sabato 30 novembre 2013


MACHETE KILLS (Machete Kills,USA 2013)
DI ROBERT RODRIGUEZ
Con DANNY TREJO,Démian Bichir,Michelle Rodriguez,Mel Gibson.
AZIONE
Dopo l'exploit che aveva messo insieme buoni incassi a livello mondiale,e un certo apprezzamento dei recensori,che avevano gustato il trash elettrizzato a livello di autoparodia del primo capitolo,torna il vendicatore messicano Machete,impersonato ancora da Danny Trejo,che a oltre sessantacinque anni ha ottenuto di essere protagonista per la prima volta,dopo tantissime partecipazioni da caratterista:questa volta lo ingaggia addirittura il presidente USA (impersonato da Carlos Estevez,per la prima volta Charlie Sheen con il nome di famiglia),per sequestrare un terrorista connazionale dell'eroe (Démian Bichir),che ha un disturbo della personalità,e il cuore collegato ad un meccanismo che,in caso di morte,si innesca e lancia un missile nucleare su Washington.C'è di mezzo il cattivo,sadico e sarcastico,impersonato da Mel Gibson,e un turbine di manze spettacolose quanto pericolose,da Michelle Rodriguez a Amber Heard,passando per Sofia Vergara,e dice la sua pure un killer chiamato "Il Camaleonte" che sfoggia via via le fattezze di Cuba Gooding jr.,Lady Ga Ga e Antonio Banderas.Come si sarà capito,ci troviamo ad un divertissement ad alto tasso di colesterolo,con una regia che gioca entusiasta,e consapevole,con uno scatenamento di violenza così impetuosa e senza freni da essere per forza parodistica.Però,se il gioco,con un tantino di critica alle politiche xenofobe di certa America,nella prima avventura di Machete era riuscito bene,qua è come mangiare una vasca di gelato:l'effetto saturazione arriva abbastanza presto,le carambole di arti mozzati,teste che volano,gente che muore in maniera spettacolare e nei modi più disparati,con un plot abbastanza balzano e fondato,praticamente,tutto su una fuga e una sfida a chi manda all'inferno più nemici,dopo mezz'ora di proiezione ingolfano il piacere della visione e si fanno prevedibili.Già promesso un terzo sviluppo,nello spazio,con parodia di "Star wars" già avviata qua,ma gli incassi questa volta hanno dato seriamente torto a Rodriguez,e chissà se i produttori hanno voglia di dare un'altra chance al baffuto guerriero dai metodi omicidi così pratici.Probabilmente,sarebbe meglio fermarsi qui.

mercoledì 27 novembre 2013


THOR-The dark world (Thor:The dark world,USA 2013)
DI ALAN TAYLOR
Con CHRIS HEMSWORTH,NATALIE PORTMAN, Tom Hiddleston,Christopher Eccleston.
FANTASTICO
Ritorna sugli schermi,per la terza volta in due anni e mezzo,il figlio di Odino,il Dio del Tuono,prestato dalla mitologia nordica al mondo dei fumetti Marvel,e ora divenuto una star anche sul grande schermo:cambio in cabina di regia,da Kenneth Branagh,approdato alla serie dell'analista-action man Jack Ryan,a Alan Taylor,trionfatore in tv con "Il trono di spade",ma sempre di nazionalità britannica.E in Inghilterra viene ambientata anche la parte "terrestre" del racconto,dato che al nuovo director non era garbata granchè l'ambientazione in New Mexico del primo capitolo (ma nei fumetti,che sono americani,funziona così,e Londra con Thor c'entra pochino davvero...):torna in scena la scienziata Jane Foster,amore terrestre del vigoroso biondone da Asgard calato,e si scatena una nuova guerra tra un Elfo malvagio di nome Malekith e gli abitanti del regno di Odino,con riarruolamento del fratellastro infido Loki,su un crinale tra tradimento e lealtà che contribuisce a dar sapore al film.L'avvio in terra d'Albione,per la verità,è un pò macchinoso,ma quando comincia il conflitto con gli Elfi Oscuri la regia imbrocca una chiave epica,ma non senza ironia,che porta la pellicola ad essere un sequel di buona fattura,trovando uno scontro finale,che si svolge "sforando" i mondi di appartenenza,ad alta tensione e giocato benissimo.Eccleston è un malvagio mefitico di una certa,crudele efficacia,Hemsworth,Portman,Hopkins,la Russo e gli altri compari del Regno caro ai barbari venuti dal Nord riprendono con abile padronanza i ruoli che sono loro assegnati,ma le carte migliori capitano in mano a un Tom Hiddleston di salutare sarcasmo.Chiusura su un nuovo villain dal volto noto (non sciupiamo la sorpresa...),e chissà quale sarà la prossima metropoli da devastare,negli scontri tra supercattivi e supereroi.

martedì 26 novembre 2013


RISATE DI GIOIA (I,1960)
DI MARIO MONICELLI
Con ANNA MAGNANI,TOTO',Ben Gazzara,Fred Clark.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Tra i titoli solitamente meno citati e celebrati di Mario Monicelli,ma anche di Anna Magnani,Totò e Ben Gazzara,"Risate di gioia" ha conosciuto negli anni una riconsiderazione, soprattutto critica,non indifferente.La storia dei due guitti di serie C che vengono coinvolti in una nottata stramba di Capodanno,da un ladro che deve piazzare un colpo,e hanno a un certo punto uno scatto di dignità,al contempo dandosi una dimostrazione d'affetto sincera,nonostante la loro sfortuna cronica e la loro non-qualità,viene da due racconti di Alberto Moravia condensati,e per il regista viareggino,fresco reduce dai trionfali "I soliti ignoti" e "La grande guerra" fu un inciampo,soprattutto a livello commerciale.Ambientato in una Roma gaglioffa,zuppa di personaggi meschini e cinici,con un retrogusto che chi lo ha definito felliniano non ha esagerato per nulla,il film parte con grinta da commedia e finisce con malinconia pur strappando un ultimo sorriso nella scena conclusiva,e ammicca all'ottimismo forse scellerato,forse semplicemente vitalistico dei due personaggi principali nella chiusura.Anna Magnani,in versione bionda con parrucca,alterna pose da fatalona a una seducente verve schietta come poche possedevano,Totò si riserva una parte da spalla,dando la battuta con sapienza alla collega,e Ben Gazzara,nella parte infame dello sfruttatore con troppo pelo sullo stomaco,faceva già vedere doti da attore di vaglia,specialista nello sparare lampi dagli occhi.Un'operina a metà tra neorealismo leggero e cinema del boom aspro.

lunedì 25 novembre 2013


IL CECCHINO (Le guetteur,F/I/B,2013)
DI MICHELE PLACIDO
Con DANIEL AUTEUIL,MATHIEU KASSOVITZ,Olivier Gourmet,Luca Argentero.
POLIZIESCO
Prodotto con capitali francesi,italiani e belgi,"Il cecchino" non ha avuto una gran fortuna a casa nostra,e si torna all'annosa questione del "prodotto medio".Perchè,indubbiamente,Michele Placido,quando gira scene d'azione,è uno dei migliori in Europa,e non ha niente da invidiare a professionisti del genere dei colossi USA:la sequenza d'apertura di questa pellicola è strutturata benissimo,le accelerazioni della trama in tal senso messe al posto giusto,con una buona dose di cose inverosimili,o perlomeno poco credibili (con un cellulare,perchè portare un pericoloso criminale in un'auto normale e neanche blindata?come fa uno dal tetto di un palazzo a rintracciare una persona in fuga,nascosto in un vicolo,dopo pochi minuti essere già di fronte al fuggiasco?),ma da noi ha avuto una distribuzione poco accorta,ed un'accoglienza freddissima.Pòlar con fin troppe sottotrame,non sempre svolte benissimo,ha dalla sua un buon ritmo,la costruzione dei caratteri principali,che secondo la miglior tradizione rivelano chiaroscuri ben delineati,e ha una buona chiusura,che appunto evidenzia la natura tendenzialmente western di questo tipo di film:uomini disposti a giocarsi la pelle e tutto quel che comporta in una sfida,senza tornare indietro,ognuno con un carico diverso sul groppone.Auteuil caratterizza con l'abilità che gli si riconosce un tutore della legge troppo distratto dalle proprie ossessioni,Kassovitz non è forse l'interprete più adatto per un ruolo ambiguo e profondo come il tiratore del titolo,Gourmet sa essere ripugnante e credibile come falsa vittima,non se la cavano male gli italici Luca Argentero e Violante Placido,nei due personaggi peggio trattati dalla sceneggiatura,gli amanti votati alla tragedia,lui malvivente,lei donna consapevole dei rischi di una relazione con lui.In una doppia apparizione a sorpresa,Michele Placido e Fanny Ardant offrono un cameo ad un passo dal kitsch,ma funzionale.

domenica 24 novembre 2013


PAIN & GAIN-Muscoli e denaro (Pain and gain,USA 2013)
DI MICHAEL BAY
Con MARK WAHLBERG,DWAYNE JOHNSON,Anthony Mackie,Rebel Wilson.
COMMEDIA/AZIONE/GROTTESCO
Una storia demenziale,non fosse costata morti veri:il racconto del fanatico del body-building Danny Lugo e dei suoi compari,che nella Miami degli anni Novanta mise su un delirante progetto per fare soldi a palate e "sfondare",secondo la filosofia dell' "American Dream",che prevede che per chiunque ci sia la Grande Occasione.Michael Bay ne ha tratto ispirazione per fare il suo "film d'autore",costato assai meno dei soliti suoi lavori,23 milioni di dollari di budget (che non sono un'esagerazione per i costi hollywoodiani,ma neanche noccioline...),e ha letto la vicenda in chiave grottesco-sarcastica:nelle intenzioni "Pain & Gain" avrebbe dovuto risultare una parodia alla Tarantino,con,appunto,accelerazioni di violenza insensata e un'esaltazione del kitsch d'America onde prendersene gioco.Non che sia del tutto fallimentare,questo film:si salva grazie al cinico sarcasmo con cui vengono tirate le somme,e se pure,come letto in alcune recensioni,c'è un relativo cattivo gusto a ironizzare aspramente su fatti reali in cui sono morte delle persone,per quanto discutibili (ma anche in "Fargo" si faceva),non c'è assoluzione per i tre idioti pompati a oltranza che non hanno la minima coscienza,nè il minimo senso della realtà,che arrivano a torturare o uccidere come se alzassero altri dieci kili alla panca dei pesi.Un pò troppo lungo,di grana grezza soprattutto nelle parti in cui vorrebbe definirsi maggiormente sul versante commedia,curiosamente ha il suo miglior interprete nel voluminoso Dwayne Johnson,ex-"The Rock",che qui dimostra un'autoironia non da poco.

venerdì 22 novembre 2013


KICK ASS 2 (Kick Ass 2,USA/GB 2013)
DI JEFF WADLOW
Con AARON-TAYLOR JOHNSON,CHLOE GRACE MORETZ,Jim Carrey,Christopher Mintz-Plasse.
COMMEDIA/AZIONE
Il 2013 ha visto tre sequel vicini tra loro nel lasso di uscita nelle sale,di film di forse inaspettato successo usciti,più o meno,tre anni prima:il box-office ha sentenziato che se va bene una volta,al di là della riuscita del seguito,certi exploit devono rimanere unici.Si sta parlando di "Red 2","Machete Kills" e "Kick Ass 2".Usciti con un certo battage pubblicitario,costati più degli originali,non hanno fatto gioire i produttori,ma probabilmente,appunto,dovevano semplicemente non essere prodotti:si parla a livello economico,non di qualità dei film.La quale,in questo caso,non è infima,certo,ma l'idea degli emuli dell'eroe mascherato era già espressa sufficientemente nelle prime scene de "Il cavaliere oscuro",e la miscela ironia-violenza era già al limite nel primo capitolo:Kick Ass,supereroe senza poteri,con la sua bella dose di maldestra capacità di inguaiarsi,trova un gruppo di "colleghi" intenti a ripulire i quartieri dalla delinquenza,capitanati da un bizzarro individuo meno giovane (interpretato da Jim Carrey),ma nello stesso tempo vede allontanarsi da sè la compagna di ventura Hit Girl,giunta all'adolescenza con i palpiti,i tremori e le inquietudini di quella fase della vita.Torna alla ribalta il demenziale cattivo che è l'antitesi del giovane giustiziere di verde vestito,e ha accoliti ancor più spietati,su tutte una culturista colossale e particolarmente crudele.Passata la regia da Matthew Vaughn a Jeff Wadlow,con una bizzarra presa di coscienza di Carrey,che si è rifiutato di promuovere la pellicola assieme al resto del cast,per l'eccesso di violenza che contiene (ma quando ha firmato il contratto non aveva visto il primo episodio,nè letto la sceneggiatura?),"Kick Ass 2" ha sequenze d'azione ben congegnate,qualche gag divertente,ma ad una prima parte con buona impostazione ne segue una seconda in cui il film rischia di prendersi fin troppo sul serio,compresa una vendetta personale del protagonista troppo simile alle versioni "serie" dei film di supereroi,per stare nella zona tra parodia e omaggio al "camp" che pareva contraddistinguere le avventure di Kick Ass.

giovedì 21 novembre 2013


STOKER (Stoker,USA 2013)
DI CHAN-WOOK PARK
Con MIA WASIKOWSKA,NICOLE KIDMAN,MATTHEW GOODE,Dermot Mulroney.
THRILLER
Prima trasferta americana per il coreano Chan-Wook Park,uno dei cineasti più in vista della ormai solida ondata di uomini di cinema del paese diviso in due,non è stato il successo di pubblico che forse i produttori si aspettavano,ma "Stoker" ha interessato eccome la critica e molti appassionati della Settima Arte.Apparentemente il titolo è fuorviante,perchè l'unica attinenza,sembrerebbe,tra l'autore del romanzo con il più famoso vampiro di sempre (Bram,naturalmente,narratore delle malefiche gesta di Dracula) e la famiglia di appartenenza della ragazza protagonista è il cognome Stoker,appunto,ma è sangue ciò che lega,e quel che vi scorre dentro,compresa una natura predatoria e omicida.Dopo la morte del capofamiglia,nella casa della moglie e della figlia giunge il fratello di papà,che intriga sia cognata che nipote,con i suoi modi distanti,eleganti,il suo vestire sobrio e classico,e il triangolo platonico che si instaura può portare a uno sviluppo tragico,ma non nella maniera in cui ci si aspetterebbe:perchè chi può disturbare il nuovo status familiare viene fatto sparire,e in maniera che non si avverta tantissimo il trauma.Girato con una padronanza della macchina da presa quasi geometrica,"Stoker" ha forse il limite di apparire troppo compiaciuto,con una regia consapevole dei propri notevoli mezzi e forse anche troppo dedita a inquadrature magnifiche,con un ritmo mai accelerato,che tuttavia non manca mai di alimentare il sordo senso di minaccia che incombe sulla visione.Lo spettatore fin dall'inizio avverte che c'è qualcosa di malato,che una violenza latitante,ma pronta a invadere la scena è presente,e l'inizio quasi estatico rimanda al finale,che fa vedere la stessa sequenza,da tutta un'altra prospettiva,che sottolinea la sinistra relatività del punto di vista.Se Mia Wasikowska è ormai una delle giovani rampanti più in forma a Hollywood,fa piacere rivedere a livelli notevoli Nicole Kidman,e l'ambiguissimo Matthew Goode dà al proprio ruolo i riflessi necessari a lasciare il pubblico sospeso fino all'evidenza dei suoi gesti.Un thriller drammatico interessante,qua e là fine a se stesso,ma di un magnetismo non comune.