Visualizzazione post con etichetta anni Trenta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anni Trenta. Mostra tutti i post

mercoledì 23 settembre 2015


I DIAVOLI VOLANTI (The flying deuces, USA 1939)
DI A.EDWARD SUTHERLAND
Con STAN LAUREL, OLIVER HARDY, Jean Parker, Reginald Gardiner.
COMMEDIA 
Della filmografia della coppia Laurel & Hardy, è uno dei titoli più celebri, assieme a "Frà diavolo" e altri classici in bianco e nero dei due: Ollio, per una delusione amorosa, cerca di suicidarsi, coinvolgendo anche l'inseparabile amico, ma viene consigliato, invece, di arruolarsi nella Legione Straniera. Il che avviene, ma, ovviamente, il duo saprà creare scompiglio, e infilarsi in una serie di guai. Rispetto ad altro cinema della coppia comica, è un film che cerca meno l'effetto delle gags, puntando maggiormente sulla trama, e cercando di essere una commedia, più che un film comico vero e proprio. La simpatia dei due è innegabile, ma non sempre il ritmo è sostenuto, e la storia è pretestuosa, fin troppo: è come se la vis di Stanlio e Ollio venisse tenuta a freno, e loro leggermente snaturati. Celeberrima la canzone "Guardo gli angeli...", e notevoli le acrobazie dell'aereo nella parte finale: poetica la conclusione, con Stanlio che ritrova l'amico sotto altre spoglie, una delle cose migliori della pellicola. Ma non è tra i loro lavori più riusciti. 

giovedì 22 maggio 2014

OMBRE ROSSE ( Stagecoach, USA 1939)
DI JOHN FORD
Con JOHN WAYNE , Claire Trevor, John Carradine, Thomas Mitchell.
WESTERN


Il capostipite del western, con molti degli archetipi sul quale il cinema di tale genere è fondato, è questo : John Ford mette insieme racconto avventuroso,psicodramma in movimento, ironia e antiperbenismo, in un lungometraggio-modello .Certo, le oltre sessantacinque primavere della pellicola in qualche momento si fanno sentire, e se si vuole quella colonna sonora onnipresente , in certi momenti in cui sono i dialoghi la cosa importante, risulta piuttosto fuori luogo : ma possono bastare l'entrata in scena di John Wayne, lo spettacolare assalto degli indiani alla diligenza, e i rapporti tra i personaggi, ora conflittuali, ora di pura solidarietà umana, per rendere "Ombre rosse" un titolo da cineteca per tutte le stagioni.E lo sguardo indulgente, di simpatia vera, del regista per quelli che solitamente sono gli emarginati ( l'ex-prostituta, il fuorilegge, l'alcolista) aumenta l'apprezzabilità del lavoro fordiano:interpreti tutti all'altezza, ma svetta Thomas Mitchell nel ruolo del dottore troppo avvezzo alla bottiglia.

venerdì 17 maggio 2013

FRANKENSTEIN (Frankenstein, USA 1931)
DI JAMES WHALE
Con COLIN CLIVE, BORIS KARLOFF,Mae Clarke.
HORROR
Un film-prototipo,buono per essere analizzato, citato, rifatto e ripetuto : indubbiamente, la rilettura che James Whale dette del romanzo della Shelley è, per molti versi, la versione definitiva su celluloide della tragedia orrorifica del barone von Frankenstein e della sua Creatura.A livello scenico, un capolavoro,fatto di luci e ombre, con la "traccia" delle fattezze dell'infelice e assassina Creatura modellate sul volto di un grande Boris Karloff, il quale assembla pieta', orrore, malvagita' e disperazione nel "figlio" rinato, e poi respinto dal padre-scienziato.Da antologia tante scene, su tutte quelle del vagare della Creatura che porta con se'distruzione e morte, ma non puo'fare altrimenti.E peccato, perchè così com' è sa di imposizione dalla produzione, per quella "chiusa" con il vecchio barone che sgrida affettuosamente le servette della tenuta, che pare un'estrapolazione dalla serie "Sissi l'imperatrice". Ma in questo "Frankenstein" è evidente la mano di un grande regista, che ha lasciato un segno indelebile nella cinematografia mondiale.

sabato 4 maggio 2013

FREAKS ( Freaks,USA 1932)
DI TOD BROWNING
Con OLGA BACLANOVA, Rosco Ates, Harry Earles, Wallace Ford.
HORROR
Praticamente inedito per l'Italia, è uno dei "cult" storici di cui si è molto parlato, ma non molti hanno visto.Grottesco melodramma dalle implicazioni orrorifiche,"Freaks" abbatte la porta (nel'32!) del "poter mostrare", e mette in scena vere persone alle quali la natura ha fatto un infame scherzo rendendoli deformi.Però il film, lungo poco più di un'ora (si dice che sia stato tagliuzzato più volte, ma chissà se è vero), è anche un'opera sull'accettazione del "diverso", anche se impressionante, e la tragica ironia grottesca che permea il racconto e alcune situazioni e dialoghi rendono ancor più notevole "Freaks". Che, rivelandosi un capolavoro, ci dona alcune visioni indimenticabili e disturbanti, come l'inizio, con i fidanzati che ci appaiono bambini ed invece sono nani, la festa di nozze con il coro "Una di noi!Una di noi!", certe battute nei dialoghi anticipatrici della tragica conclusione( le uova offerte al forzuto dalla bella, impietosa Cleopatra,"Uccellino" pronunciato dall'uomo alla sua seduttrice), e l'immagine finale della donna-gallina .Browning , come Whale, è stato un autore di incredibile anticipo sui tempi.

venerdì 3 maggio 2013

DRACULA (Dracula, USA 1931)
DI TOD BROWNING
Con BELA LUGOSI, Helen Chandler, David Manners, Dwight Frye.
HORROR
Dette il "la" a produzioni di livello delle maggiori case di produzione, visto che poi il genere horror esplose anche come accoglienza del pubblico con il quasi contemporaneo "Frankenstein":sospeso tra due acclamati capi d'opera quali "Lo sconosciuto" con Lon Chaney e "Freaks", lancinante fiaba horror di sconvolgente profondità e spessore tragico, l'adattamento del "Dracula" stokeriano creò il mito di Bela Lugosi, l'attore ungherese che già sulle scene teatrali aveva impersonato il Principe della Notte e ne entrò così tanto nei panni da impazzirne. Annunciato e concluso da "Il lago dei cigni" di Chaicovskji, l'horror parte nella narrazione dal viaggio di Renfield, collega di Harker e servo del conte Dracula poi, per successivamente portare l'azione a Londra e qui concluderla, come nel testo originale accade. Benchè ne emerga il carattere marcato di film importante, è curiosa la scelta molto ellittica della sceneggiatura di raccontare in modo poco fluido e quasi a singhiozzo, come in un procedere onirico, e l'interpretazione di Lugosi, per quanto leggendaria, mostra sì il carisma dell'interprete, ma anche la scarsa duttilità dello stesso, dalle pose marcatamente teatrali a quelle meno accentuate del cinema. Di Browning c'è l'intera parte nel castello in Transilvania,l'arrivo alla stazione di sosta della diligenza, certe atmosfere lunari, però perchè, ad esempio, omettere del tutto la finale decapitazione del mostro come conclusione vera e propria?Certo,impossibile mostrarla in un film del 1931, però come mai Van Helsing si attarda,dopo aver piantato il paletto nel cuore del vampiro, senza altre spiegazioni ai due Harker? Un classico, e va bene, ma meno bello di altri lavori sul romanzo di Bram Stoker, a dirla tutta, per non parlare degli analoghi lavori horror dell'epoca.

venerdì 26 ottobre 2012


M-Il mostro di Dusseldorf ( M,D,1931)
DI FRITZ LANG
Con  PETER LORRE, Otto Wernicke,Gustav Grundgens,Theo Lingen.
DRAMMATICO
Titolo storico,esempio di espressionismo che si amalgama all'avvento del sonoro,"M" è anche una pellicola assai avanti a livello di psicologia criminale,mostrando insieme la" banalità del Male",nell'identità del killer che uccide bambine nella Germania che si prepara al totalitarismo nazista,ed il lato umano,insopprimibile,di una psiche spezzata e un istinto omicida incontrollabile:tuttavia,Fritz Lang,e questo è uno dei motivi per cui questo lungometraggio ha avuto l'importanza che merita,non dimentica,nonostante la gravità dei crimini commessi,e la particolare crudeltà del Fato,nella scelta delle vittime dell'assassino,di trovare il modo per esprimere un minimo di pietà per un folle irresponsabile fino in fondo delle proprie nefaste azioni.In più."M" diviene l'occasione per uno sguardo accusatorio su una nazione ridotta al minimo della propria dignità,in cui qualsiasi cialtrone possa ergersi a giudice di chiunque altro,e disporre di vita o morte del prossimo.Forse la chiave di lettura che vede il film come una satira acuminata camuffata da dramma criminale non è lontana dalle intenzioni dell'autore,uomo di cinema di straordinario intuito e talento per le immagini:un bianco e nero che a tratti sembra assumere colori cupi a tingere la fosca storia narrata.La fuga dell'ometto grigio ed insignificante Peter Lorre,che si risolve nella sua cattura,ed il monologo straziato ed inquietante,un vero capolavoro d'attore,dello stesso,al processo sommario che viene intentato all'assassino dai delinquenti della città.L'umorismo sarcastico di Lang emerge netto nella scena in cui la polizia intima il mani in alto ed ognuno presente alza le braccia.Un film che,a settant'anni,ed oltre,dalla sua uscita,mantiene sia lo status di film di culto,che,dal motivo fischiettato dal maniaco al suo ingresso in scena,ad altri momenti rimasti nella mente di tanti spettatori e amanti del cinema,non perde neanche un grammo del suo fascino e della sua modernità.