
AMERICAN HUSTLE-L'apparenza inganna
(American hustle,USA 2013)
DI DAVID O.RUSSELL
Con CHRISTIAN BALE,AMY ADAMS,BRADLEY COOPER,Jennifer Lawrence,Jeremy Renner.
COMMEDIA/DRAMMATICO
A contrastare "12 anni schiavo" all'imminente edizione degli Oscar,sarà probabilmente "American hustle" il più probabile candidato:vintage puro per alcuni,data la smagliante edizione,fatta di abiti ricreati con estro e proprietà (quei vestiti femminili con scollature di abbacinante profondità sono semplicemente straordinari),acconciature allestite tra cotonature,riporti e "cofane" vere e proprie,per tacer dell'invasione di bigodini di varia misura,il nuovo film di David O.Russell guarda apertamente all'opera di Scorsese (soprattutto l'ambito criminoso) e racconta una storia,chiaramente romanzata,ma su fatti realmente accaduti,che si svolge nel 1978.Di più,è un voluto omaggio al cinema di uno dei maestri viventi di questa arte.Le truffe,sullo schermo,risultano più accattivanti di come lo sono nella realtà:ci vuole estro,capacità di improvvisazione,astuzia e organizzazione.Il piccolo truffatore che fin dalla prima sequenza ci appare come un gaglioffo mistificatore e un bel pò ridicolo,ma che via via sarà capace di mostrare le sue zone fragili,un'umanità con cui si può simpatizzare,e che si ritrova in un gioco fin troppo grande per i suoi intrallazzi,quando un agente federale ambiziosissimo e dal privato autocensurato lo incastra e,insieme alla sua bella amante,lo costringe a mettere su un affare che punta a agguantare pesci molto più grossi,in politica e nella malavita.Forse un pò troppo lungo,ma godibile nell'insieme,"American hustle" è un altro tassello di una filmografia di un autore "popolare" alla Curtis Hanson,o alla Sidney Pollack,che sa come scandagliare la complessità dei rapporti umani travestendo i suoi lavori da storie ad ampio respiro,e,più a fondo,dipingendo dei caratteri che vanno oltre la dimensione del "personaggio" e basta.Basti analizzare quello che forse è il più negativo dei personaggi in scena,la moglie più temuta che amata del protagonista,interpretata da Jennifer Lawrence:odiosa e bizzosa,capace di legarsi al peggiore dei corteggiatori che possa trovare in giro,per possessività più che per gelosia a un passo dal mandare sotto terra il marito,ma anche quella che metterà in moto un meccanismo che lo farà crescere e allontanare dai giochi e maturare verso nuove scelte.Un cast sopraffino,che come al solito Russell fa girare al meglio (e lo dico e non lo nego:Bale e la Lawrence sono il meglio che le rispettive generazioni offrono,adesso come adesso,nel panorama americano,anche se lui è gallese d'origine),riveste i personaggi con fulgida aderenza,e ci si può appassionare e divertire,con una partecipazione breve ma azzeccatissima di De Niro nei panni di un boss che ha il ghiribizzo di riservare una sorpresa mica da poco.

TRE UOMINI DA ABBATTERE (Trois hommes à abattre,F 1980)
DI JACQUES DERAY
Con ALAIN DELON,Dalila Di Lazzaro,Michel Auclair,Pascale Roberts.
THRILLER
Giocatore di poker semiprofessionista,Michel arriva con l'auto sul luogo di un gravissimo incidente stradale,e accompagna la vittima,in serie condizioni,ma cosciente,al più vicino ospedale,ma questi muore dopo esser stato ricoverato:il protagonista non si è potuto rendere conto che il disastro era doloso,e che l'uomo soccorso è stato ucciso,in una serie di delitti che hanno come sfondo i giochi corrotti dietro un grosso affare tra Stato e industria delle armi.Jacques Deray,che ha lavorato spesso con Alain Delon,girò un thriller in cui la variante imprevista,appunto il personaggio principale,interviene e scombina i meccanismi di una macchinazione ordita dalle alte sfere e eseguita da professionisti del crimine:il ritmo non è mozzafiato,però il giallo regge,anche se la conclusione è un pò semplicistica.Accompagnato da una Dalila Di Lazzaro in splendida forma fisica,Delon si mette al servizio di regia e racconto,ed evita protagonismi assoluti,come invece gli capiterà in altri titoli successivi.Una scena,probabilmente,è stata vista e apprezzata da Dario Argento,che riproporrà un omicidio dall'analoga modalità,quello dello sparo attraverso lo spioncino di una porta.Da un romanzo poco conosciuto,un pòlar di dignitoso livello,che forse non appassiona,ma si fa seguire piacevolmente.

RED 2 (Red 2,USA 2013)
DI DEAN PARISOT
Con BRUCE WILLIS,Mary Louise Parker,John Malkovich,Helen Mirren.
AZIONE/COMMEDIA
I RED,reduci estremamente pericolosi,ex-agenti delle varie organizzazioni segrete mondiali,ritornano,e sono nuove avventure,tra sparatorie e strizzatine d'occhio,per Bruce Willis & Co..Si è perso Morgan Freeman,ma nel sequel ci sono Catherine Zeta Jones e Anthony Hopkins;nonostante si assista al suo funerale all'inizio,torna anche il cavallo pazzo John Malkovich,che è quello che ha l'aria di spassarsela maggiormente in scena.Questa volta c'è da arrestare una macchinazione che porta ad uno scienziato sciroccato,che ha creato un ordigno nucleare,e nel plot sono coinvolti russi,americani,inglesi,asiatici.Certo,dato che siamo alle prese con spie e complottatori di natura,è chiaro che ci siano intrecci strani,che a personaggi che si dimostrano simpatia venga commissionato di farsi fuori l'un l'altro,e che ci siano più colpi di scena verso il finale.Passa la regia dal tedesco Schwentke a Dean Parisot,che aveva realizzato un più che decoroso remake di una commedia anarcoide degli anni Settanta con "Dick e Jane,operazione furto",e,pur avendo realizzato discreti incassi,non è andato altrettanto bene come il primo capitolo.Non manca l'ironia,nè tutto sommato il ritmo:spacconate ce ne sono,eccome,ma il tutto speziato e mai preso troppo sul serio,comprese le scene d'azione più spettacolari ed esagerate.Willis capeggia il cast con piglio maschio e propensione all'ammicco,mentre Hopkins è vistosamente alle prese con un personaggio con cui sparge gigionismi a più non posso.Non è dato sapere ancora se esisterà un "RED 3",e quale dei personaggi torneranno,eventualmente:però,visto che l'ensemble stalloniano di "The Expendables" si riproporrà con un terzo capitolo ancor più pieno di nomi di peso,è lecito anche qua aspettarsi un atto numero tre.

SPARTACUS (Spartacus,USA 1960)
DI STANLEY KUBRICK
Con KIRK DOUGLAS,Jean Simmons,Laurence Olivier,Peter Ustinov,Tony Curtis.
STORICO
E' notorio che "Spartacus" passò di mano da Anthony Mann a Stanley Kubrick,e che,per molti,è più un film "di Kirk Douglas",che produsse,e volle a tutti i costi interpretare il kolossal sul gladiatore di Tracia che dette aspro filo da torcere alla potente Roma,che dell'autore di "2001".Al di là delle considerazioni riguardanti il coinvolgimento "minore" di Kubrick nell'opera rispetto ad altri suoi lavori,della seconda collaborazione con la star di origine russa,non in sintonia come nel precedente "Orizzonti di gloria",dell'interpretazione ideologica dell'avventura dello schiavo combattente che si rivolta e arriva a un soffio dal compiere una svolta importante nel corso della Storia,impresa pagata poi a carissimo prezzo,resta il fatto che "Spartacus" è un signor film.Meno teorico e più classico,se si vuole anche più hollywoodiano di ogni altro titolo kubrickiano,certo,ridondante di musiche e con un pathos solitamente estraneo ai lavori di un regista che ha abituato critica e pubblico a cinema cerebrale,molto raffinato,con timbro personalissimo e una capacità di coniugare mistero,suoni e immagini con rara potenza alternandola a rarefazione d'informazioni comuni (nel senso,ci si può scervellare e trarre le più disparate intuizioni e somme dai suoi lungometraggi,possono essere tutte errate e sensate),ma un'opera potente.In cui l'epopea di dannati della Terra,pedine senza peso di un Potere viziato e vizioso,scellerato quanto organizzato (memorabile la sequenza degli assetti in battaglia dei Romani,geometrici in maniera inquietante),vive sulla possibilità di rivalsa che guida ogni moto rivoluzionario verso il sovvertimento di un Ordine deciso,imposto e naturalmente inumano:se viene poco facile rintracciare l'occhio,e la mano,del Kubrick che conosciamo,si notino come intorno al binario portante della rivolta,della fuga e infine dell'obbligata manovra di contrattacco di Spartaco e la sua gente,si dipanino trame e sottotrame,le lotte di potere politico,peraltro spiegate eccellentemente ma in maniera semplice,e non semplicistica,la storia d'amore quasi negata al protagonista e alla schiava che procede e fiorisce nonostante l'oppressione di Fato e voleri di chi tira i fili di sorte e popolo,e molto altro ancora.Dal punto di vista più grafico,le sequenze nel Senato,con la resa visiva non lontana dal processo di "Orizzonti di gloria" sono quelle che più ricordano le altre regie di Kubrick,e tuttavia che sia un lungometraggio non lontano dal resto della sua opera,è calcolabile e rintracciabile nelle rifiniture.Douglas,comunque eccellente per vigore fisico e carisma infuso nel personaggio di Spartaco,alterna una prima parte in cui esprime pochissimo verbalmente,a una seconda in cui domina maggiormente la scena,e un cast di alto livello,dal sapido Charles Laughton all'affascinante Jean Simmons,da un viscido Laurence Olivier a un gustoso Peter Ustinov (e peccato che Tony Curtis soffra un pò un carattere che rimane via via ai margini della narrazione,nonostante occupi almeno un paio di sequenze cruciali),corona una pellicola ambiziosa ed epica.

YOU'RE NEXT (You're next,USA 2011)
DI ADAM WINGARD
Con SHARNI WINSON,Joe Swanberg,Nicholas Tucci,Wendy Glenn.
THRILLER
L'occasione per riunire una numerosa famiglia,l'anniversario di matrimonio della coppia di genitori del quartetto di fratelli e sorelle,dopo un periodo non facile per problemi di salute della madre,si trasforma in una tragedia agghiacciante:tre killers mascherati (da agnello,gatto e volpe) prendono di mira la casa di campagna in cui si sta svolgendo la festicciola,con particolare crudeltà.Noi spettatori avevamo già saggiato la ferocia del trio di assassini nel prologo,in cui una coppia di vicini viene massacrata,non prima di aver trovato la scritta,appunto,su una parete "You're next" (Tu sei il prossimo).Tra la Rete e il tam-tam degli appassionati del genere,il thriller,del 2011,è diventato un piccolo cult :dichiaratissimo omaggio allo slasher-movie più esplicito,anche se le sequenze più cruente vengono verso il finale,e tutto sommato,nei modi più efferati muoiono i "cattivi",il thriller di Adam Wingard ha un'ambientazione quasi esclusivamente notturna e in un'unità di luogo (la casa isolata e i suoi immediati dintorni),gioca non sempre leale con lo spettatore,anche se è abbastanza facile dare la risposta giusta alle domande che ci si possono porre durante lo sviluppo del racconto,e mette in scena una quindicina di delitti all'arma bianca,o con attrezzi domestici vari.Dalla sua ha un ritmo incalzante,l'abilità di non cedere più di tanto alla frenesia del delitto tanto per mostrare un pò di sangue (gli assassini non uccidono a caso,e ci sono più colpi di scena per il quadro finale della situazione),e si chiude su uno sberleffo,pur sanguinario.Interessanti,nel cast,soprattutto le ragazze Sharni Winson e Wendy Glenn,qualche dialogo non impeccabile,però tra i tanti film ad alto tasso di emoglobina spruzzata qua e là,chi ama il thriller che flirta con il raccapriccio,lo troverà non disdicevole.

RAPUNZEL-L'intreccio della torre
(Tangled,USA 2010)
DI BYRON HOWARD e NATHAN GRENO
ANIMAZIONE
FIABA/COMMEDIA/FANTASTICO
Uno dei film di maggior impatto presso l'audience giovanissima e anche meno verde in età è stato "Rapunzel":anche nel merchandising,l'eroina ribelle e costretta in una vita di prigionia da una falsa madre che l'ha rapita ancora piccolissima,funziona a meraviglia,ed è una delle più gettonate e amate.Addirittura,si è imposto come uno dei cartoon della casa produttrice,tra i più redditizi in assoluto,scavalcando classicissimi e recenti campioni di incasso.La versione disneyana,che era un antico progetto di "zio Walt" mai riuscito a concretizzarsi ai tempi,è un adattamento in chiave comico-avventurosa di "Raperonzolo",novella classica dei Grimm,con un personaggio principale conscio di sè e ironico e intraprendente, un principe divenuto fuorilegge gaglioffo e attraente,e una "villain" che ricorda le celebrità rese folli dal ringiovanimento artificiale e con sorrisi plastificati e fasulli.Il ritmo non manca al racconto,che dispensa sorrisi e momenti anche romantici,vedi le lanterne che illuminano le fasi dell'innamoramento dei due personaggi al centro della vicenda.Magari,l'animazione nell'era della computer graphic raffredda leggermente l'emozione,anche per via dell'eccessiva perfezione di creature che assomigliano a bambolotti,e in un certo senso smorzano quel "non esatto" che aumenta il fascino di un disegno animato,con le estremizzazioni che esprimono anche sia un senso al tratto che al carattere del personaggio o dell'oggetto rappresentato.Tuttavia,l'operazione è riuscitissima,procede leggera e spassosa,con un finale quasi drammatico,che si risolve tuttavia,come prevede l'etica disneyana,con un sacrificio proteso verso il meglio,e ad una conclusione che è naturalmente intrisa di sollievo.

FROZEN-Il regno di ghiaccio (Frozen,USA 2013)
DI CHRIS BUCK e JENNIFER LEE
ANIMAZIONE
FIABA
Nuovo kolossal disneyano,che trae soggetto da "La regina delle nevi" di Andersen,ma ne stempera il malinconico pessimismo di fondo,tipico del grande scrittore danese,anche se,rispetto alle canoniche e nette distinzioni tra buoni e cattivi dell'universo creato dai disegnatori di molti dei più celebri e anche bei film d'animazione internazionale di sempre,le caratterizzazioni si fanno più sfumate.Ci sono i creatori di uno dei più ficcanti risultati degli ultimi anni dietro a questo progetto,coloro che hanno messo in scena "Rapunzel",e lo stile grafico è similare,ove,nell'altro,c'era una gamma di colori in piena esplosione,qui vengono esaltate tutte le sfumature delle tonalità intorno al ghiaccio,dal bianco assoluto all'azzurro.E la prima parte è dedicata a spiegare al meglio come mai una delle due sorelle protagoniste della storia,quella appunto destinata a diventare la distante "Regina delle nevi",agisce allontanandosi da tutti e rendendosi pericolosa:cosa notevole per far comprendere anche ai bambini le tante e complesse motivazioni di un personaggio che potrebbe essere visto come "cattivo" o certo non come "eroico":la parte comica fa perno sul pupazzo di neve Olaf,doppiato con entusiasmo da Enrico Brignano,ma è un contrappunto in un racconto che tratta di amor sororale,manifesto o meno,di presa di responsabilità,di opportunismo e inusitato coraggio.Peccato che "Frozen" calchi fin troppo la mano sul suo aspetto da operetta,da musical animato,e che la colonna sonora non sia tra le più ispirate del mondo disneyano,e che in più momenti dia la sensazione di un lavoro destinato ad un target individuabile nelle piccole potenziali fans:sequenze come la battaglia con il gigante di neve e ghiaccio,il finale incalzante e la creazione del palazzo della Regina sono memorabili,però raramente si prova stupore o un divertimento che non dia sentore di preconfezionato.Discreto,ma non imperdibile.