sanguinarie dietro una compostezza formale,vedi certe frange del "Tea Party",perfettamente incarnato nel quasi efebico e compunto leader degli incursori.E' un film che deve necessariamente lasciar masticare amaro lo spettatore,anche oltre la conclusione della proiezione,e può aspirare,pur notando i difetti di cui sopra,ad essere un cult movie già da ora.

domenica 27 ottobre 2013


IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE 
(The reluctant fundamentalist,USA 2012)
DI MIRA NAIR
Con RIZ AHMED,Liev Schreiber,Kate Hudson,Kiefer Sutherland.
DRAMMATICO
Dal libro di Mohsin Ahmid,con un titolo che cattura l'attenzione quasi come un ossimoro,l'adattamento cinematografico a firma Mira Nair,che diventa una produzione USA con nomi di un certo peso nel cast,non star assolute,ma attori conosciuti,in ruoli chiave,con protagonista,naturalmente,un attore che fosse credibile nel ruolo principale.La vicenda del giovane e appassionato professore pakistano che si scontra con la realtà dell'America post-11 Settembre,con l'incitamento a considerare la situazione storica come un conflitto tra mondi e religioni,da parte dell'amministrazione al potere,quella Bush II,l'idealismo che si infrange con la chiusura e l'esclusione riguardo all'ambiente circostante,si screzia di thriller nella sceneggiatura approntata per la versione filmica.Si sa,quando si tratta di temi così importanti,e ancora molto attuali,sebbene siano stati compiuti passi in avanti dai primi anni Duemila sotto la presidenza Obama (e,non dimentichiamo,di certo,le primavere arabe e la recentissima apertura dell'Iran verso l'Occidente),non è semplice condensare in due ore di proiezione un argomento così vasto e complicato:viene scelta così,appunto,la linea guida di un thriller politico,in una narrazione fatta di flashbacks,confronti,ed una suspence sul come andrà a finire,avendo l'impianto della pellicola un duello verbale tra potenziali amici/nemici,e sullo sfondo una rivolta di studenti probabile miccia per fatti di sangue.Il film,accolto con tepore da molta critica,tuttavia,non perde di vista la chiave dello spettacolo per tutti,senza tralasciare di invogliare alla riflessione sui temi principali lo spettatore:e spiega lucidamente come il personaggio principale passi varie fasi,rimanendo permanentemente interrogativo circa il suo coinvolgimento,o meno,in una trama terroristica,senza perdersi in grossolanità fuori luogo.E bene hanno fatto i produttori a scegliere Mira Nair,che viene da una certa realtà,come regista dell'operazione.Nel cast fa buona figura Liev Schreiber occidentale ambiguo e forse in buona fede,per quanto può esserlo un uomo coinvolto negli intrighi spionistici,ma resta impressa maggiormente la tensione sbigottita di Riz Ahmed.

sabato 26 ottobre 2013


GAMBIT (Gambit,USA 2013)
DI MICHAEL HOFFMAN
Con COLIN FIRTH,CAMERON DIAZ,Alan Rickman,Tom Courtenay.
COMMEDIA
Il remake della black comedy anni Sessanta ai fratelli Coen non dispiace affatto,come ricordiamo la versione anni 2000 de "La signora Omicidi":questa volta non dirigono,ma hanno scritto la sceneggiatura del rifacimento di "Gambit",giallo rosa con Shirley MacLaine e Michael Caine,uscito nel 1967.In questo,l'esperto d'arte Colin Firth escogita una truffa laboriosa da perpetrare al suo principale,il ricchissimo,cialtrone ed eccentrico uomo d'affari Alan Rickman,che colleziona opere con nonchalance:l'esperto,alleato con il falsario cui dà volto Tom Courtenay,ingaggia una bella texana che prende cavalli al lazo nei rodei,e la fa passare come proprietaria di un capolavoro di Monet,che deve essere acquistato dal magnate.Ovviamente,il piano non andrà come previsto,anche se le sorprese non mancheranno.Sulla carta,buoni interpreti,un soggetto già noto (anche se il film del '67 è oggi pressochè dimenticato),e una discreta produzione per allestire questa commedia.Ma il ritmo,che in un film del genere,può rappresentare un'arma in più,non è mai sostenuto,i personaggi chiacchierano anche troppo,e situazioni che fanno esprimere allo spettatore più di un sorriso moderatamente divertito sono troppo rade.Nonostante la Diaz abbia tempi da attrice brillante di gran scuola,e,oltrepassata la quarantina,si mostra ancora più affascinante di prima,Rickman ci sguazzi in una parte da sciroccato e sprezzante,e Firth,in un ruolo impersonato con uno stile che lo fa sembrare una versione moderna di Jack Lemmon,siano attori di razza, (sul tedesco impersonato da Stanley Tucci,altro carattere da includere nella galleria di un interprete bravissimo,ma da un pò troppo incline alla macchietta,meno l'entusiasmo),la regia di Hoffman è appena diligente,e la sceneggiatura difficilmente trova il verso di appassionare il pubblico.Appena gradevole,ma con un retrogusto di stantìo,che non gli dà smalto.