mercoledì 14 maggio 2014


DEVIL'S KNOT-Fino a prova contraria
(Devil's knot,USA 2013)
DI ATOM EGOYAN
Con REESE WHITERSPOON,COLIN FIRTH,James Hamrick,Alessandro Nivola.
DRAMMATICO
Da un fatto orripilante,l'assassinio di tre ragazzini nel 1993 nei sobborghi di Memphis,il ritorno di Atom Egoyan con un dramma che ricostruisce i fatti,l'indagine e il processo che ne seguirono:furono accusati e portati a giudizio tre adolescenti che erano appassionati di stregoneria,vestivano da dark,ascoltavano metal,e vivevano in condizioni disagiate."White trash",come viene classificata certa umanità dai ceti medioalti,e quindi più semplici da indicare come mostri:anche perchè le testimonianze si fecero poi confuse,i dubbi sorsero anche nella madre di uno dei bambini uccisi,e,il film racconta,strane omissioni e atteggiamenti da parte di polizia e corte portarono a un giudizio in sostanza preannunciato.Costruito con attenzione ai dettagli e alle psicologie dei numerosi caratteri in scena,"Devil's knot" è parente di "Mystic river" nel tema e nell'assunto dello scrutare le molteplici sfaccettature di un fatto tragico,ma chiaramente differente dal film eastwoodiano per lo sviluppo del racconto.Denso eppure fluido nell'esposizione della vicenda,il film accosta,senza intrecciare realmente,i due personaggi principali,la madre appunto di uno dei ragazzi,interpretata con aderenza e sofferta partecipazione da Reese Whiterspoon,in una delle sue prove migliori,e un avvocato alle prese con un divorzio,che si batte contro la pena di morte,affidato a Colin Firth,che fornisce una prova ricca di mezzi toni,ma anche contraddistinta da una rabbia ribollente sotto la superficie,da ricordare Jack Lemmon nelle sue interpretazioni "serie":Egoyan,un cineasta capace di indagare nelle pieghe dei rapporti,e del confronto, a volte meno semplice di come lo si vuol costantemente dipingere tra il mondo mai puro degli adulti e quello dei ragazzi e bambini,sceglie di dipingere una tragedia evitando quasi sempre la via dell'enfasi.Sicuramente "Il dolce domani" rimane più riuscito,ma "Devil's Knot" è un lungometraggio interessante,che induce a riflessioni sapide sui meccanismi della Giustizia,e sul come sia possibile condizionare opinione pubblica e applicazione della legge.

lunedì 12 maggio 2014


40 CARATI (Man on a ledge,USA 2012)
DI ASGER LETH
Con SAM WORTHINGTON,Elizabeth Banks,Jamie Bell,Ed Harris.
THRILLER
L' "uomo sul cornicione" del titolo originale è Nick,un ex-poliziotto che è stato messo in carcere,accusato del furto di un diamante:proclamatosi innocente,l'uomo è evaso,ha prenotato una camera in un hotel,si è concesso una cena lussuosa,ed è salito sul cornicione annunciando di buttarsi dalla considerevole altezza se non arriva una poliziotta che è l'unica,afferma,di cui si fida.Sotto aumenta la massa di curiosi e persone che si appassionano alla vicenda,la polizia tratta con l'evaso,ma tutto fa parte di un piano che serve a distogliere l'attenzione da un'operazione che serve a proclamare l'estraneità del protagonista alle accuse che l'hanno mandato in galera.Diretto dall'esordiente Asger Leth,"40 carati" è,per tre quarti,un buon thriller,che soprattutto nella prima parte costruisce una tensione ben marcata,gioca su più piani narrativi,e dà spazio ai numerosi personaggi del racconto,ove ognuno ha un ruolo che verrà svelato nel corso della storia.Peccato che verso il finale,la voglia di approdare ad un liberatorio lieto fine comprometta la riuscita piena della pellicola,con spacconate improbabili,e un'eccessiva fiducia nella sorte che permette,tra incroci di interessi,lealtà e tradimenti vari,la sconfitta dei cattivi e la rivelazione della verità.Nel cast,piuttosto assortito,buona occasione per Sam Worthington,solitamente dedito a film in cui la recitazione conta fino ad un certo punto,e il cattivissimo Ed Harris,sempre più a proprio agio nei panni del villain cui toccano spiegazioni esaurienti delle proprie nefandezze,fa bene il proprio mestiere.Divertente e scorrevole,presenta un nuovo regista,potenziale coordinatore di blockbusters,che deve però prendersi qualche rischio,a livello di sviluppi narrativi.

giovedì 8 maggio 2014



UNA NOTTE DA LEONI 3 (The Hangover part III,USA 2013)
DI TODD PHILLIPS
Con ZACH GALIFIANAKIS,BRADLEY COOPER,ED HELMS,Jamie Cheung.
COMMEDIA
I manifesti hanno annunciato che è "l'epico finale della trilogia",e in effetti,pur con uno spiraglino lasciato aperto per eventuali sviluppi successivi,sembra che forse sia l'episodio definitivo della serie inaugurata da "Una notte da leoni" nel 2009,che sorprese per la mistura di commedia demenziale e sequenze d'azione,con il meccanismo-rompicapo della ricostruzione degli eventi a fatti compiuti,da ricomporre prima che il tutto si trasformi in un disastro totale.Questa volta si torna a Las Vegas,dove tutto cominciò,ma non c'è una notte brava da ricostruire,e il matrimonio imminente viene annunciato solo nelle scene finali:nel prologo l'amico/nemico del "branco" protagonista,il gangster cinese Mr.Chao riesce a fuggire dalla prigione thailandese in cui era stato messo,e Alan,il matto del gruppetto,ha combinato un altro bel casino,per cui deve essere accompagnato in una comunità di recupero,ma mentre gli amici di sempre lo accompagnano,vengono fermati dagli sgherri di un boss rivale dell'asiatico,che obbliga Alan,Phil e Stu a infilarsi in una faccenda rischiosa.Lo sforzo di fare qualcosa di diverso si percepisce,e gli incassi hanno premiato questo atto terzo delle avventure dei personaggi che hanno fatto la fortuna di Todd Phillips e compagnia bella,ma se il numero 2 era stato brutto,volgare e noioso,qui siamo ad un livello appena superiore,ma si affonda nell'autoreferenzialità,si ritorna a utilizzare schemi già conosciuti,con il risultato di una ripetitività di fondo abbastanza consistente.Zach Galifianakis,qua più al centro del racconto che nei due capitoli precedenti,non ripete l'exploit che aveva suscitato simpatia del primo film,Cooper e Helms stanno troppo sullo sfondo,con probabile svogliatezza,parendo presenti più per obbligo contrattuale che per altro,e il cinese Jamie Cheung è più noioso che mai,strepitando con fare lascivo per tutto il tempo che è in scena:l'attore migliore in scena è il "villain" John Goodman,che fa il numero di un eccentrico gangster con divertita e sorniona professionalità.Più che di conclusione epica,si potrebbe parlare di sollievo finale.E basta,davvero.

RISKY BUSINESS-Fuori i vecchi,i figli ballano!
(Risky Business,USA 1983)
DI PAUL BRICKMAN
Con TOM CRUISE,REBECCA DE MORNAY,Joe Pantoliano,Bronson Pinchot.
COMMEDIA
Negli USA fu un buon successo,da noi fu visto più che altro dagli adolescenti che lo recuperarono dopo il boom di "Top Gun",perchè era di fatto il primo risultato consistente della carriera di Tom Cruise,ventenne all'epoca dell'uscita di questa pellicola.Prima ancora di Macaulay Culkin e il suo Kevin in "Mamma,ho perso l'aereo",il teenager Joel ha il villino familiare a disposizione,con i genitori in vacanza per qualche giorno,e,dopo aver sfogato la naturale "botta" ormonale con una prostituta giovane e bellissima (Rebecca De Mornay al suo esordio,praticamente una Barbie in carne e ossa),si mette in vari guai,facendo cadere la Porsche di papà in un laghetto,indebitandosi per diverse migliaia di dollari,e allora attua un'idea imprenditoriale classica ma sempre in voga,in società con la ragazza,ospita le colleghe di lei e i compagni del facoltoso liceo che frequenta,per rimettersi in carreggiata con i soldi,ma nel frattempo si è inimicato il protettore della fanciulla....Diretto da Paul Brickman,che diresse un'altra commediola qualche anno dopo,di poco conto,"Risky Business" è un film di un genere ibrido:per essere un film drammatico è bellamente superficiale,per essere una commedia offre quasi nulle occasioni di divertimento o di umorismo.Cruise esibisce già il sorriso tridimensionale che ha contribuito a farlo adorare alle ragazze,e tuttavia mostra una bella dose di personalità,in un'operina scriteriatamente immorale,in cui la rincorsa del guadagno a tutti i costi diventa il leit-motiv di ogni personaggio in scena.Del resto,con una madre sottilmente odiosa e altezzosa,ed un padre rigido e ottuso come quelli di Joel,che poteva venir fuori?Cinema più "giovanilista" che "giovane" borghesissimo e più che mai inserito nel contesto "ottantoso" dell'America reaganiana,oggi appare piuttosto datato,seppure tutto sommato non sia scritto malissimo.

domenica 4 maggio 2014

DIVERGENT (Divergent,USA 2014)
DI NEIL BURGER
Con SHAILENE WOODLEY, Theo James, Kate Winslet, Ashley Judd.
FANTASCIENZA
Ci stanno provando in tutte le salse,più che altro con sfondi pseudohorror o fantastici in generale,con una storia d'amore che "non s'ha da fare" tra elementi di diverse fazioni:però il filone delle saghe per teenagers con voglia di romanticismi un pò faciloni,non sembra,dopo la conclusione della serie di "Twilight" voler decollare.Almeno fino all'avvento di "Divergent",che,provenendo da una trilogia libraria firmata da Veronica Roth,è,per ora,il terzo incasso USA del 2014,e sembra essere l'unico serio rivale per "Hunger games".Si parla di una società sostanzialmente pacifica,in cui si è divisi però per attitudini,e la protagonista Beatrice si ritrova,il giorno del test decisivo per capire in quale fascia sociale dovrà proseguire la sua esistenza, a scoprire di essere una "divergente",una che ha un pò di tutte le caratteristiche,in positivo,dei vari schieramenti,e perciò costituisce un potenziale pericolo per l'ordine sociale.Chiaro che ciò comporterà una sua fuga,la sua persecuzione,una storia sentimentale con uno dei suoi istruttori,e via enumerando.Affidato a un regista di non troppa personalità come Neil Burger,"Divergent" è un film di fantascienza come se ne sono visti tanti,ed emana dejà vu a tutto spiano.Le citazioni da altre società futuristiche in cui il falso benessere nasconde violenza latente e una soffocazione di ogni istinto naturale,con le fasce giovanili privilegiate nell'essere sotto esame perpetuo,si sprecano,e molto di ciò che accade sotto gli occhi degli spettatori è abbastanza prevedibile.Tuttavia,non è un lavoro così scadente,anche se non ci si appassiona mai davvero alle peripezie della giovane protagonista.Cast funzionale,ma è da sottolineare l'inusuale miscasting di Kate Winslet,solitamente interprete altamente dotata,che qui,in maniera evidente,dà una prestazione puramente mercantile.


FAHRENHEIT 451 (Fahrenheit 451,GB 1966)
DI FRANCOIS TRUFFAUT
Con OSKAR WERNER,JULIE CHRISTIE,Cyril Cusack,Anton Driffing.
FANTASCIENZA
Il romanzo di Ray Bradbury,pubblicato per la prima volta su "Playboy",a puntate,è uno dei grandi testi di fantascienza del Ventesimo Secolo:il pericolo di una disinformazione programmatica,dell'uccisione dell'ambizione alla Cultura nell'uomo qualunque,per gestire meglio il Potere e obbligare la gente  a non porsi questioni,la distruzione sistematica di ogni parola scritta per azzerare qualsiasi possibilità che la scintilla della consapevolezza possa partire,sono tutte cose inoculate da quel capo d'opera scritto dall'autore di "Cronache marziane",con l'idea geniale di pompieri che appiccano il fuoco,in qualità di agenti di pubblica sicurezza.Finchè all'ordinario esecutore Montag non sorge qualche dubbio,e,cominciando a leggere un libro salvato dal rogo,sente crescere una fame di conoscenza inedita,che deve soddisfare a scapito di lavoro e esistenza,nonostante l'ottusità della moglie e la protervia dei superiori.Pare che tra Francois Truffaut e Oskar Werner vennero fuori dissensi che resero una continua tensione le riprese del film,ma non si avverte,data la fluidità del racconto,e la sapienza di una sceneggiatura che,pur narrando temi importanti,li riveste con l'intelaiatura di una fantascienza "possibile",concedendo il minimo possibile agli effetti speciali.Nella corsa verso un esilio che diviene unico metodo di sopravvivenza dall'opprimente logica "senza pensieri" della società in cui è ambientata questa storia,il film si chiude su una nota poetica,i libri classici tramandati di persona in persona,a memoria,come un lascito per far sopravvivere le cose più nobili create dall'Uomo.Se Werner è un efficace Montag,non è da meno l'affascinante Julie Christie nel doppio ruolo della moglie-pedina del Sistema e della ragazza che contribuirà al risveglio della coscienza del protagonista.Per molti,non il miglior lavoro di Truffaut.ma è un lungometraggio di fantascienza di notevole spessore,che ancora oggi lascia stimolo alla riflessione  e risulta più calibrato e intenso di titoli più recenti.

giovedì 1 maggio 2014



NOAH (Noah,USA 2014)
DI DARREN ARONOFSKY
Con RUSSELL CROWE,JENNIFER CONNELLY,Ray Winstone,Emma Watson.
BIBLICO
Rilanciatosi con i risultati di "The Wrestler" e "Il cigno nero",Darren Aronofsky aveva già sollevato entusiasmi e raccolto tonfi,in carriera,anni fa:"The fountain" venne definito un lavoro ambiziosissimo e assai criticabile,e ora "Noah",che apre la  stagione dei nuovi kolossal biblici (a fine anno arriverà "Exodus" di Ridley Scott,con Christian Bale nei panni di Mosè),e il tempo,e il botteghino,ci diranno se risorge questo filone che una cinquantina d'anni fa fece realizzare diversi titoli ispirati ai personaggi dell'Antico e Nuovo Testamento.Scelto il neozelandese Russell Crowe per dar volto e barba al profeta che costruì l'Arca,gli affianca Jennifer Connelly,assieme alla quale il divo de "Il gladiatore" aveva già composto una coppia da zona Oscar in "A beautiful mind".Sembra che il box-office,comunque,abbia già risposto bene all'operazione,dato che il filmone è costato circa 125 milioni di dollari,e,a livello mondiale,siamo giunti a 320 di introiti lordi.Le critiche non hanno risparmiato Aronofsky,cineasta con molta personalità,ma che in diversi recensori non vedono proprio di buon occhio.A livello estetico,il suo racconto dell'avventura mistico-catastrofica di Noè rimanda a ombre cinesi e scene non dissimili da "Il signore degli anelli",e c'è fin troppo digitale negli effetti speciali,con fiori che nascono e germogliano in un secondo,giganti di pietra caracollanti,animali completamente generati al computer:però,a vantaggio dello script,e del film in generale,va detto che Aronofsky sottolinea continuamente la difficoltà del prendersi responsabilità asprissime,la fallibilità dell'uomo-Noè,che interpreta anche erroneamente i segnali che gli si manifestano,e nonostante qualche momento di stanca,soprattutto nella seconda parte,la pellicola,nel suo imponente procedere,si fa seguire volentieri.Cast interessante,con un Crowe intenso come non gli capitava da qualche film,e Ray Winstone offre la giusta dose d'infamia ad un re guerriero che ha fatto della sopraffazione una regola vitale,ma ancor più impresse rimangono Jennifer Connelly e Emma Watson,cui la regia affida le svolte "etiche" del viaggio dei sopravvissuti al disastro pluviale che copre il pianeta.Più dalla parte del mondo animale che dell'ambiente vero e proprio,"Noah" racconta,più che altro,la ferocia inestinguibile della specie più evoluta eppure più capace di abiezione,che abbia popolato la Terra,ma ricorda come ogni tentativo di miglioramento dell'Uomo,pur tra le sue miserie ed errori, abbia portato lontano.