mercoledì 16 gennaio 2013

ROCK OF AGES (Rock of ages,USA 2012)
DI ADAM SHANKMAN
Con JULIANNE HOUGH,DIEGO BONETA,Alec Baldwin,Tom Cruise.
MUSICALE

Fiasco di un certo livello,anche se desunto da un musical molto "trendy",lanciato la scorsa estate con diversi nomi di spicco nel cast in ruoli secondari,con l'apice in un Tom Cruise intento a fare il verso alle star del rock più glamour come Axl Rose,mostrato con il look capelli lunghi e tatuaggi enormi solo nel film,appena accennato nel trailer,"Rock of ages" è costato 75 milioni di dollari e ne ha incassati la metà sul suolo americano,segno inequivocabile di insuccesso.Diretto da Adam Shankman,che non aveva esattamente esaltato con "Hair Spray",anche se aveva raccolto anche pareri favorevoli,il film ha dalla sua una buona reinterpretazioni di brani di successo degli anni Ottanta,rivisitati con gusto citazionistico e abilità negli arrangiamenti,ed una filologica ambientazione in tal decade piuttosto felice,per ricostruzione e taglio dato alla pellicola:ma,in una storia che piazza ogni possibile clichè forse volendo essere ironica,ma senza riuscirci,di rara insulsaggine nel suo favolistico impianto,si registrano dialoghi così poco succosi,e malamente elaborati,a far da cornice alle canzoni,che un undicenne volenteroso probabilmente butterebbe giù meglio.Dei numerosi volti celebri presenti a far da coro alla coppia di sconosciuti Julianne Hough e Diego Boneta Giamatti rifà il numero del viscido un pò stancamente,Baldwin forse è il più divertente con il suo bolso appassionato di rock ruvidamente gay,e Tom Cruise e Malin Akerman realizzano un paio  delle scene di seduzione più ridicole,anche se volutamente goffe ed eccessive,cui ci siano capitato di assistere su uno schermo.Piuttosto restìo a trovare il finale,sviluppa anche un'uggiosità che finisce la maldestra opera.

lunedì 14 gennaio 2013


MANNAJA (I,1977)
DI SERGIO MARTINO
Con MAURIZIO MERLI,John Steiner,Philippe Leroy,Martine Brochard.
WESTERN
L'onda abbastanza lunga del "western spaghetti" era già praticamente passata,eppure alcuni ci credevano ancora,al punto da piazzare di nuovo uomini soli e in cerca di vendetta sopra un cavallo,armati e duri a morire:Sergio Martino usa un Maurizio Merli per una volta transfuga dal poliziottesco,ne fa un ammazzasette  del West che,per far tornare i propri conti intraprende un'ambiguo atteggiamente con i potenti del luogo, e aspetta di compiere la propria personale giustizia.Il pistolero si chiama Mannaja,perchè è abilissimo a lanciare l'accetta,come si nota fin dall'incipit,e come Django,pur sottoposto a tortura e condannato a morte quasi certa dai nemici,saprà spuntarla e,a suon di piombo, andarsene dopo aver mandato all'altro mondo chi ha fatto del male a lui e ad altri personaggi.Sergio Martino passa dal thriller erotico al mondo dei cowboys con scioltezza professionale,non azzecca tutte le mosse,perchè comunque c'è tantissimo dejà-vu in questo lungometraggio,che tuttavia ha buoni tempi narrativi,e si lascia vedere senza annoiare:Merli è meno a proprio agio che con giacca e maglia a collo alto,e pistola nella fondina ascellare,ma è abbastanza credibile,mentre John Steiner,al solito,fornisce un'interpretazione da anima corrotta di una certa efficacia.Molto vicino a "Keoma" con Franco Nero,dell'anno precedente,per atmosfera cupa e poco solare,e anche per la colonna sonora,che è debitrice di quella del film di Castellari,"Mannaja" è un esempio tardivo di western all'italiana,ma non tra i peggiori del genere.

sabato 12 gennaio 2013


LA REGOLA DEL SILENZIO (The company you keep,USA 2012)
DI ROBERT REDFORD
Con ROBERT REDFORD,Shia LaBeouf,Nick Nolte,Julie Christie.
THRILLER
In Europa li abbiamo chiamati "anni di piombo",ma anche in USA hanno avuto i problemi loro con i rami più radicali della contestazione che sono arrivati a compiere omicidi in nome della causa,estremizzando la risposta alle colpe dello Stato negli eccessi di forza,e nella repressione intesa come deterrente ai rischi di espansione dei movimenti di protesta."The company you keep",da noi malamente reintitolato come fosse un poliziesco nemmeno di serie A,è un thriller che vede un sopravvissuto di un'era politicamente lontana come i primi Settanta,che si è rifatto un'identità e un vissuto sotto altro nome,che viene raccapezzato da un giovane reporter di talento ma avvezzo a combinare guai,e per non rimanere incastrato in un meccanismo che annullerebbe la sua vita seguente,i suoi affetti,e molte persone legate a lui un tempo,inizia una fuga che in realtà è anche una ricerca di una risposta da parte di qualcuno che potrebbe scagionarlo dall'accusa infamante di un delitto compiuto durante una rapina in una banca per finanziare il movimento.Notoriamente conosciuto per tonalità sfumate,e per un'accorto uso della regia nel descrivere le storie scelte,Redford da regista sa manovrare la "ricerca del tempo perduto" del suo protagonista,descrivendo anche come la società occidentale sia cambiata,interrogandosi sugli errori di chi fu preso da troppo fanatismo,arrivando a giustificare l'assassinio come mezzo di lotta,e come tuttavia serva ancora lottare per un ideale:semmai,l'appunto da fargli è sulla scelta di voler interpretare una storia che sarebbe stato meglio far svolgere una quindicina di anni fa,e di essere poco credibilmente troppo in là con gli anni per impersonare,nel 2012,il personaggio del protagonista.Includiamo anche qualche forzatura cronologica,tipo l'età di un paio di personaggi,e questi sono i difetti di una pellicola comunque onesta nel voler discutere di pagine importanti,benchè compresse in una lettura spesso superficiale che i mass media forniscono di anni cruciali della Storia moderna,e della parata di facce note che hanno voluto recitare in questo thriller piuttosto teso,basato sulla narrazione,in cui l'unico colpo di pistola sparato è nel flashback iniziale.

giovedì 10 gennaio 2013


JACK REACHER-La prova decisiva (Jack Reacher,USA 2012)
DI CHRISTOPHER MCQUARRIE
Con TOM CRUISE,Rosamund Pike,Richard Jenkins,Robert Duvall.
THRILLER/AZIONE
Jack Reacher è un personaggio,protagonista di una dozzina di romanzi,thriller d'azione che lo vedono,ex-ufficiale della MP,la polizia militare,ritrovarsi nel posto sbagliato al momento giusto,e smontare complotti contro avversari sanguinari e ben organizzati.Lee Child,inglese trapiantato in USA,ha sfornato questi best-seller che in America e altri posti vendono molto,ma da noi non hanno mai trovato gran riscontro.Tom Cruise,in opposizione a Ethan Hunt,di "Mission:Impossible",ne fa un altro probabile protagonista di un brand che potrebbe durare a lungo,dato che i thriller con Reacher sono sì basati sull'azione,ma comprendono anche molto spazio lasciato alle deduzioni dell'investigatore non professionista,nomade per natura,inafferrabile e incapace di mettere radici:è vero,come hanno rilevato molti fans dei romanzi,che Jack Reacher sulla pagina è un colosso alto due metri e gigantesco,ma Cruise interpreta con un piglio da duro scafato,che non disdegna la battuta ironica,che fa passare sopra tale particolare.McQuarrie,che è nato sceneggiatore (de "I soliti sospetti") e qui è alla seconda regia dieci anni dopo l'esordio,sbaglia qualche passaggio,come il mostrare da subito chi c'è dietro il complotto che genera il massacro di inizio film,e l'eliminare anche troppo dal romanzo originario "One shot",però in un film di oltre due ore,mantiene un buon passo e confeziona una sequenza,perlomeno,da antologia come il duello tra automobili che culmina con una galleria presa contromano,da rinverdire i fasti di "Vivere e morire a Los Angeles".Non è dato sapere se ciò avrà un seguito,per il momento,ma non dispiacerebbe.

mercoledì 9 gennaio 2013


SHADOW (I,2010)
DI FEDERICO ZAMPAGLIONE
Con JAKE MUXWORTHY,Nuot Arquint,Karina Testa,Ottaviano Blitch.
HORROR
Ambientazione "particolare",tra i monti che si stendono tra Austria e Nord Italia,colori foschi e natura sospesa tra ghiaccio e foglie morte,un giovane uomo che per trovare un pò di pace,dopo aver visto cose orride in guerra ha intrapreso un viaggio nel silenzio,con una mountain bike,senza aver capito che procede a pedalata veloce verso l'inferno:opera seconda di Federico Zampaglione,"Shadow" per molti recensori è stata una sorta di rivelazione,con vari commenti di apprezzamento,dopo una stroncatura più o meno unanime del primo film diretto dal fondatore dei "TiroMancino",quel "Nero bifamiliare" che non aveva incontrato favori nè di critica,nè di pubblico.Nemmeno "Shadow",a essere onesti,ha avuto gran successo in sala,ma ci sono tutti i crismi per farne un film di culto,e già in Rete fioccano gli entusiasti per questo horror italiano girato con taglio europeo.Personalmente,trovo che i dialoghi siano quasi meccanici,ad una prima parte in cui al regista riesce di montare alla grande una suspence da horror montano al confine con spettacoli di alta tensione come "Un tranquillo weekend di paura",ne segue una seconda molto citazionista (Argento,è chiaro,su tutti) più claustrofobica e che deve molto alla moda del "torture horror" alla "Hostel",con un finale che i cinefili più attenti non mancheranno di prevedere.Però certe visioni sono di prim'ordine,qualche passaggio sospeso tra l'onirico puro (versione ovviamente incubo) e la paura innescata a regola d'arte con procedimenti ansiogeni molto azzeccati è decisamente buono,e insomma Zampaglione può crescere bene,se trova una sua chiave personale senza ricorrere troppo a citare cinema d'altri.Impressionante la silhouette scheletrica del ballerino svizzero Nuot Arquint,quasi una creazione dei peggiori momenti della mente durante una notte afflitta da mal di pancia.

RIO (Rio,USA 2011)
DI CARLOS SALDANHA
ANIMAZIONE
COMMEDIA/AVVENTURA
Raro esempio di macao blu,il pappagallo Blu,appunto,è diventato simile alla sua proprietaria,o meglio ancora la sua amica,che lo ha raccolto e allevato come fosse un suo simile:quando uno studioso giovane e un pò eccentrico propone alla ragazza di portare il volatile in Brasile per farlo accoppiare con l'unica altra superstite della sua razza,per prolungarla e darle nuova linfa,cominciano guai e avventure,dovute all'intervento di ladri di animali,con la nemesi di un grosso pappagallo che non disdegna le cosce di pollo arrosto.Carlos Saldanha,che lanciò "L'era glaciale",torna nel natìo Brasile per una commedia che mescola animali e esseri umani in un diluvio di colori e suoni,con una trama costruita su inseguimenti e fughe,apparentemente leggera leggera,che però fa passare il messaggio che bisogna seguire la propria natura,e che quando i piccoli crescono,è bene che prendano la propria strada,a dispetto di lacrime e malinconia.La meraviglia stupita del pappagallino protagonista di fronte alla natura imperiosa e alla colorita fauna,umana e animale,di Rio e del Brasile è anche un richiamo alla propria provenienza,l'istinto che chiama,il celebre "richiamo della foresta" che Jack London ambientò tra ghiacci e alberi innevati,si rinnova e si espande con una "saudade" quasi assurda,perchè Blu ha vissuto solo i suoi primi giorni in quel posto,ma non sfugge a tutto quello sopra descritto.Aggraziato e ben ritmato,avrà naturalmente un sequel,ambientato sempre a Rio de Janeiro nel 2014,anno di nuovi mondiali di calcio in Brasile.

lunedì 7 gennaio 2013


YOUNG ADULT (Young adult,USA 2011)
DI JASON REITMAN
Con CHARLIZE THERON, Patton Oswalt,Patrick Wilson,Elizabeth Reaser.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Vena caustica e capace di dipingere analisi di costume serie e puntute vestendole da commedie al passo col tempo,Jason Reitman,su sceneggiatura,una volta ancora di Diablo Cody,racconta di una donna "sola come un uomo,e stronza come un uomo",per dirla con Vecchioni,un'ex-bella del paese (bella lo è ancora,ma vent'anni prima era una piccola regina) che non ha capito che se si pensa ancora di essere principesse oltre la trentina,forse si è fuori tempo,e si è ingabbiate in un ruolo autocostruito per nascondersi le sfumature gelide della realtà.Incurante dei disastri che può causare,per la picca infantile di ravvivare la passione con il grande amore dell'adolescenza,Mavis,la protagonista,che nel luogo natale pensa di rappresentare "quella che ce l'ha fatta",e si presenta come una famosa scrittrice per ragazzi,ma in realtà scrive episodi per una serie,e nemmeno con gran successo,e scopre di avere qualcosa in comune con un personaggio a parte,che ha subito l'ignoranza e la crudeltà della provincia nelle sue peggiori sfaccettature.Rispetto alle pellicole precedenti di Reitman,l'amarezza si fa più marcata,da sorridere ce n'è ben poco,se si esclude l'impianto di base e lo spunto,e "Young adult" è più apprezzabile come film drammatico in punta di penna,che come commedia velenosa:splendida la performance di Charlize Theron,che non fa alcuno sconto al proprio personaggio,rendendola odiosa anche quando finalmente tira fuori la propria disperazione con sincerità,una volta tanto,e c'è l'occasione anche per Patton Oswalt di ritagliare un personaggio doloroso e laconicamente disilluso,come appunto colui che la comunità ha prima indicato come omosessuale,senza accertarsene,e poi ha "punito" con una bravata che ha portato conseguenze gravissime,con disinvoltura da attore di talento.Per coerenza,e meno male,la protagonista non diventa buona,in fondo,le basta recuperare brevemente,per sapere che qualcuno la vede ancora come la diva eterna del paesello,per ritornare la carogna dagli occhi belli di sempre.Non è il film più riuscito di Jason Reitman,ma è comunque al di sopra,e non poco,di molti altri titoli "gemelli" che non possiedono nè un regista capace,nè il nerbo necessario per fustigare aspetti poco gradevoli della società.